"Viva Palermo e Viva Santa Rosalia". Il 385° Festino di Santa Rosalia a Palermo.

Per Palermo si avvicina quello che è l’evento più importante in assoluto, la festa per eccellenza, un momento che unisce tutti, il momento di divertimento e devozione, l’unione tra sacro e profano, il concentrato della palermitanità, insomma il mitico Festino di Santa Rosalia, ovvero la “santuzza” protettrice di Palermo.
Il festino malgrado il suo nome (quasi un vezzeggiativo) è veramente una festa in grande, alla quale nessuno rinuncerebbe, nemmeno in un momento di crisi, anzi a maggior ragione, perchè la santa potrebbe intercedere per lenire gli effetti di questa piaga, come fece durante la peste. Ma a ben guardare la situazione di Palermo e Sicilia, tra le “tre piaghe” esplicitate in Johnny Stecchino (l’Etna, la siccità e il trrraffico) e quelle sottintese… la “santuzza” ha proprio un bel da fare, forse un compito più arduo che lo sgominare la peste del 1624.
A Palermo la santa si festeggia dal 1625, anno successivo alla grande peste. Nessuno riusciva a sconfiggerla, né la scienza dell’epoca, né i santi fino ad allora chiamati in causa, quando accadde che a un saponaio (Vincenzo Bonello) a cui era morta la moglie, apparve in sogno Rosalia, una giovane eremita vissuta intorno al 1100 (era morta il 4 settembre del 1160), che gli indicava dove trovare le proprie spoglie (nella grotta di Monte Pellegrino, dove adesso c’è un suggestivo santuario dedicato alla santa), e gli chiedeva di portarle in processione per Palermo per fare cessare la peste. Tale operazione venne eseguita dall’arcivescovo del tempo (avvisato dal saponaio) ed ebbe risultati positivi, la peste finì e da allora Palermo non dimenticò la propria protettrice.

Cominciò ben presto la tradizione dell’allestimento di un carro maggiore (a forma di vascello)

foto di Jan-Luc Moreau
e altri carri minori,

foto di Jan-Luc Moreau

in stile barocco, che con figure allegoriche mostravano la sconfitta della peste, il bene che trionfa sul male.

Negli anni a venire è sempre più atteso il nuovo carro e tutto il suo allestimento, gli spettacoli (armonia tra il sacro e il profano) che accompagnano l’evento che si svolge dal 10 al 15 luglio, la processione (dove di fondamentale importanza che il Sindaco ad un certo punto urli “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia”, gli si perdonerebbe tutto, ma non l’assenza di questo slogan) e soprattutto i “giochi di fuoco” della notte del 14 luglio, dove si raggiunge l’apice della festa in tutte le sue espressioni più folkloristiche.

I festeggiamenti cominciano già dal 10 luglio. Al Foro italico vengono allestite bancarelle decorate con le immagini tipiche dei carretti siciliani, e in tutto il percorso della processione vengono poste delle splendide luminarie (l’archi).

Ma il giorno da tutti atteso è il 14 Luglio, giorno in cui comincia la processione, che si trasforma in un vero e proprio spettacolo teatrale, con musica e danze, che parte dalla Cattedrale, attraversa i Quattro Canti e tutto il Cassaro fino ad arrivare al foro italico dove il tripudio sarà dato dagli spettacolari giochi d’artificio che durano un’ ora circa, lasciando tutto il pubblico senza fiato.
Mi è capitato alcune volte di partecipare a questo evento. L’impatto è incredibile, moltissime persone, oltre quelle che già partecipano a tutta la sfilata, che inizia alle nove di sera circa, si riversano direttamente al Foro italico, tutta la città è bloccata, le macchine vengono lasciate persino a centro strada, sembra un esodo,
migliaia di persone che compresse tra loro cercano di raggiungere un luogo in cui vedere bene i fuochi d’artificio.
Arrivati al Foro Italico quello che si vede è una marea di gente che durante l’attesa si diletta a mangiare tutto ciò che di più tradizionale si può trovare nelle tantissime bancarelle, perchè come sempre ogni occasione è buona per riempire lo stomaco.

In primo luogo nessuno rinuncerebbe a mangiare la “calia e semenza”, che è come una sorta di ritualità, di passatempo. Si acquista dal semenzaro un “coppitello” (un contenitore creato avvolgendo della carta su se stessa) ripieno appunto di ceci abbrustoliti e semi di zucca con sale, e si comincia a sgranocchiarli e lanciare con estrema soddisfazione le bucce per terra.

Ma i semenzari vendono infinite altre delizie e la scelta per i golosi è vasta: pistacchi, arachidi, noccioline, cruzziteddi (castagne), luppini (lupini bolliti), fave, etc.
Oltre il passatempo appena descritto, che viene anche detto “u scaccio”, ovvero tutte le leccornie che però non rappresentano un vero e proprio mangiare, ci sono gli immancabili sfincionelli, pane panelle e crocchè, panino con milza, salsiccia arrostita, polpo vugghiutu, ricci ed infiniti dolciumi, dal gelato a tutta una serie di “dolci da strada” venduti nelle enormi e decorate bancarelle dei “caramellari”.
Una varietà di dolciumi a base di zucchero caramellato e vari ingredienti quali i semi di “cimino” (sesamo), mandorle, nocciole, bomboloni di zucchero e cannella, la cubarda (dolce di zucchero duro venduto a tocchetti), il gelato di campagna (un dolce di zucchero, pistacchio ed essenza di fragola, dal colore verde, bianco e rosso, che riecheggia il giardinetto, il gelato inventato per l’arrivo di Garibaldi). E poi la frutta più adatta per l’evento, ovvero i fichi d’india e u muluni.
Ma la specialità più tipica del giorno, quella che è un perfetto intreccio tra il mangiare e il passatempo, quella a cui i veri palermitani doc non rinuncerebbero mai per festeggiare la santuzza, sono i babbaluci (lumache condite con olio, prezzemolo e aglio). Vengono vendute in ceste, servite in piattini di plastica e consumate con tanto di “scrusciu” (rumore dato dal necessario risucchio), immancabile lancio delle chiocciole e un’infinità di soddisfazione per i cultori di questa sorta di ritualità gastronomica.
L’immagine più affascinante che si può godere partecipando a questo evento è quella di una serie di tavolini imbanditi nei luoghi più stravaganti, perchè per godere dei giochi di fuoco sgranocchiando tutto ciò sopraelencato, bisogna trovarsi un posto d’onore, una sorta di trono rialzato, per non trovare come capita al cinema, qualcuno più alto di te che ti impedirà di godere dello spettacolo. E se non tutti possono permettersi di guardare dall’alto delle meravigliose terrazze di Palazzo Butera o di altri palazzi nobiliari, dove solo l’elite può accedere, l’ingegno è ancora concesso, e quindi la gente del così detto “popolino” allestisce e imbandisce i propri tavoli sulle motoapi, su furgoncini e tutto ciò che possa garantire un’ ottima visione.

Durante il festino oltre al cibo, si trova anche l’occasione per incontrarsi, per innamorarsi, anche soprattutto per litigare. Si invoca la santa e si attende una grazia. Si beve vino, si gioca a carte, si urla, si chiacchiera e soprattutto si getta ogni rifiuto per terra.

E poi finalmente arriva il momento più atteso, i “botti”, i fuochi d’artificio. Diverse ditte si sfidano tra loro, è una magia di colori, di rumori assordanti, di cuori che battono all’impazzata, di sguardi fissi al cielo, improvvisamente il vocio della gente si ferma del tutto, per ascoltare un frastuono quasi assordante, l’emozione è palpabile, grandi e bambini sono accomunati da un senso di meraviglia, un momento di tensione e di scarica elettrica, forse si dimenticano le tragedie quotidiane, la disoccupazione, l’assenza di case, le vessazioni, le liti familiari, fino alla “masculiata”, che è il momento di maggiore intensità dei botti, e poi un istante di silenzio assordante, ma tutti sanno che ci sarà un ultimo fortissimo tuono, e poi l’abbandono in un applauso liberatorio, la festa è finita e la vita ricomincia…

U’ FISTINU

Tutti l’anni arriva lu’ Fistinu
e Palermu s’azzizza a festa,
si conzanu putii pi’ li stratuzzi
c’è cu’ vinni muluna, babbaluci e vinu,
cu’ sfinciuni e pruvulazzu
oppuru stiarini e marunnuzzi.
Quannu passa la vara pi’ li strati
chiancinu tutti li’ devoti
e chiddu ca’ prima ha bistimmiatu,
si fa lu segnu di la cruci
si metti a ginucchiuni
e si batti lu’ pettu pi’ essiri grazziatu.
Doppu la menzannotti
botti, murtareddi e jocu di focu
c’è cu’ s’ammuccia dintra na’ stratuzza,
cu’ si fa zitu e cu’ si sciarria,
cu’ curri e s’allavanca
e di cori, riri puru la Santuzza.
Poi la matina ‘nta li strati
c’è munnizza e grascia
e pi’ l’aria c’è tanfu di lurdia,
ma a nuddu ‘mporta,
Palermu è sempri viva
e puru Santa Rusalia.

poesia di Emilia Merenda
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11 thoughts on “"Viva Palermo e Viva Santa Rosalia". Il 385° Festino di Santa Rosalia a Palermo.

  1. ottimo, ottimo reportage..questa sera a piazza Kalsa cominciano i festeggiamenti con uno spettacolo della compagnia teatrale del Ditirammu…penso di andare…un abbraccio

  2. Un saluto e un grazie a tutti per essere passati da qui! Queste feste popolari sono molto belle e invito tutti a venire a Palermo per vedere il festino, è un'esperienza indimenticabile!@ Lefrancbuveur, ti ho scritto la ricetta sul tuo blog, fammi sapere il risultato!Evelin

  3. Ciao Agave!Bellissimo il tuo racconto, io quest'estate parto per la Sicilia, non vedo l'ora!Guardate, ho trovato su questo sito la ricetta del tonno ai pistacchi di Bronte! NOn so se può esservi utile!So che è una ricetta sicilianahttp://www.alice.tv/tpl-ricetta.asp?idArticolo=26547Antonella

  4. Siamo stati alla Forneria Messina, di cui parlavate alcuni post addietro. Da ora in poi sarà la nostra personale P.F.M: premiata forneria messina… meglio di così si muore. Da precisare che è necessario portarsi dietro il maglioncino di cotone… miiii friddu:)

  5. Ciao Antonella, grazie per la visita e per l'appetitoso link!Ciao Raffa, sono molto contenta che vi sia piaciuta, e poi è così bello sentire il "freschiciello" durante questi caldi giorni!!!Lo sai che anch'io l'ho soprannominata "Premiata Forneria Messina"? Incredible!Evelin

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