Haiti, terremoto in una terra già martoriata

In questi giorni è stato per me difficile scrivere, avevo pronte delle ricette e altre piccole storie siciliane, ma quando una tragedia che riguarda tutta l’umanità esplode in modo così cruento, è complicato raccogliere le idee, reagire immediatamente. Si è presi dalla voglia di fare qualcosa, di sentirsi utili e nello stesso tempo da un senso di impotenza.

Le immagini che passano in tv sono molto dolorose, troppo, e nello stesso tempo inducono ad una sorta di anestesia al dolore, di abitudine di fronte ai corpi morti, martoriati, ce ne hanno fatti vedere tanti in questi ultimi anni, causa le guerre, i disastri naturali, le bombe terroriste, la povertà, forse per normalizzare la sofferenza, per renderci più cinici, ce le fanno vedere mentre pranziamo o ceniamo, così che divenga quasi una necessità tutto questo male, ma normale non è, e non è nemmeno una necessità.

Mi fa rabbia sentir ripetere la frase “Haiti, uno dei paesi più poveri”, ci spiegassero perchè, ci spiegassero chi è causa di tanta povertà, che storia ha questa isola oggi così colpita dal terremoto, che è l’ultima delle sventure che siano capitate a questa gente.

Così ho fatto una piccola ricerca per aumentare le mie informazioni in merito, e basta leggere un po’ qui per farsi qualche idea http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Haiti.

Già nel 1540 la sua popolazione indigena era “virtualmente estinta” a causa delle malattie importate dall’Europa, delle carestie, della schiavitù conseguenti al colonialismo.
Si è succeduta così per secoli una storia di diverse colonizzazioni, e di importazioni di schiavi dall’Africa per le piantagioni di zucchero, cafè e altri prodotti. Una storia di lotta e di ribellioni degli schiavi neri per la liberazione e di conseguenti repressioni e massacri. Una storia di occupazioni militari, fino all’ultima da parte degli USA terminata nel 1934 e guerre per l’indipendenza pagate a caro prezzo, dittature etc.

Ecco perchè Haiti è povera, per lo sfruttamento e la schiavitù e l’arricchimento di altri Stati che ora magari promettono gli aiuti, li danno con ritardo, magari chiuderanno le frontiere (per evitare nuova immigrazione) e “manterranno l’ordine pubblico” perchè quelle vittime, quei poveri, feriti e privati di tutto, provati dal terremoto, potrebbero anche innervosirsi.

Forse ci si può domandare a che serve dire tutto questo? Lo faccio perchè penso ai nuovi schiavi che vivono qui, perchè quando il dolore è lontano provoca empatia, ci fa soffrire, se poi viene vicino a noi è più facile dimenticare quei visi dolenti e impolverati. Ad esempio a Palermo c’è una grande comunità di Tamil dello Sri Lanka, io li ho conosciuti soprattutto nel periodo “Tsunami”, ai tempi per fortuna ci furono grandi aiuti da parte di tutti, però penso che adesso se si dovesse incontrare un “indiano” che con insistenza vende una rosa, in pochi si domanderanno se magari è un sopravvissuto, perchè tutto si dimentica. Se ad esempio gli haitiani venissero qui per cercare fortuna, magari verrebbero respinti al mittente, e darebbero fastidio, perchè fra qualche mese ci si dimenticherà di loro e della loro tragedia, ci si dimenticherà che le loro case fatiscenti costruite proprio su una faglia non potevano durare tanto, ci si dimenticherà che c’è chi li ha sfruttati per secoli e si è arricchito a loro discapito, si dimenticheranno quei bimbi feriti con gli occhi terrorizzati, come del resto ci si dimentica di tutto, delle guerre e dalla miseria da cui scappano gli immigrati che arrivano qui nel cui sguardo magari si nasconde una simile paura.

Ora non so dare indicazioni per mandare sms o bonifici, ognuno saprà di quale organizzazione fidarsi, o cosa meglio fare per aiutare, io ho solo voluto approfittare del mio piccolo spazio virtuale.

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2 thoughts on “Haiti, terremoto in una terra già martoriata

  1. Cara Evelin, anche io in questi giorni, pur avendo delle cose già pronte, hof faticato a postarle… e come sempre condivido in pieno tutto quello che dici!Cosa fare? Purtroppo ben poco… ma tu lo hai fatto bene!BaciStefania

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