“Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”- mostra fotografica di Pino Manzella

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Pino Manzella nella mostra intitolata “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta” espone una sequenza di fotografie scattate a partire dagli anni ’70 all’interno di alcuni cimiteri tra cui il Père Lachaise e quello di Montparnasse a Parigi, il Nuovo e il vecchio cimitero ebraico di Praga, il cimitero di Racalmuto e la contrada Caos ai confini tra Agrigento e Porto Empedocle dove nacque e giace Pirandello.

Un reportage che rappresenta un interessante documento storico della vita, della morte e della memoria di alcuni importanti protagonisti della cultura e dell’arte: Guillaume Apollinaire, Honoré de Balzac, Charles Baudelaire, Boris Vian, Eugène Delacroix, Paul Éluard, Franz Kafka, Amedeo Modigliani, Yves Montand e Simone Signoret, Oscar Wilde, Jim Morrison, Édith Piaf, Luigi Pirandello, Marcel Proust, Raymond Roussel, Jean-Paul Sartre e Leonardo Sciascia. Artisti resi eterni dalla propria opera e che continuano a esistere in chi tramite l’amore per la cultura non li lascia morire.

Ci vuole del coraggio e una certa dose di ironia per parlare di morte e ancor più per fotografare tombe, ma soprattutto ci vuole un forte amore per la vita e per l’arte, come quello che da sempre caratterizza l’opera di Pino Manzella che, come pittore ha sempre messo al proprio centro la memoria, come elemento da custodire e far rivivere nel presente, trasformando i lasciti del passato in nuova vita e arte per il futuro. Pino Manzella con curiosità e ispirazione ha negli anni “frequentato” alcuni cimiteri per andare a visitare i feretri dei suoi artisti ispiratori. Quando era da solo, in viaggio, ricercava le tombe di scrittori, pittori, artisti, poeti come in un bisogno di catarsi, di dissacrazione e meditazione sulla vita. In un’intima necessità di riappropriarsi della grandezza della storia e dell’arte, per cogliere la relatività dell’esistente e sentirsi parte di una vicenda collettiva, di un flusso di idee, immagini, creatività, arte che va oltre i confini del tempo ed appartiene a tutti.

Osservando questi scatti scopriamo storie sepolte ormai nell’infinito di un tempo mai perduto. C’è l’antico cimitero ebraico di Praga, che è stato per oltre trecento anni, a partire dal XV secolo, l’unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i propri morti. Il cimitero non poteva ampliarsi al di fuori di quel perimetro, sopperirono alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe e le lapidi, creando un’atmosfera lugubre e incantevole allo stesso tempo, che racconta la precarietà della vita e l’affastellamento sincopato delle esistenze e dei ricordi. Durante l’occupazione tedesca, le autorità naziste decisero di lasciarlo come testimonianza di un popolo estinto, o meglio, che volevano estinguere.

Il racconto di Pino Manzella continua con la tomba di Amedeo Modigliani, che ci narra uno struggente amore, quello vissuto con Jeanne Hébuterne,  giovanissima compagna, pittrice e modella dei suoi quadri, che il giorno dopo la morte del suo amato, al nono mese di gravidanza, si lanciò dalla finestra del suo appartamento. Adesso è sepolta accanto a Modigliani, il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrifizio”. C’è poi il sepolcro di Raymond Roussel, insoddisfatto a causa dei continui insuccessi, fu trovato morto nella camera del Grand Hotel Delle Palme a Palermo e sepolto a Parigi. C’è la tomba di Kafka che illuminata da un fioco raggio di sole emerge dall’oscurità e dalla vegetazione. Una lapide alla base della stele funeraria commemora le tre sorelle dello scrittore, morte nei lager nazisti fra il 1942 e il 1943. Kafka, sconosciuto durante la sua vita, divenne famoso subito dopo la morte. Ci sono Yves Montand e Simone Signoret sepolti insieme, in ricordo di un grande amore che li unì nella vita e nell’arte. C’è Jean-Paul Sartre, al cui funerale presenziarono cinquantamila persone, nella foto di Pino Manzella era ancora solo nella sua sepoltura, mentre oggi insieme a lui c’è la compagna e filosofa Simone de Beauvoir, morta nel 1986. Dopo la dipartita di Sartre, la De Beauvoir scrisse: “la sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo”. C’è Boris Vian in una tomba senza nome e senza foto, metafora della vita di un artista eclettico e sopra le righe, che non ebbe il riconoscimento che gli era dovuto. C’è la tomba di Jim Morrison che a Parigi è meta di pellegrinaggio di tanti giovani, Pino Manzella in una foto degli anni ’70 la ritrae attraverso lo sguardo di un giovane che osserva il suo mito e di un altro ragazzo che guarda malinconico nel vuoto. C’è, in una delle foto più recenti, la tomba di Pirandello ad Agrigento. Lo scrittore siciliano era sepolto sotto un pino che purtroppo non esiste più a causa del nubifragio del ‘97, Pirandello così aveva chiesto “… sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti dove nacqui”.

C’è la foto dell’essenziale tomba di Sciascia nel cimitero di Racalmuto, sullo sfondo si scorge una vecchietta in abito scuro che piange il suo lutto dinanzi la sepoltura di qualche parente a noi sconosciuto, a ricordare che i cimiteri sono luoghi collettivi, ma anche di solitudini, dove chi rimane saluta col proprio pianto chi lì vi dimora eternamente, come se quelle spoglie potessero riscaldarsi ancora al calore delle amate lacrime, come se quel pianto sopra una lapide potesse lenire il dolore di chi rimane, e il ricordo essere il prolungamento di una vita terrena finita. La memoria a volte sa essere vivida e stridente come una lama che affonda nel dolore o può essere labile e svanire come i contorni di un volto che non vedi e non sfiori più da tempo, che va sfocandosi, come una vecchia fotografia di cui i colori si dissolvono nel tempo o come un sogno di cui al risveglio rimane solo l’essenza, ma non la nitidezza. Saper mantenere, coltivare, custodire un ricordo, che è presenza ed assenza allo stesso tempo, è lotta interiore con se stessi, i cimiteri spesso sono luoghi dove combattere questa triste battaglia, come quelli ritratti in queste foto. Luoghi non luoghi, perchè senza tempo e nel tempo infinito, spaventano perché con la loro presenza ci rammentano che la morte esiste, ed appartiene all’umanità tanto quanto le appartiene la vita, ma allo stesso tempo ci rinfrancano rammentandoci che non c’è mai fine in questo continuo e comune fluire di esistenze.

Il titolo di questa mostra sta nell’effige della tomba di Sciascia, in omaggio al grande scrittore siciliano di cui Pino Manzella ha dipinto diversi ritratti. “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”, una criptica riflessione sulla vita terrena, una frase ermetica che offre dubbi sulla possibile esistenza di un al di là, ma che lascia un messaggio all’eternità: il casuale passaggio in questo nostro pianeta, che sia in punta di piedi, ricordato o dimenticato, reso imperituro dall’arte o solo da un sorriso di chi ci ha amati, ha un senso che non possiamo non inseguire.”

Evelin Costa

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La mostra sarà inaugurata Domenica 30 Ottobre 2016 alle ore 18.00 al Margaret Cafè di Terrasini (PA) in Via V. Madonia 93, promossa e curata dall’ass.ne Asadin con la mia collaborazione. La mostra sarà presentata dalla Prof.ssa Lavinia Spalanca che curerà anche la selezione di alcuni testi e poesie sul tema che saranno letti durante l’inaugurazione. La mostra sarà visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 19/11/2016 tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

 

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Mostra di Ketevan Jorjoliani al Margaret Cafè

 

Ketevan Jorjoliani è una giovane artista nata in Georgia nel 1991. Si è laureata nel 2013 all’Accademia di Belle Arti di Tbilisi, in Design della Moda. In quegli anni ha studiato arte pittorica nell’atelier del pittore georgiano Gia Khutsishvili. Dal 2015 è iscritta al biennio di pittura all’Accademia di Belle arti di Palermo. Collabora con la casa editrice Corrimano Editore dal 2014 per la quale crea le illustrazioni delle copertine.

La sua mostra nasce da una serie di schizzi realizzati osservando l’architettura urbana di Palermo, una serie di scenari particolari che si combinano tra loro creando una visione d’assieme, come in un puzzle che si trasforma nel racconto di una città complessa, variegata e contraddittoria come Palermo. L’autrice trae ispirazione dalla città e soprattutto si lascia attraversare dalla sua forza vitale che trasfonde nelle tele dipinte, nelle quali le figure sono stravolte creando nuove forme. Le geometrie segnate da tratti netti e a volte nervosi creano nuove immagini in un viaggio tra il formale e l’informale. Gli ambienti descritti sono semplificati in sagome scomposte, composte e ricomposte, dando vita a metamorfosi, mutamenti e creando luoghi poetici che ricordano sogni atavici e ancestrali. Le strade si intersecano e convergono con le case e con elementi della natura, creando particolari collage, sembrano non seguire schemi simmetrici, rendendo un certo dinamismo nelle immagini che a volte è come se volessero esplodere fuori dalla tela, verso l’esterno. I colori sono tenui, a momenti sfumati, prevalgono i pastelli, ma sono presenti alcuni contrasti. Improvvise si stagliano tinte forti che colpiscono lo sguardo. Le linee dei contorni rimangono visibili, a volte più leggere, altre più forti, come esplosioni vigorose di anima ed energia, raggi di cielo e scaglie di sole, che esprimono e raccontano una città arsa dal calore, caotica, accogliente e viva, la cui passionalità intrinseca in se stessa permea l’artista che la dona a chi osserva.

La mostra di Ketevan Jorjoliani potrà essere visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 22 Ottobre, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00. L’evento è promosso dall’ass.ne Asadin.

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Alcune foto della presentazione della mostra e della presentazione del libro di Ruska Jorjoliani sorella della pittrice e scrittrice di talento avvenuta il 2 Ottobre 2016, presente anche Dario Ricciardo di Corrimano Edizioni

 

Mostra collettiva “Caccia ai tesori”, a Palermo

Con Marga Rina, blogger palermitana appassionata di arte, ci conosciamo da diverso tempo tramite i reciproci blog ed i social network e finalmente siamo riuscite a conoscerci anche di persona in occasione dalla mostra pittorica e fotografica di Asadin e Pino Manzella a Torre Alba a cui ho collaborato e che lei ha recensito nel suo blog.

Nel suo blog Panormitania  scrive recensioni e racconta le sue “passeggiate artistiche”, il filo conduttore dei suoi articoli è Palermo e la Sicilia.

Marga Rina organizza una mostra d’arte per la terza volta, l’inaugurazione sarà Giovedì 20 ottobre 2016, alle ore 18:30, negli uffici della MQ Immobiliare di via Francesco Lo Jacono 10, a Palermo. Il titolo della mostra collettiva è “Caccia ai tesori” con una mirata selezione di opere pittoriche di Mimmo Papa, Roberto Fontana, Fabrizia Conti, Ilaria Caputo e Daniela Balsamo. Il titolo, come la stessa Marga Rina scrive nel suo blog, richiama “Le vie dei tesori”, la nota manifestazione palermitana giunta alla sua X edizione e della quale la MQ Immobiliare quest’anno è sponsor.

Sotto la descrizione della mostra che appare immediatamente interessante e ricca di sorprese.

Tema centrale dell’esposizione è la caccia di specifici tesori, che si sviluppa secondo un itinerario indiziario che il visitatore percorrerà sia fisicamente sia spiritualmente: sarà un vero e proprio viaggio votato alla ricerca di sé e al riconoscimento e svelamento delle aspirazioni individuali più intime e personali. Ogni artista, infatti, è stato chiamato a sviluppare per immagini un sottotema che enfatizzasse alcuni dei bisogni sentiti e anelati e, talvolta, sofferti, dell’uomo del terzo millennio.  Il percorso espositivo sarà articolato in tappe, cadenzate da indizi verosimili che avvicineranno poco alla volta il cacciatore – visitatore verso tesori cautamente visibili all’occhio interiore: ogni tappa sarà essa stessa un Tesoro dell’arte, rivelato in modo parziale o raggiunto come una dilaniante conquista e, nello stesso tempo, sarà come i sassolini di Hansel e Gretel raccolti i quali la via di fuga (o di uscita) sarà palesata. O forse no. Sarà il cuore dell’uomo a parlare e a dissipare le tenebre. L’itinerario espositivo sarà in tutto e per tutto metafora della vita coi suoi bivi, i suoi coni d’ombra, i suoi brancolamenti e le sue contraddizioni coesistenti con le sue rivelazioni e conquiste esistenziali, che pacificano l’anima e ne alimentano le energie.

Non mancheranno le distrazioni o le pseudo selve oscure, proprio come i frondosi rami che l’altera Diana di Ilaria Caputo possiedono con mani ferme e sguardo altero all’inizio del percorso e che accoglierà il visitatore all’inizio del percorso. L’itinerario espositivo apparirà ora come un gioco, ora come un rito iniziatico, ora come una via a tratti tortuosa e piena di insidie, come evocano le anime nude ritratte da Roberto Fontana o gli equilibri incerti affioranti come scogli dal mare di fragilità di Mimmo Papa: solo al termine del percorso le tenebre interiori si diraderanno, lo sguardo delle figure femminili di Daniela Balsamo e Fabrizia Conti sarà fermo e ritto verso la meta, sarà rivolto alla chiave della Verità, la chiave che aprirà la porta verso quella meta interiore e che conferirà senso a ogni umana azione terrena.”

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La mostra sarà visitabile fino al 4 novembre 2016, dal lunedì al venerdì, dalle 17 alle 20, a ingresso gratuito.

Per info inviare un’e-mail a panormitania@gmail.com o visitare la pagina Facebook dedicata alla Caccia ai Tesori (https://www.facebook.com/events/1826740497609588/).