Siciliani tra accoglienza e diffidenza

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I siciliani, ed in particolare i palermitani, hanno sempre avuto uno spiccato senso dell’accoglienza, un segnale di apertura verso la diversità grazie al quale molte persone provenienti da paesi lontani, sia per turismo che per lavoro, trovano un clima positivo.

La nostra storia e il nostro variegato DNA hanno creato un “bagaglio inconscio” che contribuisce a questa atmosfera: la Sicilia nella sue origini è terra “multietnica” e i siciliani hanno nei loro geni l’arabo, il normanno, il francese, lo spagnolo, il piemontese, etc;basta solo osservare i tratti somatici per capirlo, occhi cerulei e capigliature bionde, pelle olivastra, capelli nerissimi e pelle bianchissima sono il frutto delle diverse colonizzazioni succedutesi nei secoli.

Questa storia di dominazioni, intrecci di civiltà e forse l’impronta lasciata da Federico II, imperatore noto per aver mantenuto nella sua corte a Palermo “menti” e “collaboratori” di diverse etnie il cui operato ha contribuito a rendere tanto fascinosa questa città (meno noto per essere un sanguinario uccisore di donne, ma questa è una caratteristica che non ha differenze etniche), ha determinato nei siciliani un’apertura nei confronti dei propri ospiti, da accogliere e ricevere con ogni possibile cerimonia, servire come fossero dei re, coccolare e sostenere come fossero dei bebè, riempire di cibo fino a farli scoppiare. CONTINUA (su cinisionline)

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Sputo, sputazza e sputazzate dei palermitani

Il mio nuovo articolo pubblicato su cinisionline

 

Un avviso ai naviganti: la lettura di questo articolo potrebbe essere sconsigliabile ai deboli di stomaco.

Alcuni giorni fa mi trovavo al bar a discutere con alcuni amici; eravamo tutti siciliani tranne un’amica di origini ungaro-rumene, ma trapiantata da diversi anni in quel di Terrasini; lei è molto impegnata in ambiti ecologisti e si potrà facilmente comprendere come le sia complicato decifrare la logica fatalista, rassegnata e ironica dei siciliani di fronte a certe tematiche. L’argomento trattato durante quel piccolo dibattito è stata la “mangiata della semenza” o meglio la sua sputata (per saperne di più  potete  leggere l’articolo di Eva su Terrasinioggi (http://www.terrasinioggi.it/cultura/manciata-ra-simienza/); io invece durante la discussione, essendo l’unica palermitana del gruppo, sono stata tirata in ballo quando si è discusso sulla differenza che c’è tra la sputata paesana e quella palermitana. Così  da vera palermitana, non ho potuto esimermi dallo scomodo compito di  descrivere alcuni tra i molteplici significati che ha lo sputo per i palermitani.

A Palermo lo sputo non è una semplice emissione di saliva. Intorno a questo gesto, non certo elegante, esistono una serie di significati da decodificare e da decifrare; c’è un mondo complesso da scoprire, tanti  non detti, metafore e messaggi subliminali… Perché per noi palermitani la gestualità ed il linguaggio del corpo sono molto importanti, fondamentali, forse più delle parole.

C’è sputo e sputo a Palermo, anzi direi che c’è sputo e “sputazzata”. Quest’ultima è molto più dispregiativa di un semplice sputo. Se qualcuno dice: “ti dassi na sputazzata” non è certo un complimento, anche se c’è sempre un fondo di ironia in tutto questo. CONTINUA