Una pausa pranzo in stile palermitano a base di frittatine al forno

Questo post nasce per partecipare al contest del blog Pasticci & Passticcini di Mimma, che è dedicato a quei cibi consigliabili per la pausa pranzo, quindi veloci da preparare, facilmente trasportabili, genuini, non troppo pesanti e gustosi.

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In questo post come ho scritto sopra, parleremo di pausa pranzo e soprattutto del pasto consumato fuori casa, quando si è sul luogo di lavoro e per il poco tempo a disposizione non si ha la possibilità di ritornare a casa o di usufruire di una mensa.

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Palermo, potrebbe essere definita la patria della pausa pranzo, è pienissima di bar, pasticcerie, rosticcerie, focaccerie, forni, motoapi (dove si produce e vende cibo), etc, dove  poter trovare  la più grande varietà e quantità di cibi da consumare velocemente e magari anche  all’aperto (visto il clima benefico), ma soprattutto pagando dei costi davvero esigui.

Che si tratti della cosiddetta ora di ricreazione o della pausa lavoro, si ha disposizione di tutto: pezzi di rosticceria (il cui costo è poco più di un euro) che vanno dalle arancine (fritte e al forno), alle mattonelle, calzoni (fritti e al forno), rollò, pizzette, pizza al taglio, spiedini (detti in dialetto “spitini”), portafogli, crostini, rizzuole e ravazzate, timballini di pasta al forno o di gattò etc. Si possono in alternativa trovare  sfincioni e sfincionelli venduti da ambulanti, per non parlare dei panini con le panelle, con la “meusa”, con le “felle” (fette di melanzana fritta), verdure in pastella, frittola (per i forti di stomaco), per i più “marittimi” polpo vugghiuto, per i temerari “quarume” e musso e per i veri raffinati ogni genere di dolcetto da pasticceria.

Negli anni passati (ma continua a capitare ancora oggi) uno dei pasti più apprezzati per la colazione fuori casa (ed in questo caso parlo del mattino e non solo del pranzo) era il pane con le panelle, un vero must palermitano, tanto è vero che non c’era scuola a Palermo  dove non ci fosse parcheggiata (all’ora di arrivo, a ricreazione e all’uscita) la motoape del “panellaro” a cui accedevano studenti e personale scolastico. Il panino con le panelle poteva avere anche un doppio uso, oltre allo scopo di sfamare, infatti, veniva anche usato come… brillantina da quei ragazzi che non potendo permettersi il classico gel da capelli, usavano lucidare la propria chioma con l’olio untuoso che fuoriusciva dal panino, così contemporaneamente ripulendosi le mani (non oso  immaginare che profumino emanassero ).

Malgrado tutto ciò, sia nel passato che ai giorni nostri, ci sono persone che non rinunciano a portarsi al lavoro del cibo preparato a casa. Che si tratti di problemi economici, di salute o semplicemente della voglia di ricreare un clima casalingo, si rinuncia a mangiare il solito cibo da bar e si cerca di riproporre qualcosa di più genuino.

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Moltissimi lavoratori nel passato, portavano con sè il cibo da casa, in effetti non è che dovessero faticare molto in fantasia o in preparazione, perché essenzialmente si trattava di pane contenente cacio e murtatella (formaggio e mortadella), pane e olive, muffolette con sarde salate o il classico panino con la “frocia” (frittata) preparata la sera prima (che anche fredda non guasta mai), o con la cotoletta. Qualunque palermitano avrà davanti agli occhi l’immagine dei muratori d’altri tempi che col cappellino di carta di giornale in testa, la canottiera intima come divisa da lavoro, un panino con la mortadella in una mano e una birra forst nell’altra, seduti sotto il sole e fischiettando una canzone napoletana, affrontavano il loro momento di relax.

Chi aveva del tempo in più per sedersi, magari avendo un tavolo a disposizione per consumare un pasto intero o semplicemente chi non voleva mangiare panini a pranzo, optava invece per la pasta del giorno prima, per le polpette col sugo, la carne a spezzatino, il gattò etc, non si pretendeva molto, se non un “camellino” (un contenitore), le posate ed un tovagliolo e già si era accontentati, non importava che il cibo fosse freddo o del giorno prima, bastava poco per sentirsi a casa.

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Qualcuno invece, come succedeva a mio nonno, per avere un pasto caldo, aspettava l’arrivo del figlio in bicicletta, che a tutta velocità, trasportava una bella gavetta (conservata  dal tempo della guerra) colma di pasta appena cucinata dalla moglie… altro che fornetto a microonde, però erano tempi antichi.

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Mi racconta mia madre che invece nella sua famiglia un tipico pasto da consumare  nell’ora di ricreazione o anche durante una pausa dal lavoro o in una breve gita, era una fetta di pane con un quadrato di cioccolato o ancor meglio con un pezzo di cotognata, che, sarà che a me piace tantissimo, ma mi sembra un’ idea molto poetica e nostalgica che andrebbe ancora riproposta.

Ai giorni d’oggi in tantissimi (anche se ormai a causa della disoccupazione sono sempre di più quelli che non dispongono di pausa lavoro, proprio perché non dispongono nemmeno di lavoro) non avendo in ufficio mense aziendali e non volendo ricorrere a bar, forni, pasticcerie, self service ambulanti etc, sono costretti a portare con sé qualcosa da mangiare, ne sanno qualcosa per esempio gli operatori dei call center che nelle loro brevi pause non hanno quasi il tempo per uscire dall’ufficio e procurarsi un pasto.

Oggi però è più facile che questi luoghi di lavoro siano forniti oltre che delle macchinette per gli snack, di fornetti a microonde nei quali riscaldare velocemente il proprio cibo (trasportato magari in contenitori ermetici e igienici di plastica o vetro, borse frigo, borse termiche etc  e non più nella vecchia gavetta metallica di mio nonno che ancora conservo gelosamente).

Volendo conciliare la mia sicilianità, con uno sguardo al passato e un occhio all’attualità, ho pensato che un cibo che si possa consigliare ai giorni d’oggi per una pausa pranzo, veloce da preparare (oggi non ci sono quasi più le mogli casalinghe, i figli dotati di bicicletta che fanno da corriere etc), genuino, non troppo pesante, facile da consumare e che ricordi la tradizione, possano essere le “frittatine infornate”: sarà pure scontato, ma si preparano in cinque minuti mescolando gli ingredienti, si cucinano tutte in una sola volta nel fornetto (senza diffondere odore di frittura in casa e senza schizzi da ripulire), si possono eventualmente congelare e riscaldare al momento opportuno, si possono mangiare fredde, sono leggere (non fritte) e genuine, ma soprattutto sanno di “casa”, ricordano quei vecchi sapori emanati dalla “frocia” preparata dalle nonne o dalle mamme e per qualche minuto possono trasportare in una dimensione casalinga che spesso serve per riaffrontare una giornata lavorativa.

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Avendo del tempo a disposizione, oltre a preparare le frittatine al forno ho fatto in casa anche i panini, capisco però che per una pausa pranzo vanno benissimo anche i panini o le morbide brioches comprate al panificio (io ho usato l’impasto della classica rosticceria (con 250 gr di farina ho ottenuto quattro panini).

Ricetta: le frittatine al forno

Ingredienti: 4 uova, 7 cucchiai di pangrattato, 7 cucchiai di caciocavallo, una manciata di prezzemolo, un pizzico di sale, un pizzico di pepe e un cucchiaino di erba cipollina, due cucchiaini circa di olio evo.

Preparazione: battere le uova e mescolare tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto non troppo liquido. Ricoprire una teglia con carta forno, versare un goccio di olio evo e spalmarlo in tutta la teglia. Si può versare nella teglia tutto l’impasto, ma per creare l’effetto delle frittatine  l’ho versato a cucchiaiate (ho creato solo quattro frittelle, ma sarebbe stato meglio farne di più e un po’ più sottili) ed ho versato sopra un filo d’olio .

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Ho messo in forno caldo a 200 gradi circa e si sono cotte in meno di 15 minuti (a metà cottura le ho girate). Si possono mangiare con il pane e sono davvero buone, come se fossero fritte!

Buon appetito.

a grazie Mimma per questo interessante contest!

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7 thoughts on “Una pausa pranzo in stile palermitano a base di frittatine al forno

  1. brava , bravssima!! hai colto l’essenza e l’esigenza di un contest come questo!!! bravissima!!! bella la tua dissertazione sulle nostre tradizioni!!! grazie e ti aspetto con altre bellissime cose: un abbraccio

  2. Caspita!!! quante tradizioni sul pasto pausa pranzo!!!! Mi hai fatto ricordare.. la gavetta!!!! ahaha sai che ne ho una a casa ed anni fa mia mamma mi ci metteva la pasta quando iniziai a lavorare.. nel lontano 1994? che ricordi! Ma io preferisco i paninozzi attuali.. ripieni come hai fatto tu.. meglio se panino fatto home made.. come il tuo!!! baci e buona domenica 🙂

  3. Anche la merenda di mia mamma era pane e cioccolato e anche mio nonno aveva la gavetta… Che tempi! E ci lamentiamo noi…!
    Il pane con la frittata è un classico delle gite fuori porta… che buono! 😀 Ciao un bacio.

  4. Pingback: I VINCITORI DEL CONTEST "ME LO PORTO IN UFFICIO"!!!!!!! | Food Blogger Mania

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