Anni ’50. TUTTI A MARE

Visto che qui siamo già in stagione balneare, vogliamo condividere questo scritto di Emila Merenda (mamma di Evelin), che ci racconta delle vacanze dei palermitani negli anni ’50.

Tra il 1950 e il 1955, i termini “vacanze o villeggiatura” erano parole sconosciute e dal significato poco chiaro. Pochissime persone potevano permettersi le vacanze, il resto della gente, non conoscendo altro, si accontentava di trascorrere, almeno qualche giornata al mare.
Il posto più bello, era presso lo stabilimento “Charleston” di Mondello: un’insenatura naturale, sita sul lato ovest di Palermo, tra il monte Gallo e il Pellegrino. Un lungo arenile di sabbia bianca e un mare azzurro e trasparente, era ciò che si notava subito, ma la cosa più spettacolare, era la magia di quello stabilimento, costruito proprio sull’acqua.
Per la sua bellezza e raffinatezza, era di contro, più costoso; per raggiungerlo occorreva prendere due autobus e una mezza giornata costava più di una intera, trascorsa in altri posti.


Gli altri stabilimenti “economici“ erano quelli di “Romagnolo” e precisamente in località “Sperone”, lungo il litorale est di Palermo, tra S. Erasmo e la Bandita.
I più frequentati erano: la Taverna del tiro, i bagni Virzì e i bagni Italia.
Le cabine erano in muratura e rispetto alla spiaggia, erano più in alto; all’interno c’era un lavabo e un sedile in muratura e le aperture si affacciavano lungo una balconata.
La spiaggia era un misto fra scogli e ciottoli a degradare e per raggiungerla, c’erano scale di legno.

foto da internet

Non tutti i bagnanti avevano il proprio costume, i bambini indossavano le mutandine e alcuni adulti lo noleggiavano sul posto. Dato ch’erano di lana, appena bagnati, incominciavano a penzolare, assumendo un aspetto, a dir poco, “indecente”. Era d’uso togliersi il costume bagnato e indossare altro: le donne mettevano il “prendisole”, un abitino con le bretelle, mentre gli uomini rimettevano i pantaloni e la canottiera.

foto da internet

Quando giungeva l’ora del pranzo, se si rimaneva solo per la mezza giornata, si mangiava il pane con la frittata, accuratamente avvolta nella carta oleata, oppure con le melanzane fritte, ma se si rimaneva anche il pomeriggio, si portava da casa la “pasta al forno”. I pasti si consumavano dentro la cabina e terminavano con un po’ di caffè, accuratamente introdotto in una bottiglietta e si finiva di consumare il marsala rimasto, che si usava sorseggiare, appena usciti dal mare. Il pomeriggio si trascorreva sulla piattaforma di legno a forma di terrazza; i bambini giocavano, i grandi chiacchieravano, giocavano a carte e fumavano e i ragazzi s’intrattenevano a guardare le ragazze sperando, che prima o poi, nascesse qualche amore.

Annunci