La frittata arrotolata, anche detta frocia.

Ci sono dei cibi che restano impressi non solo per il gusto, ma soprattutto per il profumo che emanano, e ci sono degli odori che rimangono impressi nella memoria, e che solo a respirarne gli effluvi, fanno riaffiorare delle immagini e dei ricordi.
Mi capita di associare un profumo ad un luogo, ad una persona, a un periodo della vita. Così il borotalco “mentolato” mi fa pensare all’infanzia (a quattro anni l’ho pure bevuto sciolto in acqua, riempiendomi subito di orticaria e creando terrore in mia madre, ma quel profumo di menta mi aveva attratta irresistibilmente), l’odore di lievito e frittura mi fa subito venire in mente i miei nonni paterni con le loro mitiche pastelle, l’odore di caffè, sigarette e vernice, mi ricorda il mio nonno pittore, insieme al profumo di zagara che non può che rammentarmi l’altra mia nonna, un profumo aspro e dolce allo stesso tempo, che mi parla di capelli soffici, ricci e bianchissimi, di un sorriso dolce, una voce che narra favole. Loro due da tempo non ci sono più, ma quegli odori rievocano immagini, magari sfocate dal tempo, ma sempre cariche di sentimenti.

Tra gli odori emanati da cibo, quello che più mi ricorda l’infanzia, i momenti di gioia, il divertimento è il meraviglioso profumo della frittata. Un odore che si diffonde in una casa con calore, provocando sempre felicità oltre che la così detta “acquolina in bocca”.

La frittata nasce come cibo povero, presente in tutta Italia con varianti diverse, mantenendo sempre la sua base di uova battute. Mangiata dai lavoratori (braccianti, muratori, etc) che potevano portarla facilmente con sè . La frittata è però anche perfetta per le gite o i viaggi in treno.

Dalla Sicilia prendere il treno per andare “in Italia”, è sempre una vera fatica, non solo tanti anni fa quando i nostri avi emigranti partivano con valigie di cartone e scatoloni contenenti formaggi, salumi, olio, limoni, pane di casa, etc, ma in modo diverso anche adesso (di certo facilitati dai migliori agi di cui disponiamo in questi tempi) ma avviliti comunque da treni sporchi, rotti e sempre portatori di ritardo. La cosa che però da allegria durante i lunghissimi viaggi (di 16, 20 ore) verso il continente, è il momento in cui si prende il proprio desiderato panino con frittata, unto, tiepido, avvolto in tovaglioli di carta, profumato.

Per un periodo ho viaggiato spesso da sola in questi treni, portando dei più “puliti” panini col prosciutto, pensando così di evitare di ungermi di olio le mani, dover poi usare quei terribili bagni etc. Devo però ammettere di aver provato una certa invidia nel vedere addentare dei bei panini farciti con frittata, da ragazzini e mamme vicini di cuccetta. Il caso, che spesso vanifica i propri propositi, vuole però che le signore siciliane in viaggio siano sempre gentili e anche insistenti, quindi un panino con frittata mi è quasi sempre stato gentilmente offerto, ed io ho accettato, direi proprio “che erano offerte che non si potevano rifiutare”.

Treni a parte, ho una piccola chicca riguardante la frittata in Sicilia. Ma ammetto che sono molto restia a raccontarla, soprattutto dopo tutto il mio preludio romantico sugli odori, e soprattutto perchè la frittata è così buona… però come una cronista seria, devo raccontare la verità, senza sconti (magari qualcuno, so che capirete), e allora vado avanti!
La frittata noi siciliani la chiamiamo frocia, o froscia . Mi domandavo il perchè, allora ho cominciato una delle mie infinite ricerche, continuando a chiedere tra me e me: “deriverà dall’arabo, dal francese, dallo spagnolo, e qual’è il significato?”. Ecco, avrei preferito non trovare risposta, ma l’ho trovata… Va bene, lo dico, la frocia era quello “sterco” più morbido che tendeva ad allargarsi… l’origine del termine è dovuta ai solitamente raffinati francesi… come avranno pensato a un simile paragone?

Ora per dimenticare tutto questo, posso dire che la frittata è un cibo che lascia spazio alla fantasia, si possono usare vari ingredienti, si può fare la mitica frittata di patate o di cipolle, o anche la frittata di pasta, aggiungere ciò che si vuole, ma niente da invidiare ha la semplice e autentica frocia
preparata semplicemente con uova, formaggio grattugiato, pangrattato e tanto prezzemolo.

La frittata può anche avere diverse forme, dalle frittelle, a quella grande e tonda, alla mitica frocia arrotolata, che la mia cara nonna che profumava sempre di zagara, preparava con grande maestria e precisione. C’è una mia zia che la trasforma in un vero meraviglioso timballo, perchè mentre la arrotola va aggiungendo prosciutto e formaggio filante.

Io non sono bravissima in questa operazione di arrotolamento, si vede anche dalle foto, e ancor di più è difficile spiegare la tecnica a parole, ci proverò.

Battere in un piatto fondo 4 uova, 4 cucchiai circa di formaggio grattugiato e 3 cucchiai di pangrattato, sale, pepe e abbondante prezzemolo tritato. Ungere con olio evo una padella antiaderente (c’è chi usa maggiore quantità di olio, ma siamo in periodo post feste…), quando è calda, versare il composto e allargarlo, a questo punto partendo dalla parte più vicina a noi, con due forchette, si comincerà a spingere indietro la parte più molle e ripiegare su se stessa (verso l’interno) la parte già cotta, e così via fino alla fine (se si vuole si può inserire del formaggio che fila o altro), facendolo si capisce meglio. Quando tutta la frittata è arrotolata si fa riscaldare da tutti i lati e poi si potrà anche tagliare a fette.