Una favola: “le polpette magiche”.

Un cibo oltre a saziare il corpo può anche riempire l’anima e spesso far riemergere anche i ricordi del passato, così una foto di semplici polpette ha fatto scaturire in mia madre, grande narratrice di storie e antichi racconti, un fatto di sessantanni fa che ormai sembrava sepolto dalla polvere del tempo, ed invece in pochi secondi è diventato una bella favoletta che ci ha fatto sorridere in una mattinata iniziata col piede sbagliato.

polpette

“Le polpette magiche”

C’era una volta un vecchio nonno chiamato Peppino, alto e forte come una montagna; le sue mani grandi e le sue spalle di roccia facevano sentire tutti protetti e sicuri, soprattutto i suoi tre nipotini di cinque, sei e sette anni. Poi c’era una dolce mamma che amava quei suoi tre bambini come fossero tre stelle luminose che tenevano sempre acceso il suo cuore malato.

 Un giorno il grande nonno Peppino decise di portare i tre cuccioli al mare e poi in campagna, in una bella gita che sarebbe rimasta per sempre nei loro pensieri. Ma la città distava molto dal mare e dalla campagna, soprattutto in quei tempi antichi in cui i trenini facevano “ciuf ciuf”, andavano pian piano e avevano i sedili di legno e un’atmosfera fumosa e surreale.

 La dolce mamma Teresina era molto preoccupata, ma sapeva che nonno Peppino avrebbe protetto i nipotini ad ogni costo, però un’altra angustia le tormentava la mente: in campagna avrebbero trovato solo una vecchia zia, con un “tuppino” grigio  in testa ed un grosso porretto peloso nel naso, che non amava per nulla i bambini e li avrebbe lasciati digiuni per tutta la giornata, soprattutto si preoccupava per la piccola Emilia che era secca secca perché non voleva mangiare niente, allora nonno Peppino disse: “non preoccuparti dolce Teresina, ci penso io”. Così l’avventura potè cominciare.

Al mattino nonno Peppino cominciò a impastare degli ingredienti magici:  capuliatu, ova e muddica, pitrusinu, menta e cipudda, e come seguendo una formula segreta, quel  vecchio mago creò delle palline morbide morbide che frisse nell’olio bollente dentro un grosso pentolone di rame.

Così i quattro eroi salutarono la mamma che li guardava dal balcone e si incamminarono per la città, poi alla Stazione, poi sul trenino, poi nella vecchia stazioncina di paese, poi in un pericolosissimo viottolo nel mezzo della campagna ed infine tra le dune di sabbia del mare, e tutte le volte che avevano un languore, il magico nonno faceva apparire da un pacchetto di carta, una polpetta dorata, croccante fuori e morbida dentro, e soprattutto la piccola Emilia si riempì tutto il pancino, anche quando arrivarono nella vecchia casetta dove ad accoglierli c’era la zia che non amava tanto i bambini e che aveva cucinato solo un piatto di spaghetti in bianco che Emilia non avrebbe mai mangiato. Non ci furono problemi perché il nonno peppino uscì dal suo pacchetto altre infinite polpette e tutti sorrisero e giocarono felici, anche la zia sembrò più dolce, bella e meno spaventosa.

L’avventura finì e tutti tornarono a casa felici e contenti e non dimenticarono mai più quelle polpette meravigliose e quel forte, stupendo e magico nonno Peppino.

Ecco questa è la favoletta del nonno Peppino che tanto favola poi non è.  Alle mie nipotine (e alla piccola ed inappetente Emilia che poi è diventata la mia mamma) dedico la storiella, mentre a tutti voi dono la ricetta delle polpette prima fritte e poi cotte nella salsa di pomodoro.

polpette col sugo

Ricetta: polpette col sugo

Ingredienti: 250gr di carne macinata, pangrattato, formaggio grattugiato, uno spicchio d’aglio, un pezzetto di cipolla, prezzemolo, menta, uvetta e pinoli, due cucchiai di acqua, un uovo. Salsa di pomodoro (750 ml), mezza cipolla, sedano tritato, olio, sale, pepe, un cucchiaino di zucchero e noce moscata.

Preparazione: premetto che le dosi sono approssimative perché ho fatto “ad occhio” e  seguendo l’istinto. In una ciotola ho mischiato il tritato con l’uovo, circa quattro cucchiaiate di pangrattato e tre di formaggio grattugiato, ho aggiunto uno spicchio d’aglio tritato sottilmente e un pezzetto di cipolla ugualmente tritato, uvetta e pinoli, una abbondante manciata di prezzemolo e delle foglioline di menta, visto che l’impasto mi sembrava troppo asciutto ho aggiunto due cucchiai di acqua. Quando l’impasto mi sembrava della giusta consistenza, morbida ma non troppo, l’ho coperto con la pellicola e tenuto in frigo per un po’. Poi ho fatto le polpette aiutandomi bagnando le mani con acqua di tanto in tanto (allisciandole e compattandole bene).

polpette

In una padella ho fatto scaldare l’olio e dorato le polpette (non le ho proprio fritte perché poi volevo finire di cuocerle nel sugo).

Nel mentre in una pentola ho soffritto la cipolla tritata con il sedano, aggiunto la salsa, noce moscata, un cucchiaino di zucchero, sale e pepe. Quando la salsa bolliva, ho aggiunto le polpette e finito di cucinare a fuoco basso per almeno altri quindici o  venti minuti.

polpette col sugo

Buon appetito.

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9 thoughts on “Una favola: “le polpette magiche”.

  1. Ah le polpette!!! io le faccio spesso, ma solo fatte al forno, oppure in padella con i piselli: quando faccio le polpette col sugo in realtà le metto ancora crude, ma questa tua versione è sicuramente molto più saporita! Che belli questi racconti d’infanzia, e soprattutto, quando dovevano essere buone quelle polpette del nonno!

  2. Ci vuole una grande sensibilità per rendere l’atmosfera di una favola: non so se dipenda dalle tue parole o dalla bontà delle polpette di nonno Peppino 😀
    Beh.. direi da entrambe! …peccato per la zia antipatica, però 🙂

  3. Tu non lo sai!!! ma io adoro le polpette sarei capace di mangiarmene 10 anche da sola!! e poi al sugo! con una bella scarpetta finale.. Mi piacciono come le hai fatte.. ciò che c’è dentro le rende molto gusosoe! baci e buon w.e. .-)

  4. @Geillis: per essere onesta anche io le metto nel sugo crude, questa era la prima volta che seguivo la tradizione friggendole (cosa che detesto fare), ma era un’occasione particolare e volevo coccolare il mio compagno che ama le polpette! Quelle del nonno sicuramente erano buonissime visto che mia madre le ricorda dopo sessantanni…
    @Jajo: grazie, ma sicuramente il merito è delle polpette!!! La zia era proprio così come l’ho descritta, ma con la fantasia ho voluto pensare che le polpette abbiano migliorato anche lei!
    @Claudia: si, in realtà ricordo di averlo letto in un tuo post di tantissimo tempo fa, sarà strano ma l’ho anche pensato mentre scrivevo il post, ma io ho la memoria di un elefante 🙂

  5. carissima!!! giusto ieri ti pensavo e ti avrei scritto una mail per sapere come stai!!!
    bellissimo iltuo racconto e meravigliose queste polpette che mi riportano alla mia infanzia. Le faceva così mia nonna (materna) e il loro gusto mi è rimasto nell’anima. Nessuno è mai riuscito a farle uguali….un piatto, apparentemente, banale ma che è pieno di gusti e profumi che devono essere calibrati alla perfezione!!!! bravissima per aver evocato in me questo caro ricordo ….ti abbraccio!

  6. Che bella storia Agave!!!!!….nonno Peppino era anche mio nonno ….. Stesso nome e stessa tenerezza. Le tue polpette sono eccezionali, sanno di famiglia all’antica e di saggezza. Brava, mi hai commosso, mentre leggevo, la mia mente immaginava la storia con i suoi personaggi e piano piano si è posata sul ricordo del mio nonno Peppino…….!!!! Un bacio.

  7. come al solito letta tutta d’un fiato,adoro le tue storie e anche la tua ricetta porta alla mente vecchi ricordi pieni di nostalgia!

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