Ragù quaresimale ovvero “ragù chi patati”

Grazie alla raccolta di MelaZenzero, dedicata alla “Cucina di magro” tipica del periodo della Quaresima, ho scoperto una storia familiare ed una ricetta che non conoscevo.

E’ stato difficile trovare questo episodio nascosto nel cassetto dei ricordi di mia madre, anche perché di primo acchito, nel mio immaginario, il binomio palermitani/digiuno non sussiste ed ancor di più se i palermitani  in questione sono miei familiari, quindi avevo quasi del tutto escluso la possibilità di trovare una ricetta tipica, “leggera” e strettamente legata al periodo quaresimale.

Riflettendo però ho ricordato che nel mio ambito familiare, pur non essendo eseguito il digiuno purificatore della Quaresima, ma nemmeno  un regime alimentare più dietetico (bisogna considerare che tradizionalmente per i palermitani l’apice del sacrificio e della privazione si raggiunge il giorno di Santa Lucia,  in cui non si può assolutamente mangiare pane o pasta, ma ci si strafoga di arancine, gattò, cuccìa con crema di ricotta e panelle), si segue però la tradizione di mangiare il pesce, cosa che avviene anche tutti i Venerdì dell’anno.

In effetti ho ricordato che non c’è un venerdì in cui, per esempio i miei nonni, non si cibino di pesce, che poi si tratti di pesce fritto con cipollata, sarde a beccafico, capone  (fritto) “apparecchiato”, baccalà a sfincione, sarde al linguate e fritte etc non importa, l’importante è evitare la carne, se poi si fa senza privarsi del piacere del buon gusto questo non conta, ma che vogliamo, panormitani siamo…

Così parlando, parlando, mia madre ha rammentato che anche i suoi nonni durante i giorni di quaresima mangiavano pesce, soprattutto il baccalà in ogni sua declinazione (in pastella, a sfincione, impanato, “chi passuli” etc), ma non è di questo che voglio scrivere, mi ha colpito maggiormente la “genialità” espressa da alcuni suoi parenti nell’episodio in questione.

Era un giorno di quaresima, non so dire precisamente quale, ma la nonna di mia madre stava friggendo dei tocchetti di baccalà per tutta la famiglia, quando dei parenti si presentarono per una visita non programmata.  Si accomodarono e visto che era pronta la cena, la mia bisnonna, come buona creanza,  invitò i parenti ad unirsi alla tavola dicendo: “a favorire”. I parenti che si erano presentati ad ora di cena non per “scroccare” l’invito (bisogna pensare che erano anni di grande povertà e queste cose potevano avvenire), ma soltanto perché nella loro famiglia si usava mangiare molto presto, rifiutarono gentilmente dicendo che avevano già mangiato, la zia ci tenne con orgoglio a precisare: “no grazie, abbiamo mangiato Ragù”.

La nonna di mia madre, donna curiosa e un po’ polemica, forse stizzita perché le era stato rifiutato un cibo semplice (il baccalà) ostentando un piatto molto ricco (il ragù), non si fece mancare l’occasione per chiedere spiegazioni : “ma come, il ragù di carne si mangia nei giorni di festa, adesso è Quaresima”. L’anziana zia rispose : “vero è, ma nel mio ragù la carni non c’è, è fuiuta (fuggita)”.  La mia bisnonna domandò allora come lo facesse e la parente rispose: “e che cci vuoli, ‘ntu  sucu ci metto i patati, u mio è ragù chi patati (semplice, nel sugo ci metto le patate, il mio è ragù di patate)”.

Rimase così nella memoria di mia madre bambina il “ Ragù quaresimale”, un piatto semplice e povero, senza carne (e nemmeno pesce), tutto vegetale, le patate vanno infatti a sostituire i tocchi di carne, di salsiccia  o di cotenna di maiale tipici del ragù alla siciliana, che non è il classico ragù con carne tritata, ma semplicemente carne a pezzi cotta nella salsa di pomodoro.

L’effetto finale di questo ragù dove la carne è fuggita verso altri lidi, è molto gustoso, le patate assumono un buon sapore ed  è anche nutriente; non so se purifichi lo spirito o se  innalzi gli animi, ma di certo celebra l’immaginazione, che ai siciliani non manca mai.

Ricetta: “Ragù di patate”

Ingredienti:

una latta di pomodoro pelato di 800ml, (oppure una bottiglia di salsa, ancor meglio se fatta in casa), 3-4 patate, mezza cipolla, un pezzo di carota, del sedano, olio evo, noce moscata, sale, un pizzico di zucchero.

Preparazione:

fare il soffritto con cipolla, carota e sedano tritati e olio evo. Versare la salsa (nel mio caso ho frullato tutto il contenuto di una latta di pelato) e aggiungere un pizzico di zucchero, sale e noce moscata grattugiata . Far cuocere la salsa per quindici minuti, aggiungere le patate precedentemente sbucciate, lavate e tagliate a grossi tocchi (una patata in 4 pezzi, dipende ovviamente dalle dimensioni). Far cuocere per altri quindici minuti, il tempo che le patate siano cotte al punto giusto (si può verificare pungendo con una forchetta, se sprofonda del tutto le patate saranno pronte). Impiattare e mangiare con tanto pane da inzuppare nella salsa (che se risulta abbondante si potrà anche usare per condire la pasta del giorno dopo).

Buon appetito

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3 thoughts on “Ragù quaresimale ovvero “ragù chi patati”

  1. Oh, Evelin!
    Quant’è bello ascoltare le tue avventure familiari!
    Si, scrivo ascoltare, perchè anche se sto leggendo, è come se le sentissi dire di persona, perchè sono anche i racconti della mia gioventù e della mia famiglia!
    Questa ricetta mi ricorda tantissimo “I patati cu sucu” che preparava la buonanima di mia zia Giovanna, che si stizziva sempre del perchè non mangiassi mai nulla a casa sua… (Da piccolo ero un pò discolo per mangiare, eh si!)
    Bei racconti, non smettere mai di scriverli perchè come me, c’è tantissima gente che non vive più a Palermo e in Sicilia ma cerca sempre un attimo per ridere del proprio passato leggendo queste fantastiche avventure!
    Ciao e a presto!

  2. buaaaaah scusa non funzionava più il blogroll che uso per i miei contatti e siccome eri rimasta effettivamente ferma per un po’ pensavo fosse normale…. in più son rimasta anch’io un po’ indietro e… va beh, ora recupero e mi leggo un po’ di cose… che belli i tuoi racconti, fan venir voglia di partire e venir giù a respirare certe atmosfere…!

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