Il mio Biancomangiare

C’è un dolce siciliano di cui ho sempre conosciuto il nome, ma che non avevo mai mangiato, o almeno così credevo.

biancomangiare

Il dolce in questione è il Biancomangiare, che come scriveva Pitrè ne  “La vita in Palermo cento e più anni fa”  era uno di quei dolci che nel ‘700 a Palermo venivano preparati dalle mani delle monache di clausura, in questo caso quelle del Monastero di Santa Caterina  “Ciascun monastero aveva un piatto, un manicaretto, ch’era come il suo distintivo, ma anche il dolce speciale solito a farsi nel monastero medesimo…come nessuno sapeva fare la cucuzzata (zucca condita) e il bianco mangiare (specie di gelatina di crema di pollo) di S.Caterina”  . Questo dolce è anche  rinomato perché citato nel Gattopardo, quando Don Fabrizio all’ormai celebre ballo, si siede al tavolo per dialogare e contemporaneamente gustare un dolce davvero elegante: “Mentre degustava la raffinata mescolanza di biancomangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelti, don Fabrizio conversava con Pallavicino e…” continua