Una giornata al mare. Il “villino”: il Ferragosto Palermitano doc.

Il Ferragosto rappresenta l’apice della vacanza del palermitano doc. Soprattutto negli anni in cui non era di moda andare in vacanza, magari nei villaggi turistici (luoghi che meriterebbero un post a parte), e comunque assentarsi per giorni dalla città. Oppure quando risultava difficile anche recarsi tutti i giorni al mare, in tempi in cui l’automobile era ancora un mezzo di lusso, dovendo così usufruire della mitica motoape (che ben si riciclava da strumento di lavoro a strumento di svago) o dei mezzi pubblici (cosa non facile nemmeno oggi).
Il Ferragosto diventava quindi l’unico giorno in cui tutte le famiglie si riunivano e si organizzavano per uscire e trascorrere una giornata intera al mare.

Molti scrittori della mia città hanno raccontato la tipica gita a mare dei palermitani doc, che dotati appunto di motoape, caricavano tutta la famiglia, compresi almeno cinque “picciriddi” (bambini), perchè all’epoca le famiglie erano molto numerose, i “nannò” (il nonno, spesso abbigliato con pantaloncini, canottiera intima bianca a costine, calzini bianchi, sandali ai piedi e coppola di paglia. E la nonna, quasi sempre una signora anziana e corpulenta, vestita con prendisole fiorato, che veniva piazzata per tutto il tempo sotto un ombrellone su una sedia a sdraio, dalla quale non si alzava mai), e tutta una serie di attrezzature che andavano da sedie a sdraio, ombrelloni, tende per il cambio costume, tavolini, sedie, teglie di pasta al forno, salsiccia,

uova sode, vino e la mitica anguria che non poteva mai mancare.Tutto questo nella moto ape e spesso in direzione di Mondello.
Adesso questo può ancora succedere, ma di certo è un fenomeno meno diffuso che nel passato.

Un altro particolare fenomeno tipico palermitano, si sviluppò intorno agli anni ’80.
Ci fu una sorta di boom, una nuova moda.
Tutti dovevano avere il “Villino”. Era un vero status simbol. Era l’obbiettivo di tutte le famiglie palermitane, il sogno di tutti, la meta unica da raggiungere, il simbolo della propria realizzazione sociale.

Ma cosa è di preciso il “Villino”? Potremmo pensare che si tratti appunto di una villa al mare.
Non è propriamente così. C’è una “sottile” differenza tra la villa e il “Villino”.

La villa è per i “ricchi”, è elegante, magari dotata di piscina, può essere una prima abitazione o una seconda casa in un luogo ameno.
Il villino è per “tutti”.

Per avere il villino in primo luogo bisognava acquistare “u terrienu” (il lotto di terra). Non importava bene dove, dipendeva dal proprio portafogli. Magari era in una campagna assolata, lontano dal mare, su lande sperdute simili alla steppa, su montagnole prive di alberi e vegetazione, l’importante era avere un proprio terreno.

foto Jan-Luc Moreau
Spesso si abitava in città in una casa in affitto, piccola e povera, ma quando si poteva costruire il proprio villino, ci si sentiva realizzati.

Poi si cominciava la costruzione, spesso abusivamente, figuriamoci il piano regolatore, l’armonia con il panorama, o tutte queste altre “piccolezze”. La parte esterna, nella maggior parte dei casi, non veniva mai rifinita.
L’importante era alzare le proprie ambite quattro mura. La costruzione era variabile, magari si cominciava con una stanza e poi nel tempo ci si allargava.
L’arredamento era sempre ed esclusivamente realizzato con tutto il “vicchiume” (roba vecchia) che nella casa di città non ci entrava più. Cucine vecchie di cent’anni, la camera da letto ereditata dai nonni, divani rattoppati, i piatti “spizzicati”, le bomboniere ( merce di scambio di matrimoni, comunioni, battesimi) erano il tocco finale per abbellire il tutto, peccato che generalmente si trattava di oggetti orribili e di cattivo gusto che nessuno penserebbe mai di esporre, nemmeno sotto tortura.
Insomma tutto ciò che doveva essere buttato, prima passava sicuramente dal villino.

Altra domanda che sicuramente potrà venire in mente è: “ ma se per lo più i villini erano abusivi, da dove prendevano l’acqua e dove scaricavano?”.
Niente di grave, per l’acqua venivano utilizzate delle figure professionali di scientifica affidabilità, i rabdomanti, che dotati di fatato bastoncino, trovavano le falde acquifere, quasi sempre fonti preziose di acqua salata o inquinata, anche perchè le fogne venivano realizzate se andava bene nelle fosse imhoff, o per lo più scaricando all’aperto.

Poi certamente c’erano villini più o meno belli, ma averne uno era già una grande soddisfazione.

In questi casi, quando arrivava il tanto atteso Ferragosto, tutte le famiglie si riunivano nel villino di un proprio fortunato parente, e lì trascorrevano tutta la giornata arrostendo carne e salsiccia,

mangiando pasta al forno, bevendo vino fatto in casa, cantando a squarcia gola, giocando a carte, lasciando liberi i bambini di sporcarsi, e se era il caso, imbastendo qualche “sciarria” (lite) familiare che, aiutata dagli effluvi del vino, ci stava sempre bene.

Negli anni a seguire, la moda del villino è un pò scemata, forse perchè in molti, dopo anni di sacrifici per costruirne uno, vedevano i propri figli ribellarsi di fronte alla possibilità di trascorrere la propria vacanza in codesti luoghi, preferendo a quel punto recarsi con il proprio motorino alla spiaggia di Mondello insieme ai propri amici. O forse per la nuova moda di andare nei villaggi turistici, o forse perchè ormai ce l’hanno già quasi tutti, o forse per la crisi economica.

Il Ferragosto, ancora oggi, viene comunque trascorso nel solito modo. I più giovani trascorrono la notte facendo i falò in spiaggia.
Le famiglie passano l’intera giornata al mare.

foto Jan-Luc Moreau
Adesso però molte persone possono effettuare spostamenti più lunghi con la propria automobile, recandosi quindi in spiagge più grandi e belle.
Ricordo con tenerezza, una signora, che in tutta la sua vita aveva visto solo il mare di Mondello e di Sferracavallo.
Quando, un giorno di Ferragosto di alcuni anni fa, con tutta la sua famiglia, per la prima volta, si spostò verso Trappeto (a metà strada tra Palermo e Trapani), dove c’è una grande spiaggia e il mare aperto, ritornando a casa, con entusiasmo e stupore disse : “Quello non era mare, era Oceano”.

Porto Palo di Menfi, natura selvaggia

Visto che ancora siamo nel pieno centro dell’estate, ho voglia di raccontare di un altro luogo marittimo che amo molto. Questa località è meno nota e turistica rispetto ad esempio a San Vito Lo Capo, anche se è stata insignita anche quest’anno della Bandiera blu. […] continua

Diario da un b&b. Piacevoli incontri.

Mi è difficile raccontare dei nostri ospiti.
I motivi sono diversi.

Primo non vorrei che sapendo che scrivo di loro, si sentissero troppo osservati e analizzati da una blogger amante della narrazione. Secondo perchè in sei anni sono stati tanti e tutti molto preziosi ed è difficile scegliere tra persone così interessanti e speciali. Terzo, per una questione di timidezza; parlare dei nostri ospiti significa anche parlare di noi, del nostro modo di relazionarci, della nostra vita, di aspetti positivi ed a volte anche di lati “imbranati” come quando parliamo in inglese sicilianizzato o quando non sappiamo rispondere a delle domande, inventiamo e poi confessiamo, etc. Quarto, perchè pur avendo iniziato a scrivere su questo blog proprio con l’intento di raccontare della vita da “bedandbreakfastari”, come scritto nell’intestazione, alla fine è stato per me inevitabile e naturale scrivere soprattutto della Sicilia e delle sue tradizioni. Quinto perchè pur essendo per noi molto interessante vivere la vita in un b&b, gli incontri casuali con gente così diversa e proveniente da tutto il mondo, non so se lo sia per chi legge.

Però ci sono momenti in cui si decide che malgrado tutto bisogna cominciare, oppure accade qualcosa e ti viene voglia di parlarne. Ed è così che oggi mi imbatto in questo nuovo post.

Incontri. Sempre casuali. La nostra vita è così. Suona il campanello, chi sarà sta volta? Una e-mail o una telefonata dicono tanto, ma mai quanto la conoscenza reale.
Saranno soddisfatti del b&b? saranno turisti felici e curiosi? Saranno giovani o anziani? Faremo una buona impressione?
Apprezzeranno il bagno?l’abbiamo “ristrutturato” noi due appena qualche giorno fa, pitturando in un momento di follia, con un caldo siculo da paura, con mio successivo sfogo allergico, non solo le pareti, ma anche le piastrelle (dotati di cementite, ducotone, vernice etc) con un colore blu nave ad effetto traghetto e arredandolo con i miei acquerelli (e so che in bagno si ha il tempo per apprezzare le cose, forse anche la mia arte…).

Ed è così che giorni fa, abbiamo conosciuto una coppia di spagnoli che sono stati a casa nostra per una settimana, ed è stata una piacevole compagnia.
Sempre allegri, curiosi, tra mille domande, hanno girato mezza Sicilia e li abbiamo un pò aiutati.
Le nostre chiacchierate sempre durante la colazione. Questo è un momento speciale per noi. Ci applichiamo nella nostra “psicologia da b&b” per capire come impostare questo momento.

Dopo aver preparato la tavola (Massimo lo fa con una perizia magistrale, quasi artistica), e comprato (sempre Massimo) brioscine al cioccolato, panini freschi ricoperti di sesamo, treccine ricoperte di zucchero, biscottini tipici (le reginelle), etc, entriamo in cucina e prepariamo caffè, latte, the (insomma le bevande calde), e lì cerchiamo di capire se gli ospiti hanno voglia di chiacchierare o di stare da soli. In questo caso dopo aver servito le ultime cose, con un bel sorriso ci congediamo, dicendo che se serve qualcosa, noi siamo nella stanza adiacente, e poi quando hanno quasi finito torniamo per sapere se necessitano di informazioni o altro.

Nel caso in cui (ed è il più delle volte) mentre prepariamo il caffè, coinvolti forse dal rumore familiare della moka, cominciano a farci domande, a raccontarci le loro giornate, rimaniamo con loro intrattenendoci in piacevoli conversazioni che hanno una variabile durata…
Gli argomenti sono infiniti, sicuramente partono dal caffè italiano e dalla sua preparazione, e poi subito Palermo, le sue bellezze da scoprire, il cibo tipico (pane e panelle, panino con milza, caponata, pasta con sarde, dolci etc), consigliamo i locali dove andare, gli autobus da prendere, i monumenti, poi c’è la Sicilia in generale, e qui ricerche e telefonate per i pulmann per Agrigento, Erice, Catania, perchè è sempre preferibile evitare il treno in Sicilia (ore e ore di viaggio). Poi si comincia a discutere dei modi di fare e di essere dei siciliani e dei palermitani, perchè per tutti è inevitabile l’argomento traffico, ospitalità, mafia, antimafia etc.

La discussione si fa ancora più particolare quando, soprattutto gli ospiti stranieri, ci chiedono della situazione politica italiana, perchè all’estero certe situazioni suscitano reazioni che vanno dalla ilarità, alla curiosità, allo sdegno. Altri argomenti vanno dalla religione (sempre gli stranieri sono incuriositi dal rapporto Stato-Vaticano), alla musica, all’arte. Altri ci raccontano di loro, come se fossimo esperti psicologi, ed altri riescono a farci parlare di noi (sta volta sono loro i gli analisti in erba), e poi ci sono momenti esilaranti, alcune volte è successo che Massimo abbia raccontato in italo-siculo- inglese delle barzellette (non so proprio quale strano meccanismo abbia fatto scattare ciò e come ci riesca), e gli ospiti magari Inglesi d.o.c. hanno riso e ripetuto battute in perfetto siciliano. Abbiamo mimato quando non trovavamo le parole (e non è facile imitare la milza senza vedere occhi sgranati guardarci con sospetto), abbiamo riso, pensato, condiviso.

Altre situazioni quando i nostri ospiti sono famiglie con bambini, in questo caso ci ritroviamo il tavolo della cucina ripieno di fogli per disegnare, colori, i nostri giochi ed i loro, intenti a disegnare e giocare. Due bambini olandesi e un’altra volta due Danesi ci hanno insegnato le parole nella loro lingua, con altri abbiamo giocato parlando in inglese (e con i bimbi e ancora più difficile). Non dimenticheremo mai, tra gli altri, Shannon e Connor del Kent,

disegno di Connor (all’epoca 6 anni)

il piccolo Andrei, il piccolissimo Ettore che aveva appena tre mesi (il più piccolo dei nostri ospiti), e poi c’è Ilaria che è praticamente cresciuta con noi (la conosciamo da quando aveva quasi due anni, ora ne ha cinque ed insieme ai genitori viene spesso a trovarci) e rimane sempre la nostra principessa e mascotte del b&b.

Ma dopo essermi dilungata in questo, ritorno agli spagnoli con cui tanto a lungo abbiamo parlato, loro amanti della lingua italiana, adoravano ascoltarci parlare, conoscitori del cinema neorealista e di Nanni Moretti. Apprezzavano come noi il film Terra e libertà, ridevamo insieme delle versioni spagnole delle canzoni italiane di Pausini, Ramazzotti, Nek, o di quelle di Julio Iglesias, e della nazionale Raffaella Carrà, icona anche da loro… abbiamo parlato di Mister B, Zapatero etc. Tra risate e non solo! Adesso sono partiti e devo dire che come spesso accade sentiamo la loro mancanza!
Ma se devo essere sincera, ci siamo a volte anche commossi per certe partenze…

Le ultime due ospiti invece ci hanno riservato una bellissima sorpresa. Sono state una sola notte, e dopo una bella chiacchierata a colazione, ci hanno detto che il nostro b&b era stato loro consigliato da una collega di lavoro, Stephanie.
Ma come non ricordarci di lei e di Erika che furono tra le prime ospiti di almeno 5 anni fa! Delle giovani francesi con sangue spagnolo, trapiantate in Inghilterra. Sono state a Palermo per molti giorni e con loro quasi per magia è scattata l’amicizia.
Noi stiamo abitualmente con gli ospiti solo a colazione, per una questione di indipendenza reciproca. E’ giusto che gli ospiti si vivano la loro vacanza in totale libertà, noi offriamo un servizio e la nostra disponibilità, il b&b è condivisione, ma non vivere insieme. Sarebbe impossibile anche per noi.
Ma nel caso di queste due ragazze abbiamo fatto uno strappo alla regola!
Quanti ricordi, canzoni cantate insieme, un pane con la milza ad Isola delle femmine, una cena francese preparata con insistenza da loro.
Mentre le due nuove ospiti ci facevano quel nome sono scattate immagini, sorrisi, musica, ricordi, abbiamo ritrovato la bottiglia di Corvo Oniris che abbiamo bevuto insieme (che ancora conserviamo, inguaribili romantici!), le foto scattate ad Isola, il messaggio sul nostro primo guest book. Canticchiavamo a voce bassa le canzoni di Mina, Dalida, “Que reste t il de nos amours”, è stata davvero una bella sorpresa.

Palermo 5/08/2004
It’s such a pleasure to know you! I took a lot of pleasure talking with you, exchanging ideas about “nuestro sueno”. Thank you for the beautiful table at breakfast, for not waking us up in the morning because we were late for breakfast!
You made Sicily even more beautiful and A-M-A-Z-I-N-G…
“Mireille Mathieu, Catherine Deneuve, Les jeux sont faits, rien ne va plus, que reste –t- il de nos amours, parole parole parole,…” my memories of Sicily, Agave b&b, Massimo and Evelin, will be full of French and Italian songs, Spanish songs (Me gusta… me gustas tu…)
Mi piacce il panino con milsa nella spiaggia di Isola delle Femine, mi piacce il panino con panelle, mi piacce Monreale, mi piace te voi.
Mi piacce Mina, Dalida, Julio Iglesias, Mi piace Massimo quando canta in Italiano con Evelin, Mi piacete voi.
Mi piace Sicilia, la calore, il sole, Palermo, i palermitani, la caponata, la birra, ilCorvo, mi piacete voi.
You are amazing people who do not fear to love and to give to others and that is why you are so special to me. I fell that I have travelled a lot through our conversation. I am glad to know you.
Let’s keep in touch and please come to England to see me: to Stephanie’s home!
Muchos besos

Stephanie

If I write a short story, I will sendt it to you!
Very dear Massimo and Evelin.
Sicily couldn’t have been the same if we had no met you.
Everything you gave us was done with sincerity and simplicity and it was a real pleasure to spend those mornings and evenings with you two (even if I sleep like a cat and that most of the time it was Stephanie who stayed up late and telled and telled…).
I don’t speak a lot but I loved listening to your stories, you are real and passionate people, you’ve got dreams, you live your life intensely and you share all that with your guests and that make our holidays so special and unforgettable.
I will definitely keep in touch with you and send you news from this cold country I live and you’ve got to come to.
Thank you for your generosity, your kindness, your amazing hospitality, your crazyness.
Erika XXXXXX

Ecco, forse un po’ presuntuoso pubblicare due fra i nostri più positivi messaggi… Ma loro come altri ospiti che abbiamo nel cuore meritavano un post!
Comunque non credevo che nel ricopiarli mi sarei emozionata tanto!
Ci rivedremo un giorno!

p.s. spero presto di poter scrivere anche di altri fantastici ospiti.

Ustica, diario di due isolani in un’isola

Come raccontare di Ustica? Per quella che è o per come l’abbiamo vissuta noi?

Un bel dilemma per descrivere un’isola misteriosa, affascinante, selvaggia, aspra, approdo di Ulisse durante la sua peregrinazione verso la sua la cara Itaca, dove ad aspettarlo c’era Penelope. Ma la leggenda vuole che un’altra donna lo avesse trattenuto per anni in una bella isola, quella donna era la maga Circe e quel luogo, si pensa fosse proprio Ustica… […] continua