Un francesino a Palermo

Il maestro Tanino camminava nella viuzza lastricata del Capo. Era un bel giovane, insegnava in una scuola elementare vicina al vecchio Cassaro e per tornare a casa doveva percorrere la via del Celso e la piazza dove, anni prima, si incontravano i famosi giustizieri della notte, detti “Beati Paoli”, stando molto attento a non scivolare sulle lastre “lippose” per l’acqua che i pescivendoli usavano spruzzare continuamente nelle “balate” di marmo, dove esponevano la propria mercanzia.

Da qualche  giorno, proprio vicino al portone di casa sua, aveva notato un giovanotto molto raffinato ed elegante che passeggiava avanti e indietro. Ci volle poco per capire che quel ragazzo stava lì appostato sperando di vedere la bella Antonia, figlia poco più che adolescente del “putiaro” della piazzetta. […] continua

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Approdo a Marauzac

A Marausa siamo arrivati per ispirazione e… disperazione, ma come tutte le cose strane e inaspettate, anche questo approdo è stato piacevole. Dico approdo ed è il termine più giusto, perché eravamo così stanchi che sembravamo una nave in balia delle onde, barcollanti ed anche affamati.

Era già sera ed eravamo ancora per strada dopo un tour de force nella Sicilia Occidentale con una temperatura di quaranta gradi circa, il sole cocente e l’umidità al massimo livello, insomma una di quelle giornate in cui sarebbe meglio rimanere a casa, se non fosse che bisogna approfittare delle poche giornate di vacanza. […] continua

Trapani, fascino e mare

A Trapani c’ero stata tante volte ma non l’avevo mai vista. Si, perchè per capire un luogo bisogna volerlo guardare ed io a Trapani ero sempre andata per un altro motivo, protestare contro il cpt Serraino Vulpitta dove nel1999, inun tentativo di fuga, erano morti sei ragazzi.

Ogni anno, per qualche anno di seguito, nel terribile anniversario (28 Dicembre) andavo al corteo di commemorazione e di protesta.

Così di Trapani ricordavo solo la piazza dove si fermavano i pullman,

il cpt, il viale del corteo e delle sensazioni ed emozioni forti che non potrò mai dimenticare.

Dopo tanti anni sono tornata a Trapani con poca convinzione e quell’idea in mente che dice: “ma perchè, già ci sono stata, potrei andare in un posto che non conosco”, ma nello stesso tempo con la curiosità di scoprirla maggiormente, ed infatti Trapani è stata una sorpresa, una bellissima sorpresa, e considerando che ho  potuto solo farci una passeggiata di qualche ora, di certo dovrò tornarci, perchè ci sono tantissime altre cose da vedere, ma almeno ne ho assaporato lo spirito. […] continua

La melanzana: la regina dell’estate. Ricetta: cotoletta di melanzana

La melanzana, anche detta “milinciana” è la regina dell’estate palermitana. Come si potrebbe pensare al caldo, al mare, al cielo lindo senza immaginare anche quel gusto duttile, a volte amarostico a volte no, quella consistenza morbida, quel profumo  delizioso?

La melanzana si può trasformare in tanti modi, infiniti direi, e la cosa bella è che non è mai facile scegliere il più buono. Quando è lì, davanti a te, viola, scintillante, non c’è alto che lasciarsi trasportare dal desiderio del momento e come per magia farla diventare un piatto delizioso.

La melanzana a Palermo, esiste in due varietà,  “nostrana” (quella di colore viola scuro e di forma allungata) […] continua

Il vocabolario siculo-somalo

Mia nonna si è rassegnata ad avere in casa una badante, ha dovuto accettare una nuova intrusa in casa, parlo al singolare, ma in realtà dovrei usare il plurale, perchè in sei mesi ha avuto già quattro badanti, perchè o non le sono piaciute o le ha fatte scappare.

La ragazza somala che è appena arrivata non le piace di già, perchè secondo il suo parere non capisce nulla, non sa l’italiano…

Mio padre per andarle incontro sta cercando un vocabolario italo-somalo, ma io credo che stia sbagliando direzione.

Ieri le domando speranzosa: “nonnina, come ti trovi con questa nuova ragazza?” e mia nonna affranta: “male, male” ed io: “e perchè mai, sembra così gentile ed affettuosa”, “no, a niputi, u fattu è ca un capisci nenti, un sapi l’italianu,  ti fazzu un esempiu, ci rissi: “pigghiami a bagnina! ma chi fa un capisci nenti, ti rissi i pigghiarimi a bagnina!” e idda arristò fierma e un sapiva zoccu fari”.

Qualcuno saprebbe dirmi se esiste un vocabolario siculo-somalo?

 

traduzione: “no, cara nipote, il problema è che non capisce nulla, non conosce la lingua italiana, ti faccio un esempio, le ho chiesto: “potresti prendermi un bacinella? Ma come è possibile, non comprende nulla, ti ho detto potresti prendermi la bacinella?” Le è rimasta bloccata senza sapere cosa fare.

Fare la salsa, un evento dell’estate palermitana.

Questo è il primo articolo sul nuovo Agave Palermo Blog, un benvenuto ai nuovi arrivati ed  ai lettori del vecchio blog!

Fare la salsa di pomodoro a Palermo, non è semplicemente cucinare, ma una vera impresa, una ritualità, un’occasione di riunione di famiglia, e quindi anche di liti tra parenti, un’operazione titanica che si svolge una volta l’anno, perchè se una faticaccia si deve fare, meglio (per noi palermitani) non diluirla nel tempo, ma farla in una sola volta, un po’ come togliersi un dente!

Fino ad una quindicina

di anni fa, “fare la sarsa” era ancora più in uso di oggi, le madri di famiglia mettevano a lavoro tutta la loro banda di figli, nuore, generi e nipoti; sceglievano il luogo più adatto, che solitamente era un garage, un terrazzino, un balcone adibito a cucinino o ancor meglio il classico villino fuori città, e cominciavano ad organizzare tutto l’ambaradan…

Questa operazione avveniva solitamente tra luglio e agosto, quando il pomodoro era maturo al punto giusto (e per saperlo era necessario avere il proprio “parrucciano – putiaro” di fiducia, ovvero un fruttivendolo amico che consigliasse il miglior pomodoro e che evitasse di nascondere sotto i pomodori buoni, quelli “purriti” (acidi o maltrattati).

Insomma l’estate palermitana, vedeva le famiglie, dedicare un giorno l’anno al pomodoro e così durante le giornate calde e assolate, poteva capitare di camminare in giro per la città e la provincia e sentir diffondersi nell’aria quel particolare profumo che emana la salsa di pomodoro quando ribolle, tra il dolce e l’acidulo, un odore particolare che regala immagini di famiglia, di donne corpulente, di “pignatoni” (pentoloni) che bollono come fossero ripieni di lava incandescente, di sud, di casa, di antico.

Dicevo che il luogo ideale per la salsa è il villino, dove c’è spazio e ventilazione. Gli attrezzi principali sono il classico “pignatone” o “quararone”  (una grande pentola), la “cucchiara ri ligna” (cucchiaio di legno con manico lungo), “u cuppinu” (un grande mestolo), una “bagnina” (bacinella di plastica) dove lavare i pomodori,

un fornelletto grande,

il passa-pomodoro (i più specializzati hanno quello elettrico),

un tavolone, il grande colapasta,

una quantità infinita di “buttigghi” (bottiglie) di birra possibilmente Forst (che denota l’alto uso di questa bevanda nelle famiglie palermitane),

la mitica macchinetta per tappare le bottiglie (spesso l’unico compito riservato agli uomini è quello di tappare le bottiglie), un’infinita quantità di tappi a corona (chi non possedeva questi tappi usava quelli di plastica cosparsi di olio), una coperta di lana anche detta “a manta”.  continua