Topo di città, topo di campagna

Come molti già sanno sono nata e cresciuta in una città, e tra l’altro trattasi di Palermo, città particolarmente caotica, che per noi “del luogo” è la Città per eccellenza, il centro del Mediterraneo, Panormus, città “tutto porto” che per anni è stata anche la capitale di un impero…sarà per questo che per i palermitani, “tutto il resto è paese e solo Palermo è città” .

Devo però ammettere che malgrado le dimensioni ed il numero di abitanti molto elevato non sempre a Palermo la mentalità è del tutto cittadina, ad esempio può capitare che in alcuni quartieri “tutti sanno tutto di tutti”, magari non lo sai, ma scopri per caso che i vicini di palazzo hanno seguito i tuoi movimenti, non certo nel senso di spionaggio, ma che con modi apparentemente distratti hanno capito chi sono i tuoi parenti, i tuoi orari, i ritmi di vita, etc.
Ci è capitato, e questo è solo uno dei tanti esempi, che una anziana vicina di casa, dall’udito strepitoso, ci dicesse: “ho capito che stava uscendo perchè mi metto al balcone e sento quando lei dice –sto tornando- “… e giuro che noi generalmente parliamo a bassissima voce.

Digressioni a parte, sono sempre stata in città, tra lo smog e i palazzi alti, l’asfalto ed il grigiume, i monumenti imponenti e le aiuole prive di vegetazione, tra i rumori di clacson e quelli dei motorini per l’acqua. Con la campagna solo qualche contatto durante le gite domenicali o le vacanze. Non posso, per fortuna, dire di essere stata una di quelle bambine a cui chiedevano di disegnare un tonno e ti disegnavano la scatoletta del nostromo, perchè grazie alle tante gite in famiglia, ho avuto modo di vedere animali veri e piante non di plastica, però durante le scampagnate sono stata sempre un po’ restia alle api o vespe, ed a casa ho solo coltivato qualche pianta grassa che poteva entrare nel mio piccolissimo cortiletto.

Adesso la cittadina doc si è trasferita in campagna ed ha scoperto un nuovo mondo. Le api e le vespe non mi disturbano, anzi è capitato che un giorno un’ape volesse attingere alle mie urbane terga, e a Massimo che tentava gentilmente di scacciarla, ho esclamato stupendo anche me stessa: “attento che sono in via d’estinzione!”.
E poi ho cominciato ad affondare le mie mani nella terra. I primi risultati pessimi, ho piantato dei semini di basilico, innaffiandoli con amore e andandoli a visitare tutti i giorni aspettando i germogli, dopo tanti giorni ho scoperto che stavo coltivando erbacce di vario tipo, ma nessuna traccia di basilico.

Finalmente però aiutati da un cugino esperto in materia, abbiamo piantato pomodori,

cetrioli
e melanzane,
e poi basilico (questa volta in piantine),

prezzemolo,

menta

e dei semini di salvia (speriamo bene!).
Poche piante perchè tutto lo spazio che abbiamo è alberato e troppo ombroso, ma si vedrà.

Durante la piantagione siamo stati letteralmente assaliti dalla zanzare, ma della loro estinzione ammetto non mi preoccupo tanto…

Per l’orticello abbiamo prima preparato i “vattali”, non so se è un termine siciliano o meno, so che sono delle file di terra ammonticchiata (dove vanno messe le piantine) separate da grandi vasche (sempre di terra) dove si farà andare l’acqua di irrigazione.

La zona deve essere soleggiata e dovrò innaffiare, per la prima settimana, ogni sera, poi un giorno si ed uno no. Se tutto va bene in un mese si dovrebbero vedere i frutti o meglio, gli ortaggi.
La campagna è bella e rilassante, c’è profumo di fiori

e di erba bagnata, sento solo il suono del canto delle capinere e delle tortore, vedo ulivi, limoni,

viti, un albicocco e un nespolo,

i ritmi sono lenti e rilassanti, l’attesa di vedere nascere un germoglio, metafora della vita, e di scoprire una nuova foglia o un frutto. Mi lascio abbracciare dal sole tiepido di questa primavera ed osservo il cielo azzurrissimo, libero dai palazzi, dalle antenne…
Vabbè ogni tanto andrò di certo a Palermo a disintossicarmi da tutte queste amenità respirando un po’ di aria pura di città, perchè forse lo smog, il traffico ed i rumori sono come la nicotina, fanno male, ma creano crisi di astinenza!
p.s. su blog di cucina c’è già la mia prima ricetta, non poteva che seere “A pasta chi sardi”
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