La granita di limone (sorbetto) e storie di emigranti

Alcuni siciliani sono un po’ speciali perché sono emigrati in altri paesi del mondo, alcuni sono rimasti altri sono tornati, il sogno di qualcuno: tornare al proprio paese natio con una posizione migliore per sentire di avercela fatta; il sogno di tutti: migliorare la propria vita

Durante l’estate è anche più facile incontrare i siciliani doc che vivono al di là del cielo e del mare, perché molti di loro tornano qui in vacanza e per riabbracciare i loro cari.

Il loro accento spesso è strano, perché si è conservato immutato negli anni, è antico, oppure si è arricchito di nuove cadenze, a volte americaneggianti, a volte  con  inflessioni d’oltralpe o semplicemente come diremmo noi “nordiche”. Certe volte “scendono” in treni faticosissimi, ma il più delle volte portano giù delle belle automobili grandi, adesso magari dei suv, ma anni fa ricordo di aver notato alcune auto grandi con il volante ed i sedili rivestiti di pelliccia bianca tipica di chi si trasferiva  al Nord Europa.

Non ci sono più le valigie di cartone piene di sogni, ma la voglia di far vedere che si è riusciti a realizzarsi, magari con il desiderio di portare ai familiari i “scutuluni” (soldi guadagnati), come li chiama mio nonno, che ha ottantanove anni  è non e mai andato via da Palermo nemmeno per poco, ma ha sempre declamato di  voler “andare in America a vendere palloncini americani” e mandare a mia nonna i “scutuluni” e non ho mai capito da dove gli fosse venuta l’idea di vendere proprio dei “palloncini americani”.

L’amore di questi nostri compaesani per la Sicilia non solo è immutato, ma anzi si è rafforzato con la distanza, come diceva una canzone di Modugno; è un amore idealizzato perché quando si ritorna per poco tempo in un luogo a lungo agognato si vedono solo le cose belle: il mare, il cielo, la natura, gli affetti e si dimentica anche ciò  per cui si era scappati da questa terra così attrattiva e respingente allo stesso tempo, certo basta rimanere qualche giorno in più per accorgersi di tutte le cose che non andavano e non vanno ancora, ma l’amore per l’isola non finisce mai.

Alcuni emigrati riescono a realizzare il sogno di ritornare in Sicilia per sempre, e portano con sè un bagaglio questa volta metaforico di arricchimenti, nuove mentalità, nuovi modi di vedere la vita, nuove ricette di cucina, nuove famiglie, nuove conoscenze, nuove case, nuovi mobili e soprammobili provenienti da altri luoghi.  Alcuni si sposano sempre tra compaesani, altri con “furistieri” (stranieri) di ogni luogo, altri con siciliani di altri paesi, è tutto un trasformarsi, un arricchire una società sempre in movimento, come è in movimento l’umanità, quella che resta, quella che parte e anche quella che arriva da lontano portando qui cose nuove, idee nuove, cibi nuovi, e soprattutto sogni nuovi.

La ricetta di oggi me l’ha ispirata Mamma Sara, la mamma di Massimo che è emigrata in Germania da adolescente ed è tornata in Sicilia da donna adulta, sposata e con figli adolescenti. In questo percorso ha assimilato tanto, ha conosciuto tanto, ha avuto molto coraggio, ed ha anche imparato a cucinare strani cibi che lei stessa non sa più da dove provengano, perché ha mischiato la cucina siciliana del suo paese, con quella del paese del marito, con quella tedesca e con quella delle tante amiche che andava conoscendo negli anni e che provenivano da tanti luoghi diversi dell’Italia e del mondo.

Oggi ha una gustosissima cucina tutta sua e molto ricca di “segreti”, “misteri” e “trucchi”, alcuni non li vuole svelare, altri sono frutto di intuizioni istantanee, alcune ricette sono inconsciamente tradizionali, in alcuni casi non ricorda più la provenienza…

La ricetta che mi ha svelato pochi giorni fa, lei dice essere originaria del messinese, perché alcuni trucchi glieli ha trasmessi un gelataio del luogo, ma io sono convinta che la ricetta invece derivi dalla tradizione nissena da cui lei proviene, perché ho scoperto nel blog della Cassataceliaca una ricetta molto simile (però lei la fa con la gelatiera) e la blogger assicura che provenga da un paesino del centro della Sicilia , non so e non saprò mai la verità, ma ammetto che la granita al limone di mamma Sara è la migliore al mondo, perché è cremosa, caramellosa, gustosissima, non è la solita pietra di ghiaccio che facevo prima io e che ci voleva lo scalpello per romperla e poi magari si scioglieva in un battibaleno.

Questa granita è speciale, come a Palermo non se ne trovano perché non è la nostra tradizione, io l’ho fatta ed è facile da preparare, ed anche a me è venuta parecchio buona, ma certo quella sua… ha qualcosa in più… secondo me qualche trucco lo ha tenuto per sé!

Ricetta: Granita al limone (tipo sorbetto)

1 bicchiere di succo di limone (io ho usato quelli dei miei alberelli), 2 bicchieri di zucchero, tre bicchieri di acqua, un albume di uovo.

Preparazione: in un pentolino far sciogliere lo zucchero nell’acqua. Quando è sciolto spegnere il fuoco e far raffreddare. Aggiungere quindi il succo di limone e mescolare, versare in un recipiente e mettere in freezer per mezz’ora. Uscire dal freezer, aggiungere l’albume e frullare con il frullatore ad immersione. Rimettere in freezer, dopo alcune ore mescolare e poi quando sarà pronta servire nei classici bicchieri, non serviranno grandi sforzi per renderla granulosa!  Per ottenere invece del sorbetto una semplice granita basterà non mettere l’albume. Con questa granita si possono anche riempire i limoni grandi svuotati, usarli come contenitori e riporli poi insieme alla granita nel freezer, ma questa è un’ulteriore idea di Mamma Sara!

Buon appetito!

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2 thoughts on “La granita di limone (sorbetto) e storie di emigranti

  1. Ciao,
    molti sono andati via e non vedono l’ora di ritornare e quando lo fanno sono felici e contenti,altri invece disprezzano con quella superiorità che mi da un sacco di nervi! Cmq per quanto riguarda la granita nel messinese, cioè nelle mie zone non si mette l’albume ma solo acqua, zucchero e limone.
    A presto
    Le Torte di Gessica

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