Mostra di Giovanni Panarese Kromumory 2018

Mostra visitabile fino all’1 Marzo 2018, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00  presso il Margaret Cafè, in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA).

Kromumory

Testo di Evelin Costa

“Kromumory 2018 è un percorso pittorico in cui l’artista entra in connessione con l’osservatore, non solo per comunicargli il proprio stato interiore ed il proprio umore, ma per suscitarne le rispettive emozioni innate, inconsce e per stimolarne l’immaginazione attraverso figure indefinite, ma che ad un livello mentale, oltre ciò che percepiscono gli organi di senso, divengono limpide e perfette. Un collegamento, quello che lega l’autore e il fruitore, che ben presto diventa un gioco reciproco di scoperte, nascondimenti, ricerche e possibilità.

Giovanni Panarese, con le sue esplosioni cromatiche, cerca di allontanarsi dal figurativo senza farlo del tutto, come se le figure nascessero autonomamente dai suoi colpi netti di spatola e lui volesse respingerle, imprigionarle e paradossalmente fermandole le rende epiche, emblematiche, liriche.

Tra colori caldi, luci, ombre, tagli, squarci di colore emergono grafie nitide che reinterpretano in chiave informale ciò che potrebbe essere espresso tramite un descrittivismo figurativo. Il turbinio di colori non prende il sopravvento e non toglie mai posto all’ armonia cromatica e ad un equilibrio che rende l’astratto chiaro, comprensibile e mai caotico.

Emergono paesaggi galattici e terrestri. Un canneto si staglia tra il cielo ed il letto di un fiume, tra due sponde selvagge scorre lento un corso d’acqua o magma, palme e vegetazioni tropicali si intrecciano e si arrampicano verso l’alto. Uscendo quasi dalle viscere del quadro, dalla profondità della pittura materica e densa, si distaccano personaggi che mai sono inquietanti, di sovente ironici, sempre positivi, suscitano pensieri gioiosi, perché Giovanni Panarese non dipinge mostri interiori, ma esorcizza le sofferenze facendo affiorare il sorriso. I suoi personaggi, sia che possano essere interpretati come insetti, crostacei, cavallucci marini, unicorni, rettili, galli o come icari volanti, equilibristi, angeli terrestri, sono sempre vivaci, gentili, simpatici, forse combattenti, come samurai giapponesi o guerrieri masai, ma quando lottano lo fanno per il proprio riscatto personale, per la difesa della propria vita e mai contro gli altri.

Una pittura in costante divenire, che si compone di tasselli privi di confini, che nasce per dar sfogo ad un umore momentaneo, procede come in uno stato di trance, diviene magmatica e dirompente, tumultuosa ed incessante e si conclude quando ogni opera ha assunto una vita autonoma, libera e benefica. “

Giovanni Panarese, nato a Palermo nel 1965, ha frequentato il Liceo Artistico. Fin da bambino ha vissuto tra le tele ed i colori che si trovavano nello studio pittorico del nonno materno, appassionandosi lui stesso alla pittura, ma allontanandosi dalla pittura classica e formale, alla ricerca di un percorso personale nell’arte informale. Dipinge con colori acrilici su tela e disegna con colori, penne, china e matite su ogni superficie che glielo permetta. Tra le sue mostre, la personale realizzata a Palermo nel 2001 presso il centro polivalente Agricantus, inserita nel progetto ccp vision sponsorizzato dalla Provincia Regionale di Palermo e a Gela nel 2007 la mostra intitolata “Quel che resta…” con Aaron Wadia, nell’ambito di un progetto per la promozione e diffusione della Cultura Mediterranea.

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Mostra di pittura di Evelin Costa e Pino Manzella “IL LUNGO VIAGGIO …ed altre fantasticherie” a Terrasini

Domenica 3 Dicembre 2017 alle ore 18.00 presso il Margaret Cafè, in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA), sarà inaugurata la mostra di pittura di Evelin Costa e Pino Manzella “IL LUNGO VIAGGIO …ed altre fantasticherie”. La mostra promossa da Isola Viva e Associazione Asadin, con testo di presentazione di Evelin Costa sarà visitabile fino all’11 Gennaio 2018, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

IL LUNGO VIAGGIO
…ed altre fantasticherie
di Evelin Costa
Un immaginario fatto di sogni, visioni poetiche, libri fiabeschi, desideri, aquiloni, mongolfiere, mondi vicini e lontani, da raggiungere o a cui anelare solo con la fantasia. E’ fuga dalla realtà per salvarsi o liberarsi, per fuggire dal dolore, dalle inquietudini dell’oggi, dalla convenzionalità o semplicemente per ritrovare se stessi… perdendosi un po’.
Il lungo viaggio è metafora di vita, può essere lento o frenetico, il tempo è relativo perché c’è un tempo individuale di cui nessuno conosce la durata e c’è un tempo collettivo e universale che è così grande da sembrarci incalcolabile. Il lungo viaggio percorre strade tortuose, in salita o in discesa. Alcune volte è un viaggio solo mentale, basta una barchetta di carta in una tinozza per farci raggiungere universi sconosciuti e scoprire nuovi approdi, trovare foreste animate, fiori volanti, stelle cadenti, animali strani, spaventosi o amorevoli, fioche albe, vortici di vento che trascinano foglie scolorite, castelli incantati, casette di marzapane, luci improvvise e bui profondi, uomini feroci e abbracci di sconosciuti.
E’ sufficiente sfogliare la pagina di un libro o osservare un quadro su una parete per volteggiare insieme ad innamorati volanti, per girare il mondo su un dirigibile, per vedere città galleggianti o abissi profondi, per inseguire conigli bianchi o catturare pesci giganti, per andare a caccia di fuochi fatui, per vivere sugli alberi, per trovarsi su zattere di pietra, per sentire il battito del cuore di un colpevole o l’amore di un santo, per indossare cappelli senza teste, consultare orologi senza tempo e planare su cieli ondulati. Bisogna solo far tornare quel bambino occultato in ognuno di noi, quel bambino dimenticato che abbiamo abbandonato sul banco di una scuola, che abbiamo lasciato crescere al primo dolore di adulti, che abbiamo chiuso in un nascondiglio con catenacci ormai arrugginiti, quel bambino che ci faceva tremare per la paura o lacrimare per la frustrazione, ma che al contempo sapeva sognare e sperare. L’arte è un piccolo bagliore di infanzia che non si è mai spenta, è ciò che permette di intraprendere il lungo viaggio senza invecchiare, anche se il volto è ormai segnato da rughe ed incorniciato da capelli bianchi, è un respiro profondo quando si è immersi nella solitudine, è il sogno quando la vita non permette di dimenticare, è voce e silenzio, è lotta e meditazione, è vita reale ed irreale.
il lungo viaggio ed altre ok

Presentazione del libro “Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato – inaugurazione della mostra di vignette di Vauro e Pino Manzella a Terrasini (PA)

locandina

Domenica 23 Luglio 2017 alle ore 18.00 a Torre Alba, nel Lungomare Peppino Impastato a Terrasini (PA), si terrà la presentazione del libro “Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato, Edizioni Piemme.

Sarà presente oltre all’autore anche il vignettista Vauro.

Interverranno: Giosuè Maniaci – Sindaco di Terrasini, Giovanni Ruffino, Andrea Bartolotta, Ottavio Navarra, Mimma Scigliano.

A seguire, sempre a Torre Alba, verrà inaugurata la mostra di vignette di Vauro e Pino Manzella, introdotta da Evelin Costa e  Giuseppe Ruffino, che sarà poi visitabile presso il Palazzo Comunale di Terrasini in Piazza Falcone e Borsellino, dal 24 Luglio al 25 Agosto 2017 (dal lunedì al venerdì ore 8.30/13.30, il mercoledì ore 8.30/13.30 e 16.00/19.00).

L’evento, patrocinato dal Comune di Terrasini e svolto in collaborazione con l’Associazione culturale Asadin, è inserito all’interno della rassegna estiva “Altre Sicilie. Tra terra e libri” promossa e organizzata da Navarra Editore e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

 

Oltre i cento passi di Giovanni Impastato

È la primavera del 1977 quando Peppino Impastato, insieme a un gruppo di amici, inaugura Radio Aut, una radio libera nel vero senso della parola. Da Cinisi, feudo del boss Tano Badalamenti, e dall’interno di una famiglia mafiosa, Peppino scuote la Sicilia denunciando i reati della mafia e l’omertà dei suoi compaesani. Una voce talmente potente che poco più di un anno dopo, la notte tra l’8 e il 9 maggio, viene fatta tacere per sempre. Ma pure questo è uno degli errori della mafia: pensare corto. Perché, anche se non era scontato, la voce di Peppino da allora non ha mai smesso di parlare, di lottare per la dignità delle persone, di illuminare la strada.

È una strada lunga, se si pensa che ancora oggi chi ha depistato le indagini sull’omicidio di Peppino ha fatto carriera, mentre chi invocava la verità non c’è più. Ma è una strada percorsa ormai da migliaia di persone.

Per la prima volta, Giovanni, fratello di Peppino, che ne ha raccolto il testimone, fa il punto della situazione delle mafie – e delle antimafie – in Italia, dall’osservatorio di Casa Memoria e del Centro Impastato, da quarant’anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

CIAO PEPPI’ ed altre irriverenze, prolungata di qualche altro giorno la mostra di Pino Manzella al Margaret Cafè

ciao peppi

CIAO PEPPI’ ed altre irriverenze…

di  Evelin Costa

Pino Manzella, pittore siciliano, tra i fondatori del Circolo Musica e Cultura a Cinisi, amico e compagno di lotta di Peppino Impastato, ha dedicato tutta la sua vita e la sua poetica artistica a mantenere vivo il ricordo di Peppino e di quell’impegno contro la mafia e per la trasformazione dell’esistente, intrapreso negli anni ’70 in provincia di Palermo da giovani che, in una realtà non facile perché la  mafia controllava il territorio e si insinuava nei gangli della politica e della società, volevano fuoriuscire dagli schemi tradizionali.

L’impegno artistico di Pino Manzella nasce come espressione “militante”, un modo per interpretare la realtà. I suoi primi disegni erano vignette disegnate a mano nei bollettini poi ciclostilati con cui si faceva volantinaggio, illustrazioni di manifesti, copertine per i giornalini che passavano di mano in mano tra i giovani compagni. Spesso questi disegni non erano firmati perché in quegli anni si dava maggior peso al valore della collettività piuttosto che all’individualismo.

Pino Manzella espone, dopo quasi quarant’anni dalla morte per mano mafiosa di Peppino Impastato, una selezione delle sue vignette realizzate a partire dagli anni ’70 fino alla più recente del 2011, ritrovate tra vecchi documenti, giornali, manifesti e locandine conservati nel suo studio di pittore impegnato e custode di una memoria sempre viva e soprattutto sempre attuale, perché profondamente legata al bisogno di trasformazione e di libertà. L’autore dedica la mostra a Peppino la cui vita e la cui morte hanno segnato visceralmente tutto il corso della sua esistenza, come quella di coloro che di questa storia sono stati partecipi e che malgrado la sofferenza hanno mantenuto alta la testa e non hanno smesso di lottare.

Le vignette che Manzella espone sono solo una piccola parte della sua grande produzione. La più antica di questa mostra è del ’74, si tratta della prima parte di uno studio di vignette suddiviso in tre momenti, ieri, oggi e domani, facenti parte di un manifesto che denunciava la corruzione all’interno dell’ufficio di collocamento per i posti di lavoro in aeroporto, per mezzo di un esponente dell’MSI. Uno dei manifesti affissi venne strappato da un gruppo di giovani fascisti provocando una lite, è un episodio in cui si racconta intervenne Felicia, mamma di Peppino per difendere il figlio.  Le altre vignette meno recenti fanno parte di alcuni numeri del Bollettino intitolato “Nove Maggio”, le successive, che attraversano gli anni ’80, ’90 ed il 2000, erano pubblicate nel giornale cartaceo Terrasini Oggi/Cinisi Oggi.

Emerge l’umorismo satirico, pungente, irriverente e dissacratorio dell’autore, che affonda la sua matita nella realtà affrontando tematiche senza tempo che parlano di rapporti mafia-politica, corruzione, appalti truccati, compravendita di voti e di posti di lavoro, raccontano le inefficienze, il trasformismo  ed i compromessi della politica, di sovente più interessata al mantenimento del potere e delle poltrone piuttosto che al bene comune,  un’attitudine permessa anche  dalla complicità, dall’indifferenza e dalla rassegnazione da parte del cosiddetto “popolino”, sempre utilizzato e contemporaneamente disprezzato dai dominanti. Così i protagonisti delle vignette, alle volte si tratta di Totò e Vicè, citando i personaggi di Franco Scaldati, che commentano il giornale al bar sport, raccontano vicende locali riguardanti l’immondizia, il pennello a mare, il porto, il depuratore, il piano regolatore, l’accesso al mare negato al pubblico, oppure quelle opere mai realizzate o inutili che hanno causato un dispendio dei fondi pubblici e una deturpazione dell’ambiente. Tutto interpretato con un tono sarcastico e tagliente, accompagnato da battute dirette e sferzanti che strappano ancora oggi, dopo alcuni o molti anni, una risata amara, perché sviscerano i meccanismi più intricati di una realtà che ancora non è del tutto cambiata.

Tra le vignette ce ne sono alcune che entrano dentro la storia di Peppino, raccontano le indagini del processo successivo alla sua uccisione, rievocano il coraggio dei microfoni di Radio Aut e di quei giovani che con il loro “giornalaccio” sfidavano il potere rischiando anche la vita. E c’è la dedica a Peppino che come un angelo laico continua a lottare dall’alto, con il suo palloncino che è a forma di mondo, perché è dal mondo che bisogna partire ed è il mondo che, lottando, pensando ed a volte anche ridendo, bisogna trasformare.

La mostra sarà visitabile fino al 3 Giugno 2017 presso il Margaret Cafè in Via V. Madonia 93, Terrasini (PA)f 1

I colori dei damaschi – Sebastiano Caracozzo in mostra a Terrasini

“Sebastiano Caracozzo, nella sua mostra di pittura intitolata “I colori dei damaschi”, presenta opere ispirate alle tradizioni antropologiche, popolari e religiose di una Sicilia colta che parla di miti e leggende intramontabili. Partendo dall’iconografia classica del folclore siciliano, l’autore reinterpreta con tratto personale ed originale le geometrie, i simboli ed i colori peculiari dei carretti siciliani, in un incontro di miniature e cornici contenenti oggetti che rappresentano la storia della Sicilia. Da questo racconto in immagini si sviluppa la particolare narrazione delle tradizioni religiose tipiche della Settimana Santa, che in Sicilia presenta una complessità di contenuti e simbologie dei temi teologici, dovuta ai numerosi influssi delle dominazioni che si sono susseguite in questa terra. Messi in scena i volti dei protagonisti principali della Passione, interpretati con estrema raffinatezza, sensibilità e maestria. Volti armoniosi, belli, dall’espressione estatica. Non guardano verso lo spettatore, ma si rivolgono ad un mondo ultraterreno e ad una realtà salvifica a cui anelare. Una rassegna di immagini eleganti che sembrano uscite da uno scrigno prezioso, traboccante di ori, gioielli, tessuti, intrecci e dedali di pregiate trame oniriche. Sebastiano Caracozzo dipinge su stoffe di damasco carezzando le loro luci e opacità, le onde, i disegni floreali con pennellate morbide di colori a volte tenui a volte più decisi. Damaschi che sono il perfetto supporto per queste opere d’arte che come in una drammaturgia teatrale rievocano sentimenti profondi che ispirano e rendono lo spettatore partecipe di emozioni, che si levano leggere verso l’alto e che non riescono ad essere sopite.” Evelin Costa

Sebastiano Caracozzo nasce a Mistretta (ME), vive ed opera a Palermo. Pittore autodidatta dipinge prevalentemente figure e paesaggi interpretati con stile personale su vari supporti tra i quali tessuti, tele e carte damascate. Alcune sue opere sono esposte presso il Museo Diocesano di Palermo e Monreale, presso il Museo di Sant’Angelo di Brolo. Ha partecipato a molte mostre d’arte ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali quello attribuitogli da una commissione presieduta da Maurizio Calvesi nella città di Fondi in provincia di latina.

 

Domenica 9 Aprile 2017 alle ore 18.00 presso il Margaret Cafè in Via Madonia 93 a Terrasini (PA), sarà inaugurata la mostra di pittura di Sebastiano Caracozzo intitolata “I colori dei damaschi”. La mostra, promossa dall’Associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa, sarà visitabile fino al 27 Aprile 2017, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

                                               

 

8 Marzo 2017 “Nzemmula- ritratti per la libertà”

 

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“La mostra “’Nzèmmula – Ritratti per la libertà” nasce da un’idea di Caterina Blunda, che si è andata, durante il lavoro di gruppo, arricchendo di spunti, visioni e riflessioni, più che una collettiva è da intendere come un lavoro di gruppo. Il progetto fotografico parte dall’esigenza di denunciare le violenze che ogni giorno le donne subiscono in tutto il mondo, attraverso immagini e frasi in vernacolo siciliano, a rafforzare l’identità linguistica e culturale, frasi “tatuate sui corpi” delle protagoniste e dei protagonisti di questi scatti. Anche nell’Occidente del mondo, dove le lotte femminili hanno migliorato la condizione della donna, la cultura dominante fa vivere la donna in uno stato di subordinazione rispetto all’uomo. Il corpo delle donne è ancora considerato un oggetto da controllare e strumentalizzare, la donna concepita come madonna o angelo del focolare, da venerare disumanizzandola, oppure come donna in carriera che deve imitare l’atteggiamento maschile anche nei suoi aspetti peggiori (questa a volte erroneamente è stata chiamata parità), o come la libertina da denigrare, o come la vittima da piangere. Tutte sfaccettature diverse di una stessa concezione che non riesce a vedere la donna come un essere intero, libero ed autodeterminato.

Le donne che decidono di fare scelte differenti da quelle ordinarie, le donne che non vogliono continuare una relazione, le donne che vogliono una propria indipendenza, sono spesso vittime di uomini, solitamente di ambito familiare, che non riescono ad accettare il rifiuto, a considerare la donna se non come una proprietà da controllare. Sono però vittime non solo del genere maschile, ma di una società tutta, che silenziosamente approva e finge di denunciare solo quando si presenta il caso di una donna uccisa da mano maschile, ma che al contempo ogni giorno condanna la donna quando non sottostà agli schemi della vita che le è stata “assegnata”. Le donne spesso sono vittime anche di se stesse, quando non riescono a distinguere l’amore dal possesso e rimangono prigioniere di relazioni distruttive e quando invece di solidarizzare tra loro diventano rivali e si condannano vicendevolmente, perché incapaci di immaginare un’alternativa, un cambiamento sociale e culturale.

Il sistema quando si erge a “difensore” delle donne, tende ulteriormente a vittimizzarle, a presentarle attraverso i mass media, come ferite, deboli, bisognose di qualcuno che le tuteli, che le protegga, e dalla protezione il passo verso il controllo e la sopraffazione è breve. Ne sminuisce così ulteriormente la forza e la capacità di autodeterminazione, di libertà e di scelta.  Solo un cambiamento culturale che coinvolga tutti i generi migliorerebbe la vita di tutti, perchè una società non è veramente libera se una sua parte non lo è. Un discorso sulla violenza contro le donne serve quindi a sensibilizzare le donne, ma anche gli uomini, perché solo insieme si può cambiare la società.

 

E’ per questo che la mostra “Nzemmula-ritratti per la libertà”, pur partendo dalla condizione di sofferenza e di denuncia, non mette lividi e cicatrici nei visi delle donne e sceglie di rappresentare il riscatto, la rivoluzione della donna che vuole essere libera, che spezza le catene, rivendica la propria bellezza, dolcezza, forza, contraddizioni e complessità. Un viaggio che parte dalla denuncia della violenza sia fisica che psicologica di quello che avviene nella società attuale: “I paroli su petri”, “arsa r’amuri”; lo svelamento dell’illusione che concepisce come amore ciò che amore non è, perché  se l’amore è scelta quotidiana di sostenersi, di costruire un futuro insieme, di comprendersi e valorizzarsi reciprocamente, ciò che mette al centro la gelosia soffocante, lo spirito proprietario dell’uno verso l’altro, la violenza al posto delle carezze, non può essere chiamato amore: “O mia o di nuddu”, “Pareva un pezzu ri pani”, sono la negazione dell’amore. Il viaggio continua nella voglia di affermazione di se, di rompere il silenzio, di spezzare la propria complicità con la mentalità patriarcale, di scegliere di essere se stessa: “a fimmina nun si tocca mancu c’un ciuri”, la donna finalmente con le forbici taglia un filo che le teneva “a vucca cusuta”, e dichiara: “sugnu chiossai, sugnu libirtà … e nun vogghiu chiù catini”. Per concludere la donna decide di rompere i muri fisici e virtuali che attanagliano la società, muri che separano i generi, muri di silenzio, di ignoranza, di paura, di razzismo, di separazione ed emarginazione: “Sdirrubbamu sti mura”, perché una società in cui le persone sono separate tra loro, se diverse, non è una società felice.

Si esprime quindi il coraggio delle donne che cercano di essere protagoniste della propria vita, di sostenersi tra loro, di cambiare in positivo la realtà, a partire dalle proprie facoltà di accoglienza, solidarietà e cura dell’altro. In questo percorso fotografico si è voluta mettere in risalto anche l’esistenza di una parte del genere maschile che non è violenta, brutale e opprimente, ma che vuole cambiare, che solidarizza con la donna, uomini che a volte sono vittime essi stessi del maschilismo. Quando non si allineano nel ruolo dei dominatori che decidono e comandano, vengono spesso bullizzati e ridicolizzati. Si raffigura quindi anche il coraggio di quegli uomini che decidono di mettere in discussione se stessi e i privilegi dell’appartenere a un genere finora avvantaggiato e dominante, scegliendo di solidarizzare con le donne e di mettere in campo la propria sensibilità, in contrapposizione alla violenza.  Dall’uomo che cercando dentro se stesso si domanda se è “omu o bestia”, all’uomo riflessivo che vuole mettere fine al mutismo di genere: “Fussi ura ri parrarini!”, all’uomo che dona il suo amore senza pretendere nulla perché: “u cori nun s’accatta e nun si vinni, si runa”, all’uomo che sceglie di uscire dall’oscuro e afferma: “Putemu canciare”.  Un’esigenza, quella di raffigurare gli uomini, che vuole sottolineare quanto la battaglia delle donne non sia una lotta delle donne contro gli uomini, ma di tutti contro il maschilismo, perché il cambiamento va fatto insieme, per la libertà e la ricerca dell’armonia tra i generi.

Nasce così e si sviluppa un connubio tra i quattro fotografi Caterina Blunda, Pino Manzella, Nicola Palazzolo e Massimo Russo Tramontana e i soggetti fotografati, dodici tra donne e uomini che hanno scelto di mettere in questo percorso comune la propria faccia, ma anche il proprio contributo ideale ed i propri pensieri. Otto donne e quattro uomini interpretati secondo le differenti visioni degli artisti, per affrontare un viaggio fotografico, di luci ed ombre, di equilibri e contrasti, di sguardi e gesti, parole e simboli, che partendo dalla sofferenza arrivi ad una più profonda consapevolezza di sé e ad una nuova relazione con l’alterità e la diversità.”

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Terrasini 8 Marzo 2017, contro la violenza di genere, video e mostra

Terrasini Mercoledì 8 Marzo 2017. Per celebrare la Giornata Internazionale della Donna si svolgeranno, col patrocinio del Comune di Terrasini, due eventi correlati tra loro, che hanno come filo conduttore la lotta contro la violenza di genere, la memoria, la denuncia di una realtà attuale nella quale ancora spesso prevale una cultura patriarcale fondata sul possesso, sulla prevaricazione, sulla violenza. Il bisogno di trasformazione e cambiamento riguarda tutti i generi, perchè una società non è veramente libera se una sua parte non lo è. Un discorso sulla violenza contro le donne serve quindi a sensibilizzare le donne, ma anche gli uomini, perché solo insieme si può cambiare la società, non contro ma uniti, per essere più liberi e felici tutti.

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Alle ore 17:00 all’Ex Antiquarium presso il Palazzo Municipale in Piazza Falcone e Borsellino a Terrasini verrà proiettato il video “I SOGNI NON SI IMPRIGIONANO”, tratto dalla omonima piecè teatrale, ideata e scritta da Francesca Randazzo con la collaborazione di Daniela Lupo. Interpreti: Sara Randazzo, Francesca Randazzo, Vera Abbate, Maria Grazia Vitale, Daniela Lupo, Evelin Costa, Chiara Mangiapane, Stella Ciullo, Valeria Anastasi, Lucrezia Costantino, Margherita Mongiovì.

Il video è stato prodotto dall’ Ass.ne Labnovecento45, regia di Michele Mangiapane.

Interverranno: l’Assessore alla Cultura Maria Grazia Bommarito, Francesca Randazzo, Michele Mangiapane.

Alle ore 18:00 l’evento continuerà presso la Sala espositiva del Margaret Cafè in via Madonia 93, a  pochi passi dall’Ex Antiquarium. Sarà inaugurata la mostra fotografica, promossa dall’Ass.ne Asadin, con foto di Caterina Blunda, Nicola Palazzolo, Pino Manzella, Massimo Russo Tramontana dal titolo “‘Nzèmmula – Ritratti per la Libertà”. Presenta la mostra Evelin Costa, a seguire un momento di incontro e letture sul tema. La mostra sarà visitabile fino all’8 Aprile 2017.

“I sogni non si imprigionano” nasce da un’idea di Francesca Randazzo e completa un percorso iniziato l’8 marzo 2015 con il “monologo di Rosa”. Il monologo rappresenta un episodio, realmente accaduto a Cinisi, di violenza carnale, tentando di immaginare le sensazioni, le emozioni più segrete, il disgusto, la rabbia di una donna che ha subìto violenza sessuale e che è stata dunque violata nella sua integrità fisica e morale. Ma, in una realtà culturale arretrata e maschilista, Rosa incarna il desiderio del riscatto personale e sociale, il bisogno di andare avanti a testa alta, affrontando ipocrisie e perbenismi.

Al dolore di Rosa, si unisce quello della madre che pur essendo consapevole della sua condizione di donna sottomessa all’uomo, cerca di realizzare il suo sogno di emancipazione, incoraggiando la figlia a intraprendere il suo percorso di libertà. E’ una denuncia di violenza tutta al femminile. Raccontiamo i sentimenti, il dolore, le gioie, i desideri per dare dignità a quelle donne violate che spesso, per la cronaca, diventano solo numeri oppure violentate una seconda volta, perchè le loro vite vengono scandagliate e usate per fare audience. E’ la denuncia di una cultura che ancora considera la donna un oggetto, una “cosa” che si può usare e di cui abusare, e non soggetto con una propria dignità, un proprio pensiero ed aspirazioni. Il racconto di una donna assieme alle testimonianze di altre donne, diventa così, con un grande senso di solidarietà, il racconto di tutte le donne che chiedono rispetto della propria dignità ed un dialogo ed un confronto tra uomo e donna.

 

“’Nzèmmula – Ritratti per la libertà” è una mostra fotografica che racconta attraverso immagini in bianco e nero e frasi in vernacolo siciliano, una realtà nella quale, oltre all’aspetto della violenza, c’è anche la voglia di riscatto, di libertà e di autoemancipazione, e la ricerca di una nuova armonia tra i generi. Foto nelle quali si esprime il coraggio delle donne che cercano il superamento dal ruolo di sottomesse o di vittime, scegliendo tutti i giorni di essere protagoniste della propria vita, di non essere complici della cultura patriarcale, di sostenersi tra loro, di cambiare in positivo la realtà, a partire dalle proprie facoltà di accoglienza, solidarietà e cura dell’altro. Si raffigura anche il coraggio di quegli uomini che decidono di mettere in discussione se stessi e i privilegi dell’appartenere a un genere finora avvantaggiato e dominante, scegliendo di solidarizzare con le donne e di mettere in campo la propria sensibilità, in contrapposizione alla violenza. Otto donne e quattro uomini interpretati secondo le differenti visioni degli artisti, per affrontare un viaggio fotografico, di luci ed ombre, di equilibri e contrasti, di sguardi e gesti, che partendo dalla sofferenza arrivi ad una più profonda consapevolezza di sé e ad una nuova relazione con l’alterità e la diversità.

 

 

MEN 2 – disegni di Tiziana Viola Massa al Margaret Cafè

Domenica 18 Dicembre 2016 alle ore 17.30, presso il Margaret Cafè in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA) sarà inaugurata la mostra di Tiziana Viola Massa dal titolo: “MEN 2 – disegni”. La mostra, promossa dall’associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa, sarà presentata da Vinny Scorsone. Visitabile fino al 7 Gennaio 2017.

L’artista porta avanti il ciclo di opere dedicate agli uomini intrapreso lo scorso anno con la mostra intitolata “Men”, curata da Marcello e Vinny Scorsone ed esposta presso la Galleria d’arte Studio 71 a Palermo. Erano in quel caso circa 20 opere, tra disegni e dipinti, dedicate “al sesso forte spesso vittima delle proprie debolezze, delle proprie fragilità, in un momento critico della nostra società nella quale le identità vanno affievolendosi sempre più”.

Tiziana Viola Massa, in questa seconda tappa, esporrà una serie di disegni nei quali ha continuato ad indagare l’universo maschile. L’artista spoglia gli uomini di ogni apparenza e li riveste di contraddizioni, paure e fragilità, rendendoli veri, autentici, umani, ma anche metafisici. Sono uomini in balia della vita, abbandonati a se stessi, prede del proprio io e degli altri, sopraffatti dagli eventi, alla ricerca di qualcosa di trascendente ed al contempo tormentati da debolezze tutte umane. La nudità di queste opere non è ammiccante, è a volte ironica, ma mai “scandalosa”, non c’è nulla da nascondere e da censurare, perché nel corpo non c’è vergogna: sono i moralismi, le falsità, le ipocrisie a rendere volgare l’umanità ed in questa mostra il corpo è purezza sensuale, natura, riflessione, dolore, vita.

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Scrive Vinny Scorsone che ha presentato l’artista in catalogo: “È una poesia d’amore quella che Tiziana Viola Massa ha dipinto. Sulle tele il corpo maschile fa mostra di sé in maniera semplice e vera. Come nelle statue greche e romane, nei suoi uomini non c’è alcun ammiccamento sessuale. Difatti la loro nudità, al contrario di quanto potrebbe sembrare, non è principalmente fisica, bensì interiore, rivelatrice di personalità differenti, di virtù e funzioni sociali. Colti in momenti solitari, gli uomini dipinti di Tiziana sono in realtà lo specchio di una società spesso in bilico tra l’essere e l’apparire. Nei soggetti rappresentati apparentemente non c’è finzione o alterazione del sé dovuta al proprio ruolo, difatti ogni corpo è principalmente l’esatta trasposizione iconica di un carattere precipuo, eppure, soprattutto in alcuni casi più di altri, la componente psicologica che regge e scardina questo equilibrio è fortemente presente…”. Ed è con una poesia di Vinny Scorsone che si apre il catalogo della mostra:

 

L’ASCESA

Resta.

Il tempo scorre.

Ho dipanato la matassa che mi hai offerto e l’ho usata per trafiggerti. Con quel filo ti ho legato ed esso era fatto della tua stessa sostanza: dono stolto di un cuore innamorato.

Carne e sangue si sono rivelati sulla tua pelle diafana.

Resta.

Il suono dei tamburi di guerra ha lasciato il posto al mio pianto.

Il tuo spirito fugge via, ho poco tempo.

Con lo sguardo ti accarezzo. Ripercorro ogni tuo muscolo, ogni tua ombra.

Mio santo, mio guerriero, mio uomo, mio sposo.

Il tempo ha lasciato su di te le sue ferite e io le mie.

Rimani con me affinché io possa abbracciarti ancora una volta, ancora una notte.

Il tuo corpo si piega e si tende ad un passo dall’annullamento.

Il buio mi circonda e mi trattiene. Questa volta non potrò seguirti.

Il laccio emostatico ti stringe e i cateteri venosi ti muovono come fili di una marionetta, dendriti e assoni di un tessuto non più mio.

Resta amor mio, per un ultimo istante, e poi va perché nulla è per sempre.

Non potrò trattenerti ancora a lungo. Scivoli dolcemente tra le mie braccia in un attimo dilatato destinato ad esaurirsi troppo presto. Vinny Scorsone

 

Tiziana Viola Massa, classe ’78, si laurea all’ Acc. BB arti di Palermo in pittura ed Arte Sacra Contemporanea. Ha all’attivo diverse personali di pittura e molte collettive in Italia ed all’estero accompagnate da ottimi cataloghi.

Dal 2009 sono ubicate permanentemente dodici opere di grandi dimensioni, che toccano i cinque metri di altezza, nella Chiesa di San Gabriele Arcangelo di Palermo. Il progetto è stato curato dal teologo Don Cosimo Scordato e Padre Franco Romano con l’approvazione della Curia Arcivescovile di Palermo.

Tra le collezioni pubbliche vi sono: il Museo degli Angeli a Sant’Angelo di Brolo, La Fondazione La Verde-La Malfa di San Giovanni La Punta, L’Ente Provincia di Palermo, La Galleria Civica Sciortino di Monreale, Associazioni Incisori siciliani, Museo Diocesano di Monreale,

Chiesa San Gabriele di Palermo, Fondazione Francesco Carbone alla Real Casina di Caccia di Ficuzza, Galleria permanente d’ arte PiziArte di Tortoreto, Complesso San Gaetano a Monreale, Pinacoteca di santa Rosalia a Palermo, e diverse collezioni privatein gallerie in Italia.

Insegna pittura e disegno da diversi anni, ha esposto in diverse città italiane e all’estero. Ha vinto diversi premi di pittura in Sicilia e segnalazioni in premi nazionali, tra i quali segnalazione al Premio nazionale Satura Arte di Genova, Premio nazionale In Arte Multiversi e Young Showcase al Museo Magma di Caserta.

Tra le ultime esposizioni personali “Men” a cura di Marcello Scorsone e Vinny Scorsone, Galleria Studio 71 Palermo,” Il corpo e l’anima” Galleria PiziArte Tortoreto Lido, a cura di Manuela e Patrizia Cucinella.”Wander and Boundless”, Galleria Art-arte di Pescia (PT) a cura di Elena Orlando,

“Boundless” bi-personale insieme alla fotografa catanese Eva La Malfa, Patrocinio della Provincia di Palermo, Palazzo Jung, a cura di Vinny Scorsone e Galleria D’arte Studio 71, ” Lux Fecunda” Palazzo Asmundo Palermo.

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