I babbaluci palermitani

Ricordo che quando ero bambina, se si andava in campagna per una gita, non ci si poteva “allannuniari” nel dolce far nulla, ma bisognava accompagnare quel momento con varie occupazioni che potessero far trascorrere il tempo in un modo proficuo. Così poteva capitare che si dovesse raccogliere verdura selvatica: giri e cavoliceddi, cardella, asparagi, l’origano che cresce d’estate sulle nostre montagne o i capperi della macchia mediterranea, ma soprattutto ricordo che durante le estati assolate era molto gradita la raccolta dei “babbaluci” che spesso si annidavano tra i rami secchi delle piante spinose, raggruppandosi tutte insieme all’apice di quei “ramurazzi” forse alla ricerca del sole, creando delle strane sculture naturali.

babbaluci

Ricordo così che d’estate poteva capitare di andare in giardini abbandonati a raccogliere lumache continua

Annunci

La “rivoluzione della caponata senza dado”

“Se non c’è dado non c’è caponata e se non c’è caponata non c’è … Famigghia!!!

E se ai siciliani viene toccata la cucina tradizionale e la famiglia non c’è via di scampo. Si può sopportare di tutto e di più, ma per questi due capisaldi della nostra cultura in tanti sono pronti a scatenare una vera rivoluzione, la “rivoluzione della caponata senza dado” , al grido, anzi come si dice adesso all’hastag di #savecaponata, o #jesuiscaponata(tristemente di moda in questo periodo).

star_caponata_rivolta

Ma partiamo dalle origini. Un grosso marchio dell’industria alimentare, forse seguendo come principio l’idea dell’”importante che se ne parli”, lancia una pubblicità che  si apre con una bellissima immagine del Teatro Politeama, che farebbe scendere una lacrimuccia di commozione ad ogni palermitano inevitabilmente innamorato della propria città. Questo è quello che potremmo definire il primo grave errore, perché se a noi palermitani ci metti in uno stato d’animo di sentimentalismo verso la nostra amata  Conca d’oro, già dovresti immaginare quello che potrai scatenare. CONTINUA

Insalata di arancia con l’aringa

C’è una particolare insalata che per i palermitani rappresenta il tipico antipasto durante i periodi di festa e non solo, “l’insalata di arancia con l’aringa”.

arancia 2
L’arancia dolce e succulenta, dal colore del sole al tramonto, è il frutto che ha dato per molti anni il bellissimo nome di “Conca d’oro” alla città di Palermo, che vista dall’alto era tutta circondata da aranci e limoni, nome che adesso sembra quasi una beffa, perchè quell’oro è stato sostituito dal grigio del cemento selvaggio.

Questo frutto così delizioso, adatto alle spremute per le nostre ricche colazioni e molto apprezzato come conclusione per i nostri pasti, raggiunge un gusto sublime se accostato al sapore salato del pesce affumicato. CONTINUA su cinisionline

Ulivo, tra religione e mito. Ricette per le olive in salamoia

Tra ottobre e novembre si raccolgono le olive e si produce l’olio.

ulivo

L’olio nuovo è davvero delizioso, il suo colore è verde smeraldo intenso, gusto e odore pungenti, si distingue facilmente dall’olio dell’anno passato (per non parlare di quello di produzione industriale) grazie al suo vero, intenso e profondo profumo di oliva: basta sfregarne una goccia tra i palmi delle mani per sentirne sprigionare l’effluvio, in più l’olio dell’anno precedente avendo già sedimentato, diventa trasparente, mentre quello nuovo è opaco. Tutti questi piccoli indizi  possono servire a scegliere il proprio frantoio di fiducia e a non incorrere nei trucchetti vari che alcuni venditori mettono in atto, come il mischiare l’olio vecchio con il nuovo. Quando si acquista l’olio dal frantoio, bisogna travasarlo in bottiglioni di vetro, che devono essere lasciati senza il coperchio per almeno una settimana, in modo da farlo evaporare. A questo punto si deve fare depositare l’olio. Quando si distinguono bene le due parti separate (una più trasparente in alto e al fondo quella opaca, che qui chiamiamo “murga”), si può travasare lentamente l’olio in altre bottiglie che potranno già essere consumate, lasciando da parte il fondo depositato dall’aspetto melmoso. Ma visto che non bisogna buttare nulla, o almeno il minimo possibile, attendendo altri giorni anche quel deposito si dividerà in due parti, così si potrà procedere al travaso della parte più trasparente e procedendo nello stesso modo più volte, alla fine rimarrà davvero poco da buttare, su un bidone di dieci litri, circa mezzo bicchiere di deposito finale da eliminare, che se però venisse lasciato, rischierebbe di far “ammurgare” tutto l’olio. CONTINUA su cinisionline

“La caponata con formula magica” su cinisionline

caponata

La caponata è uno dei piatti siciliani tra i più noti, ma anche tra i più ricchi di varianti, ogni città o paese ha una sua particolare interpretazione.

“La caponata dei monsù” (cuochi francesi nella Palermo del XIX secolo) molto probabilmente prevedeva la presenza del capone fritto (pesce lampuga) “apparecchiato” (condito) con una salsa a base di sedano, olive, capperi, cipolle e pomodoro in agro dolce.  La “caponata dei poveri”  divenne in seguito  uno dei piatti più apprezzati della gastronomia siciliana, in questa versione i tocchetti di melanzane fritte sostituivano il pesce… CONTINUA 

La mia rubrica di cucina su cinisionline.it

In questi ultimi giorni alcune novità per Agave blog e per me, ho finalmente deciso di prendere il dominio personalizzato per il mio blog, dopo sei anni ho deciso di fare questo passo e quindi adesso si potrà trovare scrivendo semplicemente http://www.agavepalermo.com

L’altra novità per me molto bella è che ho cominciato a collaborare con http://www.cinisionline.it dove terrò una rubrica di cucina siciliana che si chiama “A Favorire”.  Sono molto contenta, il primo articolo è sul “Caciocavallo all’argentiera” una ricetta di cui fin ora non avevo mai scritto.

Buona lettura

caciocavallo all'argentiera       Caciocavallo

La Sicilia è un’isola indecifrabile e dal grande fascino, ricca di contrasti e contraddizioni che riescono misteriosamente a convivere creando strani ed inaspettati equilibri.

E’ una terra dove si incontrano e si scontrano il bene ed il male, abitata da un popolo a volte indolente, ma dagli improvvisi slanci passionali ed è una terra dolce ed aspra e questo si esprime anche nella sua cucina, la cui filosofia di fondo è proprio l’armonia tra gli opposti… CONTINUA  

Milincianeddi ammuttunati della nonna

Di tanto in tanto in questo blog scrivo di mia nonna che è una vera palermitana doc da generazioni e tra le sue caratteristiche c’è quella di saper cucinare solo “alla palermitana”: non riesce a concepire altre ricette, non saprebbe nemmeno da dove cominciare, lei a tavola conosce e riconosce babbaluci agghio e ogghio, testa di capretto cunzata, cacocciuli ca tappa i l’ovu, pasta chi tinnirumi, fasola acciurati, pipi ammuttunati, caponata, pasta chi sardi, sardi a beccafico, carduna ca pastietta, spitina, vrocculi affucati, cucuzza fritta, crastuna cu picchiopacchio, pasta c’anciova, capretto aggrassato, cacocciuli fritti, vopi ca cipuddata, baccalà chi passuli, capone fritto, ficatu ri sette cannola, pasta cu sucu e i milinciani fritti, ficatu fritto all’agrodolce etc, se dovesse preparare dell’altro si confonderebbe ed il suo stomaco non riuscirebbe mai a digerire una minestrina, perché lei dice che non bisogna “malabbituarlo”, perché poi si ritroverebbe a mangiare come una malata e a non campare più. La sua filosofia di vita (gastronomica) si può riassumere in due detti : “a panza è biddicchia cchiùssai ci ‘nni metti cchiùssai si stinnicchia” e “ a carni sta bedda a atta”.

Milincianeddi ammuttunati

Mia nonna, per confondere mio padre, simula di mangiare “a leggero” almeno a cena: insalate, minestre o una tazza di latte, però puntualmente lui trova tracce di “todari” fritti, nunnata, babbaluci etc. Qualche giorno fa avendo sentito odore di gamberi le ha chiesto: “mamma hai  cucinato gamberi bolliti?”. Ha risposto: “no, assolutamente, unni manciavu”. Ma lui sentendo il forte odore ha cercato tracce e le ha trovate, erano gamberetti fritti mimetizzati in frigo, lei messa davanti al fatto compiuto ha detto: “ma unn’eranu vugghiuti, eranu fritti” (ma non erano bolliti erano fritti). E si, bisogna essere molto precisi… continua

U canazzu di milinciani

I piatti estivi e vegetariani più amati dai palermitani sono la caponata e la peperonata, entrambi con una precisa identità e degli ingredienti fissi che non possono mutare, preparati con ortaggi fritti e soprattutto arricchiti dal sapore agrodolce che caratterizza la cucina tipica palermitana. Però c’è un piatto simile a questi, ma con alcune differenze e soprattutto un nome davvero particolare: “U canazzu”.

canazzu

Quando sento parlare di “canazzu” penso a due cose, o il  “canazzo di bancata”, termine con cui si indicano i cani di strada che attendono il cibo appostandosi dietro i banchi dei mercati e metaforicamente gli uomini rozzi e volgari, anche detti  in modo rafforzativo “scanazzati”, oppure il Canazzo che si mangia. Quest’ultimo è composto dagli identici ingredienti della più nota peperonata: melanzane, peperoni, cipolle, patate e pomodoro, la differenza sta nella cottura (da cui il piatto trae il nome) e dall’assenza dell’agrodolce. continua