"A pasta chi tinnirumi" versione tradizionale e versione mia.

Oggi mi occuperò di una ricetta che potrebbe rivelare quanto io non sia una palermitana doc a tutti gli effetti. E’ un primo piatto che a Palermo si mangia d’estate ed è super apprezzato dalla stragrande maggioranza dei miei concittadini.

Si tratta della pasta con i tenerumi (“pasta chi tinnirumi”), che altro non sono se non le foglie e i germogli della pianta della zucchina lunga, che come si può comprendere dallo stesso nome, sono molto teneri e delicati. Queste foglie hanno una consistenza particolare, sembrano dei panni di flanella, sono felpati, non impressionatevi per queste mie similitudini, perchè alla fine il gusto è veramente buono, ed il profumo invitante.

E’ un piatto particolare e non in tutta la Siclia viene cucinato, anzi generalmente queste foglie vanno buttate via, mentre i palermitani, arrivata l’estate non vedono l’ora di comprare questa verdura per preparare delle ottime minestre. Di minestra infatti si tratta, e molti si domanderanno come sia possibile mangiare sotto il caldo cocente dell’estate siciliana un piatto così bollente e fumante. E’ una sorta di terapia schock, le cose sono due, o la temperatura interna di chi se ne ciba arriva a 50 gradi centigradi in un colpo solo, oppure come per miracolo il corpo reagisce e sopporta tutto ciò, anzi è di certo così, perchè ho sempre sentito dire che questa pasta è … rinfrescante!
La verità sta sempre nel nostro particolare stomaco palermitano doc, che è geneticamente modificato per sopportare grassi, fritture, milza, cipolle ed evidentemente anche un calore al di sopra della norma.

Questa minestra si prepara usando un particolare tipo di pasta, la “vampaciuscia” (margherita)spezzata,

o al massimo, volendo strafare, gli spaghetti tagliati, si fa cuocere la pasta nella stessa pentola con i tenerumi e poi alla fine si aggiunge quello che noi chiamiamo “picchio-pacchio”. Ecco rispetto a questo ultimo elemento ci sono delle cose da precisare.
Dietro a un nome così particolare si nasconde qualcosa di semplicissimo, del pomodoro pelato scottato in padella con olio e aglio, ma l’origine del termine è da me sconosciuta, ho trovato, facendo delle ricerche, solo una interpretazione, quella secondo cui il suono di questa parola ricorderebbe lo schioccare della lingua sul palato quando si è soddisfatti da un buon piatto. Potrebbe essere vera ma a questo punto io potrei chiamare la caponata “gnam gnam”, lo sfincione “mmmh mmmh” oppure “slurp”, etc…

C’è da dire un’altra cosa sul nome di questo particolare intingolo, se per i palermitani “picchio-pacchio” è una salsina con pomodoro pelato, per altri siciliani la seconda parte di questo binomio ha un altro significato, del tutto differente. Per capirci e non sforare nella volgarità, vado su una citazione televisiva, potrei dire infatti che sarebbe rientrato perfettamente in un particolare elenco che Benigni declamò alcuni anni fa, inseguendo Raffaella Carrà.
Comunque visti i molteplici significati del nome, per non fare delle gaffe, bisogna stare attenti nell’usarlo in giro per la Sicilia, come capitò invece una volta a mia madre, esponendo la sua ricetta a base di picchio-pacchio di fronte a un’anziana signora dell’agrigentino, che fino alle dovute spiegazioni, la guardò con un certo sconcerto.

Adesso, prima della ricetta, il motivo per cui non sono proprio palermitana doc di fronte a questa pasta.
Se c’è una cosa che non sopporto, e non dipende dalla stagione o dal clima, è la pasta a minestra, mangio solo pasta asciutta, di fronte al brodo mi blocco. La minestra l’adoro ma senza la pasta. Quindi io la pasta con i tenerumi la faccio in una mia versione senza brodo e saltata in padella.
Nel caso delle foto poi, non avendo a disposizione la margherita e detestando gli spaghetti spezzati, ho usato le caserecce, grandissima trasgressione, e così della nostra tradizionale pasta chi tinniruma è rimasto ben poco…

Ma non sempre le regole sono giuste per tutti gli individui, ed io in questo caso più che alle tradizioni do ascolto al mio palato, ma chi ama le minestre si fidi degli altri palermitani, non rimarrà deluso!
Questa invece è la versione originale.
cibo 008
Ricetta:

Ingredienti:

Gr. 400 di pasta (spaghetti o margherita spezzettati), 4 mazzi di tenerumi, 3 spicchi aglio, pomodoro pelato a pezzetti, olio, sale, pepe

Preparazione:
Sfilare le foglie ed i germogli, sciacquare in abbondante acqua e taglliarle a striscioline.

In una pentola far bollire dell’ acqua salata e lessare la verdura per circa cinque minuti.
Aggiungere a questo punto la pasta spezzettata.
Intanto in una padella scaldare gli spicchi d’aglio in olio extravergine e aggiungere il pomodoro pelato a pezzi (va bene anche il pomodoro fresco, spellato e tagliuzzato), sale e pepe.
Mettere la pasta con i tenerumi nei piatti e aggiungere il picchio-pacchio e un filo d’olio evo.
Nella mia versione ecco le varianti: caserecce al posto di pasta spezzata, e poi quando la pasta è pronta, scolare tutto il brodo e farla saltare in padella con il picchio-pacchio a questo punto servire a tavola.
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16 thoughts on “"A pasta chi tinnirumi" versione tradizionale e versione mia.

  1. Mo' pure il picchio-pacchio… Tu sei unica ! :-DSai che ti dico? Mi piace più la tua versione asciutta che quella a minestra !P.s.: adesso mi dici come farò io, in circa 2 giorni, ad assaggiare tutte le golosità palermitane che tu presenti su questo blog ? 😀

  2. La versione asciutta è davvero bellissima e l'assaggerei volentieri…farò caso a queste foglie,non vado spesso in giro per orti ma ad agosto vado in montagna e lì tutti i contadini coltivano da soli…credo però che non ci sia la stessa varietà di zucchine…mi informerò perchè mi hai incuriosito tantissimo,sono così belle le tradizioni…

  3. Mamma mia Evelin, con il caldo che sta tirando fuori qui…cucinare il meno possibileeee, per quanto sia fattibile.Conoscevo la pasta (asciutta) con le zucchine, ma questa che hai presentato proprio no.Buona giornata!

  4. Come palermitana doc conosco entrambe le versioni della pasta chi tinnirumi.. in famiglia si fa in umido ma amici e parenti alla lontana l'ho mangiata asciutta.. ottime entrambe e la tua quindi è altrettanto bella e buona. Noi diciamo pic-pac e riflettendo con mio marito (campano preciso) ci è venuto il dubbio che possa essere l'abbreviazione di piccoli pachini mah chissà qual'è il vero significato della parola e da dove deriva.. fatto sta che è tutto buono: i tenerumi con il pic ed il pic senza i tenerumi. Oggi a Modena e di tenurumi manco l'odore, sigh! Divento volentieri una tua sostenitrice perché così quando verrò a trovarti mi sembrerà di essere a casa o quasi. Ciao Debora.

  5. buonaa la pasta con i tenerumi da noi si chiama pasta con i ''taddi da cucuzza''io la mangio si in entrambe le versioni,l'unica mia aggiunta oltre al pomodoro e la cipolla sono le scagliette di parmigiano..ci stanno na meravigliaa!!!baci cara alla prossima

  6. La mitica "pasta chi tinnirumi"!!!Non solo la conosco, abito in provincia di Palermo e quindi è normale, ma è' in assoluto il mio primo preferito! Anch'io la cucino sia a minestra, come mi ha insegnato mia madre fin dalla più tenera età, sia asciutta in una versione appresa da una zia. Uso i tenerumi dell'orto di mio padre e il risultato è una goduria. Ho intenzione di dedicare un post sul mio blog a questa pasta in entrambe le versioni. Mi verrai a trovare?Un bacione,Rosa

  7. Deve essere davvero buona! Quando dici zucchine lunge ti riferisci a quelle che qui in Liguria chiamano trombette? Se non lo sono riesci a indicarmi quale tipo sono? Ciao e grazie!

  8. Guarda io per non sbagliarmi mangerei tutte e due le versioni…:-)Bellissima ricetta, semplice, ah sarà l'ora ma mi è già venuto un pò di appetito! E poi la tua versione ha il tricolore incorporato!!!:-)

  9. Ragazzi, io ho pubblicato il post sulla "Pasta ca Fasola 'Ncirata"… Quanto mi piace pubblicare e leggere ricette della nostra città anche in dialetto!Le minestre in estate sono davvero un nostro must, io non adoro particolarmente questa qui, probabilmente perchè da piccolo non mi piacevano le zucchine, boh! :-DLa versione classica campeggiava spesso a tavola!Invece ho scoperto che da parte di mia moglie che è originaria della provincia di Palermo, vicino Agrigento, il "Picchi-Pacchiu" sono le lumachine, i "babbaluci" per intenderci!Infatti ricordo che la prima volta che feci questo sugo veloce per condire la pasta, mi disse: Ma che usi le lumachine???

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