L’ Alivi ammuttunati del mio bisnonno Peppino

Il mio bisnonno Peppino non l’ho mai visto di presenza, ma mi sembra di conoscerlo da sempre grazie ai racconti di mia madre e al romanzo che lei ha appena scritto sulla vita di questo omone così particolare.

Fu un giramondo, uomo moderno per i suoi tempi, spinto dalla curiosità, la voglia di conoscenza e l’insofferenza verso le costrizioni imposte dalla famiglia e dalle tradizioni. Abbandonò così la sua amata Sicilia per imbarcarsi  su diverse navi verso luoghi lontanissimi, fino ad arrivare al Polo Nord sulla mitica Stella Polare comandata dal Duca degli Abruzzi. Amante della cucina (preparava piatti prelibati per i suoi compagni di viaggio) e della lirica, con la sua voce di baritono amava intrattenere gli amici. Tornò in Sicilia dopo più di cinque anni e vi rimase per sempre anche se la voglia di viaggiare non gli mancò mai visto che divenne ben presto un ferroviere. continua

Annunci

La salamoia rapida e le olive cunzate

Tra ottobre e novembre si raccolgono le olive e si produce l’olio, così tante famiglie approfittano del momento e delle ancora discrete giornate di sole (che di tanto in tanto però si alternano alle ormai alluvioni di routine), per fare una passeggiata e comprare l’olio nuovo in uno dei tanti frantoi della provincia. continua

A pasta chi vruocculi arriminati

Esiste un cibo all’apparenza innocuo e molto appetitoso che tuttavia contiene in sé delle insidie. E’ uno dei piatti più gustosi e profumati della cucina palermitana, una pasta vegetariana (tranne che non si voglia aromatizzare con una acciuga sott’olio) ma dal gusto inimitabile, speziato, dolce e salato allo stesso tempo, come nella migliore tradizione siculo-araba, dal colore tendente al giallo grazie all’ausilio del prezioso zafferano tanto amato dai palermitani. Insomma tutto si potrebbe dire tranne che in questo splendido piatto di pasta si nasconda qualche particolare difetto.

Fin da piccola mi sono abituata a qualcosa di strano, molto strano: di tanto in tanto ( abbastanza di frequente direi) entrando nei condomini della mia città (quello dove vivono i miei genitori, quello dei miei nonni, zii etc) mi è capitato di percepire un odore (per essere gentili) devastante, infestante, insopportabile, nauseabondo, imparagonabile ad ogni altro fetore, uno di quelli che da tutto sembrerebbe provenire, eccetto che da un cibo, uno di quelli che chiunque direbbe istintivamente: “ che puzza!” o più palermitanamente : “chi fetu”, ma tutti alla fine riconoscono e sopportano perché alla fine si sa che dopotutto produrrà un sapore eccezionale. continua

Il mio pane più o meno palermitano fatto in casa

Il pane fresco (quello appena sfornato) a Palermo si trova sempre, anche la Domenica, quando ad ogni “cantuniera” (angolo di strada) si possono vedere dei furgoncini bianchi o delle automobili con il bagagliaio aperto, contenenti infiniti filoni di pane proveniente da Monreale o dalla Molara (borgata di Palermo), pronti per essere avvolti in un foglio di carta sottile e di color marroncino. E’ un tipo di pane diverso da quello che si trova comunemente nei forni della città, sono dei filoni più rustici, di farina di rimacino, dalla crosta spessa al punto giusto e croccante e dalla mollica morbida e giallognola; un tipo di pane che fa subito pensare all’olio (agli amanti della genuinità) o alla nutella (ai più golosi).

Rimanere senza pane quindi a Palermo e dintorni è davvero impossibile, continua