La cotognata poetica ed ottimista

Poco tempo fa, scrivendo un post dedicato ai cibi adatti per la pausa pranzo fuori casa, ho ripensato ad un particolare cibo che, anche se adesso è stato quasi dimenticato, nel passato era fondamentale per i pranzi o le colazioni fuori casa, per le pause scolastiche e che, insieme alle tavolette di cioccolato fondente, faceva anche parte del cibo di cui disponevano i soldati: sto parlando dei quadratini di cotognata perfetti da mangiare velocemente, energetici e gustosi.

marmellata di cotognata

Il sapore della cotognata per me è tra i più buoni e poetici che possano esistere. Una sinfonia di profumi, un gusto antico, morbido, rassicurante, classico ma misterioso come quel frutto così strano a vedersi e disarmonico; così come si trova in natura è immangiabile, aspro, duro, “zurbuso” (acerbo) diremmo in Sicilia, eppure è capace di essere trasformato e  grazie alla cottura, sprigionare una dolcezza inimmaginabile ed un profumo incantevole.

La mela cotogna è il frutto del cotogno, una pianta antichissima coltivata già dai Babilonesi; è un frutto mitologico perché è probabile che si tratti di  quella mela d’oro (proprio per il suo colore tendente al giallo veniva chiamata dai greci «chrysomelon» che significa appunto pomo d’oro) che il giovane Paride donò alla dea Afrodite, scegliendo tra la forza, la ricchezza e l’amore quest’ultimo, e come dargli torto, anche se questa decisione portò alla guerra più famosa dell’antichità . Fortunatamente la mela cotogna è però diventata simbolo non di guerra ma di amore e fertilità, tanto che le neosposine spartane erano obbligate per legge a mangiarla la prima notte nuziale, per procreare figli più laboriosi e non oso immaginare che gioia per quelle povere donne mangiare le mele cotogne crude e quindi peluriose, aspre, dure: sicuramente avrebbero preferito avere figli “lagnusi” (pigri), piuttosto che sottoporsi a quella tortura, ma si sa, le donne nella storia hanno sempre dovuto soffrire.

E per continuare con la storia della mela cotogna, delle donne e delle scelte sbagliate, bisogna dire che c’è anche un legame con la storia del cristianesimo e della Bibbia: probabilmente sarà stata una mela cotogna anche quella che Eva decise inspiegabilmente di mangiare, ed anche lì mi domando con quale coraggio lo fece, capisco la voglia di attingere all’albero della conoscenza, ma tra tutti i frutti scegliere proprio l’unico immangiabile e dal gusto orribile. Ed anche qui le conseguenze non mancarono, e la storia pure in questo caso, suo malgrado, colpevolizzò la donna.

Finalmente poi le donne decisero che la mela cotogna andava cotta e tutto cambiò, nacque così la cotognata e anche la marmellata, particolare  notizia letta cercando su internet è che il termine marmellata nasce proprio dalla mela cotogna che in portoghese si chiama “marmelo”, da cui appunto deriva il termine marmellata.

cotognata

Dopo tutta questa storia, voglio aggiungere che io ho un amore smisurato per la cotognata, che sia sottoforma di marmellata, che di quei famosi cubetti che ormai è difficilissimo trovare se non in qualche banco di caramelle durante le feste, insieme alla cubaita, croccanti, bomboloni, cannelline e torroni. La cotognata ha un sapore romantico ed indescrivibile.

Quando penso alla cotognata penso ad una vicina di casa dei miei nonni materni non sono certa  ma credo che la prima volta che ho assaggiato la cotognata (avrò avuto quattro, cinque anni) fosse proprio da quella signora, che quando tornava al suo paese di origine, portava sempre ingredienti genuini dalla sua campagna, tra cui  le mele cotogne prese dai suoi alberelli che crescevano spontaneamente in quelle terre del centro della Sicilia.  Quel sapore probabilmente mi emozionò e così quando penso a quella cotognata immagino una veranda piena di piante ed una signora che non ho conosciuto tanto bene, ma che di certo preparava una splendida marmellata.

cotognata marmellata

Mia madre mi racconta che a Palermo non era così facile trovare la marmellata di cotogne, la cotognata era diffusissima però in quadrati custoditi da carta oleata che si acquistava nelle salumerie e si portava a scuola per la colazione o durante le gite. Adesso è davvero difficile trovare queste conserve perché sono per così dire passate di moda, gli alberi di cotogno non sono più così diffusi perché il mercato non li richiede, si trovano solo selvatici, crescono nei terreni spontaneamente e spesso nessuno raccoglie più quei frutti così strani che nascondono in sé delle splendide potenzialità… perché a volte l’apparenza inganna, e soprattutto ci vuole impegno per saper trasformare la realtà e migliorarla, e così per me la mela cotogna rappresenta questo: l’impegno a far emergere sempre il positivo anche dall’ apparente negatività.

cotognata

La ricetta della marmellata di melacotogna me l’ha scritta mio zio che insieme a mia zia prepara ogni tipo di marmellate: arance, fichi, limoni, cotogne e tutto ciò che la natura offre, loro instancabilmente la sanno trasformare. Durante il giorno di Santo Stefano, quando tutta la famiglia si riunisce, i miei zii hanno preparato una crostata buonissima alla marmellata di cotogne, così pensando a questo post e trovandomi ormai in un periodo sbagliato per tentare di farla io (le cotogne si trovano tra settembre e ottobre) ho approfittato di loro anche per farmi regalare un vasetto di marmellata (con la scusa di fare le foto e il vero intento di mangiarla). E’ una marmellata antica in stile moderno, perché ai giorni d’oggi non si possono trascorrere ore intere davanti ai fornelli a mescolare: è una marmellata veloce di mele cotogne adatta per essere mangiata a casa ma anche durante una pausa di lavoro, come accadeva tanti anni fa.

Riporto qui la ricetta di mio zio Maurizio e lo ringrazio per la sua collaborazione!

cotognata

Ricetta: Marmellata di mele cotogne ottenuta con poca cottura e poco zucchero

Ingredienti: una busta di “FRUTTAPEC  2:1  della “cameo”, mele cotogne (750gr di frutta già sbucciata), zucchero (500gr), acqua (750 gr).

cotognata

Preparazione: Il giorno prima (consigliato): lavare le mele cotogne sbucciarle tagliarle eliminando tutte le parti dure, i semi, le impurità ecc… fino ad avere solo la polpa che andrà tagliata a pezzetti. Risciacquarla e dopo averla pesata metterla in una pentola con tanta acqua fredda quanto è il peso della frutta mondata (750 g di polpa + 750 g. di acqua fanno ottenere, dopo la cottura, 1 Kg. di composto). Portare ad ebollizione fino a quando la frutta si potrà schiacciare con la forchetta (bastano 15 minuti x 750g. di polpa). Lasciare il composto nella pentola fino al suo completo raffreddamento.  Il giorno dopo (consigliato) passare il composto al passaverdura ed aggiungere: una busta di “FRUTTAPEC  2:1 “ x ogni Kg. di composto, (si consiglia di miscelare, preventivamente, e a secco, il contenuto della busta a 500g. di zucchero). Mescolare il tutto a freddo, riporre il composto sul fuoco: mescolando spesso. In alternativa al passaverdura si potrà usare il frullatore ad immersione direttamente in pentola quando il composto sarà tiepido. Dal bollore pieno, a fiamma alta, contare 3 minuti; quindi seguire  le istruzioni contenute nella confezione del “FRUTTAPEC”.

Buon appetito.

Con questo post partecipo al contest

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Alcune notizie le ho tratte da qui:

http://d.repubblica.it/argomenti/2012/11/05/news/ingrediente_mese_mela_cotogna-1344339/

http://www.lastampa.it/2006/10/10/blogs/la-gola/mela-cotogna-ricordo-d-infanzia-JNspZ9g3QU131S3JyswgvK/pagina.html

http://orizzontidelgusto.blogspot.it/2005/11/tajine-di-pollo-alle-mele-cotogne.html

http://www.lastampa.it/2006/10/10/blogs/la-gola/mela-cotogna-ricordo-d-infanzia-JNspZ9g3QU131S3JyswgvK/pagina.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

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5 thoughts on “La cotognata poetica ed ottimista

  1. …non ho parole….!!!!!! grazie!!!! mai nessuno mi ha fatto un regalo così bello!!!!! sono felice di aver suscitato in te un ricordo infantile e quindi bello !!! la tua descrizione è puntuale , accurata e piena d’amore per la nostra terra e le nostre tradizioni!!! mi onori partecipando al mio contest anche con questa preparazione anche perchè hai colto immediatamente lo spirito: il cibo sano e “familiare”!!!!!!
    ti abbraccio forte e, prima o poi, ci dobbiamo incontrare, visto che viviamo nella stessa città!!!!!
    grazie!

  2. Leggendo il tuo post sulla cotognata, mi è tornata in mente la
    mia infanzia, ciò che più ho apprezzato è la maniera romantica
    della descrizione che ne fai.
    Il tuo stile è inconfondibile
    ciao F.C.

  3. Mi hanno detto che la mela cotogna in una marmellata ha le stesse proprietà della pectina, ne sai qualcosa? Grazie per la ricetta, sono giusto in periodo di produzione di crostate casalinghe, ciao!

  4. anch’io mi ricordo questi quadratini di marmellata, era densissima e asprigna, che ricordi…mi piacerebbe molto farla, però è difficile da trovare questo tipo di mela, guarderò meglio nel mio mercato, oppure nei supermercati di prodotti biologici, perché mi incuriosisce assaggiarla, dopo tanto tempo

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