La mia cassata al forno

A Palermo si sa, al cibo ci teniamo davvero tanto, e crisi o non crisi, se c’è una festa si fa il possibile per onorarla in ogni suo particolare soprattutto gastronomico.

A Pasqua quindi non può assolutamente mancare il capretto, ma soprattutto ciò a cui nessun palermitano rinuncerebbe mai è la Cassata.

Nessuna colomba, se pur farcita e decorata, potrà mai sostituire  il nostro dolce universale, semmai potrà essere una aggiunta, ma non un’alternativa.

La Cassata è la nostra regina, tutta bella decorata e condita con un vero nettare degli dei, è la metafora di Palermo, anche se Palermo la sua opulenza la sta perdendo piano piano a causa della mala amministrazione (e non solo); ma la sua natura, la sua arte, i suoi monumenti che sono lo specchio di una storia di conquiste e di convivenze, di primavere e di decadenze, di compromessi e di misteri, di gioie e di dolori, di piaceri e di ferite,  sono tutte lì,  sempre presenti in una ricchezza triste, in una bellezza che ti coinvolge e ti sconvolge, ma che può anche essere eccessiva, sdegnosa, come la Cassata, per l’appunto.

Ma queste cose le ho già dette pure in un altro post, così mi fermo qui, tutto solo per dire che la Cassata è un dolce davvero speciale, e per esempio i miei nonni che sono il mio parametro principale di palermitanesimo doc, il giorno di Pasqua,dopo aver mangiato cannelloni, capretto, patate etc, hanno pure ingurgitato mezza cassata del peso di un chilo e 200 gr in un solo giorno, una bella quantità considerando pure che hanno 86 anni lei e 89 lui, come si dice qui “tuttu bonu e binirittu”!

A questo punto, io Palermitana aliena doc ormai emigrata a Terrasini, volevo cimentarmi nella preparazione di una cassata tutta “home made”, ma conoscendo la mia assoluta incapacità nella preparazione di dolci, ho preferito fare un compromesso con me stessa, ho così preparato la cassata al forno, sicuramente più semplice da realizzare e se devo essere sincera (mi perdonino i palermitani doc) anche meno sdegnosa, più concreta, semplice, rustica, come piace a me!

C’è un problema però, a me risulta davvero complicato seguire una ricetta scientificamente e alla perfezione perché la mia cucina è tutt’altro che precisina, e ogni volta che mi cimento in un dolce trovo sempre dei difetti e delle stranezze, per non parlare dell’estetica che lascia sempre a desiderare malgrado tutto il mio impegno.

Così tra momenti di crisi assoluta in cui la pasta frolla risultava molle e appiccicosa, momenti di ira mentre la crema di ricotta traboccava da ogni lato, alla fine ho portato l’opera a compimento ed il risultato non è stato negativo (esteriorità a parte), ma questo soprattutto grazie al gusto delizioso della ricotta che era di pecora, fresca e gustosa, acquistata con estremo ritardo in un negozio storico di Terrasini dal nome davvero particolare: “Cafiso”, che è in realtà non è un nome, ma  un’”inciuria”, ovvero un soprannome; il cafiso  è infatti un’ unità di misura dell’olio (dalle origini arabe ), il nomignolo di sicuro sarà stato attribuito al negoziante in relazione al commercio di olio.

E dopo tutto questo, solo un’altra precisazione prima della ricetta, c’è stato un dibattito in famiglia tra due versioni differenti: mia madre affermava che per la quantità di pasta frolla data, bastasse mezzo chilo di ricotta, mia sorella considerava che fosse più giusta una quantità di 750 gr.

Avendo io scelto la via dell’opulenza suggeritami da mia sorella (“Melius abundare quam deficere”, meglio abbondare che scarseggiare è il mio motto gastronomico da sempre) ho però riscontrato la fuoriuscita di ricotta da ogni parte. Ritengo così giusta una  via di mezzo, nello specifico  600 gr di ricotta, però si può sempre condire una maggiore quantità, inserire il giusto nella cassata e mangiare poi la rimanenza a cucchiaiate!

 

Ricetta: La Cassata al forno

Ingredienti: per la pasta frolla 300gr di farina, 100gr di burro, 200 di zucchero, due uova, una bustina di lievito, e se risultasse troppo dura, aggiungere una tazzina di liquore o di latte (nel mio caso era fin troppo morbida senza aggiungere nulla).

Per la crema 600 gr di ricotta di pecora, 216 gr di zucchero (scusate la cifra anomala, ma ho dovuto rispolverare le mie reminescenze matematiche per fare una proporzione visto che  la ricetta originale richiedeva 180gr di zucchero per 500gr di ricotta), una tavoletta di cioccolato fondente tagliato a pezzetti (non troppo piccoli), un piccolo pezzetto di cannella (giusto per dare un aroma, ma non diventare preponderante)

Preparazione:

Preparare la pasta frolla impastando in una ciotola tutti gli ingredienti (il burro preferibilmente ammorbidito anche con il microonde), coprire con la pellicola e tenere in frigo per almeno mezz’ora. Preparare la ricotta (se dovesse essere troppo morbida farla scolare in precedenza in un cola pasta) unendo lo zucchero, la pochissima cannella e frullando con un frullatore ad immersione (c’è chi preferisce mettere invece lo zucchero a velo e mescolare con le fruste, ma il mio risultato e stato ottimo), aggiungere solo alla fine i pezzetti di cioccolato e mescolare.

Imburrare e spolverare con la farina una teglia dal diametro di circa 26 cm e dai bordi alti. Foderare la teglia ed i bordi con poco più della meta della pasta, riempire con la crema, coprire il tutto con un disco di frolla dallo spessore di circa mezzo cm (realizzato con la rimanente pasta), sigillare i bordi (e qui non vi dico i pasticci), porre in forno preriscaldato a 200 gradi per mezz’ora circa. Quando è fredda, spolverare con zucchero a velo e se si è bravi fare le decorazioni che più si preferiscono!

Buon appetito.

Approfitto del post per salutare il nostro dolce gatto Niki che da poco non c’è più, ma è sempre con noi, il più dolce gattino che sia mai esitito!

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8 thoughts on “La mia cassata al forno

  1. Wowww ma che bella tradizione.. Insomma da voi si mangia il capretto?? da noi l’abbacchio.. ed ottima questa cassata.. motlo ricca e golosa.. Una carezzina a Niki che starà nel paradiso degli animali… magari starà facendosi rincorrere dai miei due amici cagnolosi Lassie e Fulmine.. andati là tantissimi anni fa!!! bacioni cara buon sabato

  2. Carissima
    Grazie per esserti ricordata di me..
    Anche io spesso trascuro, mio malgrado, i blog delle amiche più care!!
    Bella la tua Palermo,,nessuna cattiva amministrazione la potrà danneggiare troppo, almeno lo spero e altrettanto buona e bella la tua cassata..
    Per la capacità di ingerire cibo da parte di anziani ne so io qualcosa e l’ho sperimentato in più occasioni. I giovani erano stremati ma i cari vecchietti tenevano duro riuscendo ad andare a fine pranzo con dosi abbondanti di ogni portata.
    Un bacione e buona domenica!

  3. che meraviglia la tua cassata al forno, mi sembra un’ottima riuscita! Mi unisco al saluto al piccolino che non c’è più, so quanto ouò essere immensa e triste la scomparsa di un piccolo micio peloso

  4. Pingback: > La mia cassata al forno | Giornale Blog

  5. Non mangio il capretto da un sacco di tempo e ne ho un ricordo..mmmmmmm…. quanto alla cassata, io ho fatto qualche volta quella “fredda” col marzapane, i canditini ecc… ma quella al forno mai, e adesso che ho questa ricetta supertradizionale mi ci devo mettere…
    Leggere dei tuoi nonni e di quanto han mangiato mi ha messo una tenerezza, ma una tenerezza…. mi pare di vederli, vicini, con l’aria godutina di chi si vuole bene e si gode i piaceri della vita che gli son rimasti!

  6. Ciao Evelin!!! Quando ho letto cassata mi è quasi uscita la bava (scusate) dalla bocca! Mi ricordo che mia mamma, che adora la Sicilia, essendoci una volta stata in gita con la sua scolaresca, ce ne portò una fresca fresca come souvenir! Fantastica! niente a che vedere con le cassatine che si fanno nelle pasticcerie del resto d’Italia! Comunque quando (chissà!) verrò in Sicilia non me la perderò per niente al mondo!
    P.s.: anch’io a Pasqua ho provato per la prima volta un dolce tipico pugliese, ma mi sono astenuta dal postarlo sul blog… la glassa è stata un disastro! ;D

  7. Sublime la tua cassata, la ricotta di pecora e tutti gli ingredienti freschissimi e di ottima qualità ne fanno un dolce bellissimo e genuino da presentare con orgoglio su tutte le tavole, anche nei banchetti più sofisticati!

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