25 Novembre a Cinisi contro la violenza sulle donne

20151125_220251Ieri sera 25 Novembre a Cinisi è stata realizzata un’iniziativa di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. E’ stato un momento davvero emozionante e significativo, hanno partecipato più di centoventi persone all’interno del Salone Comunale, un “pubblico” concentrato, composto, attento e coinvolto.

E’ difficile per me raccontare questa serata perchè il coinvolgimento emotivo è stato grande visto che ho avuto la possibilità insieme ad altre donne (eravamo otto in tutto) di costruire questo momento di impegno. Grazie all’iniziativa, alla volontà e allo stimolo di Francesca Randazzo, in una sola settimana di tempo abbiamo organizzato questo momento, scelto i monologhi tratti dal libro di Serena Dandini “Ferite a morte”, provato  tra noi a capire come interpretarli, dandoci forza reciproca.I nostri  incontri, pochi ma intensi, sono stati molto belli, abbiamo avuto modo di confrontarci e trovare un pensiero che ci accomunasse, un’esperienza per me indimenticabile.

La serata è stata molto commovente, non avrei mai immaginato una simile partecipazione. La scenografia semplice è stata arricchita da una meravigliosa installazione realizzata da Cristina Cucinella, abbiamo avuto il sostegno di Antonio Riccobono che ha curato audio e luci, e per concludere l’intervento di Giusi Chirco che si impegna nell’associazione Le Onde onlus a sostegno delle donne vittime di violenza. Questa iniziativa ha aderito anche a http://www.postoccupato.org  che occupando un posto ormai vuoto vuole ricordare le donne che oggi non sono più presenti ad occupare quel posto.

Fondamentale è stato il passaparola di amici e  la collaborazione di tante testate on line e cartacee  che hanno diffuso l’evento ed hanno partecipato alla serata (cinisionline, iltarlo, terrasinioggi che ha pubblicato il video )  e che voglio ringraziare eccone alcune: il tarlo  teleoccidente  qlnews  terrasinioggi  malgradotutto  cinisionline  balarm   siciliafan palermotoday   lapisnet  gazzettapalermitana repubblicapalermo thinkdonna  donnainaffari  siciliaedonna  ed il Giornale di Siciliagds

Voglio condividere qui l’introduzione che ho scritto per aprire la serata, un testo nato dopo alcune riflessioni tra noi donne e protagoniste, compagne di viaggio che non smetterò mai di ringraziare: Francesca Randazzo, Margherita Galati, Maria Grazia Vitale, Cristina Cucinella, Vera Abbate, Giulia Valenza, Chiara Mangiapane.

Introduzione:

Il 25 Novembre è la  giornata internazionale contro la violenza sulle donne, questa data è stata istituita nel  1999 dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite, in ricordo del terribile assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto durante il regime domenicano nel 1960. Queste tre donne, furono torturate e uccise  dagli agenti del Servizio di informazione militare mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione.

Durante questa giornata in tutto il mondo si svolgono iniziative per sensibilizzare le donne ed anche gli uomini su questo tema, per non dimenticare le vittime, per denunciare una realtà che spesso si preferisce nascondere, ma soprattutto per riflettere sulla possibilità di trasformare una cultura che malgrado i cambiamenti già in atto è ancora di tipo patriarcale: fondata sul possesso, sulla prevaricazione, sulla violenza. Un sistema in forte crisi, ma che continua a mietere vittime. I ruoli tradizionali cominciano a saltare, si vive una crisi complessiva, valoriale ed economica, col precariato e tante paure quotidiane. La donna ha imparato a lottare per la propria libertà e autonomia,  molti uomini hanno cominciato a relazionarsi positivamente con questi cambiamenti, ma molti altri vivono una crisi di identità, una frustrazione di fronte agli stereotipi che li vorrebbero ancora come i protettori della famiglia, ma che non riescono più a concretizzare. Non sanno gestire il fallimento, la separazione, l’abbandono, non riescono a concepire che ogni relazione umana necessita di consenso reciproco  e di fronte al dolore, alla rabbia,  all’offesa l’unica strada che trovano è la violenza.

Purtroppo spesso anche le donne si sono fatte complici di questa mentalità patriarcale perché non riescono a concepire un cambiamento sociale e culturale. Sono  le madri che proteggono i figli violenti contro le loro compagne, le donne che invece di solidarizzare con altre donne le giudicano male se solo queste scelgono una strada diversa dalle regole prestabilite. Quelle che tacciono di fronte ad una violenza e pensano che forse quel ceffone dal marito la donna se lo sia meritato, perché se una ragazza lascia o tradisce il fidanzato, se  non si comporta bene in casa, se è una “rovinafamiglie”, viene  vista come una poco di buono a cui forse almeno il padre avrebbe dovuto dare qualche schiaffone per raddrizzarla, per educarla, mentre bisogna ricordare che se si educa con la  violenza si educa alla violenza, a subirla e a farla. Questo avviene anche in paesi più lontani da noi. In alcuni paesi dell’Africa sono le mamme, le  nonne a imporre alle donne più giovani la pratica dell’infibulazione, nata per togliere il piacere alla donna, perché “non è giusto” che la  donna lo provi. Purtroppo anche le importantissime lotte delle donne che hanno permesso che si ottenessero molti  diritti fino ad alcuni anni fa impensabili, a volte hanno creato un’eccessiva contrapposizione tra generi, o hanno riproposto anche per le donne solo modelli maschili, gli stessi che venivano criticati anche nell’uomo.

Un  discorso sulla violenza sulle donne serve a sensibilizzare le donne, ma anche gli uomini, perché solo insieme si può cambiare la società, non contro ma insieme. Però per farlo bisogna prima guardare in faccia la realtà. I dati, le statistiche purtroppo ci raccontano che in tutto il mondo le donne subiscono violenze dagli uomini, mariti, ex, padri, fratelli, amici. Vengono uccise, violentate, oppresse, molestate. In Italia ogni due tre giorni c’è una nuova vittima, una donna uccisa da un uomo. Finchè esiste una donna che deve avere paura di uscire da sola per strada, finchè esiste una donna licenziata perché incinta, finchè una donna muore perché lascia il proprio marito o fidanzato, viene picchiata nelle strade in cui si prostituisce e quasi mai per scelta, viene costretta a non studiare, bisognerà lottare per cambiare le cose, perché una società non è libera veramente se esiste una categoria sottomessa, una società così non è sana, non può cambiare da sola o per evoluzione.

E’ stato molto difficile in questi anni parlare delle vittime del così detto femminicidio, riconoscerle, sensibilizzare su questo fenomeno così brutale. Oggi i mass media elencano le vittime come fossero numeri, in questa società che  vuole annullare le persone, le donne subiscono ancora di più. Se fa comodo la loro vita viene morbosamente scandagliata per fare audience. Secondo i casi vengono dipinte come carnefici, o più spesso come vittime da proteggere, ma mai come intere, complesse, capaci di scegliere a volte bene a volte male. La donna ha il diritto di essere ciò che  è,  di essere non una vittima da custodire, ma semplicemente una persona libera di autodeterminarsi come tutti.  Questo fa molta più paura, ma non bisogna rassegnarsi alla paura, al terrore.

Il libro di cui leggeremo alcuni brani è stato scritto da Serena Dandini, si intitola “Ferite a morte” ed è basato su storie vere. Si dà voce alle vittime, morti spesso preannunciate. L’intento è di dare voce a chi non c’è più, a chi la voce è stata tolta soltanto per aver scelto un’altra strada, per aver detto no o per non aver saputo dirlo, perché non è sempre facile.

Le donne vittime di violenza vanno ricordate non per creare uno  schieramento donne contro uomini o viceversa,  intanto perché la violenza  non è giustificabile da nessuno e su nessuno e poi perché queste donne  non sono vittime solamente degli uomini, queste donne  vengono uccise dalla società che ha armato la mano maschile con i suoi disvalori. La società è complice ed assassina quando tace, quando alimenta la logica del possesso, quando definisce questi omicidi come raptus di follia, quando ha permesso che fino al 1981 esistesse ancora il delitto d’onore, quando non sostiene le donne che denunciano, quando taglia i finanziamenti alle case per le donne vittime e alle associazioni che lottano ogni giorno in difesa delle donne, quando non le sostiene economicamente nel momento in cui dovrebbero allontanarsi dal pericolo, quando ironizza,  quando fa provare vergogna ed anche quando ridicolizza un uomo se si comporta come una donna o viceversa,  quando parla solo di odio, guerra e violenza,  e poco di armonia e pace, quando non insegna ai propri figli e alle proprie figlie a cambiare, a rispettare l’altro e l’altra. Siamo tutti complici, ma possiamo cambiare. Donne e uomini insieme.

 

 

 

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