Presentazione del libro “Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato – inaugurazione della mostra di vignette di Vauro e Pino Manzella a Terrasini (PA)

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Domenica 23 Luglio 2017 alle ore 18.00 a Torre Alba, nel Lungomare Peppino Impastato a Terrasini (PA), si terrà la presentazione del libro “Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato, Edizioni Piemme.

Sarà presente oltre all’autore anche il vignettista Vauro.

Interverranno: Giosuè Maniaci – Sindaco di Terrasini, Giovanni Ruffino, Andrea Bartolotta, Ottavio Navarra, Mimma Scigliano.

A seguire, sempre a Torre Alba, verrà inaugurata la mostra di vignette di Vauro e Pino Manzella, introdotta da Evelin Costa e  Giuseppe Ruffino, che sarà poi visitabile presso il Palazzo Comunale di Terrasini in Piazza Falcone e Borsellino, dal 24 Luglio al 25 Agosto 2017 (dal lunedì al venerdì ore 8.30/13.30, il mercoledì ore 8.30/13.30 e 16.00/19.00).

L’evento, patrocinato dal Comune di Terrasini e svolto in collaborazione con l’Associazione culturale Asadin, è inserito all’interno della rassegna estiva “Altre Sicilie. Tra terra e libri” promossa e organizzata da Navarra Editore e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

 

Oltre i cento passi di Giovanni Impastato

È la primavera del 1977 quando Peppino Impastato, insieme a un gruppo di amici, inaugura Radio Aut, una radio libera nel vero senso della parola. Da Cinisi, feudo del boss Tano Badalamenti, e dall’interno di una famiglia mafiosa, Peppino scuote la Sicilia denunciando i reati della mafia e l’omertà dei suoi compaesani. Una voce talmente potente che poco più di un anno dopo, la notte tra l’8 e il 9 maggio, viene fatta tacere per sempre. Ma pure questo è uno degli errori della mafia: pensare corto. Perché, anche se non era scontato, la voce di Peppino da allora non ha mai smesso di parlare, di lottare per la dignità delle persone, di illuminare la strada.

È una strada lunga, se si pensa che ancora oggi chi ha depistato le indagini sull’omicidio di Peppino ha fatto carriera, mentre chi invocava la verità non c’è più. Ma è una strada percorsa ormai da migliaia di persone.

Per la prima volta, Giovanni, fratello di Peppino, che ne ha raccolto il testimone, fa il punto della situazione delle mafie – e delle antimafie – in Italia, dall’osservatorio di Casa Memoria e del Centro Impastato, da quarant’anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

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Carmelo Pecora presenta “Tre ragazzi in cerca di avventure e sette racconti” a Terrasini

Sabato 1 Aprile 2017 alle ore 17.00 presso il Margaret Cafè in Via Madonia 93 a Terrasini (PA), Carmelo Pecora presenterà il suo libro , CartaCanta Editore.

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Carmelo Pecora, che attualmente vive in Emilia Romagna, si trova in questi giorni ad Enna, sua città d’origine, dove una scuola ha adottato il suo nuovo libro. Siamo felici di averlo con noi a Terrasini visto il suo legame con il nostro territorio, lo scorso anno è stato a Cinisi dove a presentato L’urlo di Maggio, il suo reading teatrale tratto dal libro  9 maggio ’78 – Il Giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato. Anche in questa occasione si aprirà uno scambio rispetto a questa tematica.

All’evento coordinato da Evelin Costa, sarà presente l’autore del libro ed interverrà Pino Manzella. Saranno proposte alcune letture.

L’evento è promosso dall’associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa.

Carmelo PecoraCarmelo Pecora (Enna, 1959) è un ex ispettore capo della Polizia scientifica. In ambito letterario ha al suo attivo diverse pubblicazioni tra cui: 9 maggio ’78 – Il Giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato (Editrice Zona, 2007) che ha ricevuto il Premio speciale al concorso Com&Te e dal quale è stato tratto il reading teatrale L’Urlo di Maggio; Polvere negli occhi sulla strage alla stazione di Bologna (Editrice Zona, 2009), Ustica, confessioni di un angelo caduto (Editrice Zona, 2011) e Gli infedeli – storie e domande della Uno bianca (Editrice Zona 2014).

Enna, nel cuore della Sicilia, tre ragazzini di tredici anni, un po’ per gioco un po’ per scommessa, scappano di casa e decidono di intraprendere un viaggio che possa portarli lontano, magari in America. Tra mille peripezie arrivano a Palermo, una città mai vista e all’apparenza lontanissima, da dove cercano di imbarcarsi su una nave e dare così inizio a una avventura ancora più incredibile. Molti anni dopo, uno dei tre, diventato responsabile della Polizia scientifica si trova di fronte a una situazione simile: Margherita, una sedicenne pugliese, abbandona la sua famiglia e parte alla volta di Milano per rincorrere un sogno. Durante le procedure di identificazione, i ricordi, inevitabilmente, si faranno spazio nella mente del capo della Polizia scientifica e tutto sembrerà tornare, per qualche ora, a quel lontano 1971.

Un romanzo breve e sette racconti che sono un inno alla libertà e al senso di responsabilità che nel corso della vita accompagnano le nostre scelte, al desiderio di un mondo più giusto che alberga nel cuore di chi ogni giorno si impegna per un futuro migliore.

 

Libro Fotografico “Arte mai vista” di Sonia Pennino – Recensione

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Il progetto fotografico e documentaristico realizzato da Sonia Pennino, giovane artista palermitana da sempre interessata all’impegno sociale, non può non toccare le corde più profonde dell’animo. L’idea è nata sviluppando un lavoro realizzato per un esame di fotografia all’Accademia delle Belle Arti, dove l’autrice si proponeva di ritrarre la giornata-tipo di un non vedente, in quel caso Emanuele Brancati, professore, scrittore e padre del suo compagno.

Sonia Pennino ha da qui intrapreso un viaggio empatico che l’ha portata a conoscere l’Unione Italiana Ciechi di Palermo ed entrare in contatto con la vita di dieci uomini e donne ipovedenti e non vedenti che si occupano di arte e fanno di questa il centro del proprio essere. Li ha fotografati nei luoghi della loro vita, in momenti belli, puntando sull’autonomia e mai sul vittimismo, sulla tempra, sulla capacità di superare, non solo i limiti personali, ma soprattutto quelli imposti dalla società che pensa i non vedenti, ma anche tutti coloro che hanno delle diversità, come persone impossibilitate a svolgere una vita felice, irrealizzate e vittime. Un pregiudizio che le trasforma in persone per le quali nutrire preoccupazione e da tenere a una certa distanza, perché spesso la relazione con chi vive una sofferenza provoca turbamenti, e non si considera invece quanto possa insegnare ad affrontare l’esistenza, con le sue gioie ed i suoi ostacoli, trasformando il dolore e le difficoltà in un punto di forza.

Il libro fotografico di Sonia Pennino, che contiene oltre alle immagini anche alcune interessanti interviste ai protagonisti che raccontano la loro storia, è quindi un libro di impegno sociale e di sensibilizzazione verso una realtà che può essere conosciuta profondamente solo da chi la vive, ma riguarda tutti, perché fa riflettere su tematiche importanti quali l’autonomia, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la vivibilità delle città e la costruzione di una  concezione più umana della vita, che metta al centro uomini e donne nella loro complessità ed interezza e non fattori disumanizzanti e alienanti quali la produzione ed il guadagno. Eppure questo progetto, oltre al piano dell’impegno, rappresenta un vero e proprio lavoro artistico. Un elogio all’arte. Foto che ritraggono l’arte nel momento in cui viene espressa, nel suo ruolo salvifico per chi la crea, ma anche per chi ne usufruisce. Arte come terapia, comunicazione, supporto, genio, talento e passione, che può cambiare la vita di chi la incarna.

Sonia Pennino ha realizzato le sue foto in bianco e nero. “L’assenza di fotografie a colori è stata voluta – come lei stessa scrive nell’introduzione al proprio libro – È nata dalla considerazione di quanto la fotografia sociale sia rimasta fino ad oggi dominata dal bianco e nero; scelta tecnica, dunque, che si presta bene a raccontare di vite in cui il nero la fa da padrone”. Sono fotografie sociali ed artistiche in cui traspare l’essenza di chi è ritratto, la poesia interiore è resa dalla luce che emanano i volti e da una serie di oggetti, piccoli ed interessanti dettagli di vita ed arte.

Una lirica in immagini che emerge dalle mani, di sovente protagoniste. Mani artefici, mani che carezzano tasti di un pianoforte o di una macchina da scrivere, mani che leggono, mani che modellano, mani che sfiorano, che conoscono, che costruiscono. Mani abili, mani che comunicano e che carezzano per comunicare. La carezza, forma sublime dell’amore. E poi vi sono occhi, occhi che non vedono, ma sono intensi, profondi e belli come i volti dolci e fieri delle giovani protagoniste del progetto, come quelli di tutti loro, uomini e donne il cui mondo intrinseco è vivo nell’arte che creano.

Nelle foto prevale il grigio, colore-non colore che appartiene all’interiorità, colore solo apparentemente spento, assenza che invece contiene infinite sfumature di presente, comunicando spiritualità, calma, attesa. Nelle foto di Sonia Pennino il grigio, l’ombra, il lieve buio, sono illuminati da guizzi di bagliore. Luce che pennella le rughe delle mani che stanno lavorando, luce che sfiora un’opera d’arte appena realizzata, luce che irrora un volto enfatizzandone i lineamenti, luce diffusa che rischiara un ambiente in cui il protagonista è in ombra, o viceversa luce diretta che mette in risalto il soggetto protagonista. Luce che entra da una finestra, luce “drammatica” che trasforma i luoghi fotografati in un palcoscenico del reale, dove un fascio luminoso designa l’essenziale, ciò che è intenso, l’ispirazione quando nasce e diventa magia, canto sublime, fuoco soprannaturale che avvicina l’umano all’universale.

Domenica 19 febbraio 2017 alle ore 19.00, presso il Margaret Cafè in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA), sarà presentato il libro “Arte mai vista” di Sonia Pennino edito da Kalós – Edizioni d’arte e contemporaneamente sarà inaugurata, all’interno della sala espositiva del caffè letterario, la relativa mostra fotografica. L’evento è promosso dall’Associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa.

La mostra sarà visitabile fino al 7 Marzo 2017, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

Interverranno: Avv. Tommaso Di Gesaro – Presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Palermo, Paolo Brancati – Regista esperto di sociale, Daniela Capobianco – Operatrice specializzata in interventi Socio Assistenziali.

Sarà presente l’autrice del libro, Sonia Pennino.

Sonia Pennino (Palermo 1987), diplomatasi all’Istituto Statale d’Arte. Ha proseguito gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti, laureandosi con un reportage fotografico sul “sesto senso” dei non vedenti e ipovedenti. Si dedica attivamente all’arte nelle sue molteplici forme, dalla pittura al teatro e alla fotografia. Ha partecipato a concorsi e a mostre nazionali di pittura e di Fotografia e ha allestito la mostra personale “Be-pride” presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione di Palermo Pride 2013. Ha svolto anche attività di direttore della fotografia, fotografia di scena e consulente di fotografia per diverse fiction e sit-com. Nel 2016 ha pubblicato il libro “Arte mai vista” edito da Edizioni d’arte Kalós e realizzato mostre personali legate a questo progetto.

 

Presentazione del libro “Un Paese senza nome” di Emilia Merenda

Cari amici e amiche siete tutti invitati alla presentazione del libro di mia madre Emilia Merenda.un-paese-senza-nome2
Sabato 14 Gennaio 2017 alle ore 17.00, nella Sala delle Carrozze presso Villa Niscemi, a Palermo in Piazza dei Quartieri 2, sarà presentato, con il patrocinio del Comune di Palermo, il romanzo “Un paese senza nome” di Emilia Merenda, Edizioni Drepanum. Interverranno: Nino Barone, editore e poeta – Emilia Ricotti, drammaturga e poetessa – Luigi Pio Carmina, poeta – Emilia Merenda, autrice del libro. Coordina l’incontro Evelin Costa.
 
L’ autrice di “Un paese senza nome “Emilia Merenda, dà l’avvio al romanzo, con un incipit ad effetto: Il nonno al centro del terrazzino in attesa della colazione seduto nella sua poltroncina, giacca da camera di panno verde e zuccotto in testa, profumo di fiori appena sbocciati nell’aria, e capisci che quel nonno, sbarbato, profumato con un cappello di feltro d’inverno e di paglia di Firenze d’estate, intento a conversare con qualche passante che si ferma oltre il muretto di recinzione del giardino di casa , non è centrale solo seduto nel terrazzo di casa, ma è centrale nella vita di una famiglia, la cui vicenda si snoda come una saga […] Alla nipote abituata a riconoscere il suo malessere anche da un lieve sospiro, affida tre quarti di secolo in un lungo interminabile monologo dialogico che si sviluppa attraverso un flashback che va alle radici del suo viaggio terreno, il titolo stesso di questo breve romanzo, circonda di un’aura di mistero la vicenda, perché se il tempo è definito, il luogo da cui si diparte la storia appare misterioso […]“Un paese senza nome” dell’autrice Emilia Merenda ha una struttura solida: fanciullezza, viaggio, maturità, che si snoda attraverso un percorso che va alla ricerca di sé per rifondare un mondo, ecco forse è questo l’intento prioritario, quello di rifondare un mondo e da quell’orizzonte, avaro di affetti dove le uniche figure che compaiono sono o gli avventori della bottega o della tabaccheria, fluisce un nuovo mondo, attraverso un percorso obbligato che induce alla conoscenza e al riconoscimento di sé e la fuga – partenza per l’ammissione presso l’Istituto Reale di Marina Mercantile di Palermo […] I percorsi sono tanti da nord a sud, da est a ovest, i mari e le terre altrettanti: il Mediterraneo, Lo stretto di Gibilterra, l’Atlantico, la Manica, il Pacifico, il mare del nord, Pantelleria, Lampedusa, Malta, Gozzo, Napoli, la Dalmazia, Venezia, Calais, le bianche scogliere di Dover, l’Olanda, Oslo, New York, Arcangelo e il mare di Barents, il Brasile […] A conclusione della struttura circolare del romanzo -storico, psicologico e di memoria “Un paese senza nome “ di Emilia Merenda, emerge il ricordo della ragazzina ormai grande che ripenserà a quel giorno sul terrazzino di casa, alle parole del nonno alla nipote abituata a riconoscere il suo malessere anche da un lieve sospiro: “il giorno che non ci sarò più, i miei nipoti mi regaleranno il tempo, tutte le volte che si ricorderanno di me.” E dal mare sale l’odore di fritto di proustiana memoria emanato dalle polpette nell’aria, il fischio del treno, il vento tiepido che accarezza il viso e avvolge le braccia, come uno scialle di seta della bambina in gita col nonno. E il romanzo i questione è il più bel regalo del tempo ad un nonno mai spento. (Tratto dalla presentazione di Emilia Ricotti).
“Erano i primi giorni d’ottobre, la temperatura si manteneva tiepida e la permanenza all’aperto era abbastanza piacevole, ma nonostante ciò, il nonno indossava la sua giacca da camera di panno verde e un copricapo a forma di zuccotto confezionato con lo stesso tessuto della giacca. A differenza degli uomini della sua età, non aveva mai portato la “coppola”.
Durante il periodo invernale, ogni volta che doveva uscire, metteva sulla testa un cappello di feltro, mentre nel periodo estivo usava indossarne uno di paglia di Firenze. Era molto distinto e gli piaceva ancora vestire in maniera moderatamente elegante e nonostante fosse vecchio, era sempre ben sbarbato e profumato.” (Tratto dal romanzo “Un Paese senza nome”).
Emilia Merenda è nata a Palermo nel 1945 coniugata, mamma e nonna. Autodidatta di vasta cultura con due grandi passioni coltivate fin da giovanissima: la lettura e la scrittura. Nota nel settore della poesia vernacolare per gli innumerevoli attestati e premi conseguiti per la partecipazione, negli anni, a prestigiosi concorsi letterari. Alcune sue opere sono inserite in diverse antologie poetiche. Ha pubblicato nel 2014 una silloge di racconti intitolata “Il Capezzale” edita della casa editrice Kimerik di Patti, nel 2015 una raccolta di quarantacinque poesie in italiano con Urso Editore e nel 2016 il romanzo “Un Paese senza nome”, Edizioni Drepanum.

LIBER- libri d’artista di Paolo Chirco

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La mostra di Paolo Chirco ha come titolo la parola latina Liber, un termine che può essere tradotto in italiano come “libro”, ma anche con l’aggettivo “libero”, a ricordarci che c’è una radice comune che lega la cultura alla libertà, e che senza l’una non può esistere l’altra e viceversa. C’è ancora un’altra parola italiana che  traduce il termine latino liber, ed è “figli”, altra affascinante convergenza. I libri sono libere creazioni dell’intelletto e dell’animo umano che rendono immortali e trasmissibili il pensiero, le idee, le parole e l’arte, in questo caso un’arte libera e per la libertà.

Paolo Chirco espone una serie di Libri d’Artista, dai molteplici significati e simboli stratificati in una materia imponente, ruvida, ispida alle volte, come fosse una scorza granulosa e granitica dentro la quale si dischiudono memorie, speranze, malinconie, idealità, delicatezze quasi impreviste. I libri di Paolo Chirco sono come degli scrigni che contengono tesori fatti di materia povera, antitetica al suo reale valore concettuale.

La scelta di realizzare un libro esprime l’esigenza dell’artista di affrontare un discorso culturale e la forma si fa significato e strumento di idee, al di là delle parole che di solito sono contenute in un libro. La storia, la memoria, le verità, i cicli naturali, la cultura, l’oppressione e la libertà sono nel contenuto e nel contenitore. Libri che rimangono pietrificati nel tempo, come se una colata di cemento liquido li avesse impietriti per renderli imperituri, o una raffica di sabbia li avesse cristallizzati per sempre, fermando il tempo in un ultimo istante, che lapidariamente conserva la sua roca voce in un’estrema effige. Libri la cui carta si è pietrificata e colmata di elementi che parlano un linguaggio universale, che oltre ogni idioma si fa subito comprensibile, perché tocca livelli istintuali, quasi ancestrali, arrivando direttamente alla mente e alla sfera emozionale. E’ come se la necessità di cultura e di meditazione, l’importanza di conoscenza e conservazione, la brama di scoperta e protezione, la ricerca di svelamenti e testimonianza, cercassero una voce, non potessero fare più a meno di tacere e volessero farsi eterne.

In questi libri sono presenti materiali di ogni tipo, quelli che un artigiano, un contadino, un pensatore, un pescatore, un raccoglitore, un meticoloso collezionista, un tessitore, un sarto, un musicista, un falegname conserverebbero nel cassetto più remoto del proprio opificio. Paolo Chirco dona nuova vita a questi piccoli e poveri elementi, pezzetti di sostanza, frammenti di tempo materico, anelli ruvidi tra passato e futuro, e da essi crea un racconto nuovo. C’è un elemento che non manca quasi mai da questi libri, stridente strumento di verità dolente. Il filo spinato che opprime, la catena che imbriglia, ruggine che ricopre il fil di ferro che lega con la sua morsa ogni pagina di speranza. E’ la fiducia tradita, l’oppressione che rende opaca la storia, come una moneta ossidata in un mondo scintillantemente illusorio in cui tutto diventa silenzio, fallacità. E’ la catena che opprime il lavoro, la rete che imbriglia, che soffoca la voce libera e le libere parole che vorrebbero volare come piume di uccello dalle pagine di un libro. E’ il filo spinato di un lager che separa gli spiriti affrancati, che emargina i diversi, che con rabbia taglia e lacera il dialogo, la parola e ogni speranza. C’è una forte esigenza di ribellione in questi libri, c’è il racconto di una storia fatta da chi ha vinto, ma è un racconto che non vuole disperdere la storia degli umili, dei contadini, di chi ha sudato il proprio pane quotidiano. C’è la sconfitta, ma c’è anche la lotta, quella contro un mondo meccanico, sterile, fatto di ingranaggi e vincoli. Inchiodato è il mondo, come lo sono le pagine ferite da punte roventi che lacerano la carne, come in una passione che non è quella di un Cristo idealizzato, ma quella di tutti gli sconfitti dell’umanità. C’è un mondo romantico allo stesso tempo, perché romantica è la rivoluzione, che nulla sarebbe senza amore. Leggiadro come quella piuma che vuole librarsi e liberarsi nell’aria, come merletti laceri, come una rosa che è pegno di un amore interminabile e come note di musica che liricamente non smetteranno mai di suonare, perché nessuna oppressione può mai attenuare la musica, asfissiare l’amore, zittire le parole, lenire la voglia di libertà che nasce e mai muore nell’essere umano. La vita meccanica e opprimente trasforma gli umani in esseri inanimati, paurosi, inaspriti dal potere o dalla sottomissione, immobili e muti come le pagine di un libro senza parole e senza voce, ma tutti conservano al proprio interno un fremito d’emancipazione. Così le pagine immobili e cementificate solo in apparenza, contengono significative parole e molte idee, simboli e astrazioni ed insorgono inaspettatamente contro l’immobilismo, spezzano il filo spinato e danno voce al proprio animo forte e delicato al contempo, ribelle ma amorevole, appassionato ma soave e libero come la musica che scolpisce la memoria oltre il corporeo e sopravvive  alla storia, ai vinti e ai vincitori, per raccontarci un mistero che è oltre ciò che vediamo, ma  che è tutto umano.

Di Evelin Costa.

Paolo Chirco nasce a Cinisi (PA). Consegue la maturità artistica nel 1972 a Palermo. Ha continuato la sua ricerca artistica ed il suo fare arte in maniera ciclica e discontinua, con una autoformazione da autodidatta. Ha cominciato ad esporre nel ’95. Tra la prima produzione artistica, volta ad un approfondimento sia tecnico sia stilistico e la produzione odierna, si sono inframmezzati anni dedicati con fervore alla fotografia, alla tessitura, all’incisione calcografica, intercalando lavori vari (dal tipografo al restauratore). Tutte esperienze che oggi mescola nella composizione delle sue opere. Continua la propria ricerca artistica con passione e curiosità, sperimentando nuove tecniche.

Ha esposto su invito e/o selezione in diverse località siciliane, in Italia e all’estero.

Di lui hanno scritto fra gli altri: Claudio Alessandri, Vittoria Bellomo, Francesco Carbone, Claudio Cirà, Laura Coppa, Salvo Ferlito, Aldo Gerbino, Pino Giacopelli, Andrea Greco, Giuseppe Mendola, Marcello Palminteri, Adriano Peritore, Giorgio Olmoti, Pino Schifani, C.J. Shane, Aldo Torrebruno.

Domenica 20 Novembre 2016 alle ore 17.30 al Margaret Cafè, in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA), sarà inaugurata la mostra di Libri d’Artista di Paolo Chirco intitolata “LIBER”, promossa e curata dall’Associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa. La mostra sarà visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 9/12/2016, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

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Mostra di Ketevan Jorjoliani al Margaret Cafè

 

Ketevan Jorjoliani è una giovane artista nata in Georgia nel 1991. Si è laureata nel 2013 all’Accademia di Belle Arti di Tbilisi, in Design della Moda. In quegli anni ha studiato arte pittorica nell’atelier del pittore georgiano Gia Khutsishvili. Dal 2015 è iscritta al biennio di pittura all’Accademia di Belle arti di Palermo. Collabora con la casa editrice Corrimano Editore dal 2014 per la quale crea le illustrazioni delle copertine.

La sua mostra nasce da una serie di schizzi realizzati osservando l’architettura urbana di Palermo, una serie di scenari particolari che si combinano tra loro creando una visione d’assieme, come in un puzzle che si trasforma nel racconto di una città complessa, variegata e contraddittoria come Palermo. L’autrice trae ispirazione dalla città e soprattutto si lascia attraversare dalla sua forza vitale che trasfonde nelle tele dipinte, nelle quali le figure sono stravolte creando nuove forme. Le geometrie segnate da tratti netti e a volte nervosi creano nuove immagini in un viaggio tra il formale e l’informale. Gli ambienti descritti sono semplificati in sagome scomposte, composte e ricomposte, dando vita a metamorfosi, mutamenti e creando luoghi poetici che ricordano sogni atavici e ancestrali. Le strade si intersecano e convergono con le case e con elementi della natura, creando particolari collage, sembrano non seguire schemi simmetrici, rendendo un certo dinamismo nelle immagini che a volte è come se volessero esplodere fuori dalla tela, verso l’esterno. I colori sono tenui, a momenti sfumati, prevalgono i pastelli, ma sono presenti alcuni contrasti. Improvvise si stagliano tinte forti che colpiscono lo sguardo. Le linee dei contorni rimangono visibili, a volte più leggere, altre più forti, come esplosioni vigorose di anima ed energia, raggi di cielo e scaglie di sole, che esprimono e raccontano una città arsa dal calore, caotica, accogliente e viva, la cui passionalità intrinseca in se stessa permea l’artista che la dona a chi osserva.

La mostra di Ketevan Jorjoliani potrà essere visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 22 Ottobre, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00. L’evento è promosso dall’ass.ne Asadin.

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Alcune foto della presentazione della mostra e della presentazione del libro di Ruska Jorjoliani sorella della pittrice e scrittrice di talento avvenuta il 2 Ottobre 2016, presente anche Dario Ricciardo di Corrimano Edizioni

 

Antonella Affronti, diario pittorico

La mostra di Antonella Affronti è un evento da non perdere, una raccolta di trent’anni di lavori dell’artista palermitana che mostrano nei colori e nelle forme tutta la loro voluttuosità, passione, corposità fluttuante. Si percepisce la ricerca che l’artista ha sempre rivolto verso la materia, le trasformazioni che la natura stessa compie nell’evoluzione del tempo. Colpiscono i colori forti e vividi. Onde, spirali, forme che lasciano una sensazione di stupore, carnali e sublimi allo stesso tempo. Opere che non possono lasciare indifferenti, trasmettono forza e sensibilità.

Evelin Costa

 

Comunicato Stampa
Giovedì 16 aprile 2015 alle 18,00 Tommaso Romano, Vinny Scorsone e Maria Antonietta Spadaro, presso la galleria d’Arte Studio 71, in Via Fuxa n. 9 a Palermo, presenteranno la monografia dell’artista Antonella Affronti, diario pittorico.

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La presentazione del volume precede la mostra dal titolo “Diario Segreto” a cura  di Francesco Scorsone che verrà inaugurata il 18 aprile 2015 negli stessi locali. CONTINUA su cinisionline

ChiaraCucina, il libro di una palermitana-vegetariana doc.

Qualche giorno fa sono finalmente entrata in possesso di due libri gastronomici  ai quali  tenevo molto. Partecipando alla manifestazione “Una Marina di libri” svoltasi a Palermo ho avuto l’occasione di rivedere la mia amica d’infanzia Chiara Chiaramonte e conoscere per la prima volta nel mondo reale Stefania Oliveri. Un vero piacere in entrambi i casi ed ho avuto modo di tornare a casa con in mano  due interessantissimi libri che le due foodblogger hanno  da poco pubblicato con la casa editrice Navarra Editore.

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In questo post vorrei parlare di Chiara e del suo libro, che nasce dall’omonimo blog Chiaracucina.  Prossimamente scriverò del libro di Stefania. continua