Mazara del Vallo, luogo di scambi e di incontri.

Chissà perché proprio oggi ho avuto, a quasi un anno di distanza, l’ispirazione per scrivere un post sulla bella città di Mazara del Vallo (che noi siciliani chiamiamo Mazzara); in realtà una ragione c’è: il caldo, e non perché mi trovi di mattina con le serrande abbassate per non far entrare i raggi infuocati del sole, ma perché questa torrida temperatura mi rammenta in parte quella che l’anno scorso ci “allietò” , durante la nostra gita a Mazara, proprio il giorno prima di Ferragosto, giornata caldissima, afosa e ricca di incendi…

Arrivammo a Mazara in uno di quegli strani orari in cui solo noi, ostili alle vacanze intelligenti, sappiamo giungere: le tredici e trenta circa di una giornata già terribilmente calda,  con tutto desolato, strade semivuote (le persone normali sono già a pranzo ed i temerari ancora in spiaggia), ed il così detto “pico del sole”.

Si barcolla con quaranta gradi all’ombra e di ombra a Mazara non ne trovammo “nemmeno l’ombra”.

Tutto era ormai chiuso, le Chiese, i musei, e andare al mare sarebbe stato pazzesco, ma quasi quasi arrivando nel lungomare della città veniva la voglia di tuffarsi anche perché la spiaggia era stranamente deserta, ma quando stavamo per credere quasi di avere le allucinazioni, due anziani signori ci rassicurano spiegandoci che non eravamo noi strani (a parte il fatto di essere in visita di una città all’una e mezza di quasi ferragosto) ma la spiaggia era vuota perché stavano riparando le fogne e quindi c’era il divieto (questo comunque è successo l’anno scorso, quindi mi auguro che adesso siano già state aggiustate sempre che non si trattasse di un lavoro in stile Salerno Reggio Calabria).

Dopo aver rinunciato alla spiaggia con fogna guasta, cominciammo a girare  lungo il porto realizzato nella foce del fiume Mazaro,

è un luogo  molto bello, tra navi, barche, semirelitti,

il vecchio e il nuovo, il senso dell’antico, del trovarsi ancora in una città araba.

Mazara è una città che vive di pesca e questo è ancora visibile, è una città che ci è apparsa contraddittoria, ricca e povera allo stesso tempo, ricca di storia , arte, cultura,

pesca, ricca di vicoli e vicoletti,  ricca di Chiese,

ricca di panchine

e vasi decorati in stile arabo;

però è povera, la povertà si respira nella tipica arida canicola siciliana, si vede nelle zone più periferiche al di là dei luoghi turistici, si vede negli sguardi di alcuni suoi abitanti.

Mazara è una città multietnica, nella sua storia antica ed in quella più recente. Luogo interreligioso, luogo di conquiste, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo: a partire dai Fenici (che la battezzarono “Mazar” la rocca), continuando con i romani, i così detti Barbari, i Bizantini, fino ad arrivare ai Saraceni che le diedero una seconda giovinezza facendola rifiorire, e poi i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi e poi i moti indipendentisti,  fino ad arrivare a divenire  italiani;

per poi diventare luogo di emigrazione verso altri lidi, soprattutto oltreoceano, e poco dopo rappresentare uno dei principali  approdi della prima generazione di immigrati in Italia provenienti soprattutto dal Nord Africa.

Tutta questa storia antica e recente è scolpita nei volti dei Mazaresi oriundi o meno, è palpabile nelle strade e nelle mura della città.

Il centro storico è chiamato Casbah, ed è un vero è proprio groviglio di vicoli a misura d’uomo (nel senso che un’automobile non ci passa),

noi li abbiamo percorsi sotto il sole delle due del pomeriggio, ed infatti mi ha molto colpito il “vicolo dell’acqua” sarà per il grande desiderio che ne avevo.

E’ un vero itinerario aggrovigliato che sembra un ritorno al passato o un approdo verso la costa nordafricana che dista solo 200km di mare da Mazara, vicoli così vicini che immagino la privacy sia un tabù,ecco perché forse c’è un vicolo chiamato “origliano”,sarà ma mi sa che non c’è molto bisogno di origliare per carpire le parole dei propri dirimpettai.

Tra una viuzza e l’altra si incontrano Chiese,

tante Chiese simbolo della cristianità. A Mazara aleggia anche lo “spirito” del giovinetto Vito (lo stesso di San Vito lo capo) che qui ebbe i natali,

anche se ancora fanciullo fuggì via  e secondo la leggenda fu poi martirizzato per la sua adesione al cristianesimo.

Quando eravamo del tutto distrutti dal caldo, affascinati però dalla visione del fiume Mazaro che attraversa la cittadina (oltre a darle il nome), siamo arrivati alla “scala che porta al paradiso” ,

ovvero la scala del Serraglio dove si sedevano i poveri e anziani  ex marinai a cui i pescatori più fortunati lasciavano delle cassette di pesce perché si rifocillassero… che fascino questa città, luogo di accoglienza e solidarietà.

Mazara è una vera città di mare, di Sicilia, di Africa. L’odore del mare, il colore del porto, i sapori della casbah riportano alla memoria i fasti e lo splendore di quello che fu un ricco emporio del mediterraneo, luogo di scambi e di incontri, luogo di sorrisi e calore.

Località calda ma ventilata, ricca di fascino e di mitologia, come il suo satiro danzante che si trova esposto in un Museo  della città (ma noi non siamo arrivati in tempo per vederlo) e che continua ad infondere i suoi misteri.

Ci siamo infine ristorati vicino alla piazza principale dove c’è una villa,

proprio di fronte al lungo mare a cui si accede dalla porta di un antico castello Normanno.

Sulle adombrate panchine  ci siamo rinfrescati aiutati anche da un gelato, sognando però il couscous mazarese che rappresenta comunque l’incontro tra due sponde di mondo divise o unite dal mare…

E poi pronti a partire verso ulteriori visioni marine in direzione di Granitola Torretta

e poi Gibellina e poi ancora Sicilia, sempre Sicilia…

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7 thoughts on “Mazara del Vallo, luogo di scambi e di incontri.

  1. Pingback: > Mazara del Vallo. luogo di scambi e di incontri | Giornale Blog

  2. ciao, bellissimo post! Ricordo che tantissimi anni fa andai in quelle zone a mangiare cozze in una sorta di mega trattoria che si affaccia sul mare, peccato che non ricordi come si chiama 😦 la granita di cui parlo è tipica di Milena provincia di CL quindi la zona è quella ;-)) grazie per essere passata 😀

  3. Ciao Evelin,
    bellissimo il post e le foto di Mazara, volevo suggerirti la prossima volta la spiaggia di “Tonnarella” , è una spiaggia di sabbia a Mazara molto più frequentata e molto bella, con l’acqua limpida e ovviamente ghiacciata che rinfresca nelle calde giornate estive, in verità è talmente fredda a volte che non senti più le gambe… E poi vorreì suggerirti di aggiungere qualcosa su quell’uomo che intorno agli anni ’50 credo si aggirava per la città ( me lo racconta a volte mio padre che viveva li in quel periodo) veniva chiamato “Homu cani”, non in senso dispregiativo ma solo perchè viveva facendosi elemosinare il cibo che non si faceva dare in mano ma voleva che la gente lo buttasse per terra e solo dopo lui lo raccoglieva, era conosciuto in tutto il paese e voluto bene tanto che al suo funerale parteciparono tutti gli abitanti di Mazara. Alcuni raccontano che si trattasse di Ettore Majorana, il fisico e a sostegno di questo ci sono diverse dichiarazioni di abitanti che riferivano di una sua spiccata capacità nelle materie scientifiche tanto da aiutare diversi scolari nei loro compiti e una cicatrice sulla mano destra.

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