U maccu ri favi e due categorie umane

Anche una zuppa tradizionale può fare riflettere sul senso dell’umanità e così quando ho cucinato “u maccu ri favi” ho pensato a quanto le zuppe mi piacciano “belle maccose” e non “brodose”, che posso proprio dirlo con sincerità, io tifo per il macco (denso, corposo e amalgamato) e non per il brodo (lento, annacquato e galleggiante).  Così pensando e rimuginando sono arrivata ad una conclusione “scientificamente avvalorata” da diverse notizie trovate su  wikipedia e non solo…

macco di fave

E’ possibile dividere l’umanità in maccosi e in brodosi, o per dirla in palermitano in maccusi o in broruosi? continua

La cotognata poetica ed ottimista

Poco tempo fa, scrivendo un post dedicato ai cibi adatti per la pausa pranzo fuori casa, ho ripensato ad un particolare cibo che, anche se adesso è stato quasi dimenticato, nel passato era fondamentale per i pranzi o le colazioni fuori casa, per le pause scolastiche e che, insieme alle tavolette di cioccolato fondente, faceva anche parte del cibo di cui disponevano i soldati: sto parlando dei quadratini di cotognata perfetti da mangiare velocemente, energetici e gustosi.

marmellata di cotognata

Il sapore della cotognata per me è tra i più buoni e poetici che possano esistere. Una sinfonia di profumi, un gusto antico, morbido, rassicurante, classico ma misterioso come quel frutto così strano a vedersi e disarmonico; così come si trova in natura è immangiabile, aspro, duro, “zurbuso” (acerbo) diremmo in Sicilia, eppure è capace di essere trasformato e  grazie alla cottura, sprigionare una dolcezza inimmaginabile ed un profumo incantevole. continua

I cacocciuli tagghiati a pizzuddicchi impanati e fritti

Ci sono profumi che ricordano episodi, e come ho spesso scritto, l ‘odore di frittura mi fa pensare ai miei nonni paterni.

A casa di mia nonna in generale c’è sempre odore di cibo, buon cibo, come se non facesse altro che cucinare; la sua casa sempre superpulita e brillante, odora di sapone e di mangiare, magari la cucina è appena stata pulita, i suoi capelli sono freschi di parrucchiere, ma lei incurante di schizzi di frittura e odori vari ricomincia a friggere, in un ciclo continuo.

Tra i fritti che a casa di mia nonna ho sempre mangiato, il pezzo forte sono i cardi in pastella, ma un’altra verdura che non si può non friggere sono i caccocciuli (carciofi),

carciofi

che possono essere cucinati nei modi più svariati (dal semplice a viddanedda, con la muddica, ammuttunati, sottolio, con le uova a brodetto etc) ma uno dei più comuni è il tagghiarli a pizzuddicchi (tagliarli a pezzetti), impanarli e friggerli. continua

L’ Alivi ammuttunati del mio bisnonno Peppino

Il mio bisnonno Peppino non l’ho mai visto di presenza, ma mi sembra di conoscerlo da sempre grazie ai racconti di mia madre e al romanzo che lei ha appena scritto sulla vita di questo omone così particolare.

Fu un giramondo, uomo moderno per i suoi tempi, spinto dalla curiosità, la voglia di conoscenza e l’insofferenza verso le costrizioni imposte dalla famiglia e dalle tradizioni. Abbandonò così la sua amata Sicilia per imbarcarsi  su diverse navi verso luoghi lontanissimi, fino ad arrivare al Polo Nord sulla mitica Stella Polare comandata dal Duca degli Abruzzi. Amante della cucina (preparava piatti prelibati per i suoi compagni di viaggio) e della lirica, con la sua voce di baritono amava intrattenere gli amici. Tornò in Sicilia dopo più di cinque anni e vi rimase per sempre anche se la voglia di viaggiare non gli mancò mai visto che divenne ben presto un ferroviere. continua

La salamoia rapida e le olive cunzate

Tra ottobre e novembre si raccolgono le olive e si produce l’olio, così tante famiglie approfittano del momento e delle ancora discrete giornate di sole (che di tanto in tanto però si alternano alle ormai alluvioni di routine), per fare una passeggiata e comprare l’olio nuovo in uno dei tanti frantoi della provincia. continua

A pasta chi vruocculi arriminati

Esiste un cibo all’apparenza innocuo e molto appetitoso che tuttavia contiene in sé delle insidie. E’ uno dei piatti più gustosi e profumati della cucina palermitana, una pasta vegetariana (tranne che non si voglia aromatizzare con una acciuga sott’olio) ma dal gusto inimitabile, speziato, dolce e salato allo stesso tempo, come nella migliore tradizione siculo-araba, dal colore tendente al giallo grazie all’ausilio del prezioso zafferano tanto amato dai palermitani. Insomma tutto si potrebbe dire tranne che in questo splendido piatto di pasta si nasconda qualche particolare difetto.

Fin da piccola mi sono abituata a qualcosa di strano, molto strano: di tanto in tanto ( abbastanza di frequente direi) entrando nei condomini della mia città (quello dove vivono i miei genitori, quello dei miei nonni, zii etc) mi è capitato di percepire un odore (per essere gentili) devastante, infestante, insopportabile, nauseabondo, imparagonabile ad ogni altro fetore, uno di quelli che da tutto sembrerebbe provenire, eccetto che da un cibo, uno di quelli che chiunque direbbe istintivamente: “ che puzza!” o più palermitanamente : “chi fetu”, ma tutti alla fine riconoscono e sopportano perché alla fine si sa che dopotutto produrrà un sapore eccezionale. continua

Il mio pane più o meno palermitano fatto in casa

Il pane fresco (quello appena sfornato) a Palermo si trova sempre, anche la Domenica, quando ad ogni “cantuniera” (angolo di strada) si possono vedere dei furgoncini bianchi o delle automobili con il bagagliaio aperto, contenenti infiniti filoni di pane proveniente da Monreale o dalla Molara (borgata di Palermo), pronti per essere avvolti in un foglio di carta sottile e di color marroncino. E’ un tipo di pane diverso da quello che si trova comunemente nei forni della città, sono dei filoni più rustici, di farina di rimacino, dalla crosta spessa al punto giusto e croccante e dalla mollica morbida e giallognola; un tipo di pane che fa subito pensare all’olio (agli amanti della genuinità) o alla nutella (ai più golosi).

Rimanere senza pane quindi a Palermo e dintorni è davvero impossibile, continua

La granita di limone (sorbetto) e storie di emigranti

Alcuni siciliani sono un po’ speciali perché sono emigrati in altri paesi del mondo, alcuni sono rimasti altri sono tornati, il sogno di qualcuno: tornare al proprio paese natio con una posizione migliore per sentire di avercela fatta; il sogno di tutti: migliorare la propria vita continua