I Biscotti Siciliani all’Anice e vari ricordi.

Prima di quest post, in un giorno da celebrare  come oggi, e in giornate molto tristi come quelle che in Italia stiamo vivendo, un ricordo alle vittime della strage di Capaci, dello sconvolgente attentato di Brindisi e del terremoto in Emilia.

Sperando che le idee di giustizia, libertà e onestà possano appartenere a tutto un popolo e non solo a pochi eroi che si sono sacrificati  per questo. Un saluto a uno di questi eroi, Giovanni Falcone e a chi gli stava vicino e lo proteggeva.

Continuando ad esplorare il sostanzioso mondo dei biscotti palermitani …

C’è un biscotto che tanti anni fa si trovava in  tutti i  forni della città e che ora non si vede quasi più, chissà perché.

Era un biscotto un po’ morbido che non ricordo nemmeno bene, non sono più sicura  di  rammentare la sua consistenza e nemmeno il gusto,  perché è trascorso tanto tempo e perché le cose ed in particolare i cibi dell’infanzia a volte assumono un ricordo e di conseguenza un sapore idealizzato, che mai più tornerà e mai più si potrà ritrovare…

Come il latte condensato, che mangiavo con il cucchiaino da dentro una latta e non ho mai più assaggiato, così dolce, fluente e meraviglioso che non credo esista, se non nella mia fantasia; come il budino al latte di mia madre che poi non ha più fatto e che non voglio nemmeno provare a prepararlo io, per non deludere il ricordo di un sapore mai dimenticato; come la bresaola che, prima di quei mesi di dieta forzata che dovetti seguire all’età di sette anni per una allergia che comunque rimase un mistero, non sapevo nemmeno cosa fosse e che per me fu come un premio dal gusto inenarrabile, arrivato all’improvviso, dopo aver mangiato per un mese soltanto patate e carote, da allora non l’ho più voluta mangiare perché so che quel sapore salato e dolciastro, legato a quella gioia di avere finalmente un panino da portare a scuola come gli altri bambini e a quella sostanza che mi dava la forza per crescere, non potrò più ritrovarlo.

E poi c’è il panino di Mac Donald, quello che detesto infinitamente, che però, lo gustai per la prima volta in Austria a quattordici anni, ed a quella età, sarà che ero in vacanza, sarà che era  il mio primo vero viaggio, sarà quel che sarà, ma a me sembrò la cosa più gustosa e deliziosa che avessi mai assaggiato. Quando anni dopo, un po’ andando contro i miei principi, entrai furtivamente nel primo Mac Donald che costruirono a Palermo, e presi quell’identico cheeseburger, ebbi un’enorme delusione, nulla c’era di quel che ricordavo, nulla di quella vacanza, nulla di quella voglia di scoprire il mondo e l’ignoto, se non uno striminzito hamburger molliccio e un detestabile sapore di cetriolo.

E così è anche quel biscotto all’anice di cui non ricordo molto, se non il suo profumo, un profumo meraviglioso.

In casa mia solo io e mio padre amavamo questi biscotti e così se lui li comprava io ero l’unica a dargli la soddisfazione di un ulteriore apprezzamento.

Poi quei biscotti scomparvero del tutto e così adesso non li ricordo quasi più. L’unica cosa che non si può dimenticare è però quel profumo di anice così unico e speciale.

Io amo l’anice da sempre, amo l’anice che c’è sempre stato nelle nostre tavole palermitane, quello che serve ad aromatizzare l’acqua, il famoso Anice Unico della Tutone , quello che non mancava (e non manca) mai in casa mia, quello che era impossibile non trovare nella tavola dei miei nonni, travasato in una piccola bottiglietta di vetro col tappino minuscolo di alluminio, sostenuta da una tavoletta con un buco centrale (in cui mettere la bottiglina) fatta apposta per l’uso.

Quell’anice lo adoravo, il suo profumo misterioso ed indescrivibile, quel sapore davvero unico, ma quando ero bambina non sapevo fosse alcolico; per me non era come il vino o altre bevande che ovviamente mi erano proibite, si metteva a gocce nell’acqua con quello strano marchingegno che ne faceva uscire solo un piccolo spruzzo alla volta e quindi mi sembrava una cosa innocua, così qualche volta mi capitava di andare (senza che i miei genitori se ne accorgessero) nello stipetto dove veniva conservata quella bottiglia e ne spruzzavo direttamente delle gocce in bocca, oppure lo spruzzavo in un bicchiere e lo bevevo così com’era, senza acqua… insomma gli effetti di quell’inconsapevole uso di alcool li potete leggere su questo blog… ovvero il mio amore sconfinato e contrastante per Palermo! Scherzi a parte, fortuna che queste furtive bevute di anice furono poche e ridotte (a qualche piccolo spruzzo) e senza alcuna conseguenza, ma in ogni caso, tenere lontano dalla portata dei bambini!

In tutto ciò però mi è rimasto l’amore per l’anice, ed il desiderio di quei biscotti che non rammento più tanto bene.

Quando giorni fa cercavo la ricetta delle Reginelle ho trovato anche questa dei Biscotti all’Anice. Li ho cucinati, sono abbastanza simili al mio ricordo, ma c’è qualcosa che non mi convince ancora, o forse è solo ciò di cui parlavo prima, e quindi un ricordo più mentale e sentimentale che reale.

In tutti i casi  continuerò a cercare e sperimentare, intanto però ho gustato dei biscotti molto buoni e freschi che  con quella nota di anice lasciano un sapore davvero inebriante. Sono dei biscotti morbidi e poco biscottati, sembra quasi un pan di spagna a pezzi con l’esterno leggermente croccante e l’interno spugnoso, sono di forma grossolana, di colore giallo, di sapore unico, come l’anice che ho usato! Facilissimi e veloci da realizzare.

E così ancora una volta ce li siamo gustati, soprattutto io e mio padre!

Ricetta: I Biscotti Siciliani all’ Anice

tratta dal blog http://diavoloperfornello.blogspot.it/2007/01/biscotti-allanice.html

Ingredienti:

200gr.Di farina 00, 4 uova, mezza bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di semi di anice, 1 cucchiaio di liquore all’anice (io ho usato Anice Unico della Tutone), 200 gr. di zucchero.

Procedimento:
Battere le uova (torli più albume) a lungo, con lo zucchero e il liquore all’anice.
Incorporare poco alla volta la farina unita al lievito e mescolare bene il composto. Aggiungere i semi di anice.  Versare in una teglia rivestita con  carta forno leggermente unta.


Infornare in forno a 190 gradi per 15-20 minuti. Togliere dalla teglia e far
raffreddare.


Tagliare a fette (larghe e lunghe circa due dita), rimettere in forno e portare a termine la cottura a 150 gradi per 10 minuti finchè non risultano dorati e biscottati solo all’esterno.

Ho avuto dei problemi con la cottura, ma solo perché il mio forno è un po’ strano, erano troppo morbidi, e poi ho avuto l’impressione che sapessero troppo di uova, però devo dire che complessivamente è un’ottima  ricetta molto  simile all’originale, i difetti più che altro dipendono da me.

Buon appetito!

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6 thoughts on “I Biscotti Siciliani all’Anice e vari ricordi.

  1. Ullallà quanti ricordi!!!! e qeusti biscottini?? piacerebbero tantissimo a mia mamma che ama l’anice.. e ci si corregge il caffè.. Io sinceramente non lo amo tantissimo.. ma ricordo di un ciambellone che non mi dispiaceva! Quindi li proverei volentieri.. baci un abbraccio

  2. Evelyn, sei sempre fonte di informazione preziosa per la nostra Palermo! Cercavo questa ricetta da tantissimo tempo e finalmente grazie a te l’ho trovata! Come di recente ho trovato qui a milano l’anice tutone,la bottiglietta piccola…12 euro!!! La conservo come una reliquia! Io ricordo la forma, tipo quella dei quaresimali, ma più fragranti, quasi una via di mezzo dei savoiardi. A Palermo li compravo dietro casa, al vecchio panificio Puccio di via sammartino. Mia mamma me li prendeva sempre, insieme a quelli col cimino, e soprattutto insieme a quelli con lo zucchero a velo su, gli arabi, o qualcosa di simile. Erano secondo me biscotti di arte povera, fatti con pochi ingredienti ma talmente buoni che solo il ricordo del gusto ci resta, perché ad oggi faccio davvero fatica a ritrovarli. I panettieri moderni non sanno più riproporre quei gusti e quei sapori… Sono stato un paio di giorni a Palermo un mese fa,ed ho preso le reginelle da portare alla suocera. Che delusione! Dovrò armarmi di buona volontà, di una buona dose di Giuggiulena e provare io a farli! Non prima di aver provato a far questi qua! Ciao e a presto!

  3. Bello il tuo blog, complimenti. Volevo dirti che i biscotti all’anice li trovi al panificio in via Dante altezza via civiletti e anche nella scorrimento veloce per pioppo , appena dopo lo svincolo per Monreale.

  4. @Claudia: in effetti tanti ricordi, sarà che comincio a invecchiare!!! Provali e fammi sapere!
    @Alberto: forse quelli con lo zucchero a velo si chiamano algerini, comunque buoni tutti questi biscotti poveri ma dal sapore antico! Riguardo alla forma, hai ragione, erano tipo i quaresimali, pure mia madre quando ha visto i miei me l’ha detto! L’anice qui costerà intorno alle 7, 8 €, ma dura tantissimo (anche perchè non faccio più quelle incursioni di nascosto per berlo senza acqua!).
    @Fina: grazie, e pensare che fino a due anni fa abitavo vicinissimo a via Dante, andrò subito a cercarli, sarà tanto felice mio padre!

  5. parlando di ricordi, molti …..anni fa diciamo negli anni 60…..quando si usava fare visite a parenti o amici….e si bussava con i piedi (come si suol dire) perchè le mani erano impegnate a tenere vassoi di pasticcini e di ogni ben di Dio….non c’era vassoio di pasticceria secca che non contenesse biscotti all’anice, anzi questa scelta era ritenuta di gran stile e molto ben apprezzata, anche a me dispiace che questa nobile pasticceria sia stata un po messa da parte…

    ..volevo informarti che ti ho aggiunto nei miei blog amici, mi farebbe piacere se vorresti aggiungermi anche tu….ciao Evelyn

  6. non ci posso credere, proprio poche ore fa guardavo dei semi di anice e un liquore all’anice lì in dispensa, e mi riproponevo di cercare la ricetta degli anicini… arrivo qui e….tadaaaaaaaaa!!^^
    è un segno!! devo solo trovare il coraggio di accendere il forno!

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