Il Parco Cassarà e un po’ di speranza

Ieri sono stata al Parco Cassarà, in realtà non avendo molto tempo a disposizione, ho visto solo una piccola parte di questo parco urbano che è davvero vasto: 280 mila metri quadrati, con vegetazione, un laghetto artificiale, aree giochi per bambini, una pista di pattinaggio, un anfiteatro e un vecchio baglio ristrutturato.

Parco Cassarà
Il parco è nato pochi anni fa, faceva parte dell’antico Giardino d’Orleans realizzato intorno al 1812 da Luigi Filippo Orleans, di cui una piccola parte negli anni ’50 era stata trasformata nel parco ornitologico di cui ho scritto alcuni giorni fa, mentre la gran parte della tenuta, a parte quella dedicata alla cittadella universitaria, era stata tenuta in uno stato di abbandono.
L’attuale parco urbano è nato nel 2011 ed è stato dedicato a Ninni Cassarà, un uomo della Polizia di Stato, collaboratore di Falcone e ucciso dalla mafia nel 1985 quando aveva soltanto 38 anni.

Parco CAssarà
Non avendo potuto visitare tutto il parco, ma solo la parte vicina all’ingresso di via Basile, ho deciso di non dedicare questo post alla sua dettagliata descrizione, per saperne di più si potrà visitare il sito internet , ma quello di cui vorrei scrivere è la mia sensazione nel vederlo ma soprattutto nell’osservare i suoi frequentatori.

Parco Cassarà
Ho notato due mondi diversi tra l’esterno e l’interno del parco, non che il parco sia perfetto e non migliorabile, ma sicuramente lo spazio che precede l’ingresso è un vero caos, per usare un eufemismo, un traffico di automobili insensato, una nevrosi generalizzata tra automobilisti e pedoni, un senso di violenza che serpeggia nell’aria, immondizia ovunque a cumuli fuori e dentro i cassonetti, lungo i marciapiedi c’è di tutto, se avessimo un impellente bisogno di un fil di ferro, di un materasso, di una credenzina degli anni ’50, di un divanetto, di una lastra di vetro o un semplice cartone, qui non avremmo problemi nel reperirlo, certo faremmo volentieri a meno del pannolino usato… Un fetido profumo nell’aria ci ha accolti appena scesi dall’auto facendo disperare la mia nipotina che quando ha trovato il coraggio di aprire lo sportello, si è trasformata in una piccola scienziata olfattiva facendo l’analisi delle ipotetiche origini di quel olezzo fastidioso.
All’ ingresso del parco essendoci le bancarelle dei panellari e dei caramellari, il profumo fortunatamente era davvero invitante, peccato che gli avventori chissà perché amano gettare i tovaglioli unti per terra creando un tappeto che nulla ha a che fare con il red carpet della notte degli Oscar.
Appena però ho varcato la soglia del parco il mio animo si è rasserenato e rinfrancato,sarà il verde scintillante del prato che copre quasi tutta l’area a parte i vialetti,

Parco Cassarà

saranno state le palme e gli alberelli piantati con un ordine totalmente contrastante col disordine palermitano,

Parco Cassarà

sarà stata la vista in lontananza dei nostri monti, del Monte Pellegrino e del monte cuccio che sembra un vulcano.

Monte Pellegrino       IMG_0505

Dentro il Parco ho visto i palermitani che amano il parco, quelli che hanno un sincero bisogno di stare all’aperto, perché noi palermitani amiamo stare all’esterno soprattutto quando il cielo diventa celeste e limpido e ci fa sognare, amiamo godere del tepore del sole anche d’inverno e se pur ormai molti sono diventati dipendenti dai loro cellulari, tablet e smartphone, e dai dolori alla cervicale che derivano dal tenere sempre la testa abbassata, non disdegnano comunque di dare un calcio ad un pallone o di alzare gli occhi verso il nostro cielo meraviglioso.

IMG_0504

Nel parco ho visto i palermitani che preferisco, quelli più o meno (certo non dobbiamo pretendere la perfezione) rispettosi della natura, le famiglie, i ragazzi che amano studiare o rilassarsi all’aperto con gli amici, gli sportivi, gli anziani, i bambini, gli amici dei quattro zampe,

IMG_0485

quelli a cui piace fare il pic nic nel prato, ma non nella classica maniera dei palermitani che quando vanno alla Favorita o sul Monte Pellegrino lasciano come tracce del proprio passaggio infinite quantità di piattini di plastica e sacchetti di immondizia.

Parco Cassarà

Insomma, un popolo più decente, ancora sorridente, speranzoso del futuro, educato, non violento, allegro, forse esiste, magari è inconsapevole di esserci, ma a me è piaciuto vederlo almeno per un giorno inserito in quella scenografia verde, bucolica e speranzosa, di farne parte. La morale è: vale più un parco di mille false promesse per capire che ancora c’è un grande bisogno di socialità, di aggregazione, di natura, di vita.

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4 thoughts on “Il Parco Cassarà e un po’ di speranza

  1. Ho sempre pensato (e sperato) che esistesse una maggioranza silenziosa di persone più civili e rispettose della natura e che la minoranza fosse solo un po’ più visibile. Alle volte, come in questo caso, ne ho la conferma. Questi racconti sui parchi di Palermo sono davvero affascinanti.

  2. peccato che sia stato fatto sopra una pericolosissima distesa di amianto… Ormai qui in Sicilia c’è sempre qualcosa di profondamente schifoso dietro ogni cosa. Ennesima delusione!

    • anche per noi è stato molto triste apprendere questa notizia, speriamo non deluda la speranza di tanti che credono che qualcosa di bello e a misura umana in questa città possa ancora esistere.

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