San Valentino. Amore e business!

A San Valentino si può dissacrare su ciò che ruota intorno al sentimento dell’amore?
Io che le feste e le tradizioni amo studiarle, conoscerle, approfondirle perchè credo ci dicano molto riguardo alla storia degli esseri umani, ma per la verità un po’ meno praticarle, mi permetto di provarci con un po’ di leggerezza e di ironia.

Amore e business a Palermo:

Qualche decennio fa, a Palermo come in altri luoghi d’Italia e non solo, non sempre ci si sposava per amore. Spesso si era costretti a farlo o ci si rassegnava. Come ho scritto riguardo alla fuitina, spesso la priorità era data agli interessi economici (e non solo tra la gente ricca), un matrimonio perfetto poteva essere “sconsato” (buttato all’aria) per una coperta in più o in meno…
Un altro aspetto fondamentale era l’onore della famiglia e il giudizio della gente.

C’è un episodio che riguarda un mio parente e che mi fa sorridere (un po’ cinicamente, devo dire) che si svolse a Palermo negli anni ’40 ed è rappresentativo di quello che poteva significare l’intreccio tra onore, economia, famiglia e matrimonio.

C’era un giovanotto di circa vent’anni, di bell’aspetto, ben vestito e come si usava dire “assistimato” (in possesso di un lavoro che gli permetteva di poter metter su famiglia). Il giovanotto in questione passeggiava per le belle vie del centro ed un giorno notò una ragazza affacciata ad un balcone. Fu un colpo di fulmine, sebbene a distanza di qualche metro. Per giorni passò e ripassò sotto quel balcone sorridendo e sospirando. La signorina a sua volta lo guardava, ma si nascondeva velocemente dietro le tende per non apparire troppo spavalda. Il giovanotto, visto che a quei tempi bastavano pochi segnali per capirsi, e i tempi dell’amore erano più rapidi di oggi, mandò un bigliettino all’amata dichiarando il proprio sentimento e la ragazza ricambiò con un altro biglietto.

Per farla breve il giovanotto si recò col padre dalla famiglia della fanciulla a “spiegare il matrimonio” (fidanzarsi e accordarsi su tutti i particolari). Si accomodarono insieme ai genitori della fanciulla in un bel salottino in stile rococò e l’accordo fu subito raggiunto. Tutto era perfetto, si dissertò riguardo alla dote e all’illibatezza della futura sposina che non era mai uscita di casa da sola, e sul lavoro ben remunerativo del ragazzo. Si strinsero tutti la mano. Il fidanzamento era fatto. Ah, mancava solo un particolare, finalmente i due giovani potevano incontrarsi. La futura suocera andò in un’ altra stanza a chiamare la figliola.

Il giovanotto fremeva dall’emozione. Si aprì la porta e… quell’entusiasmo si trasformò in terrore.
E se un balcone era stato galeotto, questa volta era stato anche burlone. La ragazza vista da vicino non era “l’angelo bruno” tanto sognato, ma una signorina attempatella (per quei tempi), di almeno dieci anni più grande del giovanotto, ed era parecchio bruttina. Il suo sorriso mostrava la mancanza di qualche dente ed era così timorata da non pronunciare nemmeno una parola.
Il ragazzo rimase impietrito e frenò, per buona educazione, la voglia di fuggire.

Tornato a casa rivelò la propria sensazione al padre. Ma questi rispose, “figghiu miu un putemu fare sta malafiura, stu matrimonio oramai savi a fari” (figlio mio non possiamo fare questa cattiva figura, devi sposarti malgrado tutto!). Ed il matrimonio si fece e durò per tutta la vita, ma i sogni di quel giovane si interruppero quel giorno! Della sposina non so nulla perchè questo fu un “segreto” che lo sposino deluso rivelò solo a pochi familiari. E l’amore? Non c’entrava poi molto con il matrimonio, quello era un business.

Negli anni a seguire le cose sono cambiate. Adesso ci si sposa per amore, ma il matrimonio rimane sempre un business. Anzi direi che a Palermo, dove l’economia gira veramente poco, il matrimonio è uno dei pochi eventi che fanno aumentare il PIL.
Qui la enorme quantità di matrimoni fa aumentare la media in tutt’Italia. Ce ne sono tantissimi al giorno. Il primo rigorosamente in Chiesa, ma anche i successivi sebbene si debba rinunciare alle belle Chiese barocche, vengono festeggiati con sfarzo, per la serie che visto che è il giorno più bello della vita, perchè non ripeterlo?

Per il matrimonio si farebbe di tutto, si va in banca a fare veri e propri mutui.
La sposina si sottopone a trattamenti estetici interminabili, fino ad arrivare al trucco finale che la trasforma completamente, cerone da teatro, ciglia e sopracciglia finte, bocca disegnata, occhi allungati, insomma un’altra persona. I capelli, per un anno almeno, non si devono accorciare, per permettere poi l’effettuarsi di acconciature arrotolate o boccolute. E poi le diete estreme per stringersi in corpetti rigidi coperti di macramè che un mese dopo sono solo un lontano ricordo insieme ai lunghi boccoli (quasi tutte le sposine, non so perchè, tagliano radicalmente i capelli subito dopo il matrimonio).
Lo sposo subisce minori torture, ma il suo aspetto sarà comunque bizzarro. Sfoggerà abiti ottocenteschi con giacca lunga e setificata, gilet, cravatte grosse come foulard, capelli pieni di gel (un po’ “stile il padrino”).

La cerimonia avverrà in una delle Chiese più belle della città (Casa Professa è la più gettonata) che i preti per l’occasione “affittano” a tariffe supersalate (anche lo spirito è fatto di carne).
Il luogo adibito alla “mangiata” dipende dalla moda del periodo.
Negli anni ’80 nacquero come funghi le così dette “sale ricevimento”. Delle sale grandi addobbate in stile barocco un po’ kitch, con colonnine neoclassiche e grandi quadri che rappresentavano fontane o cascate. Gli sposi venivano posizionati su un tavolo rialzato con spesso una grossa conchiglia alle spalle, tra una portata e l’altra ci si lanciava in danze appassionate.
Negli anni a seguire divennero di moda le grandi ville gattopardesche che perdendo la loro identità vennero tutte trasformate in sale per matrimoni. Fu “abolita” ogni danza perchè ritenuta “tascia” (poco fine), e dopo i tanti milioni spesi per menù avanguardistici creati da grandi chef, gli ospiti a fine serata andavano a mangiarsi un panino con la milza perchè dicevano “sugnu riunu, ma chi manciammu? un si capiu nienti” (ho digiunato perchè non ho compreso nulla di ciò che ci hanno propinato).
Una moda degli ultimi tempi è l’agriturismo, che fa sentire più “radical chic” e poi gli ospiti possono abbuffarsi con pietanze più comprensibili.
Ora i “super chic” che dispongono di proprie ville e giardini optano per superlussuosi catering, sperando solo che non li colpisca un bell’acquazzone. A fine serata organizzano feste “tipo discoteca”, solo per giovani, dimenticando tutto annegandosi nell’alcol, dopo aver rigorosamente mandato a casa nonnini e vecchie zie.

Ma la cosa che più mi colpisce di tutto il matrimonio è il cosiddetto “filmino del matrimonio”. O meglio la successiva tortura per amici e parenti che andranno a far visita ai neosposini, trasformandosi in veri e propri gruppi d’ascolto.
Un tempo il filmino era una sorta di documentario dell’evento. Ora è un vero film.
Insomma se prima il filmino era funzionale al matrimonio, ora è il matrimonio ad essere funzionale al filmino.

Il “fotografo” con velleità da regista dirige tutti come fossero attori. E anche gli sposi entrano in quel ruolo. Forse perchè non hanno la forza per ribellarsi o forse perchè tutti sognano prima o poi di sfondare nello spettacolo, si comportano come attori navigati degni del premio oscar. Sorrisi e sguardi “alla beautiful”, pose da copertina glamour, disinvoltura incredibile. Il fotografo decide come devono muoversi, cosa fare, dove guardare, non si muove una foglia senza il suo consenso.
Gli sposi a quel punto, come fossero al “grande fratello” sono disposti a tutto, corrono, si inseguono, lui prende in braccio lei, fanno l’altalena, anche le più timide mostrano la giarrettiera, si baciano a comando, rincorrono i parenti, urlano, ridono, fanno tutto ciò che la fantasia dell’ “aspirante Spielberg” del momento gli comanda. Ho visto scene di sposini seduti sul tetto della macchina in movimento, corsette con abbracci finali e salti degni di “ballando con le stelle” ripetuti più e più volte finchè non “riuscivano bene”.

Da un po’ di anni c’è una nuova moda, quella di fare le foto in posa di sera davanti ai più bei monumenti della città. Così passeggiando per Palermo si vedono questi set improvvisati. Tutto il cast è pronto. Gli sposini stanchi, ormai spettinati, con le pance traboccanti e i piedi gonfi, ma ancora nel loro ruolo di attori, i loro amici tutti agghindati che li osservano o partecipano come comparse alle scene, lo staff di fotografi che allontanano i passanti che curiosi osservano le riprese.
A vederlo esternamente è proprio una cosa stravagante!

Il risultato finale è un vero e proprio film che dura circa un’ ora e mezza, con musiche melodiche standardizzate, dove si vede di tutto tranne che il matrimonio. Tutti coloro che li guardano fingono grande entusiasmo, ma hanno preso almeno cinque caffè per reggere la situazione!

A fine evento le famiglie hanno speso un vero capitale, per le Chiese degli avidi preti, per le ville e il cibo, per parrrucchieri, estetisti, dietologi, abiti di gran classe, gioielli etc. Per noleggio auto, addobbi floreali, foto e video, confetti e bomboniere, alberghi e crociere di nozze.
Ma alla fine si sentono soddisfatti e sono pronti a dimenticare che ancora oggi l’amore può diventare un grosso business!

Una piccola chicca sanvalentinesca: racconta il Pitrè che a Modica le “zitelle” per sapere se si sarebbero sposate, e conoscere approssimativamente le fattezze del futuro sposo, la vigilia di San Valentino, si affacciavano alla finestra mezz’ora prima che sorgesse il sole. Se in quella mezz’ora passava un uomo, le nozze erano certe e le fattezze e l’età del passante avrebbero presagito quelle del futuro marito. Se non passava nessuno… niente matrimonio!

Si diceva:
“San Valintinu
Lu zitu è vicinu”.
Ed anche:
“San Valintinu
Primavera è vicinu”.

Qusta notte sconsiglio le interessate di imitare le donne di Modica, c’è il temporale e un freddo gelido, si rischierebbe l’influenza per aspettare un povero disgraziato che all’alba correrà sotto la pioggia, tutto imbacuccato, che con aria ostile starà per immergersi nel traffico per andare a lavorare! Non sarebbe proprio di buon auspicio!

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12 thoughts on “San Valentino. Amore e business!

  1. Mi hai fatto sorridere…La grandeur matrimoniale mi ha sempre affascinato e divertito, un post così l’avrei voluto scrivere io!In fondo ormai è solo una rappresentazione faraonica che si fa per stupire gli altri. Lo spirito dei tempi, ahinoiSussurri obliqui

  2. E' un post bellissimo che ci ha fatto venire le lacrime agli occhi tanto abbiamo riso! Al tempo stesso è stato stupendo immergerci dentro ad un mondo di cui non conosciamo molto, questo tuffo dentro al passato, dentro alle tradizioni. E dentro al business dell'amore. Per i matrimoni si spendono follie ovunque. Io e Luca siamo un po' fuori dal coro circa l'argomento matrimonio. Preferiamo una cerimonia molto intima e molto poco sfarzosa. Ci ritroviamo dentro questa dimensione.A Modica qualche donna si sarà affacciata? Sempre fascinose le tradizioni, anche quando le troviamo ormai anacronistiche!Baci da Sabrina&Luca

  3. queste storie sono incredibili, sembrano veramente tempi lontanissimo…a Roma i matrimoni in chiesa sono un po’ in calo, e anche lo sfarzo…io mi sono sposata dopo otto anni di convivenza, avevo un tailleur pantalone lilla, in comune, con venti invitati e abbiamo fatto un rinfresco in casa…e non me ne pento! Anzi, taglierei ulteriormente il numero degli invitati:-))

  4. Perfetta descrizione dei tipici matrimoni palermitani “tasci” e pacchiani… avrei aggiunto solo un dettaglio in più sugli orrendi cortei di paggetti e damine.Comunque da palermitana mi sento di dire che (grazie a Dio!) non tutti i matrimoni sono così: non tutti si indebitano per la cerimonia con annessi e connessi, non tutti scelgono l’onnipresente barocco per sposarsi in chiesa o fanno il défilé kitsch alle nozze in municipio; per fortuna c’è qualcuno (e non sono pochi) “ca si nni futti”, anche delle pressioni familiari, che peraltro esistono in tutta Italia.Gabriella

  5. Ciao Gabriella, hai ragione, a Palermo, come dappertutto c’è tutto quello che l’umanità può esprimere. Da chi fa i matrimoni “tasci” a chi seglie la convivenza. Insomma c’è tutto. Io scrivo delle cose più caratteristiche e che mi fanno anche divertire un po’! Grazie per essere passata da qui, a presto! Evelin

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