Il mio Carnevale a Cinisi

Il Carnevale è un periodo che mi suscita sentimenti contraddittori.
E’ una allegra festa popolana; nella sua idea originaria, ogni persona, durante quei giorni, poteva uscire fuori dalle convenzioni sociali, morali e religiose e divertirsi liberamente.
Ma questa idea liberatoria, nello stesso tempo mostra tutta l’oppressione quotidiana subita dal popolo: solo durante pochi giorni l’anno si potevano annullare le differenze sociali, per il resto del tempo bisognava accettarle, come si accettavano le fatiche, la povertà ed il non divertimento. L’unico sogno concesso, poter emulare i nobili e ricchi, che invece gli svaghi, potevano goderseli sempre. […] continua

Carnevale a Palermo

A Febbraio anche a Palermo si festeggia il Carnevale. Si susseguono giorni “turbolenti”.

Nelle zone più affollate della città, bisogna districarsi tra i ragazzini che tirano addosso agli impavidi passanti, farina, uova, schiuma da barba e stelle filanti in bomboletta, e poi bisogna sussultare e saltellare ad ogni passo per l’esplosione di un botto o un mortaretto.

A nessuno piace subire gli scherzetti, i ragazzini invece si divertono parecchio, però da alcuni anni, a fine carnevale, tutti dicono affranti: “non si sente più lo spirito carnevalesco di un tempo!”.
Forse perchè di anno in anno questi scherzi, se pur fastidiosi e odiosi, vanno comunque diminuendo, e quando le cose cambiano, non si sa mai se è una cosa positiva, e quello strano periodo di sospensione della normalità, di trasgressione “concessa”, quei giorni di sfogo, inventati per placare i poveri che poi dovevano rassegnarsi di nuovo alla triste quotidianità, in qualche modo rassicuravano. Ora è più difficile incanalare tutto il malessere sociale in un periodo di due tre giorni e forse questo fa più paura.
Carnevale a Palermo (2007/2008)
Considerazioni a parte, i più anziani ricordano ancora gli scherzi “innocenti” dei loro giorni di infanzia carnevalesca, il più noto era quello di “pescare”, con una lenza penzolante dai balconi, i cappelli dei passanti, che improvvisamente vedevano la loro testa denudata e lanciavano urla e ingiurie (e proprio questo divertiva i monelli dell’epoca!). Lanciavano coriandoli e talco, o attaccavano sulla schiena di ignari passanti, una coda o le corna del diavolo, per poi schernirli in coro e prepararsi rapidamente alla fuga.

C’era una certa creatività tipica di anni in cui per giocare bisognava costruirsi i giocattoli da soli.
Del Carnevale a Palermo si hanno notizie fin dal ‘600.
Il primo carro allegorico allestito in Sicilia si ebbe il 3 Marzo del 1601 proprio a Palermo, raffigurava il dio Nettuno intorno a cui danzavano delle sirene.
Il primo vero e proprio Carnevale fu voluto nel 1612 dal viceré D’Ossuna.
Sia a Palermo che a Napoli, durante il Regno delle due Sicilie, il Carnevale, pur non essendo al pari di quelli dell’itala settentrionale per coreografie e sfarzo, era comunque degno di nota per il folklore più popolare.

Vi erano recite in piazza con maschere locali e il momento più importante era la sfilata “du nannu e da nanna” due fantocci di paglia che raffiguravano il nonno e la nonna (metaforicamente il termine della vita, l’anno vecchio da sbeffeggiare, il capro espiatorio, ma anche la saggezza da rispettare, che tuttavia doveva avere la sua fine, per dare spazio alla vita nuova). Questi due personaggi dopo una sorta di processo regolare, condito anche di un testamento in cui non si risparmiavano battute pungenti a nessuno, erano condannati a morte e quindi bruciati dinanzi allo stupore e alla soddisfazione di tutti i partecipanti (a vampa du nannu e da nanna).
Nel ‘700 le celebrazioni divennero più fastose, sia per strada che all’interno dei palazzi nobiliari. Nel corso Vittorio Emanuele e in Via Maqueda sfilavano le carrozze con i nobili. Nei quartieri popolari continuava la celebrazione du nannu e da nanna, con grandi abbuffate di salsiccia e vino. Ancora oggi nei quartieri popolari, come Ballarò, si effettua la vampa du nannu e da nanna.

U nannu e a nanna. Carnevale Palermo

Dall’800 in poi a Palermo si è interrotta la tradizione di festeggiare il Carnevale con sfilate e carri. In Sicilia la tradizione non si è persa, vi sono delle cittadine come Sciacca, Acireale o Termini Imerese, famose per i loro carri allegorici e per i loro grandi festeggiamenti che attirano persone da tutto il mondo. Negli ultimi anni Palermo si sta riattivando con sfilate che coinvolgono soprattutto scuole e centri giovanili.
Quest’anno dal 19 al 24 febbraio si festeggerà il “carnevale barocco palermitano” con corteo dei figuranti, musicanti, sfilata di carri allegorici con gruppi mascherati, banda musicale, Majorettes, tamburi, sbandieratori, artisti in maschera e gruppi folkloristici della tradizione siciliana .

Carnevale Palermo (2007/2008)

Come sempre a Palermo, oltre al divertimento, ai balli, alle passeggiate in Via Libertà con i bambini vestiti da zorro o da damigella (e adesso forse da winks e gormiti), non si rinuncia mai ad una grande “mangiata”.
Le pietanze tipiche sono le lasagne cacate con ragù o sugo di salsiccia e ricotta fresca, salsiccia e carne di maiale arrostita e alla brace. I dolci più tradizionali sono il cannolo, le sfinci fritte, la pignolata (o pignoccata), le chiacchiere.

Una nota particolare va alle lasagne cacate, il cui nome davvero particolare merita una spiegazione. Sono delle larghe fettuccine con il bordo ondulato, inventate a Palermo durante il periodo aragonese. Il nome atipico per un cibo, serviva a prendere in giro le pietanze elaborate che arricchivano le tavole dei nobili.
Infatti a Palermo il termine “cacata”, a parte ciò che tutti possono immaginare, ha una serie di “sottili significati”, spesso si attribuisce a una persona, che come direbbero in altre città “ se la tira”, a Palermo diremmo anche “che si sente tutta”.
Queste lasagne adornate da un bordo merlettato, probabilmente davano l’impressione di essere un pò troppo soddisfatte del proprio aspetto, presuntuose, insomma un pò “cacate”!

Il Cannolo. Dolce di Carnevale e…non solo

in English on I Love Palermo

Uno dei dolci siciliani più famosi è il cannolo. Nasce come dolce tipico di carnevale ma si trova nelle pasticcerie in tutti i giorni dell’anno, anche in versione ridotta “i cannulicchi”.

Ultimamente, il cannolo è salito alla ribalta nazionale grazie a Totò vasa vasa (bacia bacia), il quale avendo come unico scopo della sua vita quello di rendere “alto” il nome della Sicilia nel mondo, decise di offrire una bella “Guantiera” (vassoio) di cannoli a tutti i suoi amici per “festeggiare” . Grazie a questo suo atto è riuscito a far vedere come in Sicilia ci sono dolci buoni, insomma… una bellissima operazione di marketing, come quella che aveva fatto già prima per pubblicizzare il tipico cappello siciliano, la coppola.

Ma io che amo i cannoli, quando devo mangiarli, cerco di rimuovere questo episodio, per evitare che mi facciano indigesto, perchè anche lo stomaco solido da palermitana d.o.c. ha i suoi punti deboli.

Il cannolo prende il suo nome dal termine “canna”, che è un arbusto con fusto cilindrico e vuoto, ma che in Sicilia è anche il rubinetto tipico degli abbeveratoi di un tempo, a forma appunto di canna.

Questo dolce fu inventato in un monastero di Palermo, dove per fare uno scherzo di carnevale, un prete mattacchione, fece uscire da uno di quei rubinetti la crema di ricotta al posto dell’acqua. Nessuno sa l’effetto che ebbe questo innocente scherzo nel malcapitato che aspettandosi un sorso d’acqua si vide arrivare della bianca crema, ma sicuramente l’invenzione del famoso dolce fu la più nobile conseguenza.

Il cannolo è composto da una “scorcia” (buccia), di cialda di forma cilindrica e di colore bruno, fritta nella “saimi” (strutto) con all’interno un ripieno di crema di ricotta di pecora. Per non dimenticare il tipico stile barocco tanto amato dai palermitani, è adornato con pezzetti di frutta candita, adagiati sulla ricotta che fuoriesce dalle due estremità. I cannoli vengono ormai esportati fuori dai confini della nostra isola, in questo caso però la cialda è al suo interno ricoperta di cioccolato, che serve a non far perdere la sua particolare friabilità con il contatto diretto con la ricotta. In altri casi la ricotta è condita con i canditi, ma a Palermo i canditi sono solo una guarnizione, la ricotta è arricchita solo con scaglie di cioccolato.

Il cannolo siciliano si trova in tutte le pasticcerie palermitane (e siciliane), ma tutti riconoscono che i migliori cannoli si trovano a Piana degli Albanesi, un piccolo centro a soli 24 Km da Palermo, fondato nel 1488 da un gruppo di profughi albanesi sfuggiti all’armata turca. Un luogo molto bello da visitare e da scoprire per le particolari tradizioni, per la sua storia, oltre che per gustare i cannoli più grandi e più buoni della Sicilia. A Piana durante il periodo di Carnevale fanno ogni anno una sagra del cannolo, quest’anno sarà il 10 Febbraio, distribuiranno circa 10.000 cannoli gratis, sarà un’occasione bellissima, sperando solo di non incontrare “qualcuno” travestito per carnevale con coppola e finto baffone modello siciliano, con una guantiera di cannoli in mano, per i turisti però potrebbe essere un attrazione in più, lo capisco.

Ecco adesso la ricetta:

La ricetta che ho scelto di pubblicare è quella originale di Piana degli Albanesi, dove viene usato lo strutto sia per l’impasto che per la frittura della “scorcia”. Alcuni però usano sostituirlo col burro (per l’impasto) e l’olio d’oliva (per la frittura).

I vegetariani che preferiscono non incappare nel grasso animale, possono fare questa sostituzione o se vogliono mangiarlo in una delle tanto rinomate pasticcerie palermitane, devono prima informarsi.

Per fare la forma del cannolo occorrono 10 cilindri di canne di bambù, di metallo o di legno lunghi 12 cm e di 3 cm di diametro, leggermente unti d’olio.

Scorcia di cannoli. (Foto di Judy Witts)

Per la cialda (scorcia):

200 gr di farina per dolci, 2 cucchiaini di zucchero, 20 gr. di strutto, 2 cucchiai di marsala, 2 cucchiaini di cacao, un pizzico di sale.

Per il ripieno: 1 Kg. di ricotta fresca di pecora, 600 gr. di zucchero, 1 bustina di vaniglia, scaglie di cioccolato fondente, 100 gr. di scorza di arancia candita.

Mescolare la farina con lo strutto, il marsala, lo zucchero e un pizzico di sale e impastate bene, si otterrà una pasta molle e compatta. Farla riposare per mezz’ora. Spianatela col mattarello a foglie sottilissime e ricavatene dei quadrati di 10 cm circa per lato, che avvolgerete diagonalmente, attorno ad un cilindro metallico o un bastoncino di legno. Saldate bene i lembi della pasta con una goccia d’acqua e friggere in un tegamino in olio bollente (o nello strutto). Mettere le scorcie in carta assorbente e attendete che siano fredde prima di togliere con molta cura il bastoncino che ne mantiene la forma.
Mescolare la ricotta con lo zucchero e la vaniglia. Setacciare (o frullare) e successivamente aggiungere le scaglie di cioccolato e mescolare delicatamente.

In fine riempire le cialde di cannolo con la crema di ricotta e guarnire con fettine di arancia candita o ciliegie candite. Spolverizzare i cannoli con zucchero a velo.

ALTRI PREMI

Ringrazio per questi graditissimi premi Germana e questa volta li giro a chi, tra i nostri preziosissimi lettori, vorrà pubblicarli.