“La tua presenza è come una città” poesia per raccontare.

la-tua-presenza-e-come-una-citta

Incontro con Ruska Jorjoliani   autrice de “La tua presenza è come una città” edito da Corrimano Edizioni e con  la sorella Ketevan Jorjoliani illustratrice, di cui si inaugura la mostra pittorica. Domenica 2 Ottobre 2016 alle ore 18.00 presso il Margaret Cafè in Via Madonia 93 a Terrasini (PA) .Un’occasione  per conoscere la talentuosa autrice di un romanzo che sta ottenendo molta attenzione e riscontri positivi, finalista al Premio Hermann Geiger 2016, il suo romanzo è già stato recensito su giornali quali La Stampa e il Fatto Quotidiano. La mostra di Ketevan Jorjoliani potrà essere visitabile presso la sala espositiva del Margaret Cafè fino al 22 Ottobre, tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00. L’evento è promosso dall’ass.ne Asadin.

Sotto la mia recensione del libro “La tua presenza è come una città”, seguiranno le biografie dell’autrice e della pittrice.

Recensione:

“La tua presenza è come una città” è il romanzo di Ruska Jorjoliani, il cui titolo è il verso di una poesia di Boris Pasternak. Non è un caso che la scelta dell’autrice sia caduta proprio su una figura retorica contenuta in un verso poetico. Il romanzo è infatti, in tutta la sua tessitura, intriso di poesia. Metafore, similitudini, simbolismi, fluttuano in ogni capitolo rendendolo ogni volta come un piccolo scrigno capace di custodire, nascondere e svelare significati reconditi. L’autrice, che ha iniziato il suo percorso letterario nella poesia,  durante una delle presentazioni del suo libro, ha rivelato che questo suo primo romanzo nasce anche come “demistificazione della poesia, tramite l’uso della forma prosaica”, un modo questo che le ha dato la possibilità di non risparmiarsi, di ricercare, di sviluppare il suo perfezionismo, di agire come una scienziata che cataloga ed organizza ed in altri momenti come uno scultore che cesella ed incide la sua materia, rendendola ricca di microscopici e macroscopici dettagli e particolari. La prosa che ne risulta è ricca, lirica, colta, filosofica, complessa, intrigante, poetica. Uno dei protagonisti, Dimitri, nella sua ultima lettera ai genitori, inviata dal confino, scrive: “Forse ho riposto troppa fiducia nelle metafore. Soprattutto in quella dell’albero. E della Storia. Senza pensare che è forse ciò che si nasconde dietro la metafora a contare, più della metafora stessa…”. Dimitri ha molto creduto nelle metafore e sogna che suo figlio Kirill diventi un poeta, perché la poesia può essere un motivo valido per cui vivere, anche se a volte ci sono alcuni “che nascono quasi apposta per essere schiacciati dalle ruote del tempo, che invitano quasi la sorte a stritolarli nella sua morsa”. Questo desiderio di poesia sarà realizzato, in un modo o nell’altro. A compierlo sarà il “guardiano di libri”, Saša, che in un sogno premonitore o rivelatore vedrà un monaco che tiene in braccio un gatto dirgli: “sai anche resuscitare i morti? Sei solo un cane che bazzica i cimiteri e che ogni tanto dissotterra qualche osso”. Eppure sarà proprio “resuscitando i morti” che realizzerà il sogno dell’amico e dei di lui genitori.

Il romanzo è anche un romanzo filosofico, perché le vicende dei personaggi sono raccontate con “lo scopo di far cogliere qualcosa di universale”. Come scriveva Milan Kundera, autore amato dalla scrittrice georgiana: “Il romanzo è una meditazione sull’esistenza vista attraverso i personaggi immaginari”. Ci sono almeno due mondi a confronto in questa vicenda ed in ciò che le fa da sfondo, due modi di concepire il reale. Quello che vede l’esistenza e le scelte individuali come irrilevanti, che vede il soggetto come un elemento inconsistente all’interno del fluire della Storia, intesa in senso hegeliano come un movimento dialettico dentro l’Assoluto e nella Verità, in quello che potrebbe essere definito un ordine strutturale dentro il quale il soggetto nulla può. Le estreme conseguenze di questo pensiero hanno portato allo stalinismo con le sue aberrazioni, sistema nel quale i nostri protagonisti sono immersi con tutto quello che ne consegue. C’è poi un modo di concepire la realtà che mette al centro l’individuo con le sue scelte, l’esistenza umana dei singoli soggetti che fanno la Storia. Non è un caso forse che il libro di poesie di Kirill si intitolerà “Il caos genera l’essere individuale”, il caos è libertà che si contrappone a un ordine estraniante. Nel romanzo c’è chi sceglie e chi non sceglie, c’è chi accetta l’esistente e chi paga le conseguenze della propria diversità, chi subisce le conseguenze della scelta di voler andare controcorrente. Ma in questa storia tutti pagano per sempre le scelte ed anche le non scelte, forse non ci sono eroi e nemmeno traditori, “a ognuno il proprio ruolo, e nessuna colpa” come scrive Dimitri all’amico Viktor.

La storia, che attraversa più generazioni, ha come sfondo la Russia sovietica in cui, come in tutte le dittature, l’individuo è svilito, offuscato, annullato. Un “socialismo disumanizzante” che si allontana da quel Socialismo dal volto umano descritto e sperato da Dubcek ai tempi della Primavera di Praga. Viktor, uno dei protagonisti del romanzo, eroe-antieroe che si macchia della colpa di esser stato il delatore del suo migliore amico, sogna segretamente un “socialismo gentile” dove il “dolore non dovrebbe aver avuto un’infanzia”.

E’ questo un romanzo che parla di libertà e di dittatura, affronta un tema non semplice con poesia e anche con ironia. Parla di Cultura, di come questa sia in contrasto con il dispotismo dei regimi che come primo compito si pone quello di “sfrattare la cultura”, di imporre un pensiero unico, di creare, come la stessa Ruska Jorjoliani ha affermato, “uno slittamento semantico, di distorcere il significato delle parole, di creare sfiducia nel linguaggio”, incomprensioni, divisioni, odio. L’autrice esplicita questo attraverso una serie di bizzarri interrogatori, a volte surreali, quasi umoristici, ridicoli nella loro pericolosità. Può questo romanzo aprire una riflessione interessante sul modo, anche attuale, di comunicare, ci fa riflettere sul forviante e manipolatorio uso della comunicazione sia verbale che scritta che si espande anche attraverso i social, i mass media. Un uso a volte distorto delle parole e del linguaggio comune, con tutte le sue possibili conseguenze. La cultura è sostanziale per superare queste distorsioni di significato, può andare oltre le fazioni e gli odi, può unire piuttosto che dividere. Ruska Jorjoliani racconta quanto sia stato importante per lei, da georgiana, aver sentito un senso di appartenenza per i romanzi russi, perché il sapere ed anche il bello sono universali e non hanno confini, vanno anche oltre le guerre. Ricordando un episodio di infanzia, afferma quanto, anche nei momenti di estrema povertà, fosse importante per lei la lettura di un libro, nutrimento per l’anima, che sua mamma, anche a costo di sacrificare altro, non smetteva di comprare.

“La tua presenza è come una città” è un romanzo polifonico, corale, policentrico. Sono tante le voci che raccontano, tanti i protagonisti, quelli presenti e quelli assenti il cui fantasma, forse il simulacro, secondo la teoria di Dimitri, permane in tutto il racconto, come il suono cupo di una campana. Tutto l’intreccio si costruisce di casella in casella, come in un mosaico o un percorso misterioso che si va svelando a tappe, di capitolo in capitolo, in un reticolo che all’inizio appare complicato, ma improvvisamente si illumina rendendosi chiaro e limpido al lettore. Variano le voci narranti, ed anche le forme letterarie si alternano contribuendo alla costruzione della trama: lettere, lettere mai scritte ma ricevute, elenchi, interrogatori veri ed immaginari, dialoghi, favole (come quella “fiaba russa da raccontare ai figli durante una passeggiata all’orto Botanico”, che narra quasi in un racconto a sé la storia di un bellissimo amore nato nei boschi). E’ una sperimentazione quella che l’autrice mette in atto, che nasce dalla conoscenza di tanta letteratura di qualità, è chiaramente un romanzo per nulla improvvisato, chi l’ha scritto ha letto molto, ha meditato molto, cosa forse rara ai tempi di oggi.

La storia narrata è quella principalmente di due coppie di amici, i padri e i figli. Due amici, i padri che si conoscono da sempre, uno Dimitri professore di letteratura russa alle scuole medie di Miroslav, l’altro Viktor ingegnere, costruisce o piuttosto distrugge ponti, come il regime gli richiede. I due hanno visioni diverse della realtà in cui vivono, il socialismo reale. Al primo quella dimensione sta stretta, la soffre, lo soffoca fino a star male, teme una società fatta solo di Simulacri che sostituiscono le vere identità, vede costantemente la possibilità di arresti o omicidi di persone innocenti, “non ha mai creduto in nessuna rivoluzione”, come afferma il suo migliore amico durante un interrogatorio. L’altro, Viktor, accetta apparentemente quella realtà, crede nel regime e non vuole vederne i limiti. Tra i due gli scontri ideologici sono descritti in una surreale partita a scacchi, in cui nessuno vince. Alla fine, o meglio all’inizio di tutto il successivo dipanarsi della storia, Dimitri lancia fuori dalla finestra dell’aula dove insegna il ritratto di Lenin. L’amico lo denuncia, azione che segna tutto il resto della sua vita. Accoglie in casa, insieme alla propria moglie Alina e al proprio figlio Saša, la moglie Sošanna ed il figlio Kirill dell’amico.  Le due mogli creano tra loro uno stretto legame di sorellanza, i due ragazzi crescono come fratelli e Viktor diviene per Kirill il padre mancato, anche se Dimitri vivrà sempre in tutti loro. I figli rivivono la storia dei padri, le loro vicende quasi si offuscano e si mescolano fino a confondersi, scrive Saša in una lettera “a volte mi chiedo se sia così grave figurarsi che ogni tanto la sottile membrana che ci divide si spezzi e i confini tra me, te, Viktor, Dimitri e altri ancora diventino così sfocati da essere indistinguibili”.

Leggere questo romanzo è anche in parte leggere la storia della sua autrice. Non descrive la sua vita, che pure è interessante ed unica, ma il suo essere georgiana, l’essere nata quando ancora esisteva l’URSS, l’aver vissuto la guerra e la povertà, aver assistito allo sfacelo del proprio paese e di tutte le illusioni che si portava dietro, l’esser giunta in un paese straniero, l’Italia, accolta da una famiglia palermitana fin da bambina, tutto questo in qualche modo c’è nel romanzo, è una presenza da cui è difficile prescindere. L’autrice è presente anche nella scelta di scrivere in una lingua complessa, l’italiano, che non è la propria lingua d’origine, ma che in questo caso ha rappresentato un aiuto per guardare alle vicende del proprio paese, tramite una lente che la potesse distaccare facendole apparire il tutto con maggiore equilibrio e senza far prevalere il proprio intimo coinvolgimento.

Così il lettore si abbandona in una storia antica ma moderna, lontana ma vicina, particolare ma universale, che parla di accoglienza, di amicizia, di fragilità e miserie umane. Ogni simbolo è una voce che si aggiunge al coro: il cappotto di Viktor regalatogli da uno zio al ritorno dalla guerra che rimarrà una costante fino alla morte, “Morirà con addosso questo cappotto” pensa l’amico guardandolo andar via per l’ultima volta; l’albero, gli occhiali di Dimitri che passano al figlio, il cassetto, l’asino la cui colpa è l’aver ubbidito ad una giusta causa, la Campana rubata per impedire che la sua voce suoni in nome della guerra, gli scacchi, e poi le scarpe di camoscio blu nuove. Quest’ultimo triste e macabro particolare mi ha lasciato un amaro sorriso, non so se è una citazione voluta o se è solo un caso, ma quelle scarpe di camoscio blu che penzolano dal ramo di un albero insieme a un paracadutista dilettante, non potevano non ricordarmi quelle “Blue Suede Shoes” che a ritmo di rock and roll mi hanno rammentato l’importanza di guardare con ironia il fluire della vita, dall’inizio alla fine.

Evelin Costa

Ruska Jorjoliani è nata a Mestia (Georgia), nelle montagne del Caucaso, nel 1985, quando sul mappamondo esisteva ancora un enorme paese chiamato Unione sovietica. Nel 2007 si è trasferita a Palermo, dove due anni dopo ha vinto il suo primo premio letterario: “Mondello giovani Sms-poesia” (per i versi dedicati a Dino Campana), dove si è laureata in filosofia, e dove vive e studia tuttora.
Ketevan Jorjoliani è nata in Georgia nel 1991 e si è laureata nel 2013 all’Accademia di Belle Arti di Tbilisi, in Design della Moda. In quegli anni studia arte pittorica nell’atelier del pittore georgiano Gia Khutsishvili. Dal 2015 è iscritta al biennio di pittura all’Accademia di Belle arti di Palermo. Collabora con Corrimano Editore dal 2014.

 

 

 

“Novecento e altro”, pittori del ‘900 in mostra a Palermo

Alcuni giorni fa a Palermo ho visitato la mostra intitolata “Novecento e altro” esposta alla Galleria d’Arte Studio 71 ed ho avuto anche l’occasione di scambiare alcune battute col gallerista Francesco Marcello Scorsone.

 

Scorsone mi ha spiegato che questa mostra è nata “Come omaggio ad alcuni degli autori che in trentacinque anni di attività della galleria si sono succeduti nelle sue sale espositive”. Si tratta di  una ristretta selezione di opere di artisti nati quasi tutti nella prima metà del ‘900, prima della Seconda Guerra Mondiale. Sono pittori che hanno attraversato questo secolo da poco oltrepassato, ne hanno espresso le trasformazioni, rappresentando quindi anche i cambiamenti avvenuti nel mondo dell’arte, dal figurativo all’informale. Pittori che hanno avuto un riscontro positivo da parte della critica, anche se, come è scritto nella presentazione della mostra: “Non sempre ad un’ottima critica ha corrisposto poi un successo individuale tale da consentire all’artista di vivere di “rendita”, come si dice in gergo… (CONTINUA su cinisionline)

Eco-logico, mostra di manifesti ecosostenibili ad Alcamo

All’interno della collettiva “Eco-logico, manifesti ecosostenibili” che si terrà ad Alcamo presso il Centro Congressi Marconi alle 17.00 dedicata al rispetto dell’ambiente, ci sarà il mio quadro “Abbraccia la natura”. Vi aspetto!

12312343_10201153654040466_909408653_n

Comunicato Stampa

Sarà inaugurata sabato 5 dicembre alle ore 17:00 presso il Centro Congressi Marconi- sala Rubino  Alcamo (TP) la mostra itinerante Eco-Logico Manifesti eco-sostenibili. La mostra a cura dell’associazione culturale RicercArte, con il patrocinio del comune di Alcamo, nasce da un’idea del direttore artistico Naire Feo. Testi di Giovanna Calabretta, Lea Di Salvo. Correzione bozze Piera Ingargiola, ufficio stampa  Bartolomeo Conciauro,  PR  Evelin Costa, Anna Scorsone, foto in catalogo fornite degli artisti, Catalogo virtuale a cura di TrapaniCalabretta.

 

                                   

CONCEPT:  L’Associazione culturale RicercArte, attenta alla promozione artistica in chiave sociale, culturale ed ambientale, propone un progetto finalizzato alla riflessione e alla sensibilizzazione  attorno al tema della sostenibilità del nostro vivere contemporaneo, in un dialogo surreale con le generazioni future. Ecologia è una parola che deriva dal greco e si traduce come “discorso sull’ambiente” e adoperare il manifesto come supporto del discorso non è una scelta casuale.

Nato al tempo della rivoluzione industriale e dei primi consumi di massa, il manifesto sin dagli albori della sua storia si è posto come strumento di propaganda per incrementare la vendita di merci ed è quindi lo strumento che il capitalismo ha utilizzato per promuovere la filosofia del compra, usa e getta.

Toulouse Lautrec con i suoi manifesti ha dato poi un ampia dimostrazione di come l’arte possa esprimersi egregiamente con questo strumento. Opera di creatività destinata ad essere letta e compresa da un pubblico vasto ed eterogeneo, si avvale di un sistema di segni, di messaggi cromatici frutto di esperienze che sono contemporaneamente individuali e collettive.

Ed è proprio questa sua necessità di avere dei contenuti da comunicare a molti mediante un linguaggio comprensibile, che ha reso ai nostri occhi lampante come il manifesto potesse costituire un veicolo di idee e di prese di posizione, di sogni e desideri attorno alle nuove esigenze di tutela e di consapevolezza su temi economico-ambientali.

 

 

Gli Artisti: Luciana Anelli, Rossella Andriani, Nino Belmonte, Eugenia Bramanti, Evelin Costa, Enza Grillo, Antonietta Mazzamuto, Maria Laura Riccobono, Angela Sarzana,Vincenzo Settipani, Nancy Sofia,Giuseppe Viviano.

 

 

“Men” mostra di pittura di Tiziana Viola Massa, intervista all’autrice.

In questi giorni si sta svolgendo, presso la  Galleria Studio 71 di via Fuxa a Palermo, la mostra di pittura di Tiziana Viola Massa intitolata “Men”, dedicata agli uomini che l’artista spoglia da ogni apparenza. Nudi sono i corpi raffigurati, ma al contempo vestiti di ogni paura, contraddizione, fragilità ed in questo svestimento sono resi veri, autentici, umani, ma anche metafisici davanti agli occhi di chi li osserva. La mostra curata da Marcello Scorsone e Vinny Scorsone è presentata con testi in catalogo scritti da Vinny Scorsone, che è autrice anche della  toccante poesia  che apre il  catalogo, ispirata da uno dei quadri più significativi di tutta la mostra. “L’ascesa” è una tela che mi è impossibile non accostare a un’immagine dell’iconografia cristiana, Maria è ai piedi del Cristo nell’atto di dargli  l’ultimo abbraccio materno prima dell’addio; l’uomo ferito, morente tenta di lasciarsi andare lievemente verso l’alto, come per abbandonare la sua croce verso qualcosa di extracorporeo, trattenuto da un rassegnato abbraccio d’amore. L’autrice accompagnando i suoi visitatori spiega che quella donna non è necessariamente la Madonna, la madre, ma può anche essere la compagna, la donna che ama. E’ forse l’atto di un estremo addio e mentre riecheggiano nell’aria i versi scritti da Vinny Scorsone “Rimani con me affinchè io possa abbracciarti ancora una volta, ancora una notte. Il tuo corpo si piega e si tende ad un passo dall’annullamento”, Tiziana Viola Massa ci spiega che la croce non è fuori dall’uomo, ma è l’uomo stesso ed il quadro è dedicato al rapporto amoroso che crea una simbiosi tra corpi e anime.

L'ascesa

Le tele di Tiziana Viola Massa sono vibranti, comunicano e suscitano emozioni ed empatia, i corpi sembrano librarsi fuori dal quadro, composti da materia densa che li rende tridimensionali, vivi. Emergono ferite, i muscoli sono tesi, in continuo movimento, ma si tratta di un movimento che scorre lentamente. Sono uomini in balia della vita, quasi abbandonati a se stessi, alla ricerca di qualcosa di trascendente al di fuori di sé ed al contempo tormentati dalle proprie paure e debolezze tutte umane. Sono corpi nudi, non c’è nulla da nascondere, nulla da censurare, non c’è scandalo in queste opere, la nudità non è ammiccante, mai  è peccato. In un corpo nudo non c’è vergogna, sono i moralismi, le falsità, le ipocrisie a rendere volgare l’umanità, questo appare nitido in una mostra dove  il corpo nudo è purezza sensuale, natura, riflessione, dolore, vita.

studio per nudo maschile

Nella tua produzione artistica un ruolo importante ha avuto l’arte sacra ed anche nelle opere di questa mostra la spiritualità emerge come filo conduttore. Oltre “l’Ascesa” c’è ad esempio il quadro intitolato “la giovane croce” che mostra l’infanzia negata dalle guerre e dalla violenza in generale, dove il protagonista è il corpo di un giovane ragazzo metaforicamente crocifisso. Si intravede una certa esigenza di trascendenza dalle tue opere. Parlami del tuo rapporto con la religiosità.

La religione mi ha influenzata, certo. Sembrerà contraddittorio però io purtroppo non sono molto praticante, forse cerco di espiare questa cosa attraverso la pittura. Per me nel realizzare arte sacra, più che la rappresentazione, contava entrare dentro il verso biblico interpretandolo e questa interpretazione mi avvicina molto più di altro alla spiritualità. Anche se questa mostra è incentrata sul nudo maschile io ci tenevo ad inserire un’opera che si rifacesse alla croce, però più quotidiana rispetto al divino in sé.

Nei tuo quadri sono rappresentati tanti corpi nudi, ma anche sguardi mistici, estatici, può essere quindi l’arte un veicolo per  coniugare la carnalità alla spiritualità? La religione spesso tende a censurare il corpi, qui  invece c’è l’esaltazione di questi, emerge che non c’è  vergogna nel nudo.

L’unica cosa che posso dire è che secondo me la spiritualità nasce dal corpo, pensiamo sempre che la spiritualità e che il divino siano  qualcosa di astratto, ma io ho sempre pensato che Gesù prima di tutto sia stato un uomo, quindi secondo me la verità sta nell’uomo in sé, uomo o donna che sia, nella carnalità della persona che poi si evolve e aspira a qualcosa di più. L’arte sacra parte dagli uomini.

Non credo che Gesù sia stato crocifisso con il pareo come si è soliti pensare. Secondo te, mentre era martoriato, umiliato avevano il tempo di coprirlo? Hanno cercato di umiliarlo ancor di più nella nudità, mentre io lo volevo eleggere a ciò che è, a ciò che di vero c’è, perche secondo me le persone sono vere anche quando si specchiano nella loro nudità. Vuole essere un ritorno primordiale a quello che siamo veramente.

la giovane croce

La tua scelta come artista ed anche donna di dipingere nudi maschili è stata abbastanza coraggiosa, quanto tu  ti sei dovuta spogliare dei tuoi tabù?

Si è vero non è stato facile, devo dire che in questo mi ha aiutato molto Vinny (che ha curato la mostra), quando ho cominciato a dipingere ricordo che l’ho chiamata e le ho detto: “ma posso mostrare le cose per come sono, oppure devo celare perché esistono sempre questi tabù?”. Lei mi risponde: “no perché in pittura non ci sono tabù, devi essere libera, non avrebbe senso altrimenti fare questa mostra”. Non è stato facilissimo. Siamo più abituate a ritrarci noi donne, anche perché il corpo maschile è difficile da rappresentare, non si può improvvisare, bisogna fare delle pose dal vero, degli scatti. Non è stata una passeggiata, io finora avevo sempre dipinto donne, tranne la figura più legata all’arte sacra, il Santo, che è sempre uomo però… Trovarmi invece con guerrieri, con  la forza, la virilità, è stato come fare tutto un altro tipo di  discorso. Però a parte l’inizio più difficoltoso, mi sono poi venute in mente nuove idee su questo tema da continuare ad approfondire.

Come  vivi il connubio tra essere donna e artista?

Che ti devo dire che non è facile essere donna e artista? Noi abbiamo più cose da fare, perché l’uomo spesso chiude casa e se ne va e può fare l’artista, noi abbiamo altre cose a cui non vogliamo rinunciare e non sarebbe giusto farlo perché sono dei valori aggiunti. In questa città puoi fare sempre qualcosa di impegnativo, che non è mai stato fatto, ma non avrà mai, con tutto il sacrificio anche delle persone che ti stanno dietro, la rilevanza che potrebbe avere in altre città che danno spazio effettivamente alle cose nuove. Ci sono i  politicanti, i partiti, questo da un po’ fastidio, in qualche caso c’è anche un po’ di maschilismo, ma io questo non l’ho vissuto, sono stata fortunata.

Ritornando alla mostra, c’è rappresentata la guerra con i suoi eroi ed il gioco. C’è il palloncino, l’aquilone, il cavallo a dondolo…

Questi elementi fanno parte entrambi della vita, sono due aspetti con cui  l’uomo deve fare i conti sia quando è giovane nel gioco e  poi quando cresce e si rende conto che deve affrontare determinate cose difficili, non solo la guerra in sé, ma anche i problemi della quotidianità.

Nei tuoi quadri c’è il guerriero rappresentato attraverso figure quali Ulisse, Leonida, Anchille, ma anche l’ uomo fragile. Quale uomo volevi fare emergere?

La nostra è stata una provocazione,  c’è l’uomo guerriero, però se tu guardi bene tutti questi uomini sono fragili, perché per me in questo momento l’uomo è fragile, noi donne forse perché abbiamo più cose da fare, forse perchè dobbiamo dimostrare di più, nella vita in generale lo siamo meno, invece l’uomo da solo è più debole, ha bisogno del sostegno della donna. E’ una provocazione perché anche la potenza degli eroi e dei guerrieri è contenuta, non c’è un’esplosione di forza. Se guardiamo a quello che succede oggi l’uomo o utilizza la violenza per sopraffare la donna o al contrario tende ad assomigliarle, è un momento di confusione perché spesso non ci riusciamo a capire tra noi. Da qui è nata la provocazione.

Achille

In alcuni quadri per esempio ne “Il tempo, il corpo e il gioco” dove rappresenti tre generazioni, ci sei tu, anche se non sei ritratta, ci sei come mamma, figlia, compagna.  Poi c’è il quadro intitolato “Ti vestirò di soli sogni” dove ti ritrai nell’atto di dipingere un uomo. Sono prevalenti gli uomini, ma è evidente che ci sei anche tu in questi quadri.

In realtà in questi quadri si vedono solo due donne, il mio autoritratto e la donna che abbraccia l’uomo nell’ascesa, per il resto la mostra è tutta dedicata agli uomini, però forse è un modo per esserci, per dire: “ci sono. Nonostante ci siete voi, forse è perché in un minimo ci siamo noi”.

Il tempo,il corpo e il gioco

Scopro che Tiziana Viola Massa ha cominciato a disegnare da bambina creando vestiti per gioco, poi ha continuato intraprendendo studi artistici, ha iniziato appassionandosi all’espressionismo, utilizzando colori caldi, mentre adesso la sua tavolozza è più calma, ha tante idee da elaborare e nuovi progetti da portare avanti.

Quella che ho incontrata è una vera artista, che non ha bisogno di tante parole per essere raccontata, bastano le sue opere a trasmettere emozioni, a scuotere l’animo umano, ad uscire fuori dalla realtà per entrare nel suo mondo fatto di pulsioni e palpiti.

La mostra è visitabile entro il 24 Ottobre 2015. Per informazioni visitare il sito http://www.studio71.it/pagine/tiziana.htm

“Metamorfosi”, mostra di Evelin Costa e Pino Manzella a Terrasini (PA)

Ho il piacere di invitarvi alla mostra di pittura che realizzerò insieme al pittore e amico Pino Manzella tra il 21 Agosto ed il 10 Settembre 2015.

metamorfosi 2

Venerdì 21 Agosto 2015 alle ore 21.30, presso la sala espositiva del Margaret Cafè di Terrasini in Via Madonia 93, si inaugura la mostra di pittura intitolata “Metamorfosi” di Evelin Costa e Pino Manzella. La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 10 Settembre 2015.

Una serie di quadri che secondo diverse sfaccettature rappresentano, la metamorfosi, simbolo della trasformazione e della complessità del reale. Diverse interpretazioni del tema a partire dal mito, dalla letteratura e da una osservazione critica della realtà. Ironia, fantasia, sogno, stupore come strumenti per affrontare e decodificare l’esistente.

Così scrive Giuseppe Viviano nel testo di presentazione della mostra intitolato “Oltre le apparenze”: Metamorfosi” è un’esposizione bipersonale di pittura di Evelin Costa e Pino Manzella sul tema classico della trasformazione somatica, del cambiamento morfologico e della coppia di opposti identità-alterità. […]  Evelin Costa e Pino Manzella interpretano il topos mitologico-letterario della metamorfosi con lo stile e il linguaggio espressivo che li distingue e li identifica. Due linguaggi a confronto e due modi di intendere la pittura, differenti nella scelta del supporto e del colore, nella selezione dei soggetti, nel messaggio, uniti nel comune denominatore del concetto di mutazione formale cui corrisponde una mutazione concettuale, una traslitterazione di significato. Entrambi parlano al presente. […] Evelin Costa predilige il ritratto, in primo piano e a figura ambientata. Si avvale di tecniche e materiali classici, di colori a olio e tela, talvolta integrati con preziosi inserti. Nelle sue tele rivivono i personaggi di alcuni tra i miti greci più noti, in un impianto pittorico in cui l’atto di reinterpretazione morfologica e semantica mantiene la riconoscibilità del soggetto e del mito cui si riferisce. Rappresentano figure femminili, simboli e paradigmi di una condizione esistenziale, al centro di una ricerca estetica e concettuale non scevra da finalità di denuncia sociale. […] Pino Manzella preferisce le allegorie, il simbolismo. Le sue tele sono fogli di carta e vecchi documenti; i colori, gli acquerelli. Le sue metamorfosi sono ironiche, allusive, da leggere con rimandi a un piano di significato altro rispetto a quello visivo. Da interpretare. Si ispirano liberamente al repertorio mitologico o alla letteratura più recente, a Nitzsche e Kafka, si legano all’attualità, alla cronaca, alla politica. Anche da questa rassegna emerge la passione civile di un uomo del suo tempo, di un cittadino, di un artista coerente nell’impegno sociale e negli ideali… 

“Ci vediamo al Margaret Cafè”, collettiva di pittura e fotografia.

Siete invitati alla collettiva “Ci vediamo al Margaret Cafè” che si terrà giorno 17 Luglio 2015 alle 19 in Via Madonia 93 a Terrasini, presso la sala espositiva del Margaret Cafè, partecipano alla mostra fotografi e pittori quali Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà, Tiziana Viola Massa e c’è anche un quadro dipinto dal pittore Antonino G. Perricone scomparso da solo un mese, la cui opera, per rendergli omaggio, è stata scelta come immagine rappresentativa della mostra. La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015. Vi aspettiamo
https://www.facebook.com/events/1608278369433162/

10647066_1540362986205313_90342269272157001_n

MARGARET CAFE’

VIA Madonia n. 93  – 90049 Terrasini PA

Tel. 338 386 7133

COMUNICATO STAMPA

Il 17 luglio 2015 dalle ore 19.00 la mostra collettiva “Ci vediamo al Margaret Café” ritorna a Terrasini  nella sua sede iniziale e cioè in Via Madonia n. 93.

La mostra è stata prodotta dalla Galleria Studio 71 di Palermo e finalizzata a ricreare quelle atmosfere a prescindere dal luogo; bar e luoghi di riunione o posti di lavoro quando, si discuteva di cultura e di politica. Oggi questi luoghi si chiamano caffè letterari o altro e al loro interno puoi leggere il giornale o un libro, incontrare un amico, un conoscente o avere un appuntamento di lavoro.

La mostra già esposta oltre che al Margaret Café è stata esposta a Casa Memoria di Cinisi e alla Libreria del Mare a Palermo. Ritorna quindi al Margaret per completare il suo iter espositivo.

Scegliere luoghi a misura d’uomo, raccolti e intimi come le gallerie d’arte private o i circoli, sono state sempre una caratteristica degli artisti europei.

Luoghi in cui avvenivano gli scontri e i dibattiti più accesi al fine di affermare una teoria o un’idea. Ospitare quindi la mostra dei 24 dipinti di formato 30 x 30 degli autori di questo evento i quali sono: Antonella Affronti, Anna Balsamo, Caterina Blunda, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Evelin Costa, Angelo Denaro, Rita Gambino, Giuseppe Gargano, Gilda Gubiotti, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Antonietta Mazzamuto, Lidia Navarra, Antonino G. Perricone (scomparso il mese scorso), Caterina Rao, Giusto Sucato, Giuseppe Uzzaco, Maria Felice Vadalà e Tiziana Viola Massa. Pittori e fotografi che hanno voluto ribadire il concetto di quanto sia importante la socialità di questi luoghi dell’incontro.

La mostra, presentata in catalogo con un testo di Vinny Scorsone (L’appuntamento), resterà aperta tutti i giorni fino al 31 Luglio 2015 dalle 10.00 alle 23.00  catalogo a richiesta. Ingresso gratuito.

La direzione artistica

Francesco M. Scorsone

Studio71pa@tin.it

Antonino-G.-Perricone

opera di Antonino G. Perricone

La pittrice modicana Giovanna Gennaro al Margaret Cafè di Terrasini

Domenica 14 Giugno si inaugura al Margaret Café di Terrasini la mostra di pittura “Il visibile naturale” di Giovanna Gennaro, a cura dell’associazione AsaDin e di Evelin Costa. La mostra sarà visitabile fino al 27 Giugno 2015 presso la sala espositiva del Margaret Café in Via Madonia 93 a Terrasini (Pa).

“Le opere di Giovanna Gennaro sembrano delle poesie soffiate lievemente sulla tela. Paesaggi che affiorano delicatamente, velati e sfumati con grazia, sembrano galleggiare in una dimensione tra il sogno e il tangibile, quasi ad elevarsi e cullarsi nell’aria, sostenuti da un respiro leggero che commuove. Una visione sensibile della realtà, osservata dall’artista mentre sembra quasi allontanarsi lentamente da essa, per osservarla con più complessità ed interezza.  I toni tenui dall’azzurro velato di rosa, grigio, verde chiaro, bianco, appaiono come nebbia leggera e soffusa, la luce irradia ogni cosa circondandola di un’aura inesplicabile, miraggio e oblio. La natura è osservata come attraverso una sorta di lente smerigliata che le concede nuova vita e nuovi significati e tra velature leggere, di tanto in tanto, appaiono nitidi segnali del reale, che lacerano questa atmosfera di incanto fluttuante. Eppure questa sensazione di impalpabilità rende ad ogni oggetto, luogo, elemento una forte intensità, una presenza a cui non si può non guardare. Ciò che è etereo paradossalmente si staglia con forza davanti allo sguardo di chi osserva, rivelandosi al mondo, come le maschere di Pirandello, anche qui rappresentate in modo quasi incorporeo e spirituale, che diventano un monito a riflettere sulla propria identità”.

Giovanna Gennaro, nata in Belgio nel 1957, vive e lavora a Modica (RG). frequentato la scuola “SALVATORE FERMA”, fondata dal maestro Giovanni De Vita a Ragusa per affinare il suo talento che si è sviluppato a poco a poco e a cui si è dedicata con grande passione ed impegno. La sua prima mostra è del 1990 presso la galleria il Convegno di Ragusa. Ha esposto  in  diverse Collettive  e  mostre Personali in tutto il territorio  Italiano. Le sue opere si trovano presso collezionisti privati, presso la Fondazione Grimaldi di Modica (RG), diverse associazioni culturali e gallerie d’arte.Giovanna Gennaro locandina ridottaHa

Intervista alla Pittrice Naire Feo che racconta le leggende siciliane con i suoi quadri

Incontriamo Naire Feo il giorno dell’inaugurazione della mostra “La mia Isola. Leggende siciliane”. Siamo al Margaret Cafè, in un tavolo all’esterno del bar per respirare il fresco della sera dopo aver trascorso un bel pomeriggio accompagnati dalla vista dei quadri di questa artista siciliana, da letture e dalla musica del Maestro Innocenzo Bua. La nostra più che una vera intervista è una chiacchierata a tre, visto che assieme a me c’è Pino Manzella. Siamo rilassati e sorridenti… CONTINUA

mostra_feo_1