Antiche donne siciliane tra luci ed ombre

persiana

Le donne siciliane dei tempi passati hanno sempre colpito il mio immaginario, donne che hanno spesso imparato a vivere nell’ombra, depositarie di saggezza ma anche di uno strano cinismo, fragili ma anche “brutali” e più concrete delle donne di oggi, perché abbarbicate ad un lato più istintivo della vita;  spesso oppresse da quello stesso sistema patriarcale e retrogrado di cui si facevano portatrici insegnando alle donne più giovani come comportarsi per “gestire” i loro mariti, per sopportare l’insopportabile ed a volte per farlo diventare un vantaggio per se stesse, perché si deve sempre fare di “necessità virtù”, ma senza mai ribellarsi apertamente, perché custodi di quel modo di vivere, e se un’altra donna ne voleva uscire fuori si chiudevano a riccio per preservare l’esistente. Le donne molto anziane però alcune volte sembrano più “moderne” di quelle delle generazioni successive, forse meno moraliste e più aperte nel comprendere e risolvere a modo loro i drammi della vita:  dai tradimenti, alle separazioni, dalle nascite alle morti, sempre con un orecchio pronto ad ascoltare, con qualche proverbio da cui essere sostenute e con una soluzione pratica da proporre, senza troppi turbamenti “psicologici” che affliggono le più giovani, sono state abituate dalla vita a indurirsi: tra la guerre, la povertà, la violenza, le tante morti di parenti e anche di figli,  si sono anestetizzate in parte dal dolore e rese  dure, con una scorza arida al cuore, come spesso è quella pelle indurita di certe signore molto in avanti con gli anni.

Queste donne vivevano nell’ombra, o più che altro in una realtà parallela da quella esibita, parlavano tra femmine ed avevano una sorta di doppia vita rispetto ai mariti, descritti pubblicamente come duri, forti, violenti, saggi, buoni, generosi, secondo il caso specifico,  ma ritenuti tutti allo stesso modo ingenui ed incapaci di vedere tutto quel mondo al femminile che presuntuosamente pensavano di conoscere, ma che invece tramava alle proprie spalle. Le donne spesso si aiutavano tra loro, ma a volte si danneggiavano con consigli sbagliati o sparlando l’una dell’altra. Dalle cose più futili a quelle più dolorose, creavano un mondo a parte, misterioso.

Un marito dei vecchi tempi ad esempio, mai avrebbe saputo che la sua santa moglie si depilava le gambe col suo rasoio da barba, perché depilarsi era concepito come  una cosa da “donne di strada”, i mariti si illudevano che le mogli avessero la pelle liscia e senza peluria per natura. Se poi la donna esprimeva il desiderio di truccarsi, non avrebbero mai accettato, anche quello per un vero marito antico siculo era una vergogna, ma se la moglie di nascosto arrossiva le proprie gote con un rossetto, si convincevano che quel rossore fosse dovuto a un pieno stato di salute: “che bedda me muggheri, tutta saluti”,  per non parlare delle prime donne che cominciavano a tingersi i capelli per coprire i primi fili bianchi ed i mariti convinti che pian piano i capelli della coniuge diventassero biondo platino per miracolo divino. Le mogli se la ridevano di nascosto e raccontandoselo tra loro .

Una fase delicata per la donna, era quando arrivava il momento del suo cosiddetto “sviluppo”,  come in un rito di iniziazione tutto al femminile cominciavano sguardi ammiccanti tra donne, si scambiavano infiniti auguri, le madri soddisfatte comunicavano a nonne e zie, cugine, fino al centesimo grado di parentela, che la figlia era “entrata nel gruppo”, una volta ho sentito dire: “ora anche lei fa parte di noi”, e la neofita del club delle donne adulte, era  una bambina ancora poco cresciuta, spaventata da tutta quella attenzione e da quell’improvviso cambiamento fisico di cui magari non aveva mai sentito parlare prima, che arrivava in modo traumatico; ho saputo la storia di una ragazzina di moltissimi anni fa, che  essendo da sempre deboluccia, veniva incoraggiata a mangiare per non ammalarsi, quando la ragazzina ebbe il suo primo ciclo, dal momento che nessuno mai ne aveva parlato con lei,  si convinse di essere gravemente malata e per paura tentò il suicidio, per fortuna senza riuscirci.

Il  mondo misterioso delle donne forse cominciava proprio da quel giorno in cui si capiva che da allora in poi, non si sarebbe  più potuto parlare con la spontaneità tipica dei bambini, perché più o meno esplicitamente, la mamma, le nonne e le zie, le cugine etc  ti facevano capire che se c’è qualcosa da tenere nascosto, quello è proprio il ciclo mestruale, si imparava subito che  non si doveva mai e poi mai, in nessun caso, assolutamente nominare, soprattutto in presenza di un maschio. Ogni mese quindi si cercavano mille parole, frasi e strane definizioni, gesti e concetti,  pur di non dire quella fatidica parola, la più tipica allusione era :“avi i so cosi”, le innominate,  “le cose”, ancora oggi in molte le chiamano così; oppure si diceva: “è indisposta” e tutti intorno con gli sguardi bassi a dimostrare di aver capito, un po’ più esplicitamente si poteva dire : “avi i cosi di supra”, le più ardite dicevano : ”cose femminili…”,  le più moderne invece potevano ironizzare con : “ ha le dimostrazioni”; una volta sola ho sentito dire a mia nonna: “hai le mostrulazioni”,  ma eravamo comunque tra donne…Ammetto che tutt’oggi io stessa ho difficoltà a nominarle tanta è l’abitudine a non farlo….  Ma anche la menopausa non si poteva nominare, bastava sentir dire : “ho le quaranate”,  parola in codice per non parlarne più.

La vita fatta di voci e parole dette di nascosto continuava subito dopo il matrimonio nell’attesa della gravidanza. Se passato un mese dal matrimonio non se ne aveva notizia, le donne di famiglia cominciavano tra loro ad interrogarsi, a cercare giustificazioni , cause misteriose ed a trovare colpevoli, ma al cento per cento la colpevole era sempre la donna che non “sapeva dare un figlio” al marito, perché troppo “sicca”, con i fianchi troppo stretti, o magari perché mangiava poco. Un argomento ancora più delicato, inesplicabile, impronunziabile e molto doloroso, legato sempre a questo tema, che mi è capitato di sentir affrontare sempre con quel filo di cinismo dalle donne più anziane, quelle che hanno visto la guerra, quelle che hanno vissuto molti parti o molte morti di figli anche neonati, è il tema delle interruzioni di gravidanza più o meno spontanee. Queste donne spesso sono state vittime di aborti clandestini pericolosissimi, usando metodi incredibili, rischiando la vita, ma non se ne poteva e non se ne può ancora parlare, i mariti spesso ne erano ignari, perché le donne siciliane antiche queste cose le gestivano tra loro, con dolore, con drammi, con rischi enormi, con poche parole e con l’aiuto di qualche altra donna che spesso era un misto tra un’ostetrica ed una fattucchiera. Ai mariti non importava domandarsi come venisse gestito il “controllo delle nascite”,  le donne soffrivano silenziosamente, perché parlarne significava aggiungere dolore al dolore ed in  più significava essere condannate senza possibilità di assoluzione, anche dalle altre donne, da quell’ ipocrita moralismo di chi preferisce non dire come stava la realtà, ma poi in silenzio tutto era concesso e tutto era saputo.

Un argomento più “leggero” invece era quello delle cosiddette “corna”, le anziane sapevano sempre come affrontare la cosa, “capivano” i loro uomini che  in alcuni casi erano considerati come esseri istintivi da assecondare e accudire; l’importante era salvare la facciata, la famiglia, difendere la mascolinità del proprio marito. Mi è capitato di venir a conoscenza di alcuni casi di vecchietti felicemente sposati, che avevano avuto da sempre delle amanti, uomini che  solo a guardarli sembravano gretti, privi di fascino, uomini comuni, ormai divenuti dei semplici nonnini, magari anche privi del dono della parola, che poi riscoprivi essere dei latin lovers , ma sembra ancora più strano, perché ne siamo mentalmente disabituati,  quando si viene a  conoscenza di storie di vecchie signore, quelle con la “sciallina” di lana e le “tappine” ai piedi, che in gioventù, magari durante la guerra, si intrattenevano con amanti,  che poi altro non sono che quelle stesse anziane che oggi criticano una ragazza che cambia fidanzato, che convive, che usa una minigonna troppo corta etc; le così dette “nannò” che spiano i giovani da dietro le persiane, sempre pronte a vedere il mondo con la malizia di chi crede che tutto si faccia e si debba fare nell’ombra, senza mai esprimere la propria libertà di scelta.

Oggi la Sicilia è un po’ cambiata e molte donne scelgono di uscire da quell’ombra, ma non sempre è facile o voluto, i cambiamenti fanno ancora paura in una terra dove tutto sembra statico ed immutabile, è più facile nascondersi dietro una persiana o oggi dietro un mondo virtuale. Si dimenticano le lotte  di quelle donne, anche siciliane, che hanno voluto trasformare la realtà senza ipocrisie,  forse si pensa che il cambiamento sia avvenuto per una normale evoluzione darwiniana, ma non sempre è così, se oggi possiamo essere ciò che siamo, è grazie a chi ha cominciato ad aprire quelle persiane, una scaletta alla volta, oppure repentinamente, ma sempre sognando quella ventata di aria fresca che fa bene alla salute e dona il respiro anche a chi ci circonda, che altro non è che la libertà.

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