A Cinisi il “Diario segreto” della pittrice Antonella Affronti, dialogo con l’autrice

A Cinisi Antonella Affronti espone il proprio “Diario segreto”, una personale di pittura, curata da Francesco Marcello Scorsone, che colpisce profondamente l’osservatore. E’ grande l’impatto emotivo e visivo che suscitano queste opere che l’artista ha dipinto nel 2005.

In trent’anni di impegno e ricerca pittorica, il cui racconto è presente nella monografia intitolata “Diario pittorico” che è stata presentata a Palermo presso la Galleria Studio 71 nell’Aprile 2015, Antonella Affronti ha scandagliato i differenti aspetti che la natura può assumere nelle sua evoluzione, nelle sue forme, nei suoi aspetti molteplici, dalla delicatezza sensibile delle trasparenze più soffianti e velate, alla solidità della pietra. Ha plasmato la materia con estrema maestria ed eleganza, ha affrontato la fisicità corporea mettendo in risalto la fluidità, la tensione muscolare, l’energia, la passione, la voluttuosità mai cedevole o stanca, la forza carnale e la spiritualità sublime. Un percorso, quello di questa pittrice, che ha visto grandi trasformazioni, ma che ha mantenuto sempre una costante, una unicità che la rende sempre e comunque riconoscibile, il suo sguardo curioso alla sostanza, all’essenza che rende tale il mondo che la circonda, che la coinvolge. Quella vibrazione energetica costante, quell’impatto cromatico che segna lo spettatore, sia quando i colori sono caldi, vitali, netti,  sia quando diventano più freddi, grigi come la pietra e quasi taciturni, ma mai deboli, perché carichi di sensibilità e di significati da leggere e decifrare.

Le opere, che rimarranno esposte al ristorante pizzeria Al Capriccio in via Nazionale n. 85 a Cinisi fino al 31 dicembre 2015, fanno parte di un periodo specifico, una ricerca sul corpo umano e i suoi movimenti fatto attraverso una sorta di matassa di fili che, con meticolose spirali che mai sembrano ingarbugliarsi tra loro, costruiscono la plasticità tridimensionale di ogni stato dell’animo  e delle relazioni umane.

Dopo aver osservato queste tele di grande dimensione e di grande influsso ipnotico, ho l’occasione di dialogare con questa artista. Ripensandoci credo che sia una di quelle occasioni in cui mi sarebbe piaciuto oltre che far leggere, far ascoltare l’intervista, perché Antonella Affronti sa pronunciare parole significative, precise, determinate e coerenti con una voce magnetica quanto lo sono le sue opere.  Continua

Annunci

“Metamorfosi”, mostra di Evelin Costa e Pino Manzella a Terrasini (PA)

Ho il piacere di invitarvi alla mostra di pittura che realizzerò insieme al pittore e amico Pino Manzella tra il 21 Agosto ed il 10 Settembre 2015.

metamorfosi 2

Venerdì 21 Agosto 2015 alle ore 21.30, presso la sala espositiva del Margaret Cafè di Terrasini in Via Madonia 93, si inaugura la mostra di pittura intitolata “Metamorfosi” di Evelin Costa e Pino Manzella. La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 10 Settembre 2015.

Una serie di quadri che secondo diverse sfaccettature rappresentano, la metamorfosi, simbolo della trasformazione e della complessità del reale. Diverse interpretazioni del tema a partire dal mito, dalla letteratura e da una osservazione critica della realtà. Ironia, fantasia, sogno, stupore come strumenti per affrontare e decodificare l’esistente.

Così scrive Giuseppe Viviano nel testo di presentazione della mostra intitolato “Oltre le apparenze”: Metamorfosi” è un’esposizione bipersonale di pittura di Evelin Costa e Pino Manzella sul tema classico della trasformazione somatica, del cambiamento morfologico e della coppia di opposti identità-alterità. […]  Evelin Costa e Pino Manzella interpretano il topos mitologico-letterario della metamorfosi con lo stile e il linguaggio espressivo che li distingue e li identifica. Due linguaggi a confronto e due modi di intendere la pittura, differenti nella scelta del supporto e del colore, nella selezione dei soggetti, nel messaggio, uniti nel comune denominatore del concetto di mutazione formale cui corrisponde una mutazione concettuale, una traslitterazione di significato. Entrambi parlano al presente. […] Evelin Costa predilige il ritratto, in primo piano e a figura ambientata. Si avvale di tecniche e materiali classici, di colori a olio e tela, talvolta integrati con preziosi inserti. Nelle sue tele rivivono i personaggi di alcuni tra i miti greci più noti, in un impianto pittorico in cui l’atto di reinterpretazione morfologica e semantica mantiene la riconoscibilità del soggetto e del mito cui si riferisce. Rappresentano figure femminili, simboli e paradigmi di una condizione esistenziale, al centro di una ricerca estetica e concettuale non scevra da finalità di denuncia sociale. […] Pino Manzella preferisce le allegorie, il simbolismo. Le sue tele sono fogli di carta e vecchi documenti; i colori, gli acquerelli. Le sue metamorfosi sono ironiche, allusive, da leggere con rimandi a un piano di significato altro rispetto a quello visivo. Da interpretare. Si ispirano liberamente al repertorio mitologico o alla letteratura più recente, a Nitzsche e Kafka, si legano all’attualità, alla cronaca, alla politica. Anche da questa rassegna emerge la passione civile di un uomo del suo tempo, di un cittadino, di un artista coerente nell’impegno sociale e negli ideali… 

Antonino G. Perricone, talento artistico e tempra umana

Il 24 giugno 2015 leggo un post su Facebook scritto dalla pittrice Antonella Affronti: “Antonino G. Perricone se n’è andato”, poche parole che comunicano una grande tristezza.

perricone_quadro

Antonino G. Perricone è stato un grande disegnatore, incisore, scultore, pittore, punto di riferimento per l’arte contemporanea siciliana e, se pur per pochi anni, anche gallerista, ma soprattutto è stato un uomo ed artista dal carattere deciso e tenace, questo è quello che emerge dalle sue opere e dai racconti degli amici e di chi ha condiviso con lui lunghi tratti del suo significativo cammino artistico.

Ho conosciuto personalmente Antonino G. Perricone in due occasioni legate alla mostra collettiva “Ci vediamo al Margaret Cafè”, prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo, nella quale era esposto anche un suo quadro. La prima volta al Margaret Cafè di Terrasini il 5 dicembre 2014, e poi a marzo del 2015, quando la mostra si spostò a Palermo alla Libreria del Mare. In entrambe le occasioni, per timidezza, grande emozione e riguardo nei suoi confronti, non ebbi modo di parlargli o rivolgergli qualche domanda, come avrei voluto, però nella seconda occasione che lo vidi, mi trovai coinvolta in un piccolo momento scherzoso durante il quale, sorridente, ci raccontava che da ragazzo portava la barba, poi tolta per amore della moglie. In quel momento, quell’aria apparentemente burbera lasciò spazio alla simpatia e ad uno sguardo dolce, di uomo, se pur sofferente, ricco di un grande carattere. Un piccolo ricordo che tengo caro. CONTINUA su cinisionline

“Ci vediamo al Margaret Cafè”, collettiva di pittura e fotografia.

Siete invitati alla collettiva “Ci vediamo al Margaret Cafè” che si terrà giorno 17 Luglio 2015 alle 19 in Via Madonia 93 a Terrasini, presso la sala espositiva del Margaret Cafè, partecipano alla mostra fotografi e pittori quali Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà, Tiziana Viola Massa e c’è anche un quadro dipinto dal pittore Antonino G. Perricone scomparso da solo un mese, la cui opera, per rendergli omaggio, è stata scelta come immagine rappresentativa della mostra. La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015. Vi aspettiamo
https://www.facebook.com/events/1608278369433162/

10647066_1540362986205313_90342269272157001_n

MARGARET CAFE’

VIA Madonia n. 93  – 90049 Terrasini PA

Tel. 338 386 7133

COMUNICATO STAMPA

Il 17 luglio 2015 dalle ore 19.00 la mostra collettiva “Ci vediamo al Margaret Café” ritorna a Terrasini  nella sua sede iniziale e cioè in Via Madonia n. 93.

La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e finalizzata a ricreare quelle atmosfere a prescindere dal luogo; bar e luoghi di riunione o posti di lavoro quando, si discuteva di cultura e di politica. Oggi questi luoghi si chiamano caffè letterari o altro e al loro interno puoi leggere il giornale o un libro, incontrare un amico, un conoscente o avere un appuntamento di lavoro.

La mostra già esposta oltre che al Margaret Café è stata esposta a Casa Memoria di Cinisi e alla Libreria del Mare a Palermo. Ritorna quindi al Margaret per completare il suo iter espositivo.

Scegliere luoghi a misura d’uomo, raccolti e intimi come le gallerie d’arte private o i circoli, sono state sempre una caratteristica degli artisti europei.

Luoghi in cui avvenivano gli scontri e i dibattiti più accesi al fine di affermare una teoria o un’idea. Ospitare quindi la mostra dei 24 dipinti di formato 30 x 30 degli autori di questo evento i quali sono: Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Antonino G. Perricone (scomparso il mese scorso), Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà e Tiziana Viola Massa. Pittori e fotografi che hanno voluto ribadire il concetto di quanto sia importante la socialità di questi luoghi dell’incontro.

La mostra, presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015 dalle 10.00 alle 23.00  catalogo a richiesta. Ingresso gratuito.

La direzione artistica

Francesco M. Scorsone

Studio71pa@tin.it

Antonino-G.-Perricone

opera di Antonino G. Perricone

Palermo e Santa Rosalia. Il racconto della mostra “Rosalia la più bella”

IMG_20150715_195440

Palermo e la sua “Santuzza” sono indissolubilmente legati in un intreccio vigoroso fatto di radici, fede, suggestioni e dedizione.  Il culto per Rosalia ogni anno raggiunge il suo apice di passione e devozione durante i giorni del “Festino”, il 14 e 15 Luglio, con festeggiamenti, la processione del “Carro” ed i suggestivi giochi di fuoco al Foro Italico. La celebrazione della Santa si ripropone il 4 Settembre, giorno in cui si svolge la così detta “acchianata” a piedi, la salita sul Monte Pellegrino dove si trova il santuario dedicato a Rosalia.  “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia” è un saluto, un grido di gioia, di incitazione ed anche di disperazione.

L’amore che i palermitani provano per Rosalia è proporzionale a quello che provano per la propria città, un amore forte, ardente, estremo, intenso. Rosalia è la Santa che, secondo la tradizione, ha liberato Palermo dalla peste del 1624, giungendo in sogno al saponaio Vincenzo Bonello, nel momento in cui l’ afflizione causata  dalla perdita della moglie per la peste, lo stava portando sul Monte Pellegrino a compiere l’ultimo gesto.

Palermo, nel corso dei secoli, di pestilenze, oltre quella del 1624, ne ha avute tante, perché la peste è anche una metafora del male, un male atavico che soprattutto viene da dentro. Una sofferenza spesso autoprodotta, che non fa sviluppare una città bellissima e preziosa, un degrado morale dei poteri che come una nube tossica investe tutti e schiaccia chi vorrebbe cullare e coltivare una città che ha la strana capacità di anestetizzare i suoi abitanti, spesso inerti davanti a tutto, ma capaci di slanci  e  reazioni inattese. Esistono a Palermo grandi talenti a volte soffocati, perché si scontrano con un immobilismo narcotizzante.

Rosalia per i palermitani, in questa atavica incapacità terrena di ribaltare l’amara sorte della propria città,  rappresenta l’ultraterreno “ultimo appiglio”, la speranza estrema alla quale aggrapparsi. E’ colei che con la sua coerenza ha avuto la capacità di rinunciare all’opulenza che la vita di nobile normanna le avrebbe donato, per portare avanti la propria idea o fede. Ci racconta la forza catartica di dire di no, di cui spesso ci sarebbe bisogno e che troppo spesso si attribuisce solo a Santi ed Eroi per non assumersi la responsabilità di cambiamento. Rosalia, la ragazzina bellissima che ha scelto la grotta e l’eremitaggio purifica i palermitani dalle proprie incapacità e dona loro la forza di reagire quando tutto sta per crollare, sembra non giudicare i suoi concittadini, ma proteggerli come farebbe una madre, una sorella, in primo luogo da se stessi.  Come si fa a non amare una donna, una Santa così?

In questi giorni a Palermo ho avuto modo di visitare la mostra “Rosalia la più bella” inaugurata il  9 luglio 2015 presso la Cattedrale di Palermo, ideata da  Francesco M. Scorsone e Loreto Capizzi, visitabile fino al 31 Luglio 2015. Una collettiva che esalta la bellezza di Santa Rosalia secondo la differente visione di ogni artista, regalandone un’immagine variegata e complessa che va oltre la classica iconografia, pur mantenendone in alcune opere i simboli principali tra cui le rose, il teschio ed il Monte Pellegrino, emblema di Palermo e luogo in cui furono ritrovati i resti di questa bellissima giovane donna che scelse il romitaggio alla vita convenzionale.

Nell’opera di Antonella Affronti si mette in rilievo la giovinezza, l’innocenza di questa Santa che ci appare quasi bambina. I colori tenui, tendenti al grigio della grotta e della freddezza a cui la Santuzza si è abbandonata per sfuggire a una sorte non voluta, sono ravvivati solo dal rosso delle rose che le circondano il capo e dal tenue colore delle gote arrossate che le regalano ancora un tepore vitale, durante una preghiera solo accennata. Nel quadro di Anna Balsamo da una cornice si intravede la presenza della Cattedrale alle spalle di Rosalia, coronata da rose fresche, circondata da gigli, abbigliata nel classico saio da eremita e caratterizzata da uno sguardo ieratico, come fosse un’icona moderna, la bocca appare tuttavia carnosa come una rosa e con un accenno di malinconia.

La Santa Rosalia di Alessandro Bronzini ha fattezze classiche, evanescenti e meditative. Coronata da rose candide protegge dall’alto Palermo, rappresentata dal Monte Pellegrino, il cielo e il mare hanno toni cangianti a ricordarci forse il passare del tempo. Nell’opera di Sebastiano Caracozzo, Rosalia ha lo sguardo verso il basso, legge un libro e ci ricorda l’immagine di lei, giovane ed elegante, ancora all’interno della propria camera, intenta a meditare sulle sue future scelte, l’abbandono di una vita opulenta fatta di stoffe damascate e ricami dorati, ricchezze e false presenze.  Aurelio Caruso rappresenta una Rosalia immersa in un mondo attuale, una Santa dalla pelle ambrata,  solo le piccole rose rosse ci rammentano di chi si tratti, ma in questo caso non importa quale sia il paese di provenienza, ma il simbolo di universalità, di sofferenza, di un viaggio (come la vita stessa è) a volte scelto a volte imposto. Ci appare come disegnata da un writer su un muro sporco e la storica frase “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia” è emblematicamente sostituita da un “Viva Lampedusa e Viva Santa Rosalia”.

Nell’opera di Tanina Cuccià è rappresentata una Santa dallo sguardo fermo, coronata da rose che si disegnano tra scritte e fiori. E’ una Santa meditabonda che tiene una croce in mano ed il teschio. Nell’opera di Enzo D’alessandro, il viso della Santa ci appare moderno e compare appena tra colori intensi, globi, squarci di luce. E come quegli occhi nocciola appaiono appena tra i toni dell’ arancio della Conca d’oro, così compare anche la  mano che tiene una croce di luce ed un teschio bianco. Nell’opera di Angelo Denaro, di grande impatto materico, il viso di Rosalia è molto bello, santo ma sensuale allo stesso tempo, moderno. Le rose si confondono tra i capelli e alle sue spalle si scorge il pianeta (simbolo ricorrente nelle opere dell’artista) ed anche i famosi “Giganti di Porta Nuova”, a ricordare la città di Palermo bisognosa di protezione. La Santa Rosalia di Stella Febbraro è quella che maggiormente ricorda l’iconografia classica, i capelli fulvi da giovane normanna, un giglio bianco, simbolo di purezza, il teschio ed uno sguardo estatico. Interessante la Santa di Naire Feo, una Santa che non c’è, questa assenza le rende una presenza paradossalmente ancora più imponente, perché inconscia. La corona di rose galleggia nel cielo e protegge la città simboleggiata dal monte Pellegrino. Rosalia è assente anche nel quadro di Giovanni Gambino, di lei rimane solo una rosa che nuota nel mare, a ricordare la sua nascita dagli abissi come fosse una nuova Venere, alle spalle c’è Monte Pellegrino. Nell’opera di Giuseppe Gargano i toni azzurri velano di una sorta di malinconia la Cattedrale, la Santa veglia dall’alto con un’espressione decisa e forse in parte anche indignata. La Rosalia di Kindia è la più moderna, “spiritualmente punk”. Sono presenti tutti i simboli, ma sono stilisticamente ribaltati, c’è il saio che sembra un abito dark, c’è la corona di rose tolta dal capo, c’è il teschio che è un tatuaggio ed una croce legata ad una catena viene ostentata con orgoglio. Nell’opera di Alessio Lo Prete a colpire è il tratto della pittura, deciso, discontinuo, ondulatorio, quasi circolare e vibrante a partire dalle rose. Tutta l’attenzione si concentra sul volto il cui sguardo si protende verso l’alto.

Nell’opera di Pino Manzella, la Santa emerge dalle carte antiche velate di azzurro alle cui spalle si può scorgere il Monte Pellegrino. Rosalia appare più donna che Santa, l’espressione è determinata e fiera, le rose sono protagoniste di bellezza, ma una foschia scura circonda la luce emanata dalla Santa a ricordarci che questa è una storia che parla di sofferenza e voglia di un riscatto, tutto umano.  La Santa Rosalia di Daniela Marcianò è quasi una ninfa che spunta dal mare. Come era stato rivelato ai genitori di Rosalia, lei sarebbe stata una rosa senza spine e questa Rosalia è infatti serena e fiabesca, ma qualche ferita si scorge nel suo corpo ibrido e non conformemente umano. Nell’opera di Laura Natangelo, Rosalia è quasi accennata, un’opera di grande sensibilità, bastano pochi segni a far intravedere una Santa che c’è e osserva la sua città rappresentata dal Monte Pellegrino. La Santa Rosalia di Vanni Quadro sembra una donna dell’alta borghesia palermitana dipinta paradossalmente su un foglio di cartone. Lo sguardo elegante, sognante di donna preziosa e nel suo anulare al posto di un diamante compare un teschio, prezioso anche quello, ma di altre ricchezze. L’opera di Caterina Rao ci mostra una Rosalia moderna, la posa è di preghiera ma lo sguardo basso è quasi sensuale e ce la fa apparire una donna vera e contemporanea, in pace con se stessa.  Santa Rosalia dipinta da Tiziana Viola Massa è vibrante ed emotivamente toccante, scomposta nei capelli e nell’abbigliamento, mostra un aspetto spirituale e carnale allo stesso tempo,  lo sguardo quasi infantile ed in meditazione estatica ci lascia intravedere una forte spiritualità tutta umana. La rosa sembra fuoriuscire dal quadro e lasciare ferite irreparabili al suo animo, mentre il teschio è abbracciato al ventre come fosse quello di una madre. Nell’opera di Maria Stella Zangara Santa Rosalia è rappresentata classicamente nella sua ascensione in cielo tra gli angeli, la santa è impreziosita d’oro ed in estasi domina su tutto.

Complessivamente questa è una mostra che ci presenta una Santa in diverse sfaccettature, da visitare per nutrirsi di arte, di spiritualità, di umanità, di amore per una città che merita il suo riscatto.

4

“Mediterraneo, fossa comune”, il racconto del Recital e le parole intense di Emilia Ricotti

Ecco l’articolo intervista che ho scritto subito dopo il Recital “Mediterraneo, fossa comune” di Emilia Ricotti, al quale ho avuto il piacere di partecipare con la mia mostra dedicata alle “Donne migranti”.

“Mediterraneo, fossa comune”, svoltosi lo scorso 27 Giugno, è stato un Recital di poesie, pensato e realizzato dalla professoressa, scrittrice e drammaturga Emilia Ricotti, organizzato grazie all’ associazione Simposium di Terrasini.

Eravamo ospitati nel meraviglioso scenario offerto da Torre Alba. Di fronte a noi solo la torre ed uno di quei suggestivi tramonti che soltanto a Terrasini si possono vedere.

Tante persone hanno partecipato a questo momento di riflessione collettiva ed in un sabato sera non era certo una cosa scontata, anche per questo il risultato assume un senso ancora più forte.Emilia Ricotti inizia a leggere i suoi versi che raccontano il dramma di Lampedusa, dei morti in mare. Ogni parola è come una lama che incide e fa sentire il dolore di tante persone su ognuno di noi, sono però parole di cura, fanno male, ma ci ricongiungono col nostro senso di essere/i umani. Raccontano lo sfruttamento del popolo africano e la tragedia di chi sceglie di fuggire da questi luoghi depredati. CONTINUA su cinisionline

IMG_5321 b

“Virgo et Virago” mostra a Cinisi. Intervista a Vinny Scorsone

All’inaugurazione della seconda tappa della mostra “Virgo et Virago”, che in questi giorni è visitabile presso lo spazio espositivo di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” in Corso Umberto 183 a Cinisi, incontro la curatrice Vinny Scorsone che ha presentato questa mostra con un testo che analizza la donna da due prospettive differenti, quella di vittima e quella di carnefice.

Una visione interessante che si inserisce in un dibattito aperto rispetto al rapporto tra i generi. La prima tappa di questa mostra, tenutasi a Palermo, ha avuto come data di inizio proprio l’8 Marzo, il giorno dedicato alla donna, nel quale negli ultimi anni è prevalso da un lato l’aspetto della festa, dove le rivendicazioni femminili degli anni passati sono state sostituite da un atteggiamento di sfogo e divertimento a volte fine a se stesso, dall’altro lato quello di cordoglio collettivo, di conta delle vittime, con il rischio che, quello femminile venga concepito solo come il genere da difendere e tutelare da parte dello Stato, subordinandolo quindi nuovamente ad una condizione di minorità.

La Mostra “Virgo et Virago” mette in luce qualcosa di diverso, aspetti a cui solitamente si preferisce non guardare, una visione antropologica secondo cui nella donna e non solo nell’uomo, possono essere rintracciati sia il bene che il male, l’essere vittima e l’essere carnefice, caratteristiche innate nell’umanità che poi è la cultura a far prevalere o soccombere. CONTINUA

Intervista alla Pittrice Naire Feo che racconta le leggende siciliane con i suoi quadri

Incontriamo Naire Feo il giorno dell’inaugurazione della mostra “La mia Isola. Leggende siciliane”. Siamo al Margaret Cafè, in un tavolo all’esterno del bar per respirare il fresco della sera dopo aver trascorso un bel pomeriggio accompagnati dalla vista dei quadri di questa artista siciliana, da letture e dalla musica del Maestro Innocenzo Bua. La nostra più che una vera intervista è una chiacchierata a tre, visto che assieme a me c’è Pino Manzella. Siamo rilassati e sorridenti… CONTINUA

mostra_feo_1