Maccarruncini chi vrocculi arriminati

Da un po’ di tempo non parlo di cucina sul blog Agave, questa è una ricetta tipica palermitana, ecco l’articolo che ho scritto sulla Rubrica A Favorire che curo su Cinisionline

Esiste un cibo molto appetitoso e all’apparenza innocuo, che però contiene delle insidie. È uno dei piatti più gustosi e profumati della cucina palermitana: una pasta vegetariana (tranne che non si voglia aromatizzare con una acciuga sottolio), ma dal gusto speziato, dolce e salato allo stesso tempo, dal colore tendente al giallo, grazie all’ausilio del prezioso zafferano. Tutto si potrebbe dire, tranne che questo splendido piatto di pasta nasconda qualche particolare difetto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Fin da piccola mi sono abituata a qualcosa di strano, molto strano: di sovente, entrando negli androni dei palazzi della città di Palermo, capita di percepire un odore (per essere gentili) devastante, infestante, insopportabile, nauseabondo, imparagonabile ad ogni altro fetore, uno di quelli che porterebbe chiunque a dire istintivamente: “che puzza!” o più sicilianamente: “chi fetu”. Eppure è un tanfo che tutti riconoscono e sopportano, perché si sa che ciò che lo emana ha un gusto delizioso, in totale contrapposizione a quell’odore. CONTINUA SU CINISIONLINE

Annunci

“La caponata con formula magica” su cinisionline

caponata

La caponata è uno dei piatti siciliani tra i più noti, ma anche tra i più ricchi di varianti, ogni città o paese ha una sua particolare interpretazione.

“La caponata dei monsù” (cuochi francesi nella Palermo del XIX secolo) molto probabilmente prevedeva la presenza del capone fritto (pesce lampuga) “apparecchiato” (condito) con una salsa a base di sedano, olive, capperi, cipolle e pomodoro in agro dolce.  La “caponata dei poveri”  divenne in seguito  uno dei piatti più apprezzati della gastronomia siciliana, in questa versione i tocchetti di melanzane fritte sostituivano il pesce… CONTINUA 

La macedonia di fragole tanto desiderata.

Quando inizia la stagione delle fragole io non posso che fare un tuffo nel passato e gioire del presente.

Se c’è un frutto che mi piace tanto, sono proprio loro, con quel colore intenso, il sapore unico e quel profumo delizioso.

macedonia di fragole

Per me le fragole sono state un frutto proibito, tanto desiderato, ma da tenere a distanza, quando ero piccola, infatti, scoprii di essere allergica alle fragole, mi provocavano una reazione immediata, mi riempivo di orticaria e le mie manine ed i miei piedini sembravano due cuscinetti tanto erano gonfi. Mi piacevano così tanto che per accettare la realtà provai a fare un tentativo con piccole dosi per più di una volta, fino a rassegnarmi del  tutto, ma  avevo circa cinque anni ed era difficile rinunciare a qualcosa che mi piaceva tantissimo.

 

Da casa mia le fragole furono quasi bandite, però poteva capitare che in alcune cene o pranzi di famiglia, soprattutto in momenti di festa, comparisse la meravigliosa macedonia di fragole che è molto gradita nelle tavole dei palermitani e non solo. Mio nonno amava prepararle per tutta la famiglia, le tagliava meticolosamente e le condiva con zucchero e succo di agrumi, fino a creare un sughetto che solo alla vista sembrava il nettare degli dei.

Non credo che lui concepisse un altro modo per mangiare le fragole, malgrado ci siano infinite possibilità per esaltare questo frutto. Quando spuntava la macedonia di fragole in tavola e mio nonno le distribuiva nei suoi piccoli calicetti del rosso antico, per me c’era sempre un’alternativa che potesse piacermi, le ciliegie, le banane e poi negli anni a seguire i kiwi, io fingevo indifferenza per non essere di peso, ma come si sa, le cose quando sono proibite sembrano ancora più attrattive …

Macedonia di fragole

Incredibilmente ed inspiegabilmente dopo quasi una decina di anni, un giorno l’allergia com’era arrivata, se ne andò ed anche in questo caso per sperimentarlo feci qualche tentativo con piccole dosi e quando fui ben certa che le fragole finalmente non mi creavano più alcuna reazione, se non il piacere del gustarle, fu una immensa gioia poterle mangiare e ritrovare quel sapore mai dimenticato … Per me mangiare le fragole  però significa solamente mangiare quella fantastica macedonia tanto desiderata, le mangio quasi sempre così, di gustarle in altri modi non mi interessa: non le amo con la panna, col risotto, sottoforma di gelato, come marmellata, nelle torte. L’unica cosa che da sempre desideravo quando vedevo le fragole era ottenere quel bel bicchierino di rosso antico di mio nonno colmo di pezzetti di fragole e di sciroppo rosso e profumato ed ancora adesso quando le compro, mi ripropongo di trovare nuove alternative, ma alla fine mi ritrovo sempre a tagliarle con dovizia a pezzetti, ad aggiungere lo zucchero, il succo degli agrumi e di metterle in frigo aspettando che si formi lo sciroppo rosso, il mio nettare tanto atteso.

macedonia di fragole

Ricetta: Macedonia di fragole

Ingredienti: due vaschette di fragole, 4/5 cucchiai di zucchero, il succo di due limoni (o un’arancia).

Preparazione: lavare e poi tagliare le fragole in  pezzi regolari, metterle in una ciotola, aggiungere lo zucchero ed il succo di limoni, mescolare, coprire e riporre in frigo per una, due ore e poi servirle a tavola.

Buon appetito.

“A Persica cu vinu”, il mio bisnonno e gli ‘gnuri palermitani.

D’estate i palermitani amano mangiare fuori, frase con cui si può intendere il mangiare al ristorante  oppure… in balcone: sempre di stare fuori casa si tratta e per di più all’aperto, senza il bisogno di stordirsi con la cosiddetta aria confezionata.

Quando c’è caldo e si decide di mangiare all’aperto, in giardino, campagna, al tipico villino che la maggior parte dei palermitani possiede, o in extremis nel balcone di casa, serve qualcosa di fresco e dissetante, in questi casi l’ideale per i palermitani è una bella fetta di muluni, ma una valida alternativa è anche “a persica cu vinu” (la pesca col vino).

 persica cu vinu

La persica col vino piace tantissimo ai palermitani che infatti  la portano pure al Festino di Santa Rosalia, perché si “accoppia” bene con i babbaluci, è rinfrescante e gustosa e mangiare i pezzetti di pesca estraendoli dal bicchiere con la forchetta è una vera goduria.  In passato era un tipico cibo da taverna, veniva servita nelle cosiddette “cannate”, dei grandi boccali di vetro, e insieme alle uova sode, alle fave a cunigghiu, ai babbaluci, al mussu a stricasali etc, era uno dei cibi che fungeva anche da passatempo. Si innaffiava il tutto con litri di vino e si giocava al “tocco”, classico gioco che stimolava gli avventori a bere sempre di più. continua

La Faccia di Vecchia tipica di Torretta

I palermitani amano molto gli sfincioni, pizze, muffolette, pane ca meusa, pezzi di rosticceria etc, ma oltre alle focacce più note in città, ce n’è una davvero speciale che è tipica di Torretta, un piccolo centro poco distante da Palermo: la Faccia di Vecchia.

 faccia di vecchia

La faccia di vecchia è uno strano incrocio tra la pizza e lo sfincione, la pasta è molto morbida ed il gusto intenso perché rafforzato dalla presenza delle cipolle e di abbondante cacio cavallo. La forma è ovale ma irregolare e l’aspetto rugoso, perché la pasta riscaldata dal forno a legna crea delle bolle, bruciature ed la salsa forma delle increspature, sarà per questo che viene chiamata faccia di vecchia? Non lo so, ma sembra plausibile, sicuramente sono facce naturali e  senza interventi di botulino e chirurgia estetica, sarà per questo che sono ancora più gustose, attrattive e caratteristiche. continua

Milincianeddi ammuttunati della nonna

Di tanto in tanto in questo blog scrivo di mia nonna che è una vera palermitana doc da generazioni e tra le sue caratteristiche c’è quella di saper cucinare solo “alla palermitana”: non riesce a concepire altre ricette, non saprebbe nemmeno da dove cominciare, lei a tavola conosce e riconosce babbaluci agghio e ogghio, testa di capretto cunzata, cacocciuli ca tappa i l’ovu, pasta chi tinnirumi, fasola acciurati, pipi ammuttunati, caponata, pasta chi sardi, sardi a beccafico, carduna ca pastietta, spitina, vrocculi affucati, cucuzza fritta, crastuna cu picchiopacchio, pasta c’anciova, capretto aggrassato, cacocciuli fritti, vopi ca cipuddata, baccalà chi passuli, capone fritto, ficatu ri sette cannola, pasta cu sucu e i milinciani fritti, ficatu fritto all’agrodolce etc, se dovesse preparare dell’altro si confonderebbe ed il suo stomaco non riuscirebbe mai a digerire una minestrina, perché lei dice che non bisogna “malabbituarlo”, perché poi si ritroverebbe a mangiare come una malata e a non campare più. La sua filosofia di vita (gastronomica) si può riassumere in due detti : “a panza è biddicchia cchiùssai ci ‘nni metti cchiùssai si stinnicchia” e “ a carni sta bedda a atta”.

Milincianeddi ammuttunati

Mia nonna, per confondere mio padre, simula di mangiare “a leggero” almeno a cena: insalate, minestre o una tazza di latte, però puntualmente lui trova tracce di “todari” fritti, nunnata, babbaluci etc. Qualche giorno fa avendo sentito odore di gamberi le ha chiesto: “mamma hai  cucinato gamberi bolliti?”. Ha risposto: “no, assolutamente, unni manciavu”. Ma lui sentendo il forte odore ha cercato tracce e le ha trovate, erano gamberetti fritti mimetizzati in frigo, lei messa davanti al fatto compiuto ha detto: “ma unn’eranu vugghiuti, eranu fritti” (ma non erano bolliti erano fritti). E si, bisogna essere molto precisi… continua

U canazzu di milinciani

I piatti estivi e vegetariani più amati dai palermitani sono la caponata e la peperonata, entrambi con una precisa identità e degli ingredienti fissi che non possono mutare, preparati con ortaggi fritti e soprattutto arricchiti dal sapore agrodolce che caratterizza la cucina tipica palermitana. Però c’è un piatto simile a questi, ma con alcune differenze e soprattutto un nome davvero particolare: “U canazzu”.

canazzu

Quando sento parlare di “canazzu” penso a due cose, o il  “canazzo di bancata”, termine con cui si indicano i cani di strada che attendono il cibo appostandosi dietro i banchi dei mercati e metaforicamente gli uomini rozzi e volgari, anche detti  in modo rafforzativo “scanazzati”, oppure il Canazzo che si mangia. Quest’ultimo è composto dagli identici ingredienti della più nota peperonata: melanzane, peperoni, cipolle, patate e pomodoro, la differenza sta nella cottura (da cui il piatto trae il nome) e dall’assenza dell’agrodolce. continua

ChiaraCucina, il libro di una palermitana-vegetariana doc.

Qualche giorno fa sono finalmente entrata in possesso di due libri gastronomici  ai quali  tenevo molto. Partecipando alla manifestazione “Una Marina di libri” svoltasi a Palermo ho avuto l’occasione di rivedere la mia amica d’infanzia Chiara Chiaramonte e conoscere per la prima volta nel mondo reale Stefania Oliveri. Un vero piacere in entrambi i casi ed ho avuto modo di tornare a casa con in mano  due interessantissimi libri che le due foodblogger hanno  da poco pubblicato con la casa editrice Navarra Editore.

943282_10151621416995138_598970264_n

In questo post vorrei parlare di Chiara e del suo libro, che nasce dall’omonimo blog Chiaracucina.  Prossimamente scriverò del libro di Stefania. continua