Le sculture di Giacomo Randazzo a Terrasini “Bellezza come impegno”

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Domenica 4 Giugno 2017 alle ore 17.30 sarà inaugurata presso il Margaret Cafè, in Via V. Madonia 93 a Terrasini, la mostra di sculture di Giacomo Randazzo intitolata “Bellezza come impegno”, promossa e curata dall’associazione Asadin con testo di presentazione di Evelin Costa.

Interverranno: Caterina Vitale, Emilia Ricotti, Maria Concetta Biundo, Giovanna Fileccia, Giacomo Randazzo. Modera l’incontro Evelin Costa.

La mostra sarà visitabile fino al 24 Giugno 2017, tutti i giorni dalle 9:00 alle 23:00.

 

“Giacomo Randazzo presenta alcune delle sue sculture in ferro e materiale di riciclo. Le sue opere astratte nascono da un percorso interiore alla ricerca dell’armonia, di una interazione con il proprio intimo e di empatia con l’osservatore, che in questo rapporto simbiotico con l’autore, diviene a sua volta creatore di nuovi significati e di nuove creazioni interiori, liberando la propria fantasia nell’accostarsi alle opere.

 

Quella di Giacomo Randazzo è una ricerca ideale e artistica che nasce già negli anni ‘70. La sua opera di artigiano nella bottega paterna si intreccia indissolubilmente con le sue scelte ideali che lo portano a prendere parte nel 1976 al Circolo Musica e Cultura insieme a tanti giovani di Cinisi con Peppino Impastato. Una scelta di impegno sociale, ma anche di bellezza, cultura, musica, autocoscienza individuale e collettiva, che lo ha accompagnato per tutta la vita. Una forte idealità che in quegli anni si esprimeva in varie forme, dall’arte figurativa al teatro sperimentale, sviluppando tematiche ecologiche ed ambientali, nel rispetto del territorio, facendo controinformazione, criticando la mafia e tutti quei poteri che sfruttavano e depauperavano la realtà circostante per l’arricchimento di pochi. Era, quella di questi giovani, una ricerca alternativa che privilegiava il “Noi” all’ “Io”, per una trasformazione dell’esistente che valorizzasse ciò che appartiene a tutti. Alla lotta si accompagnava la cultura, nell’idea che educare alla bellezza potesse essere uno dei veicoli per il cambiamento.

Questo concetto è stato una bussola nella vita di Giacomo Randazzo: contrastare il marcio del Sistema tramite l’arte, contrapponendo alla ricerca della ricchezza individuale voluta dai potenti e dai mafiosi anche a costo di distruggere il bene comune, un’idea alternativa di bellezza autentica e per tutti, ritrovata in ciò che è povero, ma che può, tramite la fantasia e la creatività, assumere una nuova ricchezza fatta di valori, idee e forme, in un nobile connubio tra etica ed estetica.

 

Dall’84 Giacomo Randazzo ha cominciato a dedicarsi all’arte astratta partendo da materiali di recupero, oggetti che altrimenti sarebbero stati destinati alle discariche. Ha scoperto che ritrasformando questi oggetti ormai privi di utilità, apparentemente brutti, arrugginiti e malridotti, poteva realizzare nuovi manufatti e sculture dalle forme armoniose. Poteva assemblare elementi estranei tra loro per creare nuove relazioni e nuova bellezza. Nascono così le sue sculture astratte prevalentemente fatte di ferro o tufo, create quasi seguendo un percorso inconscio ed istintuale in cui sembra emergere qualcosa di ancestrale, essenziale, semplice e articolato al contempo, come lo sono le sinapsi del cervello ed i grovigli dell’animo umano.

In alcuni casi queste sculture sembrano assumere le forme della natura rilette dallo sguardo dell’artista. Bulloni, ingranaggi, reti metalliche, pietre, vetri, specchi, prendono vita e diventano altro: rami, fiori, raggi di sole o forse note musicali, fronde spinte dal vento, nuvole, onde del mare, abbracci d’amore tra esseri umani, il maschile ed il femminile, prigioni e libertà, spirito, materia, energia e vita.

Randazzo sceglie l’astratto perché per lui rappresenta uno stimolo a trovare un rapporto con l’intimo, a cercare delle risposte nel sé, questo riguarda sia il suo percorso di creatore delle opere nel momento in cui le realizza, ma riguarda anche chi osserva le opere sforzandosi nel trovare nuovi significati, i propri. Ognuno può trovare o rivedere in quelle sagome qualcosa di personale ed il solo fatto di averle cercate, di essersi posti il dubbio, di aver desiderato risposte, genera una connessione con la propria interiorità, esorta ad un rapporto con se stessi, sviluppa la fantasia e suscita emozioni. Che da questo viaggio interiore sgorghi una lacrima o scaturisca un sorriso non importa, l’importante è sentire che si è vivi, sensienti e pensanti.

Una sfida dunque al sistema mafioso e di potere fatta tramite l’arte, dove le uniche armi per il cambiamento sono la fantasia, l’educazione alla cultura, la ricerca interiore e l’interscambio con l’altro. E’ questo che Giacomo Randazzo cerca di trasmettere ai fruitori delle sue opere ed ai tanti bambini che incontra nel suo impegno con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato: “Create bellezza, musica, poesie, sculture, oggetti realizzati da voi ed entrate in connessione con voi stessi, così si potrà sconfiggere la bruttezza della mafia”.  Evelin Costa

 

Giacomo Randazzo, classe 1952, vive ed opera a Cinisi. Nel 1974 ha conseguito il diploma di perito chimico. La sua principale attività è quella di artigiano, realizza lavori in ferro battuto e pezzi meccanici. E’ anche scultore di opere in ferro, tufo e ceramica.

A Cinisi, presso Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, sono esposte alcune sue sculture ed un’intera stanza ospita il suo plastico del Mulinazzo, un’opera grande e dettagliata che racconta la civiltà contadina che non c’è più.

Dal 1988 ha realizzato un Presepe semovente, riprendendo alcuni meccanismi del Presepe costruito precedentemente dal padre Lorenzo, che attualmente è visitabile a Cinisi presso il Salone Comunale. Il Presepe ha ricevuto numerosi premi in concorsi regionali e nazionali, per la fedeltà della riproduzione in miniatura e per le realistiche animazioni meccaniche. E’ inserito nel Registro delle eredità immateriali (R.E.I.) istituito dalla Regione Sicilia, a salvaguardia del patrimonio culturale secondo le indicazioni dell’Unesco.

Libro Fotografico “Arte mai vista” di Sonia Pennino – Recensione

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Il progetto fotografico e documentaristico realizzato da Sonia Pennino, giovane artista palermitana da sempre interessata all’impegno sociale, non può non toccare le corde più profonde dell’animo. L’idea è nata sviluppando un lavoro realizzato per un esame di fotografia all’Accademia delle Belle Arti, dove l’autrice si proponeva di ritrarre la giornata-tipo di un non vedente, in quel caso Emanuele Brancati, professore, scrittore e padre del suo compagno.

Sonia Pennino ha da qui intrapreso un viaggio empatico che l’ha portata a conoscere l’Unione Italiana Ciechi di Palermo ed entrare in contatto con la vita di dieci uomini e donne ipovedenti e non vedenti che si occupano di arte e fanno di questa il centro del proprio essere. Li ha fotografati nei luoghi della loro vita, in momenti belli, puntando sull’autonomia e mai sul vittimismo, sulla tempra, sulla capacità di superare, non solo i limiti personali, ma soprattutto quelli imposti dalla società che pensa i non vedenti, ma anche tutti coloro che hanno delle diversità, come persone impossibilitate a svolgere una vita felice, irrealizzate e vittime. Un pregiudizio che le trasforma in persone per le quali nutrire preoccupazione e da tenere a una certa distanza, perché spesso la relazione con chi vive una sofferenza provoca turbamenti, e non si considera invece quanto possa insegnare ad affrontare l’esistenza, con le sue gioie ed i suoi ostacoli, trasformando il dolore e le difficoltà in un punto di forza.

Il libro fotografico di Sonia Pennino, che contiene oltre alle immagini anche alcune interessanti interviste ai protagonisti che raccontano la loro storia, è quindi un libro di impegno sociale e di sensibilizzazione verso una realtà che può essere conosciuta profondamente solo da chi la vive, ma riguarda tutti, perché fa riflettere su tematiche importanti quali l’autonomia, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la vivibilità delle città e la costruzione di una  concezione più umana della vita, che metta al centro uomini e donne nella loro complessità ed interezza e non fattori disumanizzanti e alienanti quali la produzione ed il guadagno. Eppure questo progetto, oltre al piano dell’impegno, rappresenta un vero e proprio lavoro artistico. Un elogio all’arte. Foto che ritraggono l’arte nel momento in cui viene espressa, nel suo ruolo salvifico per chi la crea, ma anche per chi ne usufruisce. Arte come terapia, comunicazione, supporto, genio, talento e passione, che può cambiare la vita di chi la incarna.

Sonia Pennino ha realizzato le sue foto in bianco e nero. “L’assenza di fotografie a colori è stata voluta – come lei stessa scrive nell’introduzione al proprio libro – È nata dalla considerazione di quanto la fotografia sociale sia rimasta fino ad oggi dominata dal bianco e nero; scelta tecnica, dunque, che si presta bene a raccontare di vite in cui il nero la fa da padrone”. Sono fotografie sociali ed artistiche in cui traspare l’essenza di chi è ritratto, la poesia interiore è resa dalla luce che emanano i volti e da una serie di oggetti, piccoli ed interessanti dettagli di vita ed arte.

Una lirica in immagini che emerge dalle mani, di sovente protagoniste. Mani artefici, mani che carezzano tasti di un pianoforte o di una macchina da scrivere, mani che leggono, mani che modellano, mani che sfiorano, che conoscono, che costruiscono. Mani abili, mani che comunicano e che carezzano per comunicare. La carezza, forma sublime dell’amore. E poi vi sono occhi, occhi che non vedono, ma sono intensi, profondi e belli come i volti dolci e fieri delle giovani protagoniste del progetto, come quelli di tutti loro, uomini e donne il cui mondo intrinseco è vivo nell’arte che creano.

Nelle foto prevale il grigio, colore-non colore che appartiene all’interiorità, colore solo apparentemente spento, assenza che invece contiene infinite sfumature di presente, comunicando spiritualità, calma, attesa. Nelle foto di Sonia Pennino il grigio, l’ombra, il lieve buio, sono illuminati da guizzi di bagliore. Luce che pennella le rughe delle mani che stanno lavorando, luce che sfiora un’opera d’arte appena realizzata, luce che irrora un volto enfatizzandone i lineamenti, luce diffusa che rischiara un ambiente in cui il protagonista è in ombra, o viceversa luce diretta che mette in risalto il soggetto protagonista. Luce che entra da una finestra, luce “drammatica” che trasforma i luoghi fotografati in un palcoscenico del reale, dove un fascio luminoso designa l’essenziale, ciò che è intenso, l’ispirazione quando nasce e diventa magia, canto sublime, fuoco soprannaturale che avvicina l’umano all’universale.

Domenica 19 febbraio 2017 alle ore 19.00, presso il Margaret Cafè in Via V. Madonia 93 a Terrasini (PA), sarà presentato il libro “Arte mai vista” di Sonia Pennino edito da Kalós – Edizioni d’arte e contemporaneamente sarà inaugurata, all’interno della sala espositiva del caffè letterario, la relativa mostra fotografica. L’evento è promosso dall’Associazione Asadin con la collaborazione di Evelin Costa.

La mostra sarà visitabile fino al 7 Marzo 2017, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00.

Interverranno: Avv. Tommaso Di Gesaro – Presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Palermo, Paolo Brancati – Regista esperto di sociale, Daniela Capobianco – Operatrice specializzata in interventi Socio Assistenziali.

Sarà presente l’autrice del libro, Sonia Pennino.

Sonia Pennino (Palermo 1987), diplomatasi all’Istituto Statale d’Arte. Ha proseguito gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti, laureandosi con un reportage fotografico sul “sesto senso” dei non vedenti e ipovedenti. Si dedica attivamente all’arte nelle sue molteplici forme, dalla pittura al teatro e alla fotografia. Ha partecipato a concorsi e a mostre nazionali di pittura e di Fotografia e ha allestito la mostra personale “Be-pride” presso i Cantieri Culturali alla Zisa in occasione di Palermo Pride 2013. Ha svolto anche attività di direttore della fotografia, fotografia di scena e consulente di fotografia per diverse fiction e sit-com. Nel 2016 ha pubblicato il libro “Arte mai vista” edito da Edizioni d’arte Kalós e realizzato mostre personali legate a questo progetto.

 

Sassittassi la mostra collettiva “sedie d’artista”

Pubblico il comunicato della mostra collettiva Sassittassi di sedie d’artista in cui sarà presente anche una sedia realizzata da me, grazie all’Associazione Ricercarte per avermi invitato a far parte di questa collettiva.

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Sarà inaugurata sabato 17 dicembre alle ore 18:00 presso il Museo di Arte Contemporanea San Rocco a Trapani, in via Turretta 12, la mostra collettiva “sedie d’artista”, visitabile dal 17 dicembre all’ 8 gennaio 2017 dal mercoledì al sabato dalle ore 17.00 alle ore 20.00. La mostra è inserita nel progetto benefico sassittassi. Alla mostra sono presenti 19 artisti coloro i quali hanno donato le loro opere per questo progetto. Le sedie verranno vendute all’ asta e una parte del ricavato sarà devoluto all’ associazione il Pellicano di Santa Ninfa che si occupa di infanzia abbandonata. Un ringraziamento particolare al direttore del museo Don Liborio Palmeri che ci ospita in questa sede prestigiosa, agli  artisti e a tutti quelli che hanno creduto in questo progetto. La mostra a cura dell’associazione culturale RicercArte, con un testo in catalogo del critico d’arte Vinny Scorsone, grafica di Piera Ingargiola, allestimento staff RicercArte, foto in catalogo fornite dagli artisti.

In “Sassittassi” infatti, la sedia non è soltanto un oggetto di design. Niente a che fare con le “Chaise” di Le Corbusier, Mies Van de Rhoe o, prima ancora, di Charles Rennie Mackintosh, Giacomo Balla, Fortunato Depero o Marcel Breuer (solo per citarne alcuni) che avevano una precisa funzione pratica. Nel caso di questa mostra, invece, la sedia, svincolata a volte da una vera e propria funzionalità, si libera caricandosi di ben altri bisogni che privilegiano l’aspetto spirituale e artistico.

La sedia d’artista moderna prende spunto dal movimento anti-design che si sviluppò negli anni Ottanta, quando all’idea di funzionalismo si contrappose una concezione più libera e antifunzionalista dell’oggetto in cui prevalgono principalmente l’aspetto ludico e contenutistico (tra i principali esponenti di questa nuova concezione del design abbiamo, per esempio, Alessandro Mendini). Sono quelli gli anni in cui design, arte contemporanea e artigianato si fondono dando vita ad oggetti che travalicano la loro funzione primaria per aprirsi a nuove strade e nuove interpretazioni.  La sedia concepita come vera e propria opera d’arte, se si escludono le opere di alcuni artisti concettuali come Joseph Kossut, ha una nascita più recente. Tra gli artisti che realizzarono numerose “Sedie d’artista” non posso non ricordare Giusto Sucato (recentemente scomparso).

Le sedie elaborate ed esposte in questa mostra, prendono così spunto da due aspetti fondamentali: Il primo è quello legato al funzionalismo e all’idea futurista e del Bauhaus dell’arte nella vita di tutti i giorni (mobili ed oggetti compresi); il secondo, invece, punta all’aspetto più “astratto” dell’oggetto azzerandone la funzione principale e concentrandosi su tematiche più concettuali e eteree.

Negli ultimi decenni la sedia si è resa protagonista di numerose esposizioni di arte contemporanea. Ma perché lei e non qualche altro oggetto? Forse perché in essa sono concentrate diverse tematiche e necessità che la rendono una compagna ed un’ancora di salvezza nel mare agitato della frenetica vita quotidiana. La sedia come pausa, oggetto caro e rinfrancante del nostro corpo stanco, come amica di sempre pronta ad accoglierci ed accogliere i nuovi ospiti che nella nostra esistenza si avvicendano, punto fermo e sicuro della nostra anima spossata.  In “Sassittassi” essa diviene ora albero ora oggetto respingente, ora cavalcatura ora lacerazione interiore. Simbolo di precarietà o di gioco, essa si presta a più reinterpretazioni disvelando le sue mille facce in un continuo alternarsi di equivoci ed inganni o solide certezze. La sedia, quindi, come simbolo di una società eclettica in cui nulla è ciò che sembra: labile specchio d’acqua saponata pronto ad infrangersi al minimo tocco o resistente nuvola disposta ad accoglierci e sorreggerci.

Vinny Scorsone

Gli Artisti: Arturo Barbante, Tiziana Cafiero, Peppe Caiozzo, Bartolomeo Conciauro, Evelin Costa, Lià D’Aleo Angelo Denaro, Cinzia Farina, Giuseppe Fell, Naire Feo, Dimitri Gazziero, Piera Ingargiola, Marco Lotà, Pino Manzella, Maria Laura Riccobono, Angela Sarzana, Nancy Sofia, Caterina Vicari, Istituto d’arte di Palermo

Associazione culturale RICERCARTE    ricercarte.jimdo.com     e-mail bcricercarte70@gmail.com

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un particolare della sedia da me realizzata

 

 

“Acqua di Pietra, Pietra d’Acqua”, mostra di pittura di Ivana Di Pisa alla Galleria d’Arte Studio 71, Palermo

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“Acqua di Pietra, Pietra d’Acqua” è la mostra di pittura di Ivana Di Pisa esposta alla Galleria d’Arte Studio 71 e presentata in catalogo da Vinny Scorsone.

 Ivana Di Pisa è una pittrice palermitana, la cui prima personale risale al 1975, quando l’artista prediligeva dipingere paesaggi tipicamente siciliani, scorci di strade e case di piccoli paesi. Negli anni successivi ha sperimentato le tecniche dell’incisione e della decorazione della ceramica e della cartapesta. Tornata alla pittura nel 2010 ha continuato ad indagare e rappresentare paesaggi e scorci siciliani, utilizzando acrilici e spatole e sperimentando una sorta di pittura “reminiscenziale”, che allontanandosi dai canoni più rigidi del figurativo, imprime nelle tele sensazioni oniriche e rievocative.

Osservando le opere di questa artista percepisco un grande sentimento per il mare, per la Sicilia e per Palermo in particolare. Riconosco la città di Palermo anche quando questa forse non c’è, ma emerge dalle tele con la sua forza a volte cupa, a volte contrastante, di mare e di pietra. Natura e città costrette in un abbraccio vitale, ma stridente, a volte soffocante, pietroso, lapidario, in un’apparente staticità che svela improvvisi guizzi di vita sanguigna.

Domando alla pittrice: “Quanto amore c’è per Palermo in queste opere?”. Mi risponde che c’è tanto, tantissimo amore, per Palermo e per la Sicilia. Mentre ad alta voce cerco di capire quali siano gli scorci rappresentati, mentre cerco di distinguere tra palazzi, monti, cieli, gru, per ritrovare i luoghi esatti, lei dice: “non riproduco, non copio luoghi, le mie sono delle impressioni o meglio il ricordo di luoghi che ho visto”. Quelli rappresentati sono infatti scorci di Sicilia filtrati dalla memoria dell’artista, non c’è panorama che esista realmente, ma tutti i luoghi allo stesso modo esistono e sono veri.

Le tele esposte sono interessanti. Spazi pieni, pieni di case, pieni di muri, di porte, di tetti, di forme e geometrie, pieni di palazzi e finestre, di acqua e pietra. Sono equilibrate, non ci sono vuoti, ma niente è superfluo. Non ci sono ampiezze, ma nemmeno costrizioni. C’è il mare, l’acqua che è elemento della natura ed il cemento delle case create dell’uomo, che è assente-non assente. L’acqua, solida e materica come la pietra, si fonde con questa diventando un unico corpo. Tutto quello che appare è mediterraneo, ma è una differente visione del Mediterraneo. Diversa ma vera, esistente anch’essa, anche se meno convenzionale. Mancano i colori con cui è rappresentato usualmente questo territorio, colori forti, solari, sgargianti. Qui c’è un’aria fredda, c’è l’atmosfera dell’alba che colora tutto di un chiarore soffuso, l’aria dell’imbrunire quando il cielo comincia a scurire e la luce lascia spazio a nuove ombre, minori contrasti, piccoli bagliori. C’è il tramonto nel momento in cui sta per svanire, veloce come il sole che soffoca dentro al mare, creando dei colori caldi, ma profondi. C’è il bagliore accecante di certe giornate afose quando il cielo e il mare sembrano quasi bianchi. Ci sono le suggestioni dell’inverno, perché anche il rovente Mediterraneo ha i suoi freddi che gelano l’anima, ha la sua sfera melanconica ed introspettiva. Perché non sempre tutto è colore e vociare, a volte è silenzio.

E tra le gru dei cantieri navali, tra le le barche del porto, un porto che non so più riconoscere, perchè forse è uno dei tanti che dimorano da sempre nella mia mente e che si risveglia in queste nuove osservazioni di visioni suscitate dall’arte, c’è una barca arenata, è quella barca che trasporta esseri umani, è forse uno dei relitti che campeggiano nelle rive di Lampedusa. In questo quadro, che tra tutti è l’unico dove un brandello di giornale incollato alla tela ci mostra la presenza di esseri umani, emerge che il Mediterraneo è molto di più di quello che solitamente ci viene raccontato o che vogliamo vedere. E’ porta chiusa e dischiusa, è pietra tombale, è lacrime, è speranza, è rinascita, è vita. E’ tra Acqua di Pietra e Pietra d’Acqua, la vita c’è.

La mostra è visitabile fino al 12 novembre 2016 presso la Galleria d’Arte Studio 71, in Via Vincenzo Fuxa n. 9 a Palermo, dalle ore 16.30 alle 19.30 tutti i giorni escluso i festivi.

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Inaugurata a Terrasini la mostra SICILIE–L’identità molteplice di Pino Manzella e ass.ne Asadin

E’ visitabile a Terrasini (PA), fino al 26 Agosto 2016, la mostra pittorica e fotografica intitolata “SICILIE–L’identità molteplice”, ospitata dalla splendida cornice offerta da Torre Alba, una delle suggestive torri costiere di Sicilia, che si eleva su una falesia di marne rosse tra Cala Rossa e Cala Bianca.

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Esposti cinquanta dipinti che rappresentano la Sicilia nelle sue molteplici sfaccettature, tutti realizzati da Pino Manzella, pittore nato a Cinisi, che ha cominciato a disegnare fin dai primi anni Settanta all’interno delle attività politiche e culturali animate da Peppino Impastato, che si svolgevano nel Circolo Musica e Cultura e poi a Radio Aut, tra Cinisi e Terrasini. Le sue inizialmente erano vignette e manifesti, negli anni a seguire la sua pittura, ricca di riferimenti letterari e messaggi da decodificare, si è fatta veicolo tra la memoria ed il presente, già attraverso la scelta di dipingere su carte antiche, recuperate dal pittore nelle bancarelle dei mercati popolari, con lo scopo di non incasellare il passato in un tempo che non c’è più, ma di trasformarlo in linfa per un futuro di cambiamento.

A queste “Sicilie” dipinte da Pino Manzella si affiancano le fotografie dei soci dell’Associazione Asadin, che si sono ispirati ai quadri, sviluppandone alcuni elementi, creando così tra dipinto e foto dei piccoli miracoli di sintonia, che non smettono mai di emozionare chi li osserva. L’Associazione Asadin, che ha curato la mostra, è stata fondata a Cinisi (PA) nel 2007 da un gruppo di fotografi amatoriali e da allora la sua attività, che si svolge principalmente tra Cinisi e Terrasini, si caratterizza per l’impegno verso tematiche rivolte alla salvaguardia del territorio, all’affermazione dei diritti umani e dell’equità sociale.

L’inaugurazione della mostra è avvenuta domenica 7 Agosto. Più di trecento i partecipanti accolti da uno dei meravigliosi tramonti che si affacciano sulla splendida costa terrasinese, nell’atmosfera davvero suggestiva di Torre Alba. Grandi emozioni hanno suscitato queste Sicilie in mostra che hanno la forza di coinvolgere e toccare le corde più intime degli isolani che vivono in prima persona il racconto dolce amaro narrato dai dipinti e dalle foto, ma anche i non siciliani che, comunque, non possono non sentire propria la storia di una terra così importante e viva in tutte le sue contraddizioni.

La serata di inaugurazione della mostra e presentazione del relativo catalogo, è stata condotta da Emanuela Schirru, sono seguiti gli interventi del Sindaco di Terrasini Giosuè Maniaci e del direttore artistico del Comune di Terrasini Vincenzo Cusumano, che hanno fortemente voluto che questa mostra, patrocinata dal Comune di Terrasini, fosse presente nella splendida location di Torre Alba finalmente riaperta al pubblico con la nuova veste di luogo di arte e cultura. E’ intervenuto poi Giovanni Impastato per Casa Memoria Impastato Edizioni, Vinny Scorsone, scrittrice e Critico d’arte, il cui testo è inserito nel prezioso catalogo, Evelin Costa socia dell’associazione Asadin ed infine il Pittore Pino Manzella, che ha concluso l’intervento dicendo che nella mostra manca una Sicilia, quella che ha dentro uno specchio dove ognuno di noi può rivedersi e riconoscersi.

Davvero grande è stato l’abbraccio degli intervenuti al pittore Manzella ed ai fotografi Asadin e tante le riflessioni e le emozioni che sono scaturite dal tema della mostra. Come scrive Umberto Santino nella presentazione del catalogo, qui c’è “la Sicilia, o meglio le Sicilie, con tutte le sue contraddizioni, con i suoi miti e i suoi stereotipi ma pure le sue semplici, quotidiane, umili e preziose speranze-certezze”. Quello delle Sicilie, sottolinea Giuseppe Viviano curatore del catalogo della mostra, “è un progetto ambizioso e complesso, e per questo affascinante, intorno a un’isola che non ha eguali […] terra di miti e di contrasti, di mafia e di antimafia, meta di arrivi e di partenze, luogo di speranze e di sogni infranti, centro di potere e di speculazioni, crogiolo e mosaico di culture, terra di conquista, di agrumi, di sale e di fuoco, teatro di pupi e di pupari, di carretti e malaffare, di mostri e di dèi…”. Non si può non rimanere affascinati da una terra come la Sicilia e da una mostra che la racconta per quella che è.

 

La mostra è visitabile fino al 26 Agosto 2016 dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 23.00, presso Torre Alba, nel Lungomare Peppino Impastato a Terrasini (PA).

OTIUM – Mostra d’arte contemporanea

 

Sono davvero felice di partecipare con un mio quadro alla Mostra collettiva d’arte contemporanea a Matera presso Casa Cava, dal 12 al 26 Giugno 2016. Sotto il comunicato stampa.

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Sarà inaugurata domenica 12 giugno alle ore 17:30 presso “Casa Cava” via San Pietro Barisano 47 Matera, la mostra d’arte contemporanea “OTIUM ”. La mostra organizzata dall’associazione culturale “RicercArte” è inserita nel progetto Sassittassi un progetto che si svilupperà di anno in anno su Matera capitale della cultura 2019. Alla mostra sono stati invitati 19 artisti del panorama nazionale che si sono ispirati al tema dell’ozio. Il concept della mostra è a cura della prof.ssa Maria Angela Eugenia Storti, il testo è a cura del Prof. Aldo Gerbino.

Concept

Tutta la nostra vita è scandita dall’alternarsi di stasi e movimento, dall’eterno gioco dello stare in piedi o del sedersi. Vanno però menzionate le varie attività che si celano dietro l’apparente immobilità del “rimanere seduti” e tra le più famose, ricordiamo quella dell’ “otium”, tanto decantato dai latini, intesa come la più proficua delle arti meditative e contemplative, “sedendo et quiescendo, anima sapiens efficitur”. Lo star seduti si lega al tema del “restare” e del guardare “oltre”. Tanti hanno infatti conosciuto il senso del “restare” dinnanzi o oltre “la siepe”, ma fra questi, uno solo ha scritto “L’infinito”. Ed è proprio da “questo dolce naufragare nel mare” dell’immensità, di leopardiana memoria, che trae origine ogni forma di inclusione o di esclusione da parte di una minoranza o della diversità dell’uno rispetto ad una moltitudo. Ma non sempre purtroppo lo “stare seduti” è in qualche modo legato al rilassamento ed alla ricchezza interiore, talvolta infatti, specie nel Meridione, il fenomeno del “cogitare”, ha perso il senso più profondo a tale termine attribuito. Il modo di raffigurare la concezione dell’operosità e/o del riposo, ha assunto varie connotazioni a seconda del luogo e delle categorie spaziotemporali, che nelle diverse epoche mutano, illustrando variegati archetipi dell’immaginario culturale ed antropologico dell’umanità. I pittori e gli scultori ad esempio, hanno attinto dal vastissimo repertorio di simboli del passato, alcuni più comprensibili, altri fortemente criptici e simbolici. Prima di essere rappresentato in salotti o in volte celesti, l’uomo di pensiero viene sovente dipinto o scolpito su pietra, la più semplice e dura culla del suo “posare”. Grezza, brulla, talvolta infuocata, su essa e da essa tutto trae origine. Sedersi, rendere gli altri partecipi e, sulla pietra esprimere con solidarietà e convivialità i propri dubbi e le proprie certezze, è il fulcro di una nuova civiltà, nata sulla “città di pietra” di Matera. Si tratta della capitale europea della cultura, consapevole dell’attuale coscienza storica contemporanea, emblema quasi di un prodigio. Dapprima brulla, poi scolpita, bagnata e ribattezzata quasi dal grande soffio biblico, oggi divenuta “presepe di pietra” e grembo della nuova storia.

Maria Angela Eugenia Storti

Gli Artisti: Arturo Barbante, Bartolomeo Conciauro, Evelin Costa, Naire Feo, Dora Flavianna, Desislava Gambino, Dimitri Gazziero, Piera Ingargiola, Anna Maria Li Gotti, Nicola Lisanti, Anna Maria Lo Bello, Maria Lo Duca, Aldo Palazzo, Francesco Pezzuco, Maria Laura Riccobono, Angela Sarzana, Nancy Sofia, Giovanni Stella, TrapaniCalabretta.

“OTIUM”

Mostra d’arte contemporanea

12/ 26 giugno 2016

Casa Cava – via San Pietro Barisano 47 Matera

La mostra è visitabile tutti i giorni

Orari- 10:00 – 13:00

15:00 – 18:00

 

 

 

 

A Cinisi il “Diario segreto” della pittrice Antonella Affronti, dialogo con l’autrice

A Cinisi Antonella Affronti espone il proprio “Diario segreto”, una personale di pittura, curata da Francesco Marcello Scorsone, che colpisce profondamente l’osservatore. E’ grande l’impatto emotivo e visivo che suscitano queste opere che l’artista ha dipinto nel 2005.

In trent’anni di impegno e ricerca pittorica, il cui racconto è presente nella monografia intitolata “Diario pittorico” che è stata presentata a Palermo presso la Galleria Studio 71 nell’Aprile 2015, Antonella Affronti ha scandagliato i differenti aspetti che la natura può assumere nelle sua evoluzione, nelle sue forme, nei suoi aspetti molteplici, dalla delicatezza sensibile delle trasparenze più soffianti e velate, alla solidità della pietra. Ha plasmato la materia con estrema maestria ed eleganza, ha affrontato la fisicità corporea mettendo in risalto la fluidità, la tensione muscolare, l’energia, la passione, la voluttuosità mai cedevole o stanca, la forza carnale e la spiritualità sublime. Un percorso, quello di questa pittrice, che ha visto grandi trasformazioni, ma che ha mantenuto sempre una costante, una unicità che la rende sempre e comunque riconoscibile, il suo sguardo curioso alla sostanza, all’essenza che rende tale il mondo che la circonda, che la coinvolge. Quella vibrazione energetica costante, quell’impatto cromatico che segna lo spettatore, sia quando i colori sono caldi, vitali, netti,  sia quando diventano più freddi, grigi come la pietra e quasi taciturni, ma mai deboli, perché carichi di sensibilità e di significati da leggere e decifrare.

Le opere, che rimarranno esposte al ristorante pizzeria Al Capriccio in via Nazionale n. 85 a Cinisi fino al 31 dicembre 2015, fanno parte di un periodo specifico, una ricerca sul corpo umano e i suoi movimenti fatto attraverso una sorta di matassa di fili che, con meticolose spirali che mai sembrano ingarbugliarsi tra loro, costruiscono la plasticità tridimensionale di ogni stato dell’animo  e delle relazioni umane.

Dopo aver osservato queste tele di grande dimensione e di grande influsso ipnotico, ho l’occasione di dialogare con questa artista. Ripensandoci credo che sia una di quelle occasioni in cui mi sarebbe piaciuto oltre che far leggere, far ascoltare l’intervista, perché Antonella Affronti sa pronunciare parole significative, precise, determinate e coerenti con una voce magnetica quanto lo sono le sue opere.  Continua

“Men” mostra di pittura di Tiziana Viola Massa, intervista all’autrice.

In questi giorni si sta svolgendo, presso la  Galleria Studio 71 di via Fuxa a Palermo, la mostra di pittura di Tiziana Viola Massa intitolata “Men”, dedicata agli uomini che l’artista spoglia da ogni apparenza. Nudi sono i corpi raffigurati, ma al contempo vestiti di ogni paura, contraddizione, fragilità ed in questo svestimento sono resi veri, autentici, umani, ma anche metafisici davanti agli occhi di chi li osserva. La mostra curata da Marcello Scorsone e Vinny Scorsone è presentata con testi in catalogo scritti da Vinny Scorsone, che è autrice anche della  toccante poesia  che apre il  catalogo, ispirata da uno dei quadri più significativi di tutta la mostra. “L’ascesa” è una tela che mi è impossibile non accostare a un’immagine dell’iconografia cristiana, Maria è ai piedi del Cristo nell’atto di dargli  l’ultimo abbraccio materno prima dell’addio; l’uomo ferito, morente tenta di lasciarsi andare lievemente verso l’alto, come per abbandonare la sua croce verso qualcosa di extracorporeo, trattenuto da un rassegnato abbraccio d’amore. L’autrice accompagnando i suoi visitatori spiega che quella donna non è necessariamente la Madonna, la madre, ma può anche essere la compagna, la donna che ama. E’ forse l’atto di un estremo addio e mentre riecheggiano nell’aria i versi scritti da Vinny Scorsone “Rimani con me affinchè io possa abbracciarti ancora una volta, ancora una notte. Il tuo corpo si piega e si tende ad un passo dall’annullamento”, Tiziana Viola Massa ci spiega che la croce non è fuori dall’uomo, ma è l’uomo stesso ed il quadro è dedicato al rapporto amoroso che crea una simbiosi tra corpi e anime.

L'ascesa

Le tele di Tiziana Viola Massa sono vibranti, comunicano e suscitano emozioni ed empatia, i corpi sembrano librarsi fuori dal quadro, composti da materia densa che li rende tridimensionali, vivi. Emergono ferite, i muscoli sono tesi, in continuo movimento, ma si tratta di un movimento che scorre lentamente. Sono uomini in balia della vita, quasi abbandonati a se stessi, alla ricerca di qualcosa di trascendente al di fuori di sé ed al contempo tormentati dalle proprie paure e debolezze tutte umane. Sono corpi nudi, non c’è nulla da nascondere, nulla da censurare, non c’è scandalo in queste opere, la nudità non è ammiccante, mai  è peccato. In un corpo nudo non c’è vergogna, sono i moralismi, le falsità, le ipocrisie a rendere volgare l’umanità, questo appare nitido in una mostra dove  il corpo nudo è purezza sensuale, natura, riflessione, dolore, vita.

studio per nudo maschile

Nella tua produzione artistica un ruolo importante ha avuto l’arte sacra ed anche nelle opere di questa mostra la spiritualità emerge come filo conduttore. Oltre “l’Ascesa” c’è ad esempio il quadro intitolato “la giovane croce” che mostra l’infanzia negata dalle guerre e dalla violenza in generale, dove il protagonista è il corpo di un giovane ragazzo metaforicamente crocifisso. Si intravede una certa esigenza di trascendenza dalle tue opere. Parlami del tuo rapporto con la religiosità.

La religione mi ha influenzata, certo. Sembrerà contraddittorio però io purtroppo non sono molto praticante, forse cerco di espiare questa cosa attraverso la pittura. Per me nel realizzare arte sacra, più che la rappresentazione, contava entrare dentro il verso biblico interpretandolo e questa interpretazione mi avvicina molto più di altro alla spiritualità. Anche se questa mostra è incentrata sul nudo maschile io ci tenevo ad inserire un’opera che si rifacesse alla croce, però più quotidiana rispetto al divino in sé.

Nei tuo quadri sono rappresentati tanti corpi nudi, ma anche sguardi mistici, estatici, può essere quindi l’arte un veicolo per  coniugare la carnalità alla spiritualità? La religione spesso tende a censurare il corpi, qui  invece c’è l’esaltazione di questi, emerge che non c’è  vergogna nel nudo.

L’unica cosa che posso dire è che secondo me la spiritualità nasce dal corpo, pensiamo sempre che la spiritualità e che il divino siano  qualcosa di astratto, ma io ho sempre pensato che Gesù prima di tutto sia stato un uomo, quindi secondo me la verità sta nell’uomo in sé, uomo o donna che sia, nella carnalità della persona che poi si evolve e aspira a qualcosa di più. L’arte sacra parte dagli uomini.

Non credo che Gesù sia stato crocifisso con il pareo come si è soliti pensare. Secondo te, mentre era martoriato, umiliato avevano il tempo di coprirlo? Hanno cercato di umiliarlo ancor di più nella nudità, mentre io lo volevo eleggere a ciò che è, a ciò che di vero c’è, perche secondo me le persone sono vere anche quando si specchiano nella loro nudità. Vuole essere un ritorno primordiale a quello che siamo veramente.

la giovane croce

La tua scelta come artista ed anche donna di dipingere nudi maschili è stata abbastanza coraggiosa, quanto tu  ti sei dovuta spogliare dei tuoi tabù?

Si è vero non è stato facile, devo dire che in questo mi ha aiutato molto Vinny (che ha curato la mostra), quando ho cominciato a dipingere ricordo che l’ho chiamata e le ho detto: “ma posso mostrare le cose per come sono, oppure devo celare perché esistono sempre questi tabù?”. Lei mi risponde: “no perché in pittura non ci sono tabù, devi essere libera, non avrebbe senso altrimenti fare questa mostra”. Non è stato facilissimo. Siamo più abituate a ritrarci noi donne, anche perché il corpo maschile è difficile da rappresentare, non si può improvvisare, bisogna fare delle pose dal vero, degli scatti. Non è stata una passeggiata, io finora avevo sempre dipinto donne, tranne la figura più legata all’arte sacra, il Santo, che è sempre uomo però… Trovarmi invece con guerrieri, con  la forza, la virilità, è stato come fare tutto un altro tipo di  discorso. Però a parte l’inizio più difficoltoso, mi sono poi venute in mente nuove idee su questo tema da continuare ad approfondire.

Come  vivi il connubio tra essere donna e artista?

Che ti devo dire che non è facile essere donna e artista? Noi abbiamo più cose da fare, perché l’uomo spesso chiude casa e se ne va e può fare l’artista, noi abbiamo altre cose a cui non vogliamo rinunciare e non sarebbe giusto farlo perché sono dei valori aggiunti. In questa città puoi fare sempre qualcosa di impegnativo, che non è mai stato fatto, ma non avrà mai, con tutto il sacrificio anche delle persone che ti stanno dietro, la rilevanza che potrebbe avere in altre città che danno spazio effettivamente alle cose nuove. Ci sono i  politicanti, i partiti, questo da un po’ fastidio, in qualche caso c’è anche un po’ di maschilismo, ma io questo non l’ho vissuto, sono stata fortunata.

Ritornando alla mostra, c’è rappresentata la guerra con i suoi eroi ed il gioco. C’è il palloncino, l’aquilone, il cavallo a dondolo…

Questi elementi fanno parte entrambi della vita, sono due aspetti con cui  l’uomo deve fare i conti sia quando è giovane nel gioco e  poi quando cresce e si rende conto che deve affrontare determinate cose difficili, non solo la guerra in sé, ma anche i problemi della quotidianità.

Nei tuoi quadri c’è il guerriero rappresentato attraverso figure quali Ulisse, Leonida, Anchille, ma anche l’ uomo fragile. Quale uomo volevi fare emergere?

La nostra è stata una provocazione,  c’è l’uomo guerriero, però se tu guardi bene tutti questi uomini sono fragili, perché per me in questo momento l’uomo è fragile, noi donne forse perché abbiamo più cose da fare, forse perchè dobbiamo dimostrare di più, nella vita in generale lo siamo meno, invece l’uomo da solo è più debole, ha bisogno del sostegno della donna. E’ una provocazione perché anche la potenza degli eroi e dei guerrieri è contenuta, non c’è un’esplosione di forza. Se guardiamo a quello che succede oggi l’uomo o utilizza la violenza per sopraffare la donna o al contrario tende ad assomigliarle, è un momento di confusione perché spesso non ci riusciamo a capire tra noi. Da qui è nata la provocazione.

Achille

In alcuni quadri per esempio ne “Il tempo, il corpo e il gioco” dove rappresenti tre generazioni, ci sei tu, anche se non sei ritratta, ci sei come mamma, figlia, compagna.  Poi c’è il quadro intitolato “Ti vestirò di soli sogni” dove ti ritrai nell’atto di dipingere un uomo. Sono prevalenti gli uomini, ma è evidente che ci sei anche tu in questi quadri.

In realtà in questi quadri si vedono solo due donne, il mio autoritratto e la donna che abbraccia l’uomo nell’ascesa, per il resto la mostra è tutta dedicata agli uomini, però forse è un modo per esserci, per dire: “ci sono. Nonostante ci siete voi, forse è perché in un minimo ci siamo noi”.

Il tempo,il corpo e il gioco

Scopro che Tiziana Viola Massa ha cominciato a disegnare da bambina creando vestiti per gioco, poi ha continuato intraprendendo studi artistici, ha iniziato appassionandosi all’espressionismo, utilizzando colori caldi, mentre adesso la sua tavolozza è più calma, ha tante idee da elaborare e nuovi progetti da portare avanti.

Quella che ho incontrata è una vera artista, che non ha bisogno di tante parole per essere raccontata, bastano le sue opere a trasmettere emozioni, a scuotere l’animo umano, ad uscire fuori dalla realtà per entrare nel suo mondo fatto di pulsioni e palpiti.

La mostra è visitabile entro il 24 Ottobre 2015. Per informazioni visitare il sito http://www.studio71.it/pagine/tiziana.htm