Bosco di Bonifato, seconda gita ad Alcamo con cripta inquietante e “capitelli dell’homo sapiens”

La mia recente passione per la cittadina di Alcamo, ha trovato ulteriori conferme.

Avendo approfittato di un’ ulteriore soleggiata giornata, ho visitato il bosco del monte Bonifato, proprio a ridosso di Alcamo e non potevo non fare anche una tappa nel centro del bellissimo paese per ritrovare e fotografare i fantomatici capitelli “dell’homo sapiens” che, il gentilissimo signore che avevamo conosciuto la volta scorsa, ci aveva segnalato e che la mia fotocamera non era riuscita a immortalare per la mancanza di luce solare. […] 

Questa seconda escursione mi ha fatto ancora di più affezionare ad Alcamo e ai suoi dintorni, ed è stata in più arricchita da uno stranissimo fenomeno atmosferico: la nebbia sul mare, che ha donato al panorama già splendido, un fascino particolare e un senso di mistero.

Un solo neo, non essere riuscita a raggiungere i ruderi del castello per i motivi che di seguito elencherò, fattore che pur negativo, riserva sempre un lato positivo, la necessità di un ritorno, ed una domanda “filosofica”: “perché le mie passeggiate sono sempre incompiute, riuscirò mai a trovare ciò che cerco?”. Filosofeggiamenti sulle passeggiate e sul senso della vita a parte, ecco a voi il bosco di Alcamo, mancante di castello, ma ricco di natura, aria pura e panorami affascinanti.

Questo bellissimo bosco è anche una riserva naturale protetta con alberi e animali rari, dove esistono i resti di un insediamento risalente all’età del ferro, che ovviamente io non ho trovato… Sulla sommità del monte c’è anche il castello del XIV secolo ed anche quello non l’ho trovato.

Adesso urgono delle spiegazioni per dire come mai dopo trenta kilometri di strada, dopo aver raggiunto un monte percorrendo un po’ di curve (non spiacevoli comunque) e fatto pure una scarpinata a piedi, non abbiamo trovato un castello con quattro torri. I fattori principali sono: la lagnusia, l’incapacità di orientamento, la timidezza, l’assenza di indicazioni.

In primo luogo è incredibile che in tutta la riserva non ci fosse un cartello in cui si indicasse esattamente dove ci trovassimo e che al centro di un bivio ci fosse un solo cartellino con disegnato un “castello” senza però una freccia che facesse capire in quale strada dovessimo andare, magari una freccia bella grande e chiara anche per due confusi (e non fusi) e disorientati come noi. Anche il fattore lagnusia ha avuto la sua parte: dopo aver percorso un pezzo di strada in ripida salita, ci siamo domandati: “e se non fosse questa la strada giusta, avrebbe senso faticare ancora per non trovare nulla?”. Di comune accordo, col fiatone e con veramente una scarsissimo senso atletico, siamo tornati indietro. Ovviamente solo dopo abbiamo scoperto che quella era la via giusta.

Infine il fattore timidezza: c’erano infatti alcune persone non troppo distanti a cui poter chiedere informazioni, ma come si suol dire “ci pareva male”, ovvero non volevamo disturbare, ogni tanto qualcuno dice di noi: “sunnu privi” intendendo che siamo timidi e riservati, evvabbè!

Fatto sta che, castello e ruderi a parte, abbiamo fatto delle bellissime passeggiate nei viottoli alberati.

Ad un certo punto nel silenzio rasserenante del bosco abbiamo sentito delle voci, sempre più perplessi andavamo avanti, non si vedeva assolutamente nulla, ma le voci erano sempre più forti. Consapevoli di non aver bevuto e di non avere allucinazioni, abbiamo proseguito, fino a quando come per incanto, dal nulla, sono apparse circa cento persone che giocavano, urlavano, mangiavano e arrostivano in una zona attrezzata del bosco.

Poi in auto abbiamo continuato il percorso e trovato un altro spiazzo dove lasciare la macchina, li c’era il famoso bivio del castello. Abbiamo percorso un po’ di strada a piedi. I panorami erano fantastici, la nebbia che si vedeva dall’alto e che non lasciava intravedere il mare ed avvolgeva tutto col suo candore umido e teporoso, dava un fascino speciale. Solitamente dal monte Bonifato si possono vedere addirittura le isole di Ustica e di Marettimo, ma noi vedevamo solo la bella coltre di vaporose nuvole. Abbiamo poi saputo che quello strano fenomeno aveva reso difficile l’atterraggio di diversi aerei a Punta Raisi.

Dopo aver respirato la nostra dose di aria pura, abbiamo deciso di tornare ad Alcamo per prendere un caffè e trovare i “nostri capitelli”. Prima di tutto però, ci è capitato di intrufolarci nei ruderi della chiesa dell’Annunziata, “imbucandoci” in un gruppo organizzato.

Questa ex chiesa in stile Gotico-Catalano è molto particolare, è a cielo aperto

ed è costruita su una piccola cripta usata come catacomba dai monaci francescani.

Un signore che faceva da custode alla chiesa, ci ha spiegato che nella cripta, si essiccavano i monaci francescani defunti, che poi venivano appesi nei loculi ed altre cose macabre legate a quella ritualità, dopo di che, ci ha invitati a scendere le scalette per vedere più da vicino quel “luogo ameno”, dicendoci però: “tra cinque secondi chiudo”, a quel punto ho pensato che non avevo proprio tutta questa voglia di scendere… ma mi sono fatta coraggio.

Alla fine anche il custode ci ha raggiunti, ci ha mostrato un altare, un antico affresco ormai quasi del tutto deteriorato che probabilmente rappresentava il momento in cui San Francesco aveva ricevuto le stimmate da Gesù, il commento del custode è stato: “è un peccato, sta crollando, la muffa e l’umidità lo distruggeranno, ma che ci vogliamo fare, siamo in Italia e pure in Sicilia”.

Dopo abbiamo visto il punto in cui si essiccavano i monaci, con relativo commento del custode: “erano bassini di statura questi monaci”, per un attimo ho pensato con orrore al mio metro e mezzo di altezza…

Poi ho fatto le foto con nonchalance e siamo usciti all’aria aperta, finalmente!

Alla fine siamo arrivati in Piazza dai capitelli, che ci mancava poco ed era di nuovo sera e non riuscivo a fare le foto per la seconda volta…

E poi passeggiatina allietata dalla vista di belle chiese,

campanili,

scorci, balconcini etc.

E così si è conclusa la seconda “visita incompiuta” ad Alcamo, con la voglia di vedere, la prossima volta, il castello, i ruderi ma soprattutto di fare una nuotata nel bellissimo mare!

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4 thoughts on “Bosco di Bonifato, seconda gita ad Alcamo con cripta inquietante e “capitelli dell’homo sapiens”

  1. Davvero un itinerario bellissimo ed interessantissimo!!! E poi tu hai davvero la stoffa del fotoreporter, non ti fermano nemmeno gli essicamenti!!!:-)L'immagine che più mi piace è quella veduta con la nebbia: sembra magica, un sogno!Grazie per il post e a presto!

  2. Evelin, non avrete visitato il castello, ma questo è anche un buon motivo per ritornarci, ma per il resto la passeggiata è stata qualcosa di meraviglioso, perchè la vista, i panorami, gli scenari che avete incontrato sono da togliere il fiato, a cominciare da quello scatto del mare incorniciato da una coltre vaporosa di nebbia, per arrivare ai capitelli. Noi abbiamo capito che questa passeggiata la metteremo nella pagina Posti da vedere, per quando torneremo in Sicilia e se ci perderemo cercheremo di non essere troppo timidi.Bacioni da Sabrina&Luca

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