Feste, cibo e Beati Paoli

Le Feste sono già quasi tutte passate, manca solo l’Epifania, ma cercherò di far finta di dimenticarmela (per evitare di festeggiare anche quella e di mangiare ancora).

A Palermo queste festività sono trascorse nel caldo estivo (20/25 gradi), non siamo certo abituati al Natale con la neve, ma il Natale in maniche corte è davvero una strana novità.

Adesso passate le feste è tornato anche il freddo, il caos per strada è leggermente diminuito, ma comincia già l’impazzimento per i SALDI. E’ proprio impossibile non avere traffico a Palermo.

Le mie feste hanno avuto come leit motiv il cibo ed i Beati Paoli.

Per quanto riguarda il cibo, mi sono riempita di un mix di piatti tipicamente palermitani, alternati ad altri di differenti origini.

Non potevano di certo mancare i nostrani anelletti al forno, cucinati da mia zia che però è tedesca!!! Un tocco di caponata di melanzane,

olive con l’accia (sedano), grattò di patate, cardoni fritti in pastella (preparati da mia nonna per il suo 64° anniversario di nozze), pasta con salsiccia e broccoli arriminati (cucinati da me), involtini di carne. I dolci tutti esclusivamente palermitani, dai cannoli,

alla cassata, ai pasticcini,
ai buccellati, alla cubarda.

Altri piatti sempre siciliani, ma non palermitani, la pasta con il sugo di carne e il rollò di carne.

E poi per essere un po’ “internazionali”, l’insalata russa (anche se di russo ha molto poco) che a Natale da noi non manca mai,

e per essere classici, i miei cannelloni (perchè malgrado tutto non cucino solo le spinacine surgelate)

e le lenticchie (ma per trasgredire un po’ ho inserito i wurstel al posto del cotechino).

Ed altro, altro ancora, così da non aver più spazio per nuove pietanze.

Secondo elemento fondamentale di questo mio periodo, dicevo, i Beati Paoli.

Ho ricevuto da Massimo il famoso libro di Natoli, come regalo di Natale e l’ho concluso per Capodanno. Si può dunque immaginare la mia totale immersione nella Palermo del 1700.

Dotata di mappa della città, ho divorato questo libro immaginando i luoghi e i modi in cui si svolgevano certi misteri, ho rivisto le strade anche allora coperte di rifiuti e sporcizia, i mendicanti maltrattati dai nobili, la gente disperata per la miseria, le donne fustigate dalla Santa Inquisizione del Palazzo Steri perchè ritenute streghe. Tutto ciò contrastare aspramente con la ricca e decadente nobiltà, con le carrozze e le sedie volanti (le portantine),

i palazzi sfavillanti, le feste lussuose alla corte dei re.

E mentre il susseguirsi di guerre, le invasioni, i diversi conquistatori alternarsi a colpi di fucile (ma il Gattopardo insegna che in Sicilia “tutto cambia, perchè tutto rimanga uguale”).

I potenti, sempre nemici della gente comune, che però era così poco propensa ad essere protagonista, intenta per lo più ad adulare la nobiltà e a lasciarsi vivere, nella speranza che fosse sempre qualcun altro a decidere le proprie sorti, e così l’affermarsi di una setta segreta, i Beati Paoli. Giustizieri o sicari? Difensori del popolo o oppressori? La storia ci dice poco, la legenda ed il Natoli li dipingono come degli eroi.

Secondo me però chi usa gli stessi metodi dei potenti, ovvero il terrore, la morte, l’ombra, il silenzio, chi pretende di decidere per un popolo intero, mai può essere considerato portatore di libertà e di un futuro migliore, infatti anche in questo caso la storia lo ha dimostrato, mai i fini giustificano i mezzi, i fini devono già vivere nei mezzi.

Abbiamo così fatto una nuova passeggiata dentro il mercato del capo, dove i Beati Paoli avevano la loro “roccaforte”, cercando di rubare all’aria che respiravamo, i segreti di quei passati misteri.

Ho scoperto anche che mio nonno, poco dopo la guerra, aveva vissuto proprio nel vicolo degli Orfani, dove c’è ancora l’ingresso in una grotta dove la setta si riuniva, peccato che mio nonno non ci sia più, mi sarebbe piaciuto parlarne con lui, mi manca molto il mio pittore preferito…
Insomma questo libro dice tanto, tanto sulla mia città, si comprende molto il suo passato ed anche il suo presente. Spero di poter scriverne di più, questa è solo una piccola sintesi, spero di carpire qualcosa dall’altro mio nonno originario del Capo, che però non ha più tanta memoria. Spero di fare qualche scoperta in questi luoghi della mia città, o magari qualche fotografia.

La mia città non smette mai di sorprendermi.

p.s. spero anche di scrivere alcune ricette dei cibi cucinati o gustati in questo periodo
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Carnevale a Palermo

A Febbraio anche a Palermo si festeggia il Carnevale. Si susseguono giorni “turbolenti”.

Nelle zone più affollate della città, bisogna districarsi tra i ragazzini che tirano addosso agli impavidi passanti, farina, uova, schiuma da barba e stelle filanti in bomboletta, e poi bisogna sussultare e saltellare ad ogni passo per l’esplosione di un botto o un mortaretto.

A nessuno piace subire gli scherzetti, i ragazzini invece si divertono parecchio, però da alcuni anni, a fine carnevale, tutti dicono affranti: “non si sente più lo spirito carnevalesco di un tempo!”.
Forse perchè di anno in anno questi scherzi, se pur fastidiosi e odiosi, vanno comunque diminuendo, e quando le cose cambiano, non si sa mai se è una cosa positiva, e quello strano periodo di sospensione della normalità, di trasgressione “concessa”, quei giorni di sfogo, inventati per placare i poveri che poi dovevano rassegnarsi di nuovo alla triste quotidianità, in qualche modo rassicuravano. Ora è più difficile incanalare tutto il malessere sociale in un periodo di due tre giorni e forse questo fa più paura.
Carnevale a Palermo (2007/2008)
Considerazioni a parte, i più anziani ricordano ancora gli scherzi “innocenti” dei loro giorni di infanzia carnevalesca, il più noto era quello di “pescare”, con una lenza penzolante dai balconi, i cappelli dei passanti, che improvvisamente vedevano la loro testa denudata e lanciavano urla e ingiurie (e proprio questo divertiva i monelli dell’epoca!). Lanciavano coriandoli e talco, o attaccavano sulla schiena di ignari passanti, una coda o le corna del diavolo, per poi schernirli in coro e prepararsi rapidamente alla fuga.

C’era una certa creatività tipica di anni in cui per giocare bisognava costruirsi i giocattoli da soli.
Del Carnevale a Palermo si hanno notizie fin dal ‘600.
Il primo carro allegorico allestito in Sicilia si ebbe il 3 Marzo del 1601 proprio a Palermo, raffigurava il dio Nettuno intorno a cui danzavano delle sirene.
Il primo vero e proprio Carnevale fu voluto nel 1612 dal viceré D’Ossuna.
Sia a Palermo che a Napoli, durante il Regno delle due Sicilie, il Carnevale, pur non essendo al pari di quelli dell’itala settentrionale per coreografie e sfarzo, era comunque degno di nota per il folklore più popolare.

Vi erano recite in piazza con maschere locali e il momento più importante era la sfilata “du nannu e da nanna” due fantocci di paglia che raffiguravano il nonno e la nonna (metaforicamente il termine della vita, l’anno vecchio da sbeffeggiare, il capro espiatorio, ma anche la saggezza da rispettare, che tuttavia doveva avere la sua fine, per dare spazio alla vita nuova). Questi due personaggi dopo una sorta di processo regolare, condito anche di un testamento in cui non si risparmiavano battute pungenti a nessuno, erano condannati a morte e quindi bruciati dinanzi allo stupore e alla soddisfazione di tutti i partecipanti (a vampa du nannu e da nanna).
Nel ‘700 le celebrazioni divennero più fastose, sia per strada che all’interno dei palazzi nobiliari. Nel corso Vittorio Emanuele e in Via Maqueda sfilavano le carrozze con i nobili. Nei quartieri popolari continuava la celebrazione du nannu e da nanna, con grandi abbuffate di salsiccia e vino. Ancora oggi nei quartieri popolari, come Ballarò, si effettua la vampa du nannu e da nanna.

U nannu e a nanna. Carnevale Palermo

Dall’800 in poi a Palermo si è interrotta la tradizione di festeggiare il Carnevale con sfilate e carri. In Sicilia la tradizione non si è persa, vi sono delle cittadine come Sciacca, Acireale o Termini Imerese, famose per i loro carri allegorici e per i loro grandi festeggiamenti che attirano persone da tutto il mondo. Negli ultimi anni Palermo si sta riattivando con sfilate che coinvolgono soprattutto scuole e centri giovanili.
Quest’anno dal 19 al 24 febbraio si festeggerà il “carnevale barocco palermitano” con corteo dei figuranti, musicanti, sfilata di carri allegorici con gruppi mascherati, banda musicale, Majorettes, tamburi, sbandieratori, artisti in maschera e gruppi folkloristici della tradizione siciliana .

Carnevale Palermo (2007/2008)

Come sempre a Palermo, oltre al divertimento, ai balli, alle passeggiate in Via Libertà con i bambini vestiti da zorro o da damigella (e adesso forse da winks e gormiti), non si rinuncia mai ad una grande “mangiata”.
Le pietanze tipiche sono le lasagne cacate con ragù o sugo di salsiccia e ricotta fresca, salsiccia e carne di maiale arrostita e alla brace. I dolci più tradizionali sono il cannolo, le sfinci fritte, la pignolata (o pignoccata), le chiacchiere.

Una nota particolare va alle lasagne cacate, il cui nome davvero particolare merita una spiegazione. Sono delle larghe fettuccine con il bordo ondulato, inventate a Palermo durante il periodo aragonese. Il nome atipico per un cibo, serviva a prendere in giro le pietanze elaborate che arricchivano le tavole dei nobili.
Infatti a Palermo il termine “cacata”, a parte ciò che tutti possono immaginare, ha una serie di “sottili significati”, spesso si attribuisce a una persona, che come direbbero in altre città “ se la tira”, a Palermo diremmo anche “che si sente tutta”.
Queste lasagne adornate da un bordo merlettato, probabilmente davano l’impressione di essere un pò troppo soddisfatte del proprio aspetto, presuntuose, insomma un pò “cacate”!