“Ci vediamo al Margaret Cafè”, collettiva di pittura e fotografia.

Siete invitati alla collettiva “Ci vediamo al Margaret Cafè” che si terrà giorno 17 Luglio 2015 alle 19 in Via Madonia 93 a Terrasini, presso la sala espositiva del Margaret Cafè, partecipano alla mostra fotografi e pittori quali Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà, Tiziana Viola Massa e c’è anche un quadro dipinto dal pittore Antonino G. Perricone scomparso da solo un mese, la cui opera, per rendergli omaggio, è stata scelta come immagine rappresentativa della mostra. La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015. Vi aspettiamo
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MARGARET CAFE’

VIA Madonia n. 93  – 90049 Terrasini PA

Tel. 338 386 7133

COMUNICATO STAMPA

Il 17 luglio 2015 dalle ore 19.00 la mostra collettiva “Ci vediamo al Margaret Café” ritorna a Terrasini  nella sua sede iniziale e cioè in Via Madonia n. 93.

La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e finalizzata a ricreare quelle atmosfere a prescindere dal luogo; bar e luoghi di riunione o posti di lavoro quando, si discuteva di cultura e di politica. Oggi questi luoghi si chiamano caffè letterari o altro e al loro interno puoi leggere il giornale o un libro, incontrare un amico, un conoscente o avere un appuntamento di lavoro.

La mostra già esposta oltre che al Margaret Café è stata esposta a Casa Memoria di Cinisi e alla Libreria del Mare a Palermo. Ritorna quindi al Margaret per completare il suo iter espositivo.

Scegliere luoghi a misura d’uomo, raccolti e intimi come le gallerie d’arte private o i circoli, sono state sempre una caratteristica degli artisti europei.

Luoghi in cui avvenivano gli scontri e i dibattiti più accesi al fine di affermare una teoria o un’idea. Ospitare quindi la mostra dei 24 dipinti di formato 30 x 30 degli autori di questo evento i quali sono: Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Antonino G. Perricone (scomparso il mese scorso), Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà e Tiziana Viola Massa. Pittori e fotografi che hanno voluto ribadire il concetto di quanto sia importante la socialità di questi luoghi dell’incontro.

La mostra, presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015 dalle 10.00 alle 23.00  catalogo a richiesta. Ingresso gratuito.

La direzione artistica

Francesco M. Scorsone

Studio71pa@tin.it

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opera di Antonino G. Perricone

Palermo e Santa Rosalia. Il racconto della mostra “Rosalia la più bella”

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Palermo e la sua “Santuzza” sono indissolubilmente legati in un intreccio vigoroso fatto di radici, fede, suggestioni e dedizione.  Il culto per Rosalia ogni anno raggiunge il suo apice di passione e devozione durante i giorni del “Festino”, il 14 e 15 Luglio, con festeggiamenti, la processione del “Carro” ed i suggestivi giochi di fuoco al Foro Italico. La celebrazione della Santa si ripropone il 4 Settembre, giorno in cui si svolge la così detta “acchianata” a piedi, la salita sul Monte Pellegrino dove si trova il santuario dedicato a Rosalia.  “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia” è un saluto, un grido di gioia, di incitazione ed anche di disperazione.

L’amore che i palermitani provano per Rosalia è proporzionale a quello che provano per la propria città, un amore forte, ardente, estremo, intenso. Rosalia è la Santa che, secondo la tradizione, ha liberato Palermo dalla peste del 1624, giungendo in sogno al saponaio Vincenzo Bonello, nel momento in cui l’ afflizione causata  dalla perdita della moglie per la peste, lo stava portando sul Monte Pellegrino a compiere l’ultimo gesto.

Palermo, nel corso dei secoli, di pestilenze, oltre quella del 1624, ne ha avute tante, perché la peste è anche una metafora del male, un male atavico che soprattutto viene da dentro. Una sofferenza spesso autoprodotta, che non fa sviluppare una città bellissima e preziosa, un degrado morale dei poteri che come una nube tossica investe tutti e schiaccia chi vorrebbe cullare e coltivare una città che ha la strana capacità di anestetizzare i suoi abitanti, spesso inerti davanti a tutto, ma capaci di slanci  e  reazioni inattese. Esistono a Palermo grandi talenti a volte soffocati, perché si scontrano con un immobilismo narcotizzante.

Rosalia per i palermitani, in questa atavica incapacità terrena di ribaltare l’amara sorte della propria città,  rappresenta l’ultraterreno “ultimo appiglio”, la speranza estrema alla quale aggrapparsi. E’ colei che con la sua coerenza ha avuto la capacità di rinunciare all’opulenza che la vita di nobile normanna le avrebbe donato, per portare avanti la propria idea o fede. Ci racconta la forza catartica di dire di no, di cui spesso ci sarebbe bisogno e che troppo spesso si attribuisce solo a Santi ed Eroi per non assumersi la responsabilità di cambiamento. Rosalia, la ragazzina bellissima che ha scelto la grotta e l’eremitaggio purifica i palermitani dalle proprie incapacità e dona loro la forza di reagire quando tutto sta per crollare, sembra non giudicare i suoi concittadini, ma proteggerli come farebbe una madre, una sorella, in primo luogo da se stessi.  Come si fa a non amare una donna, una Santa così?

In questi giorni a Palermo ho avuto modo di visitare la mostra “Rosalia la più bella” inaugurata il  9 luglio 2015 presso la Cattedrale di Palermo, ideata da  Francesco M. Scorsone e Loreto Capizzi, visitabile fino al 31 Luglio 2015. Una collettiva che esalta la bellezza di Santa Rosalia secondo la differente visione di ogni artista, regalandone un’immagine variegata e complessa che va oltre la classica iconografia, pur mantenendone in alcune opere i simboli principali tra cui le rose, il teschio ed il Monte Pellegrino, emblema di Palermo e luogo in cui furono ritrovati i resti di questa bellissima giovane donna che scelse il romitaggio alla vita convenzionale.

Nell’opera di Antonella Affronti si mette in rilievo la giovinezza, l’innocenza di questa Santa che ci appare quasi bambina. I colori tenui, tendenti al grigio della grotta e della freddezza a cui la Santuzza si è abbandonata per sfuggire a una sorte non voluta, sono ravvivati solo dal rosso delle rose che le circondano il capo e dal tenue colore delle gote arrossate che le regalano ancora un tepore vitale, durante una preghiera solo accennata. Nel quadro di Anna Balsamo da una cornice si intravede la presenza della Cattedrale alle spalle di Rosalia, coronata da rose fresche, circondata da gigli, abbigliata nel classico saio da eremita e caratterizzata da uno sguardo ieratico, come fosse un’icona moderna, la bocca appare tuttavia carnosa come una rosa e con un accenno di malinconia.

La Santa Rosalia di Alessandro Bronzini ha fattezze classiche, evanescenti e meditative. Coronata da rose candide protegge dall’alto Palermo, rappresentata dal Monte Pellegrino, il cielo e il mare hanno toni cangianti a ricordarci forse il passare del tempo. Nell’opera di Sebastiano Caracozzo, Rosalia ha lo sguardo verso il basso, legge un libro e ci ricorda l’immagine di lei, giovane ed elegante, ancora all’interno della propria camera, intenta a meditare sulle sue future scelte, l’abbandono di una vita opulenta fatta di stoffe damascate e ricami dorati, ricchezze e false presenze.  Aurelio Caruso rappresenta una Rosalia immersa in un mondo attuale, una Santa dalla pelle ambrata,  solo le piccole rose rosse ci rammentano di chi si tratti, ma in questo caso non importa quale sia il paese di provenienza, ma il simbolo di universalità, di sofferenza, di un viaggio (come la vita stessa è) a volte scelto a volte imposto. Ci appare come disegnata da un writer su un muro sporco e la storica frase “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia” è emblematicamente sostituita da un “Viva Lampedusa e Viva Santa Rosalia”.

Nell’opera di Tanina Cuccià è rappresentata una Santa dallo sguardo fermo, coronata da rose che si disegnano tra scritte e fiori. E’ una Santa meditabonda che tiene una croce in mano ed il teschio. Nell’opera di Enzo D’alessandro, il viso della Santa ci appare moderno e compare appena tra colori intensi, globi, squarci di luce. E come quegli occhi nocciola appaiono appena tra i toni dell’ arancio della Conca d’oro, così compare anche la  mano che tiene una croce di luce ed un teschio bianco. Nell’opera di Angelo Denaro, di grande impatto materico, il viso di Rosalia è molto bello, santo ma sensuale allo stesso tempo, moderno. Le rose si confondono tra i capelli e alle sue spalle si scorge il pianeta (simbolo ricorrente nelle opere dell’artista) ed anche i famosi “Giganti di Porta Nuova”, a ricordare la città di Palermo bisognosa di protezione. La Santa Rosalia di Stella Febbraro è quella che maggiormente ricorda l’iconografia classica, i capelli fulvi da giovane normanna, un giglio bianco, simbolo di purezza, il teschio ed uno sguardo estatico. Interessante la Santa di Naire Feo, una Santa che non c’è, questa assenza le rende una presenza paradossalmente ancora più imponente, perché inconscia. La corona di rose galleggia nel cielo e protegge la città simboleggiata dal monte Pellegrino. Rosalia è assente anche nel quadro di Giovanni Gambino, di lei rimane solo una rosa che nuota nel mare, a ricordare la sua nascita dagli abissi come fosse una nuova Venere, alle spalle c’è Monte Pellegrino. Nell’opera di Giuseppe Gargano i toni azzurri velano di una sorta di malinconia la Cattedrale, la Santa veglia dall’alto con un’espressione decisa e forse in parte anche indignata. La Rosalia di Kindia è la più moderna, “spiritualmente punk”. Sono presenti tutti i simboli, ma sono stilisticamente ribaltati, c’è il saio che sembra un abito dark, c’è la corona di rose tolta dal capo, c’è il teschio che è un tatuaggio ed una croce legata ad una catena viene ostentata con orgoglio. Nell’opera di Alessio Lo Prete a colpire è il tratto della pittura, deciso, discontinuo, ondulatorio, quasi circolare e vibrante a partire dalle rose. Tutta l’attenzione si concentra sul volto il cui sguardo si protende verso l’alto.

Nell’opera di Pino Manzella, la Santa emerge dalle carte antiche velate di azzurro alle cui spalle si può scorgere il Monte Pellegrino. Rosalia appare più donna che Santa, l’espressione è determinata e fiera, le rose sono protagoniste di bellezza, ma una foschia scura circonda la luce emanata dalla Santa a ricordarci che questa è una storia che parla di sofferenza e voglia di un riscatto, tutto umano.  La Santa Rosalia di Daniela Marcianò è quasi una ninfa che spunta dal mare. Come era stato rivelato ai genitori di Rosalia, lei sarebbe stata una rosa senza spine e questa Rosalia è infatti serena e fiabesca, ma qualche ferita si scorge nel suo corpo ibrido e non conformemente umano. Nell’opera di Laura Natangelo, Rosalia è quasi accennata, un’opera di grande sensibilità, bastano pochi segni a far intravedere una Santa che c’è e osserva la sua città rappresentata dal Monte Pellegrino. La Santa Rosalia di Vanni Quadro sembra una donna dell’alta borghesia palermitana dipinta paradossalmente su un foglio di cartone. Lo sguardo elegante, sognante di donna preziosa e nel suo anulare al posto di un diamante compare un teschio, prezioso anche quello, ma di altre ricchezze. L’opera di Caterina Rao ci mostra una Rosalia moderna, la posa è di preghiera ma lo sguardo basso è quasi sensuale e ce la fa apparire una donna vera e contemporanea, in pace con se stessa.  Santa Rosalia dipinta da Tiziana Viola Massa è vibrante ed emotivamente toccante, scomposta nei capelli e nell’abbigliamento, mostra un aspetto spirituale e carnale allo stesso tempo,  lo sguardo quasi infantile ed in meditazione estatica ci lascia intravedere una forte spiritualità tutta umana. La rosa sembra fuoriuscire dal quadro e lasciare ferite irreparabili al suo animo, mentre il teschio è abbracciato al ventre come fosse quello di una madre. Nell’opera di Maria Stella Zangara Santa Rosalia è rappresentata classicamente nella sua ascensione in cielo tra gli angeli, la santa è impreziosita d’oro ed in estasi domina su tutto.

Complessivamente questa è una mostra che ci presenta una Santa in diverse sfaccettature, da visitare per nutrirsi di arte, di spiritualità, di umanità, di amore per una città che merita il suo riscatto.

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I babbaluci palermitani

Ricordo che quando ero bambina, se si andava in campagna per una gita, non ci si poteva “allannuniari” nel dolce far nulla, ma bisognava accompagnare quel momento con varie occupazioni che potessero far trascorrere il tempo in un modo proficuo. Così poteva capitare che si dovesse raccogliere verdura selvatica: giri e cavoliceddi, cardella, asparagi, l’origano che cresce d’estate sulle nostre montagne o i capperi della macchia mediterranea, ma soprattutto ricordo che durante le estati assolate era molto gradita la raccolta dei “babbaluci” che spesso si annidavano tra i rami secchi delle piante spinose, raggruppandosi tutte insieme all’apice di quei “ramurazzi” forse alla ricerca del sole, creando delle strane sculture naturali.

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Ricordo così che d’estate poteva capitare di andare in giardini abbandonati a raccogliere lumache continua

“Mediterraneo, fossa comune”, il racconto del Recital e le parole intense di Emilia Ricotti

Ecco l’articolo intervista che ho scritto subito dopo il Recital “Mediterraneo, fossa comune” di Emilia Ricotti, al quale ho avuto il piacere di partecipare con la mia mostra dedicata alle “Donne migranti”.

“Mediterraneo, fossa comune”, svoltosi lo scorso 27 Giugno, è stato un Recital di poesie, pensato e realizzato dalla professoressa, scrittrice e drammaturga Emilia Ricotti, organizzato grazie all’ associazione Simposium di Terrasini.

Eravamo ospitati nel meraviglioso scenario offerto da Torre Alba. Di fronte a noi solo la torre ed uno di quei suggestivi tramonti che soltanto a Terrasini si possono vedere.

Tante persone hanno partecipato a questo momento di riflessione collettiva ed in un sabato sera non era certo una cosa scontata, anche per questo il risultato assume un senso ancora più forte.Emilia Ricotti inizia a leggere i suoi versi che raccontano il dramma di Lampedusa, dei morti in mare. Ogni parola è come una lama che incide e fa sentire il dolore di tante persone su ognuno di noi, sono però parole di cura, fanno male, ma ci ricongiungono col nostro senso di essere/i umani. Raccontano lo sfruttamento del popolo africano e la tragedia di chi sceglie di fuggire da questi luoghi depredati. CONTINUA su cinisionline

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