“U muluni”

Ecco il mio articolo pubblicato sulla pagina facebook di I love Italian Food
Scritto in italiano e inglese.
Tratto da un  mio vecchio post
 
muluni

“U muluni” (l’anguria) per i palermitani più che un frutto è una “passione” a cui d’estate non si può rinunciare: soprattutto piace mangiarlo in uno dei chioschi della città o durante una gita al mare.

I venditori ambulanti di angurie, “i mulunari”, sono spesso omoni panciuti, abbigliati con canottiera colorata, sotto la quale, ho sempre pensato, si nascondesse un enorme cocomero. Parcheggiano i loro camion con la parte posteriore aperta, da cui emerge una gran quantità di “muluna” ordinati a piramide. Le insegne per attirare la clientela sono spesso dei disegni fatti a mano che ritraggono la fetta di anguria con i suoi colori accesi e patriottici.

“U mulunaru” è un esperto conoscitore di angurie che vende “a scatola chiusa”, ma nessuno si fida di lui. I clienti usano dei metodi “infallibili” per trovare l’anguria più dolce e matura, tra cui palparle le estremità, scuoterla vicino l’orecchio come fanno i bambini per indovinare la sorpresa dell’uovo di Pasqua, oppure graffiarla con l’unghia, ma il risultato è sempre un vaticino che nessuno sa interpretare. I più malfidati lo comprano solo se il venditore è disposto a estrarne un tassello per l’assaggio. In ogni caso, quando il compratore tornato a casa lo gusterà, non sarà mai soddisfatto: è “grevio” (scipito), o troppo maturo, acquoso etc, perchè in tema di “muluni” a Palermo siamo tutti esperti e pignoli!

I palermitani amano portare “u muluni” in spiaggia, tenendolo con orgoglio fra le braccia come fosse un figlio. Per mantenerlo fresco lo sotterrano nella battigia per poi affettarlo, mangiarlo sbrodolandosi e sputando i semini neri a mo’ di mitraglietta, fino a lanciare le bucce sulla spiaggia come boomerang, che però non tornano mai indietro. L’immagine non è raffinata, ma chi lo fa ne trae grande soddisfazione e quando il bon ton obbliga a mangiarlo con le posate c’è una certa delusione.

“U muluni” non può mancare durante il festino di Santa Rosalia, la gente lo alterna ai “babbaluc”i ed in entrambi i casi “u scrusciu” che si produce per mangiarli è una vera goduria. L’anguria purtroppo è indigesta, si ripropone per tutto il giorno, specialmente se accostata a cibi non certo dietetici, ma non sarà certo questo “particolare” a indebolire quella che è una vera passione per i palermitani.

SOURCE: Evelin Costa

chiosco sferracavallo
 
“U muluni” (watermelon) for people living Palermo more than a fruit is a “passion” that during summer can not be waived, especially if eaten in one of the kiosks of the city or during a trip to the beach.

The vendors of watermelons, “the mulunari”, are often big bellied men, dressed with colored undershirts, under which, I always thought, a huge watermelon could be hidden. They park their trucks with the back open, from which emerges a large quantity of “muluna” forming a pyramid. The billboards to attract customers are often made with handmade drawings depicting a slice of watermelon with its bright and patriotic colors.

“U mulunaru” is an expert in selling watermelons “sight unseen”, but no one trusts him. Customers use many “infallible” methods to find the most sweet, ripe watermelon, by palpating its ends, shaking it near their ear like a child guessing which the surprise of Easter egg could be, or scratching it with the fingernail; the result is always an enigma that nobody can interpret. Most of shifty-eyed people buy it only if the seller is willing to offer a piece for tasting. In any case, when the buyer is back home and will taste the watermelon, he will never be satisfied: it will be “grevio” (insipid), or too mature, watery, etc., because in terms of “muluni” in Palermo we are all experts and picky!

People from Palermo like to bring “u muluni” on the beach, holding it proudly in their arms like a child. To keep it fresh they bury it in the shoreline and then slice it, eat it spitting the black seeds like a machine gun, until throwing the skins on the beach like boomerangs, which, however, never come back. The image is not elegant, but who does it gets a great satisfaction and when the bon ton obliges to eat with cutlery there is a certain disappointment.

“Muluni” can not be missed during the feast of Santa Rosalia, where people alternates it with “babbaluci”, and in both cases “u scrusciu” (the noise) that is produced to eat them is a real pleasure. The watermelon unfortunately is indigestible especially if you turn to a non-diet and heavy food, but this won’t weaken this special and true passion in Palermo.

SOURCE: Evelin Costa

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3 thoughts on ““U muluni”

  1. non potevi fare una descrizione più appropriata e mentre leggevo avevo davanti tutte le scene “vere” di questi strani modi di fare ma per certi versi “particolari e tradizionali”….. complimenti Evelin!!! Un bacio da me… Enza

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