I cacocciuli tagghiati a pizzuddicchi impanati e fritti

Ci sono profumi che ricordano episodi, e come ho spesso scritto, l ‘odore di frittura mi fa pensare ai miei nonni paterni.

A casa di mia nonna in generale c’è sempre odore di cibo, buon cibo, come se non facesse altro che cucinare; la sua casa sempre superpulita e brillante, odora di sapone e di mangiare, magari la cucina è appena stata pulita, i suoi capelli sono freschi di parrucchiere, ma lei incurante di schizzi di frittura e odori vari ricomincia a friggere, in un ciclo continuo.

Tra i fritti che a casa di mia nonna ho sempre mangiato, il pezzo forte sono i cardi in pastella, ma un’altra verdura che non si può non friggere sono i caccocciuli (carciofi),

carciofi

che possono essere cucinati nei modi più svariati (dal semplice a viddanedda, con la muddica, ammuttunati, sottolio, con le uova a brodetto etc) ma uno dei più comuni è il tagghiarli a pizzuddicchi (tagliarli a pezzetti), impanarli e friggerli.

carciofi fritti impanati

Quando penso ai carciofi impanati e fritti a pizzuddicchi, non posso non pensare a mio nonno, che da poco ha lasciato questo mondo terreno. Lui spesso si dedicava alla frittura per alleviare mia nonna (sua tanto amata dea, alla quale avrebbe risparmiato ogni fatica), friggeva infinite quantità di pezzetti di carciofi che poi riponeva in un piatto e ricopriva con una “mappina” (tovaglietta) per mantenere il calore e se  mi capitava di arrivare improvvisamente in cucina, lui un po’ di nascosto da mia nonna (perché non è buona educazione mangiare prima di essere seduti a tavola) pescava un carciofino caldo e croccante dal piatto e con una velocità impressionante me lo faceva mangiare, senza nemmeno darmi il tempo di allungare la mano o aprire la bocca, dicendo magari soltanto: “mancia sagnu miu” (mangia sangue mio).

Ci sono persone che non parlano molto, non sempre è facile trovare la giusta confidenza tra le diverse generazioni: chi ha vissuto la guerra, la povertà vera, le sofferenze più profonde, a volte si chiude dietro una corazza fatta di poche parole e poche sdolcinatezze, ma bastano dei piccoli gesti per comunicare un sentimento e quei carciofi per me lo erano, mi sono bastati a capire tante cose non dette e mi mancheranno per sempre.

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Giorni fa avevo due soli carciofi e ho deciso di cucinarli così, impanati e fritti a pizzuddicchi, non credo sia una ricetta esclusivamente palermitana, ma di sicuro a Palermo si mangiano eccome, se non c’è il tempo di preparare la pastetta per fare appunto i carciofi fritti in pastetta, basta poco: a muddica (che nelle case dei palermitani non manca mai), le uova, la farina e l’olio bollente, per il resto il risultato è una vera goduria, i carciofi protetti da quella coltre croccante data dall’impanatura, custodiscono tutto il loro sapore, si cuociono alla perfezione, diventano morbidi e appetitosi.

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La ricetta è davvero la più semplice e se può risultare  antipatica (almeno per me) l’attività del friggere (lo faccio raramente e quasi sempre avvolgendo una pezza in testa a mo di turbante per non ungere i miei capelli) alla fine ci vuole poco tempo, si potrebbe pure azzardare una frittura al forno, ma certo non sarebbe la stessa cosa. Ma cosa bisogna fare, siamo palermitani e pariddara (maniaci della padella) e dalla frittura non possiamo a lungo esimerci.

Ricetta: cacocciuli a pizzuddicchi impanati e fritti

Ingredienti: 2 carciofi, un uovo, pangrattato (q.b.), farina (q.b.), un pizzico di sale, un limone (per lavare i carciofi).

Preparazione: pulire i carciofi utilizzando l’acqua acidulata dal limone, togliendo le estremità con le spine, le foglie esterne più dure, i gambi, la barba interna, e le spine che ci sono anche nelle foglie del cuore del carciofo. Tagliare i carciofi a spicchi (io divido pressappoco un carciofo in otto pezzi), pulirli nell’acqua e limone, asciugarli,

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preparare un piatto con la farina (aggiungere un pizzico di sale) ed infarinare i carciofi, fare cadere la farina in eccesso e intingerli nel piatto dove precedentemente si sarà preparato l’uovo battuto (con un pizzico di sale) e passare poi nel pangrattato, insomma complessa spiegazione per descrivere una semplice impanatura.

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In un pentolino mettere olio di semi in abbondanza, quando è bollente friggere i carciofini (ci vorranno  tre, quattro minuti) fino a quando saranno dorati e croccanti, e mettere in un piatto con carta assorbente e mangiarli  il prima possibile per apprezzarne calore e croccantezza.

Buon appetito.

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