Imbianchini

Volevo scrivere di parmigiana di melanzane o di involtini, ma visto che in questi giorni ho avuto in casa gli imbianchini che mi hanno “ripristinato” la camera da letto, mi perdonerete se stavolta l’ispirazione è arrivata da questo.

I muratori, indoratori, carpentieri, ossia coloro che si occupano di “piccola edilizia”, in versione palermitana doc hanno delle caratteristiche comuni, anche se con il passare degli anni pure queste “certezze” vanno crollando, così ci tocca di trovare il manovale che durante le pause “messaggia” con il cellulare di ultima generazione e che fa la dieta perché ci tiene a non avere la panza, o il muratore che un po’ detesta il suo mestiere perché avendo proseguito gli studi vorrebbe far altro, ma visto che non c’è lavoro bisogna imparare il mestiere del padre. Il muratore classico palermitano doc lavora usando come “divisa ufficiale” la canottiera intima a costine, e se la sua attività si svolge all’esterno potrà sfoggiare poi al mare la sua tipica abbronzatura, bisogna però dire che adesso i più giovani che ci tengono a fare i “tochi” (piacioni) stanno a petto nudo, rischiando così di farsi venire nel futuro i reumatismi, ma almeno sfoggeranno una abbronzatura più uniforme.

Per coprire la testa non esistono elmetti o caschetti (e non parlo di quelli in voga tra i black block), ma al massimo il sempre di moda cappello di carta di giornale (adesso però sostituito dal cappellino del Jovanotti dei vecchi tempi).

Una passione di chi lavora nell’edilizia è solitamente il bel canto, c’è tutto un repertorio di musica leggera, e nei casi più interessanti anche di lirica, sfoggiato con orgoglio.

Ricordo un periodo (lungo circa due mesi), quando abitavo a Palermo, in cui ristrutturavano un terrazzino su cui affacciava la finestra della mia cucina, c’era un gruppetto di operai: uno cantava a squarciagola, uno raccontava le sue avventure amorose (sempre le stesse che ormai pure io sapevo a memoria e ogni tanto pensavo di intervenire e dire la mia, tipo talk show alla De Filippi) ma il più originale mi sembrò uno che aveva un vecchio stereo portatile (alla faccia degli ipod di nuova generazione) e metteva la musica a tutto volume ( dalle sette del mattino). Tra di loro si urlavano in vero stile palermitano doc, pur lavorando vicinissimi.

L’alimento più classico è il panino e mortadella con la birra, solo i più fortunati si portano la pasta al forno da casa, i più moderni vanno al self service.

A Palermo è molto interessante la terminologia legata ai differenti mestieri dell’edilizia, non si smetterebbe mai d’imparare. Per ora che mi stanno pitturando una camera, sto conoscendo alcune nuove parole. Per cominciare,  colui che tinteggia le pareti viene detto “annuraturi” (da indoratore) o pitturi.

Ho capito che si usa la “sosiva” che serve a preparare le pareti che poi va “sfracassata” (frattazzata, ovvero lisciata con una specie di spugna) e poi si “passa u culuri cu rullu” (applica la tintura col pennello a rullo). Ma la cosa più divertente fu la prima volta che sentii dire da una mia vicina, il cui marito è per l’appunto un imbianchino, una frase che mi rimase impressa: “mio marito si fa ‘i cavigghi’ (le caviglie)”. Ero ragazzina e non capivo in cosa consistesse questo “farsi le caviglie”, non mi sembrava si trattasse di chirurgia estetica e nemmeno di fisioterapia, ma insomma, che cosa era? Scoprii poi che con “farisi i cavigghi” si intendeva arrotondare il proprio stipendio da impiegato, svolgendo un “vero mestiere” nelle ore libere o nei giorni festivi. Da allora ho capito che parte dell’economia palermitana più o meno sommersa funziona tutta a suon di caviglie!

Quasi tutte le persone odiano avere i muratori in casa, ovviamente non quando sono “in borghese”, ma quando svolgono la loro attività e la casa si riempie di terra, “quacina” e “pruvulazzu” (cemento e polvere), e poi tutti sanno che spesso gli operai entrano in casa e non escono più, un’ ulteriore informazione che tutti conoscono si riassume in questo detto: “cu paga prima mancia pisci fitusu” (chi paga prima della fine del lavoro mangerà pesce avariato), da cui si deduce che bisogna pagare solo a lavori terminati.

C’è una sola persona che conosco a cui piace avere i muratori in casa, con annesse macerie e caos: è mia nonna, ma lei è un caso a parte, perché gradisce le cose che tutti detestano, tipo operai in casa (perché ama le continue modifiche in casa propria), visite mediche ed ospedali (ovviamente per piccoli interventi non gravi, che però danno la possibilità di ricevere le visite dei parenti e di sfoggiare pigiami, pantofole, vestaglie ed addirittura lenzuola nuove e soprattutto ben ricamate).

Io, in questi giorni mi sono ricoperta di “pruvulazzo”, la mia casa è tutta in disordine (che poi pure in tempi normali è poco ordinata), il gatto disorientato e terrorizzato, la puzza di vernice diffusa, però ringrazio questi “annuraturi” che non cantavano musica neomelodica, che hanno mantenuto tutto pulito all’inverosimile, i cui pennelli miracolosamente non sgocciolavano a terra, che non si urlavano tra loro, con i quali abbiamo fatto dei pranzi “luculliani” in terrazza ed anche qualche risata in compagnia, che hanno trasformato una stanza tutta ammuffita in un bell’ambiente.  Il conto è stato saldato alla fine, quindi “non abbiamo mangiato pisci fitusu”, ma visto quanto è stato salato … alla fine “u pisci” ci è rimasto ugualmente sullo stomaco, ma come si dice qui “tuttu e buonu e binirittu”, e sta volta chi vuole intendere intenda!

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6 thoughts on “Imbianchini

  1. Evelin…
    Vedi, è proprio questo quello che mi manca della Sicilia e della mia Palermo… La Palermitudine e le loro sfaccettature!
    Qui in Lombardia è tutto troppo diverso…
    Che nostalgia!!!

  2. Pingback: > Imbianchini (sul nuovo blog) | Giornale Blog

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