“Ritmi d’oriente” a Palermo

Care amiche ed amici, sto sostenendo e promuovendo lo spettacolo “Ritmi d’oriente”, arrivato già alla sua decima edizione, che si terrà sabato 1 luglio alle ore 21.30 a Villa Pantelleria a Palermo, con la direzione artistica di Silvia Celano.
Un suggestivo viaggio nel mondo della danza orientale, attraverso la molteplicità delle coreografie, degli stili, dei ritmi, delle sinuose movenze di questa antica, quanto seducente espressione artistica. Si esibiranno oltre a Silvia Celano ed al suo corpo di ballo Al Khamsa, gruppi, artiste internazionali e ospiti d’eccezione:
Helena Russo, Emilia Passalacqua, Lilli di Francesco e il gruppo Iside, Mary Guido, Sara Pappalardo e Le Donne di Ararat Ensemble, Gloria Lo Greco, Simona Di Dio, il gruppo Bollywood Samuha, Caterina Mazzara, il Tribal group Giu.Mo.Fla, Consuelo Salmeri e Mica fiorito, Evelina Lo Pilato.
Sarà inoltre presente un salotto arabo “Alchimia”, con the arabo, narghilè e frutta fresca.
Per prenotare ed acquistare il biglietto potete contattarmi fin da subito alla mail wewecosta@gmail.com e avrete i vostri inviti a 7€, anziché 10€.
E’ un evento dove si fondono danza, storia, cultura e conoscenza di mondi a noi vicini e lontani, che si svolgerà in un teatro affascinante all’interno del parco di Villa Pantelleria, una delle ville che sorsero nella piana dei Colli (una fiorente campagna limitrofa alla città di Palermo compresa tra montagne di Monte Pellegrino, Monte Gallo e i Monti Billiemi) a partire dal ‘700, per iniziativa di nobili inglesi e francesi. Vi aspettiamo, contattatemi! 

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Tony Canto "Vera". Un regalo bellissimo

Ho ricevuto una lettera, con un regalo bellissimo, un cd di un nostro conterraneo che non conoscevo ma che mi è piaciuto tantissimo. Volevo condividerlo.

Grazie carissimi amici milanesi terroni come noi!

Musica e Palermo, cantanti neomelodici.

Visto che siamo in “periodo Sanremo”, parliamo della musica e Palermo.

Direte, ma come si fa a capire quel è il tipo di musica più apprezzata da così tante persone? Bisogna forse entrare nelle case dei palermitani e sentire le note che si diffondono nell’aria?
In realtà è sufficiente stare per strada e seguire i vari indizi.

Gli indizi visivi sono numerosi, se si sta un po’ attenti si vedranno dei manifestini di varie dimensioni che ritraggono i cantanti più in voga. Sono dei poster colorati, dal sapore “leggermente” kitch, che mostrano personaggi sconosciuti al resto del mondo, ma famosissimi solo a Palermo.

Ragazzotti dai capelli con frangetta che copre un occhio solo e il resto dritti dietro, o con caschetto fino all’orecchio, ovvero il classico taglio “a scussunieddu” (scusate ma non so tradurre) che qui andava tanto di moda, con meches platinate e occhiali da sole, orecchino e giacca luccicante grigia e camicia aperta sul petto, coronato da un crocifisso d’oro.
Oppure sono signorine con frangette lisce lisce o con capelli buccolosi dietro, orecchini, trucco significativo e corpetti neri lucidi un pò anni ottanta.

Non mancano anche certi uomini di mezza età con pochi capelli, ma quei pochi sono lunghi, con riccioli impomatati e dipinti color biondo-mogano. Anche questi hanno la camicia aperta sul petto che a differenza dei più giovani è fortemente ricoperto da un folto vello che tuttavia non riesce a nascondere gli enormi crocifissi d’oro penzolanti da grosse catene. I nomi sono strani, tipicamente siculi, ma spesso finiscono per “y” (tanto per darsi un tono anglosassone).

Un ignaro passante non palermitano d.o.c. si chiederà chi siano questi tanto acclamati divi, i cui manifesti sono mischiati a quelli di santi, madonne e politici (che in certi casi hanno un simile look).

A questo punto basta concentrare l’udito sulla musica soave che fuoriesce dalle automobili e non ci vuole poi molto, perchè in certi casi il volume è così alto che si potrebbe sentire anche stando a casa con le finestre (vetro-camera) chiuse.
Si sentiranno parole in dialetto napoletano cantato con stile e accento palermitano e una musica che ha lo stesso effetto che provoca andare ad Ustica con l’aliscafo quando il mare è forza 10.

E’ la cosiddetta “canzone neomelodica palermitana in lingua napoletana”. In effetti è un poco strano che questi cantanti, che sono palermitani, cantino le loro storie in lingua napoletana, ma è così, e l’effetto non è sicuramente quello della straordinaria musica classica napoletana…La musica in dialetto siciliano è considerata più per un pubblico di nicchia e intellettuale.

Questi divi neomelodici cantano con voce gorgheggiante, ma ciò che è interessante è il contenuto delle loro canzoni. Questo motiva il grande successo a livello popolare di questi personaggi. Si tratta di storie di vita vissuta nelle quali molti giovani palermitani si riconoscono. Parlano di amori contrastati, di padri che non fanno uscire le figlie adolescenti, alle quali è negata la possibilità di stare con il proprio innamorato e così sono costrette a fare la fuitina, e diventare spesso madri-bambine. Parlano di carcerati, di figli di carcerati, di delinquenza, di chi è stato rovinato dalla droga, insomma tutti argomenti che chi vive in situazioni di disagio, riconosce come propri e li apprezza.

Certo questi testi non rappresentano una denuncia reale alle situazioni di cui trattano, a volte esprimono un lamento che diventa quasi una sorta di ineluttabile condizione alla quale non si può far altro che rassegnarsi. Spesso, malgrado si narri la durezza e il dolore di una vita da criminale, si finisce per mitizzare il criminale stesso, un po’ eroe, un po’ sfortunato, un po’ vittima.
Fatto è che il successo è assicurato e chi canta queste storie è sentito molto vicino al sentimento comune.

Così girando per le vie dei mercati o dei quartieri popolari, si ascolta questa musica, “la vendono” anche con appositi carretti musicali (che nel passato erano molto più diffusi), le copie pirata divagano, ma non credo sia un problema per questi cantanti, che sono richiestissimi e hanno grandi risultati di pubblico alle tante feste di quartiere che si organizzano per ogni evento religioso.
Feste in cui le strade sono illuminate da enormi luminarie, in cui la gente sgranocchia calia e semenza (ceci e semi di zucca), mangia pane e panelle, beve birra, si diverte, approfitta del momento per una rissa tra amici, si fidanza, e soprattutto canta a squarciagola insieme ai propri idoli imitandone spesso l’abbigliamento e le pettinature.

Gli unici cantanti non palermitani che hanno ricevuto un affetto simile sono stati Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo in coppia.
Quando fecero il loro concerto in piazza Politeama, io non ne sapevo nulla. Eravamo andati fuori dal centro città. Al nostro rientro rimasi sconvolta, sembrava un esodo, non capivo se la squadra di calcio del Palermo avesse vinto lo scudetto, se l’Italia avesse vinto i mondiali o se c’era il festino di Santa Rosalia. Tutte le vie erano piene di gente, famiglie con bambini e anziani, coppie, gruppi di amici che camminavano al centro della strada non curanti delle macchine che in effetti erano bloccate, c’erano bottiglie, carta, di tutto a terra, c’era euforia. La gente canticchiava ancora. Poi capii quale fosse il motivo di tutto questo…

Comunque a parte questo, nulla scalfisce il successo dei divi palermitani, nè Sanremo, nè X Factor, non coinvolgono polemiche su direttori artistici, canzoni orribili che destano scandalo, Bonolis o Baudo, nazional popolare e reality.

Qui il reality è tutto palermitano d.o.c ed è proprio un vero show!

Per senso di giustizia dico che fortunatamente a Palermo c’è una grande tradizione di musica jazz, poco conosciuta dai non cultori, ma sicuramente rincuorante!

Fabrizio De Andrè

(foto presa da internet)

Anche noi ricordiamo Fabrizio De Andrè
Massimo e Evelin

SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d’amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c’è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia (anarchia)
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso

Canti e Cantilene

Nella memoria a volte si trovano conservati dei ricordi di canti e nenie che ascoltavamo da bambini, spesso cantati con ritmo lento dagli anziani per allietare o per impressionare i più piccoli in modo che stessero buoni per un po’. Oppure le così dette “conte”, quelle cantilene che si usavano per determinare chi, in un gruppo di ragazzini, doveva giocare per primo…
Oppure quei canti lamentosi che nel passato servivano a ingraziarsi Dio o i Santi, soprattutto per far piovere, in una terra come la Sicilia, dove la siccità era un vero problema per la sussistenza. Canti che raccontano di quell’evolversi dei culti pagani, in una nuova veste cattolica, un po’ superstiziosa e non proprio ortodossa, tipica delle classi popolari.
Qui ne riporto alcuni veramente antichi (con relativa traduzione e motivazione), quasi dimenticati, sempre grazie all’apporto di mia madre, Emilia Merenda, vera “memoria storica”.

Evelin


Maria lavava Giuseppi stinniva, bambinu chianciva ca’ latti vuliva. Zittuti figghiu ca ora ti pigghiu, ti rugnu la nennè, ca pani nun ci nn’è.

( “Maria lavava i panni, Giuseppe li stendeva, il bambinello piangeva poiché voleva il latte. Stai zitto figlio mio, che ora ti prendo in braccio, ti do il seno, perché non c’è pane”. E’ una ninna nanna natalizia. )

Signuruzzu chiuviti chiuviti, i campagneddu su’ morti di siti e mannatini una bona, senza lampi e senza trona.

( “Signore fate piovere, le campagne sono morte di sete, ma mandate una buona pioggia, senza lampi e tuoni”. Serviva a ingraziarsi Dio per una pioggia che però non rovinasse i campi.)

Lampi e trona vattinni a rassu, chista è a casa i santu Ignazziu, santu Ignazziu e san Simuni, chista è a casa i nostru Signori.

(“Lampi e tuoni state lontani, questa è la casa di Sant’ Ignazio, Sant’ Ignazio e San Simone, questa è la casa del Signore”. Serviva a ingraziarsi Dio, sempre a tenere lontani i pericolosi temporali, per tramite dei due santi)

Chiovi chiovi ‘a pasta chi fasoli, Ninu si vagna ‘a coppula i so’ nannu, so’ nannu muriu, e chiddu chi vosi Diu.

(“Piove piove, la pasta con i fagioli, Nino si bagna la coppola-cappello- di suo nonno, suo nonno è morto, è quello che ha voluto Dio” Cantilena sulla pioggia, con riferimento alla ineluttabilità della volontà divina, tipico del fatalismo siciliano)

Dumani è duminica, tagghiamu a testa Minicu, Minicu nun c’è, tagghiamu a testa o’ Re, ‘u Re è malatu, tagghiamu ‘a testa o’ surdatu, u’ surdatu và a la guerra e va’ runa u’ culu ‘nterra.-

(“Domani è domenica, tagliamo la testa a Minico-diminuitivo del nome Domenico-, Domenico non c’è, tagliamo la testa al Re, il Re è malato, tagliamo la testa al soldato, il soldato va in guerra e va a finire col sedere a terra- cade o muore”. Scioglilingua o conta, con critica alla guerra e alle classi nobiliari, alla fine il Re si salva e il soldato in ogni caso avrà una brutta fine)

Spignula spignula maistrina, ‘na paletta e na’ riggina, riggina e na’ palumma tiritituppi e nesci fora, fora quaranta tuttu ‘lu munnu canta, canta lu addu affacciatu alla finestra, cu tri palummi ‘ntesta, addu e addina Palermu e Missina.

(“Cuci cuci sartina, una paletta e una regina, regina e una colomba tiritituppi- suono onomatopeico- ed esci fuori, fuori quaranta e tutto il mondo canta, canta il gallo affacciato alla finestra, con tre colombe in testa, gallo e gallina, Palermo e Messina”. E’ una “conta” usata dai ragazzini per gioco)

Sutta u’ lettu da ‘za Cicca, c’è ‘na atta sicca sicca, a cu’ chianci e a cu’ riri, sa v’ha licca.

(“Sotto il letto della zia Cicca, c’è una gatta magra, magra, colui che piange o che ride andrà a leccarla”. Cantilena disgustosa che si cantava ai bambini per convincerli, con particolare tecnica psicologica, a farli rimanere in silenzio per il tempo più lungo possibile, a chi non riusciva l’impresa, l’onere della stravagante punizione, per fortuna solo immaginaria!)