Maccarruncini chi vrocculi arriminati

Da un po’ di tempo non parlo di cucina sul blog Agave, questa è una ricetta tipica palermitana, ecco l’articolo che ho scritto sulla Rubrica A Favorire che curo su Cinisionline

Esiste un cibo molto appetitoso e all’apparenza innocuo, che però contiene delle insidie. È uno dei piatti più gustosi e profumati della cucina palermitana: una pasta vegetariana (tranne che non si voglia aromatizzare con una acciuga sottolio), ma dal gusto speziato, dolce e salato allo stesso tempo, dal colore tendente al giallo, grazie all’ausilio del prezioso zafferano. Tutto si potrebbe dire, tranne che questo splendido piatto di pasta nasconda qualche particolare difetto.

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Fin da piccola mi sono abituata a qualcosa di strano, molto strano: di sovente, entrando negli androni dei palazzi della città di Palermo, capita di percepire un odore (per essere gentili) devastante, infestante, insopportabile, nauseabondo, imparagonabile ad ogni altro fetore, uno di quelli che porterebbe chiunque a dire istintivamente: “che puzza!” o più sicilianamente: “chi fetu”. Eppure è un tanfo che tutti riconoscono e sopportano, perché si sa che ciò che lo emana ha un gusto delizioso, in totale contrapposizione a quell’odore. CONTINUA SU CINISIONLINE

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La Settimana Santa in Sicilia, il menù di Pasqua e la cassata

Il periodo della Settimana Santa accomuna ogni grande o piccola città della Sicilia per la presenza di celebrazioni che spesso uniscono la sacralità religiosa con antiche tradizioni primaverili di origine pagana che simboleggiavano la rinascita dopo la morte. Moltissime persone partecipano in massa ad una serie di eventi di grande impatto emotivo che enfatizzano con teatralità i più contrastanti sentimenti umani. Continua su cinisionline

Insalata di arancia con l’aringa

C’è una particolare insalata che per i palermitani rappresenta il tipico antipasto durante i periodi di festa e non solo, “l’insalata di arancia con l’aringa”.

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L’arancia dolce e succulenta, dal colore del sole al tramonto, è il frutto che ha dato per molti anni il bellissimo nome di “Conca d’oro” alla città di Palermo, che vista dall’alto era tutta circondata da aranci e limoni, nome che adesso sembra quasi una beffa, perchè quell’oro è stato sostituito dal grigio del cemento selvaggio.

Questo frutto così delizioso, adatto alle spremute per le nostre ricche colazioni e molto apprezzato come conclusione per i nostri pasti, raggiunge un gusto sublime se accostato al sapore salato del pesce affumicato. CONTINUA su cinisionline

Ulivo, tra religione e mito. Ricette per le olive in salamoia

Tra ottobre e novembre si raccolgono le olive e si produce l’olio.

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L’olio nuovo è davvero delizioso, il suo colore è verde smeraldo intenso, gusto e odore pungenti, si distingue facilmente dall’olio dell’anno passato (per non parlare di quello di produzione industriale) grazie al suo vero, intenso e profondo profumo di oliva: basta sfregarne una goccia tra i palmi delle mani per sentirne sprigionare l’effluvio, in più l’olio dell’anno precedente avendo già sedimentato, diventa trasparente, mentre quello nuovo è opaco. Tutti questi piccoli indizi  possono servire a scegliere il proprio frantoio di fiducia e a non incorrere nei trucchetti vari che alcuni venditori mettono in atto, come il mischiare l’olio vecchio con il nuovo. Quando si acquista l’olio dal frantoio, bisogna travasarlo in bottiglioni di vetro, che devono essere lasciati senza il coperchio per almeno una settimana, in modo da farlo evaporare. A questo punto si deve fare depositare l’olio. Quando si distinguono bene le due parti separate (una più trasparente in alto e al fondo quella opaca, che qui chiamiamo “murga”), si può travasare lentamente l’olio in altre bottiglie che potranno già essere consumate, lasciando da parte il fondo depositato dall’aspetto melmoso. Ma visto che non bisogna buttare nulla, o almeno il minimo possibile, attendendo altri giorni anche quel deposito si dividerà in due parti, così si potrà procedere al travaso della parte più trasparente e procedendo nello stesso modo più volte, alla fine rimarrà davvero poco da buttare, su un bidone di dieci litri, circa mezzo bicchiere di deposito finale da eliminare, che se però venisse lasciato, rischierebbe di far “ammurgare” tutto l’olio. CONTINUA su cinisionline

San Martino, tra dolci e vino

Il giorno di San Martino e la così detta “estate di San Martino” si festeggiano con dolci e vino. Non tutti forse conoscono la storia di questo Santo, ma l’occasione per imbandire la tavola non viene persa.

San Martino, tra dolci e vino

L’ 11 Novembre che è il giorno di San Martino se ricorre in un giorno feriale viene definito “San Martino dei ricchi” perché può essere festeggiato dalle persone più benestanti che non hanno bisogno di aspettare la domenica successiva (detta “San Martino dei poveri”)  per celebrare il santo a tavola.

Durante questa festa si consumano tre tipi di biscotti, i più semplici sono i “tricotti” di forma rotonda e aromatizzati da semi di finocchio selvatico. Questi biscotti molto croccanti si bagnano nel Moscato, un vino dolce ricavato da uve “inzolia”.

Lo stesso biscotto (con una pasta un po’ più morbida e meno croccante del precedente), viene inzuppato nel rum e condito in due diverse versioni. Una è con la ricotta e scaglie di cioccolato e ricoperto da zucchero velato. L’altra versione è di grande impatto da un punto di vista estetico, perché le sue decorazioni potrebbero sembrare gli ornamenti di una chiesa barocca. Ha al suo interno la conserva verde ed è ricoperto totalmente da una glassa di zucchero che lo  rende simile a una cupoletta bianca, è  arricchito da ghirigori sempre di glassa di diversi colori, bianco, rosa, celeste,  ed adornato da confetti colorati, da cioccolatini incartati e da decorazioni argentate.

Il giorno di San Martino coincideva con culti precristiani e rurali in cui si celebravano gli ultimi giorni caldi prima dell’inverno, quella che poi venne chiamata “l’estate di San Martino”. CONTINUA su cinisionline

La “muffuletta” del 2 Novembre

A Muffuletta del 2 Novembre

Il 2 Novembre a Palermo, in ricordo degli antichi banchetti che si svolgevano all’interno dei cimiteri per la “Festa dei Morti”, si usa ancora oggi mangiare a “muffuletta”, una pagnotta veloce da preparare e da portare fuori casa.

L’usanza di imbandire banchetti all’interno dei cimiteri aveva come scopo quello di accorciare le distanze con i propri parenti defunti e di condividere insieme a loro, almeno per un giorno l’anno, la cosa più naturale della vita, il momento del mangiare. Anche se questa tradizione è ormai scomparsa, nessuno a Palermo rinuncerebbe in questa giornata a mangiare la propria “muffuletta”, un pane tondo e un po’ schiacciato,  spugnoso, coperto in superficie dal cimino (semi di sesamo).

Per l’occasione si gusta “maritata”, condita con la ricotta di pecora, ma soprattutto  “schietta”, con olio d’oliva, sale, pepe, sarde salate e caciocavallo; ogni famiglia ha la sua ricetta. C’è chi preferisce mangiarla per colazione al posto del pane con il latte, sembrerebbe un atto di coraggio, se non fosse che per lo stomaco dei palermitani abituati a far colazione con pane e panelle, ravazzate, iris fritte o arancine, la muffuletta al confronto è poca roba. C’è chi invece la mangia a pranzo, prima di continuare a festeggiare con dolci, biscotti e frutta martorana. CONTINUA su cinisionline

A Favorire… ricette e racconti di Sicilia

zucca1-1Zucca in agrodolce, “Ficatu di sette cannuola”

 Nella cucina tradizionale palermitana  esistono delle ricette che nascono come imitazioni dei piatti ricchi e prelibati che i cuochi chiamati Monsù preparavano nelle case nobiliari.
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pasta  c'anciovaPasta “c’anciova”

C’è un primo piatto da annoverare tra i più importanti della cucina palermitana, che la rappresenta al meglio grazie al suo gusto che armonizza il dolce ed il salato.
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milincianeddi“I milincianeddi ammuttunati”, ricetta terapeutica

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Polipetti "murati"“Purpiceddi murati”

C’è una ricetta siciliana buonissima che si prepara tra il mese di agosto e quello di ottobre, un piatto particolarmente gustoso e profumato: i “purpiceddi murati” (polipetti murati).
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cucuzza“Conzala comu voi, sempri cucuzza è…”

Chissà perché i siciliani ce l’hanno tanto con le zucchine, non c’è un detto che ne parli in maniera positiva.
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I buttigghi di sarsa di pummaroru“I buttigghi di sarsa di pummaroru”

Fare la salsa di pomodoro non è semplicemente cucinare, ma una vera impresa, una ritualità, un’occasione per riunire la famiglia e quindi anche per litigare tra parenti, un’operazione titanica che si svolge una volta l’anno, perché se una faticaccia si deve fare, meglio farla in una sola volta, un po’ come togliersi un dente!
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Il gelo di melone“U muluni” ed il “gelo di mellone”

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Un pezzo di sfincioneLo sfincione, tra delizia e sporcizia

Lo sfincione nasce come un cibo per le feste, ma è un piatto povero: l’idea di fondo é aggiungere alla pasta di pane “schietta” (semplice) una “conza” (condimento) ottenuta usando prodotti semplici e poco costosi: cipolla, acciughe, cacio cavallo, pomodoro.
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Le lumache già a tavolaI “babbaluci”, un ottimo passatempo

Tra i tanti ricordi d’infanzia è impossibile non ripensare a quelle giornate estive e assolate,  durante le quali si  andava in campagna a raccogliere i “babbaluci” che si raggruppavano all’apice delle piante secche e spinose creando delle strane sculture naturali.
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fagioli ricetta“I fasola ‘ncirata”

I Siciliani, come spesso succede ai popoli che vivono al caldo, quando arriva la stagione estiva, con tutta la sua afa ed almeno  quaranta gradi all’ombra, amano mangiare le minestre e tutti quei cibi “brodosi” che fanno innalzare la temperatura corporea fino all’ inverosimile.
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foto 3La caponata di melanzane con formula magica

La caponata è uno dei piatti siciliani tra i più noti, ma anche tra i più ricchi di varianti, ogni città o paese ha una sua particolare interpretazione.
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caciocavalloIl caciocavallo all’Argentiera

La Sicilia è un’isola indecifrabile e dal grande fascino, ricca di contrasti e contraddizioni che riescono misteriosamente a convivere creando strani ed inaspettati equilibri.
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