I polipetti murati

C’è una ricetta buonissima e tipicamente palermitana che si prepara tra il mese di Agosto e quello di ottobre, un piatto particolarmente gustoso e profumato: i “purpicieddi murati” (polipetti murati).

Ho già descritto come il polpo per i palermitani sia un cibo mitico, soprattutto se mangiato già pronto in uno dei tanti chioschi della città o dei centri marittimi come Mondello o Sferracavallo, cotto alla perfezione dai purpari e condito con nulla o soltanto con una spruzzatina di limone, ma se i polpi sono piccoletti i palermitani non disdegneranno la particolare zuppa dei “polipetti murati”, dove poter inzuppare un filone intero di pane.

Bisogna però distinguere tra il polpo che viene mangiato semplicemente “vugghiutu” (bollito) ed i polipetti da “murare”, se nel primo caso infatti si usa il maiolino (non so se è un termine dialettale o meno, a voi lettori non siciliani svelare l’arcano), che si riconosce perchè ha in ogni tentacolo due file di ventose (parallele), nel caso dei polipetti murati si utilizzeranno prevalentemente i moscardini che hanno una sola fila di ventose, sono di colore bruno, e vengono anche chiamati “agostiniani”, probabilmente perchè il periodo migliore per pescarli della giusta taglia (piccola) è il mese di Agosto.

Ma cosa vorrà dire il termine “murati”’? C’è qualche significato nascosto e misterioso? Avrà a che fare con cemento e mattoni?
Niente di tutto ciò, si usa dire murati perchè il coperchio della pentola, per tutto il tempo della cottura non dovrà mai essere rimosso, cosa che per me è molto complessa perchè ho una piccola mania, quella di mescolare continuamente, ma necessaria in questo caso.
La pentola da usare deve essere capiente perchè i polipetti rilasciano una quantità impensabile di brodo e preferibilmente di terracotta, basta però ricordare che una volta utilizzata a questo fine, dovrà essere solo adoperata per cucinare piatti a base di pesce, l’odore rimane malgrado ogni tentativo provato per eliminarlo (anzi se qualcuno avesse dei consigli in merito…), però potrebbe rivelarsi una risorsa in momenti di crisi… se per esempio si vorrà fare un risotto ai frutti di mare, ma non si avessero a disposizione i frutti di mare… si potrebbe usare la pentola dei polipetti e l’aroma di pesce sarebbe assicurato, almeno spero!

Tornando al piatto di oggi, devo ammettere di non averlo mai preparato, è un piatto forte di mia madre e sua è la ricetta ed anche le foto, io come spesso capita mi dedico alla degustazione, un compito direi davvero faticoso!
Un’ ultima cosa prima di andare al sodo, visto che questa zuppa produce un sughetto favoloso ed anche abbondante, malgrado l’inzuppamento di infinita quantità di pane, ci sarà anche la possibilità di conservare parte della zuppa per condire una favolosa spaghettata.



Ricetta: “I polipetti murati”

Ingredienti: 1 kg di polipetti, 1 cipolla grossa, olio evo, prezzemolo, 400gr di polpa di pomodori pelati, una noce di burro, 1 bicchiere di vino bianco, sale e pepe.

Preparazione: pulire bene i polipetti togliendo occhi e becco. Affettare la cipolla e farla imbiondire con una noce di burro e dell’olio evo, aggiungere un bicchiere di vino e far evaporare. Versare il pomodoro pelato (a pezzi), prezzemolo, sale e pepe. Non appena bolle versare i polipetti e chiudere il coperchio, tenere la fiamma alta, appena dal rumore si percepisce che ribolle, aprire il coperchio e mescolare, a questo punto chiudere il coperchio e far cuocere a fuoco medio basso per 15 minuti circa, senza mai aprire ne mescolare.
Mangiare accompagnando con tanto pane!
Se dovesse rimanere del condimento, cucinare gli spaghetti, scolarli due minuti prima del tempo di cottura e far finire di cuocere nella zuppa, il risultato è assicurato!

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7 thoughts on “I polipetti murati

  1. mii che spiegazione…dettagliata cara noi li chiamiamo polipetti in umido…e' son davvero boniiiiiiii poi con un po di pane casereccio per la scarpetta finale il risultato e' assicurato!!!bacioni cara e sotto la pioggia battente ti auguro un buon lunedi

  2. Mamma mia che fame mi hai fatto venire.. e mi hai anche ricordato che è stata una delle pietanze che Riccardo mi ha cucinato la 1° sera che mi ha invitato a cena a casasua.. a maggiod ellos corso anno.. che ricordi!!!! smack e buona giornata .-)

  3. Tu che sei sempre così brava nelle tue spiegazioni e fai vivere la cultura palermitana in maniera così puntuale, perché non partecipi alla raccolta di Rossa di Sera sul cibo da strada della nostra bella città?Baci

  4. Sono buonissimi ma purtroppo non ci riesco proprio a prepararli che tra ventose e tentacoli mi impressiono assai. Anche altre forme animali mi trovano assolutamente incapace ed anzi per dirla tutta le uniche cose che riesco a reggere non devono avere occhi zampe et similia…:-)…ma non disperare, grazie per la ricetta, la passo al mio Romeo che lui sa cucinare proprio tutto!

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