Capone apparecchiato (in English too)

Capone apparecchiato

E’ un antico piatto della cucina dei Monsù, che rielaborarono una particolare salsa agrodolce (basata su concetti filosofici di armonia ed equilibrio), che aveva origini preislamiche.
Con questa salsa i cuochi francesi condivano piatti a base di carne o di pesce, basati sul mettere insieme (“appareiller”) diversi ingredienti.

Il pesce più apparecchiato fu il capone (lampuga), un pesce che si trova nei banchi dei nostri pescivendoli nel periodo autunnale.

La salsa agrodolce è la stessa che si usa per condire le melanzane nella famosa caponata, piatto delizioso che fa parte della cucina povera (infatti in questo caso, le trance di capone erano sostituite dai tocchetti delle più economiche melanzane).
E’ probabile quindi che il nome caponata origini dal piatto originario a base di capone, anche se esistono diverse ipotesi riguardo all’origine del nome caponata.

Ingredienti:
1kg di lampuga, sedano, 50gr di capperi, 100 gr.di olive verdi, 1 cipolla, olio extra vergine d’oliva, 100gr. di concentrato di pomodoro (si può anche usare pomodoro pelato), sale e pepe, 1 cucchiaio di zucchero, 3 cucchiai d’aceto di vino.

Ricetta:
pulire il capone e tagliarlo a trance. Pulire il sedano e cuocerlo in acqua bollente. Lavare i capperi. Lavare, snocciolare e tagliare a pezzi le olive. Tritare la cipolla.
In un tegame soffriggere la cipolla in olio d’oliva. Unire il concentrato di pomodoro diluito con un poco dell’acqua, il sedano tritato, sale e pepe, e cuocere a fuoco moderato sino ad avere una salsa abbastanza densa. Mentre la salsa cuoce, infarinare le trance di capone e friggerle in una padella con d’olio d’oliva ben caldo. Quando saranno dorati, metterli in un piatto coperto da carta assorbente. Aggiungere alla salsa le olive, i capperi, l’aceto e lo zucchero, cuocere per qualche minuto, finchè l’aceto sarà evaporato. Unire il pesce e far cuocere per pochi minuti. Questo piatto si mangia freddo.

In English

The Capone apparecchiato is an ancient dish of the kitchen of Monsù, which elaborated a special sweet and sour sauce (based on philosophical concepts of harmony and balance), which had pre Islamic origins. With this sauce French cooks seasoning dishes of meat or fish, putting together ( “appareiller”) ingredients.

The fish was the capone, a fish that’s in our fishmongers in autumn. The sweet and sour sauce is the same that is used to season the famous eggplant caponata, a delicious dish that is part of the poor kitchen (in fact in this case, slices of capone were replaced by cheaper pieces of eggplant). It is possible that the name caponata origins from the original plate capone, although there are several hypotheses about the origin of the name caponata.

Ingredients:

1kg of fish, celery, 50gr of capers, 100 gr.of green olives, 1 onion, extra virgin olive oil, 100gr. tomato concentrate (you can also use peeled tomatoes), salt and pepper, 1 tablespoon sugar, 3 tablespoons of wine vinegar.

Recipe:

Clean and cut into pieces the capone. Clean the celery and cook in boiling water. Rinse the capers. Wash, pitted and cut into pieces olives. Chop the onion.

In a saucepan fry the onion in olive oil. Add the tomato concentrate diluted with a little water, chopped celery, salt and pepper, and cook in moderate flame.

While the sauce cooks, pass into flour the slices of capone and fry in a pan with olive oil hot. When they are ready, put them on a plate covered with absorbent paper. Add to the sauce, olives, capers, vinegar and sugar, cook for a few minutes, until the vinegar is evaporated. Add the fish and cook for a few minutes. This dish is eaten cold.

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"Pasta chi sparaceddi assassunati" in English too

Un altro piatto tipico palermitano è “a pasta chi sparaceddi assassunati”.

Gli “sparacelli” sono un particolare tipo di broccoletti con le cime (“giummi”) più grandi e tante foglie commestilili

Il termine assassunati, deriva da un’antica salsa (molto economica) usata dalle comunità ebraiche siciliane e ripresa poi dai “Monsù” (cuochi francesi), per condire (“assaisonner”) le verdure (vedi opuscolo pubblicato dall’aapit “Cucina storia e tradizioni”).
Questa salsa aveva come ingredienti principali l’ottimo olio d’oliva siciliano e l’aglio.

A Palermo si cucinano in versione assassunata, oltre che gli “sparacelli”, anche i “broccoli” (cavolfiori), i “giri” (le bietole) etc.

Per questo piatto si usa come tipo di pasta il bucatino, molto apprezzato nella cucina palermitana, forse perché quando si mangia fa u scrusciu (rumore), certo non è un’immagine molto raffinata, ma fa parte della nostra cultura!

Ingredienti:
Sparacelli , olio extra vergine d’oliva, alcuni filetti di acciuga, due spicchi d’aglio, sale e pepe.

Ricetta:
Lavare accuratamente gli sparacelli . Tagliare a pezzetti le cime e i “trunzi” (i gambi delle cime), “sfilare” le foglie (togliere la parte centrale dura) e spezzettarle

Farli sbollentare per 10/15 minuti in abbondante acqua salata. Con una schiumarola togliere dall’acqua gli sparacelli ormai cotti e porli in un piatto.

Mettere in una padella abbondante olio d’oliva, dei pezzetti di acciuga e due spicchi d’aglio tagliati a pezzi grossi (togliere il germoglio centrale per evitare che “salgano e scendano” per tutta la giornata), soffriggere un po’ e poi aggiungere gli sparacelli e un po’ di pepe. E’ pronto in pochi minuti.

Far cuocere la pasta nell’acqua di cottura degli sparacelli, scolarla e versarla in padella insieme al condimento. Impiattare e… buon appetito!

Another typical dish of Palermo is “a pasta with sparaceddi assassunati.”

The “sparacelli” is a particular type of broccoli with large sprouts ( “giummi”) and edible leaves. The term “Assassunati” derives from an ancient sauce (very cheap) used by Jewish communities on Sicily and then used from the “Monsù” (French chefs), to season ( “assaisonner”) vegetables (see brochure published dall’ aapit “Kitchen history and traditions “). The main ingredient of this sauce are the excellent Sicilian olive oil and garlic.

In Palermo we cooked with the assassunata sauce, the “sparacelli”, the “broccoli” (cauliflower), the “giri” (chard) etc.

The kind of pasta that is used for this dish is the “bucatini”, much appreciated in the kitchen of Palermo, perhaps because when you eat makes “u scrusciu” (noise), is certainly not a very refined image, but is part of our culture!
Ingredients: Sparacelli, extra virgin olive oil, two anchovy fillets, two cloves of garlic, salt and pepper.
Recipe:
Wash thoroughly the sparacelli. Cut into pieces the sprouts, and the leaves.Boil them for 10-15 minutes in salted water. Remove from water the sparacelli and place them in a dish.

Put in a large frying pan olive oil, anchovy and two cloves of garlic cut into large pieces, fry slightly and then add the sparacelli and some ‘pepper. Is ready in minutes.

Cook pasta in the cooking water of sparacelli, after ten minutes remove the pasta from the pot and put it in a pan with sauce. Put it in the dishes and… Good appetite!

La zucca rossa di Halloween preferisco trasformarla così…"Pumpkin in sweet and sour"

“Ficatu di sette cannuola.” In italiano “zucca in agrodolce”

Questo è un piatto della “cucina povera” palermitana che nasce dalla trasformazione di un piatto più “ricco”, cucinato dai Monsù (cuochi raffinati che cucinavano per i nobili francesi). Questo piatto aveva come ingrediente principale il fegato (impanato e fritto).

Probabilmente nel quartiere dei sette cannoli, dove la gente più povera mangiava carne di rado (se pur si trattasse di frattaglie), qualche brava palermitana venne a sapere di questo piatto prelibato e così decise di reinventarlo, sostituendo il fegato con un ingrediente più economico, la zucca rossa.
Il risultato avrà fatto invidiare i più bravi Monsù!

zucca rossa in agrodolce

Ricetta:

500 g di zucca gialla, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaino di zucchero, 2 cucchiai di aceto, 2 spicchi di aglio, menta, pepe, sale
Sbucciare la zucca rossa e togliere la parte con i semi (se si vuole, i semi possono essere seccati al sole e trasformati in quella che noi chiamiamo “semenza”). Tagliarla a fette larghe e spesse un cm circa. Friggere le fette di zucca in olio d’oliva a fuoco moderato, rivoltandole delicatamente (assumeranno un colore bruno che le farà somigliare al fegato). Aggiungere degli spicchi d’aglio tagliati a fettine. Quando le fette di zucca sono fritte, si deve scolare l’olio in eccesso, alzare la fiamma, e versare sopra l’aceto (in cui si sarà fatto sciogliere un cucchiaino di zucchero). Dopo aver fatto un po’ evaporare l’aceto, metterle in un piatto e aggiungere sale, pepe e soprattutto foglie di mentuccia.
Per gustarlo al meglio attendere che si raffreddi.

zucca in agrodolce

I prefer transform the red Halloween pumpkin in this way…
“Ficatu di sette cannola.” (Pumpkin in sweet and sour)
“Liver of the Sette cannola neighbourhood”

This is a dish of the “palermitana poor cuisine”. It was born from the processing of a more “rich” dish, cooked by the Monsù (refined chefs who cooked for the noble French), the main ingredient of this dish was liver (breaded and fried).

zucca

Probably in the neighborhood of “sette cannola”, where the poorest people rarely ate meat (though it was offal), some good housewives of Palermo came to know of this delicious dish and so decided to reinvent itself, replacing the liver with a cheaper ingredient, pumpkin red. The result will envy the best Monsù!

500 grams of red pumpkin, olive oil, 1 teaspoon sugar, 2 tablespoons of vinegar, 2 cloves of garlic, mint, pepper, salt

Peel the pumpkin and remove the red part with the seeds (if you like, the seeds can be dried in the sun and transformed into what we call “semenza”). Cut it into slices and a cm thick. Fry the pumpkin slices in olive oil on a slow fire, turned gently (will take a brown color). Add the cloves of garlic cut into slices. When the pumpkin are just fried, you must remove the excess oil, raise the heat, and pour over the vinegar (which will be done dissolve a teaspoon of sugar). When vinegar has evaporated, put them in a plate and add salt, pepper and especially mint leaves. Let cool is more tasty!

November’s traditions – Tradizioni di Novembre

In Palermo every month, we have a good reason to lay the table for a banquet!

The month’s of November starts with the feast of “all Saints”, but the most important feast is the day after, the 2th of November, The celebration of the deads, that we call “la festa dei morti”.

In the past, during this day, in the morning the people of Palermo, went to the Cemetery and they taked with them “a muffuletta” a bread with oil of olives, anchovies, salt and pepper, to eat fast in the open air.

During the day the people of Palermo eat many kind of sweet things, tetù, reginelle (biscuit with sesame), the fruit of Martorana (Marzipan), and the “pupa a ciera” (puppet of sugar).
The families prepared a basket full of these sweet things and many toys, and the child believed that was a present of the deads.

(reginelle)

In November is important too the “Festa di San Martino”.
In Palermo we use to eat the “biscotti di San Martino”, hard biscuitz with aniseed to soak in the wine “Moscato”., or the same biscuits with cheese and chocolate, or with jam and icing, sugared almond, in a perfect Barocco Siciliano style!

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Ogni fine del mese scriverò quali sono le festività che a Palermo il mese successivo, ci si appresta a celebrare con particolari ritualità, tradizioni, cibi etc..

E a Palermo, ogni mese, c’è sempre almeno un buon motivo per imbandire la propria tavola!

Il mese di Novembre, comincia con una festa molto importante, quella di “Tutti i Santi”, ma il giorno più festeggiato è quello successivo, il 2 Novembre, la celebrazione dei defunti, che qui chiamiamo “la festa dei morti”.

Durante questo giorno, i palermitani, nel passato, ma la stragrande maggioranza ancora oggi, al mattino, andavano al cimitero a far visita ai propri congiunti passati a miglior vita. Si organizzava per l’occasione una sorta di pic-nic, portando dei cibi da consumare velocemente all’aperto.

La tradizione vuole che ormai a prescindere che si vada o meno al cimitero, i palermitani al mattino “per devozione” debbano mangiare “ a muffuletta”: pane a forma di pagnotta ripiena di acciughe salate, olio, sale e pepe.

Questo è solo l’inizio dell’abbuffata…
I dolci sono tanti: tetù (specie di taralli morbidi, ricoperti di glassa bianca o al cioccolato), reginelle (biscotti ricoperti di sesamo, che a Palermo chiamiamo cimino), “martorana” ( dolci di marzapane a forma di frutta), “pupa a ciera” (pupazzi di zucchero a forma di cavalieri e dame, così chiamati perché gli stampi erano di cera a perdere).

Le famiglie usavano preparare dei cesti (‘u cannistru) contenenti tanti dolcetti che al mattino, i bambini trovavano, insieme ai giocattoli. E come accade per la festa della befana, ai bambini si faceva credere che erano i morti a portare questi regali, ma se il bambino si fosse comportato male i morti durante la notte, gli avrebbero grattato i piedi e sarebbero andati via. Per fortuna i bambini oggi non credono più a queste cose!

L’occasione del cannistro, veniva usata anche dai giovani promessi sposi, che lo portavano in dono alla famiglia della fidanzata, e dentro al cesto facevano trovare, nascosto tra i dolci un anello di fidanzamento!

Nel passato, durante il giorno dei morti si mangiava anche a “murtidda”( piccole bacche di mirto).

Dopo la festa dei “morti”, c’è la festa di San Martino. Le famiglie si incontravano per mangiare e il pasto veniva concluso con diversi tipi di biscotti, i più semplici sono i “tricotti” e hanno all’interno i semi di finocchio e dato che sono molto duri, s’inzuppano del vino moscato. Quelli più elaborati sono inzuppati nel liquore e farciti di crema di ricotta, oppure di “cunserva” (zuccata) e ricoperti di glassa, confetti e cioccolatini in perfetto stile barocco siciliano!
foto di Judy witts