Gibellina vecchia e la cura omeopatica…

Devo subito dire che chi vorrà andare a visitare Gibellina vecchia, dovrà sapere che andrà a vedere un luogo non allegro, anzi direi che lascia sgomenti; un luogo dove il silenzio sembra assordante, una sorta di monumento funebre on plen air, quindi se si avesse bisogno di una “cura omeopatica” contro la tristezza, non c’è di meglio…

Ero stata a Gibellina vecchia tanti anni fa da adolescente, l’impressione fu simile, la stessa  che provai anche pochi anni fa, quando andai a vedere i ruderi di Poggioreale. Vedere la Valle del Belice è sempre strano, tutte quelle macerie che sembrano addormentate da secoli in uno stato di totale abbandono, di desolazione. […]

Siamo tornati a Gibellina in una giornata caldissima di agosto, forse una tra le più calde, dopo una bellissima gita a Mazara del Vallo. Non credevo fosse così distante dall’autostrada, ed in realtà non siamo sicuri di aver beccato le giuste strade perchè in Sicilia le indicazioni non sono mai ottimali.

Abbiamo cominciato a camminare tra curve, strade assolate, nella totale assenza di un’anima viva, il manto stradale dissestato, con fossi pericolosi, nel mezzo della campagna siciliana desolata ma fascinosa. Abbiamo incrociato le amate-odiate pale eoliche,

una serie di pannelli solari distesi nella vallata.

Quando ormai non ci credevamo quasi più, abbiamo cominciato a vedere spuntare il così detto “cretto di Burri”, il monumento artistico che “ricopre” i resti di Gibellina vecchia.

Gibellina era una cittadina distesa in una collinetta, fondata secondo le fonti storiche, ancor prima degli insediamenti greci in Sicilia,  ampliata dagli arabi, che probabilmente le diedero il nome che deriva da Gebel (montagna), e si sviluppò attorno al Castello Chiaramonte.

Nel terremoto del ’68 Gibellina fu completamente distrutta e ricostruita a18 kmdi distanza con il contributo di diversi artisti italiani. Non so dare un giudizio sulla nuova Gibellina, pur detestando per principio le new town, perchè non sono ancora andata a visitarla.

Le macerie della vecchia Gibellina invece furono compattate con l’aiuto dei buldozzer dell’esercito e cementificate con l’opera di Burri, che lascia intravedere le vie che sembrano delle ferite nella montagna,

a rappresentare le lesioni provocate dal terremoto, ma anche quelle di una terra come la Sicilia colpita da tante sofferenze, e visto ai giorni d’oggi, tutto quel cemento bianco, racconta il segno dell’indifferenza verso l’identità di un popolo colpito da una tragedia che non è mai solo naturale.

Dopo tutta quella lunga strada dissestata, vediamo le macerie ancora esistenti e quella colata di cemento, ci sono solo 4 turisti che vagano sotto il sole fortissimo.

Esco dall’auto e sento avvolgermi da un calore afoso, la sensazione è di essere dentro un forno. Osservo tutto intorno a me ed il desiderio è quello di scappare, ma dopo tanta strada non è proprio il caso di fuggire immediatamente. Così incominciamo disperatamente a vagare tra le strade segnate con regolarità nel cemento, scambiamo qualche parola con due turisti. Non so se pensare di trovarmi dentro un’opera d’arte o nel cimitero della città.

Tutto è molto triste perchè mi sembra anche totalmente abbandonato. Le sterpaglie ovunque, nel cemento, nelle strade, tra le macerie, nei gradini del teatro dove credo che ancora vengano svolte le Orestiadi.

Dopo aver fotografato un po’ tutto, ormai sudatissimi e stanchi ci “terrorizziamo” all’idea di ripercorrere la stessa strada dell’andata, quei lunghi18 chilometri che portano all’autostrada; dalla mappa risulta che si può proseguire dalla statale ed arrivare ad Alcamo. Da quella direzione fortunatamente arriva lentamente un’auto (l’unica nel giro di ore), la fermiamo e chiediamo se da lì si vada davvero ad Alcamo. Sono due turisti che dall’accento sembrano toscani, appaiono stravolti. Alternandosi l’uomo e la donna ci dicono che hanno appena attraversato una strada interrotta da una frana ed un incendio, lei dice : “vabè però siamo passati” e lui: “si, un vero inferno”. Li ringraziamo e decidiamo di riprendere la strada appena fatta, perchè come si dice qui : “megghiu u tintu canusciutu che u malu a canusciri” (meglio il cattivo già conosciuto che il cattivo da conoscere). Per fortuna però il ritorno sembra più veloce.

Insomma, malgrado tutto è stata una visita interessante, e pure fortunata, perchè arrivati a casa vado su internet, cerco tra le news e leggo che l’incendio da Alcamo è poi arrivato a Gibellina vecchia, proprio sul Cretto di Burri, povero cretto già così abbandonato e pure bruciato, come si suol dire “u cani muzzica u sfardatu” (il cane morde su ciò che è già stracciato)!

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5 thoughts on “Gibellina vecchia e la cura omeopatica…

  1. Ossignur ma che desolazione davvero.. non me ne voglia nessuno ma quella specie di opera d’arte di cemento sopra un paese distrutto non ce la posso fare… è terribile!!! m’è venuta una tale tristezza a vedere quella foto… un posto così abbandonato che copre le sofferenza di un terremoto.. mamma mia.. non so se avrei mai avuto coraggio ad andare! Ma ti ringrazio per il reportage.. baciotti

  2. @Caludia: devo dire che mi dispiace averti messo tristezza, quella “specie di opera d’arte” come tu dici, è alquanto controversa! Baci.
    @Grazia: non sai che gioia ad averti nel mio nuovo blog, e poi con queste parole così commoventi, grazie.

    • Grazie per questo commento, sono passati ormai tanti anni ed il ricordo di quel terremoto va svanendo, ma ancora in alcuni paesi della Valle del Belice ci sono persone che vivono nelle baracche… Un abbraccio

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