Il Borgo Parrini vicino a Partinico

La prima volta che ho sentito parlare del Borgo Parrini è stato quando il nostro amico Pino, una sera, ci ha chiesto se volevamo andare con lui e gli altri amici dai Parrini, dove dovevano allestire una mostra fotografica. Io che faccio spesso delle gaffe, ho risposto ironicamente: “ proprio noi? Ti sembriamo tipi di andare dai parrini?”. Vedendo di fronte a me uno sguardo interrogativo, ho  continuato: “ noi che siamo anticlericali dobbiamo andare dai preti?”. A quel punto l’arcano si è presto svelato, l’appuntamento non era in una Chiesa o un  Monastero come avevo erroneamente creduto, bensì un in un vecchio borgo nei pressi di Partinico che si chiama Borgo Parrini.

Borgo Parrini

Da quando ho visto per la prima volta questo borgo, me ne sono innamorata, perché è un posto di quelli che piacciono a me, poetico e decadente, ameno e misterioso, rasserenante e caratteristico. continua

La pasta con le sarde tra sapori e ricordi

 La pasta con le sarde è un primo piatto che racchiude in sé tutto ciò che i Palermitani amano:  per cominciare è un gusto che armonizza il dolce ed il salato, tipico della filosofia culinaria di Palermo che mette al centro l’equilibrio tra gli opposti,  c’è la zuccherosa uvetta e c’è l’acciuga salata, c’è la dolcezza selvatica del finocchietto e ci sono le sarde, il tutto esaltato dal giallo profumato dello zafferano.  Racchiude in se l’amore per i nostri monti, soprattutto il Monte Piddirino che come un cane da guardia semi addormentato sorveglia la città e che in primavera colora il suo manto col verde dei finocchietti. C’è l’amore per il mare con i suoi frutti  poveri ma preziosi come le sarde ed in fine c’è un tipo di pasta a cui i palermitani raramente sanno rinunciare, perché provoca un effetto sonoro che per i più raffinati potrebbe apparire di cattivo gusto, ma per i palermitani veraci è come un complimento: lo “scruscio” del risucchio del maccarruncinu che è un vero segnale di gradimento.

Pasta con le sarde

Questo primo piatto, narra la legenda che fu inventato dal cuoco di un generale arabo che trovandosi in condizioni di precarietà, per sfamare la truppa usò gli ingredienti che la natura gli dava a disposizione, inventando quasi per caso uno dei più splendidi piatti della nostra tradizione. continua

Il Parco Cassarà e un po’ di speranza

Ieri sono stata al Parco Cassarà, in realtà non avendo molto tempo a disposizione, ho visto solo una piccola parte di questo parco urbano che è davvero vasto: 280 mila metri quadrati, con vegetazione, un laghetto artificiale, aree giochi per bambini, una pista di pattinaggio, un anfiteatro e un vecchio baglio ristrutturato.

Parco Cassarà
Il parco è nato pochi anni fa, faceva parte dell’antico Giardino d’Orleans realizzato intorno al 1812 da Luigi Filippo Orleans, di cui una piccola parte negli anni ’50 era stata trasformata nel parco ornitologico di cui ho scritto alcuni giorni fa, mentre la gran parte della tenuta, a parte quella dedicata alla cittadella universitaria, era stata tenuta in uno stato di abbandono.
L’attuale parco urbano è nato nel 2011 ed è stato dedicato a Ninni Cassarà, un uomo della Polizia di Stato, collaboratore di Falcone e ucciso dalla mafia nel 1985 quando aveva soltanto 38 anni. continua

L’azolo: un colore siciliano

Da bambina se qualcuno mi avesse domandato quali sono i sette colori dell’arcobaleno, avrei cominciato il mio elenco nominando subito “l’indaco”, sarà che mi sono sempre piaciute le cose complicate e difficili da tenere in mente. Quando ho scoperto l’esistenza di questo colore che è uno strano incrocio tra il blu ed il violetto, ne sono subito rimasta colpita, ma in realtà la prima volta che ho  scoperto la parola “indaco”, conoscevo già  da tempo la sua tonalità, solo che lo avevo sempre sentito chiamare alla maniera siciliana: “azolo”.

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L’azolo è un colore dal “sapore” atavico, anticamente quando le nostre nonne lavavano la biancheria usavano risciacquarla in acqua e azolo per togliere quel l’ingiallimento che spesso il tempo, l’usura ed i raggi solari provocavano alle lenzuola, che quando venivano stese per essere asciugate,  avrebbero dovuto scintillare e veleggiare all’aria aperta come delle colombe bianchissime. A pensarci  bene l’uso dell’azolo più che una vera soluzione, era un trucco di illusione ottica: le nostre nonne,  alchimiste inconsapevoli, non potendo eliminare il giallo, lo coprivano con l’azzurrato dell’indaco e come per magia la biancheria, magari vecchia o rattoppata, ritrovava il suo splendore. continua

Il Parco d’Orleans a Palermo, un soffio di natura

I parchi per una città rappresentano una risorsa fondamentale, un soffio d’aria in un’atmosfera ormai irrespirabile: dove ormai la cementificazione ha raggiunto livelli insopportabili aggravati dalla paradossale mancanza di abitazioni per tante persone che vivono senza casa, dove costruiscono opere che quasi sempre si trasformano in cantieri infiniti e dove gli antichi palazzi crollano tra l’incuria e l’abbandono, ogni giardino, ogni albero, ogni filo d’erba, sono un barlume di vita.

Villa d'Orleans

Uno dei parchi più conosciuti di Palermo è la Villa D’Orleans. E’ immerso nel cuore della città, vicino al Palazzo dei Normanni, storicamente era una tenuta fondata da Ferdinando IV di Borbone nel 1797, negli anni subì diverse trasformazioni, fin quando il parco e la dimora furono venduti alla Regione Sicilia e nel 1955, inserito all’interno del più ampio giardino storico (che tra l’altro ospita anche la cittadella universitaria), fu inaugurato il parco ornitologico che ancora oggi (e non si sa per quanto tempo visto che purtroppo è appena cominciato lo sfratto di questi pennuti per i tagli alle spese) accoglie varie e rare specie di uccelli, sia liberi che in gabbia. continua