Calamari ripieni al sugo

Esistono infinite ricette per cucinare i calamari, che siano all’insalata, al forno, col sugo, sono sempre buoni, anche se ho sempre pensato che l’ideale è mangiarli fritti ad anelli; c’è però una ricetta per i calamari che non delude mai e basta guardarli per poterlo capire, sono perfetti per essere riempiti.

I calamari ripieni sono di una delizia indescrivibile, ci sono tanti modi per farcirli, ma quella che ho seguito è la ricetta di famiglia, tipicamente palermitana visto l’uso di alcuni ingredienti molto presenti nelle nostre tavole: dove c’è un involtino, una polpetta, un ripieno non possono infatti mancare uvetta e pinoli, pangrattato qui detto “muddica” e per aromatizzare menta, pitrusino o basilicò, tutti elementi poveri che però conferiscono quel gusto speciale in cui si armonizzano con perfezione il dolce ed il salato.

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Anche nei miei calamari ripieni c’è questa deliziosa farcitura appena descritta, arricchita dalle “granfe” dei calamari tagliate a pezzettini e “arrosolate” nell’olio d’oliva, il tutto poi va ad insaporire la salsa di pomodoro con cui si potrà condire un buon piatto di pasta o dove inzuppare un intero filone di pane. Questo piatto è un dono del mare nobilitato dalla fantasia umana, sapori di una Sicilia sempre fantastica che andrebbe più rispettata ma che dovrebbe anche saper far leva sulle proprie bellezze piuttosto che sui suoi aspetti negativi. continua

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Il mio sfincionello

Ieri ho rifatto lo sfincione e devo dire che alla fine il risultato è stato davvero strepitoso e da consigliare a tutti. La ricetta l’ho ripresa dal blog della mia amica Elena a cui a sua volta l’ha data la mia zia materna Maria Teresa e che poi è la stessa che faceva il mio nonno che era fornaio e la sua specialità era proprio lo sfincione, non dico che mi è riuscito uguale al suo, cosa impossibile perché le sue mani erano magiche, ma non mi sono allontanata poi tanto. Purtroppo ho fatto la foto di  tutti i passaggi tranne  quella di quando era pronta perché l’ho mangiata con amici ed a tutto ho pensato tranne che a fare la foto. Metterò una foto di un altro mio sfincione fatto tempo fa, ma quello di adesso è migliorato tantissimo!

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Adesso un po’ di storia e curiosità sullo sfincione tratti da un mio vecchio post e poi la ricetta rivista da me. continua

Milincianeddi ammuttunati della nonna

Di tanto in tanto in questo blog scrivo di mia nonna che è una vera palermitana doc da generazioni e tra le sue caratteristiche c’è quella di saper cucinare solo “alla palermitana”: non riesce a concepire altre ricette, non saprebbe nemmeno da dove cominciare, lei a tavola conosce e riconosce babbaluci agghio e ogghio, testa di capretto cunzata, cacocciuli ca tappa i l’ovu, pasta chi tinnirumi, fasola acciurati, pipi ammuttunati, caponata, pasta chi sardi, sardi a beccafico, carduna ca pastietta, spitina, vrocculi affucati, cucuzza fritta, crastuna cu picchiopacchio, pasta c’anciova, capretto aggrassato, cacocciuli fritti, vopi ca cipuddata, baccalà chi passuli, capone fritto, ficatu ri sette cannola, pasta cu sucu e i milinciani fritti, ficatu fritto all’agrodolce etc, se dovesse preparare dell’altro si confonderebbe ed il suo stomaco non riuscirebbe mai a digerire una minestrina, perché lei dice che non bisogna “malabbituarlo”, perché poi si ritroverebbe a mangiare come una malata e a non campare più. La sua filosofia di vita (gastronomica) si può riassumere in due detti : “a panza è biddicchia cchiùssai ci ‘nni metti cchiùssai si stinnicchia” e “ a carni sta bedda a atta”.

Milincianeddi ammuttunati

Mia nonna, per confondere mio padre, simula di mangiare “a leggero” almeno a cena: insalate, minestre o una tazza di latte, però puntualmente lui trova tracce di “todari” fritti, nunnata, babbaluci etc. Qualche giorno fa avendo sentito odore di gamberi le ha chiesto: “mamma hai  cucinato gamberi bolliti?”. Ha risposto: “no, assolutamente, unni manciavu”. Ma lui sentendo il forte odore ha cercato tracce e le ha trovate, erano gamberetti fritti mimetizzati in frigo, lei messa davanti al fatto compiuto ha detto: “ma unn’eranu vugghiuti, eranu fritti” (ma non erano bolliti erano fritti). E si, bisogna essere molto precisi… continua

U canazzu di milinciani

I piatti estivi e vegetariani più amati dai palermitani sono la caponata e la peperonata, entrambi con una precisa identità e degli ingredienti fissi che non possono mutare, preparati con ortaggi fritti e soprattutto arricchiti dal sapore agrodolce che caratterizza la cucina tipica palermitana. Però c’è un piatto simile a questi, ma con alcune differenze e soprattutto un nome davvero particolare: “U canazzu”.

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Quando sento parlare di “canazzu” penso a due cose, o il  “canazzo di bancata”, termine con cui si indicano i cani di strada che attendono il cibo appostandosi dietro i banchi dei mercati e metaforicamente gli uomini rozzi e volgari, anche detti  in modo rafforzativo “scanazzati”, oppure il Canazzo che si mangia. Quest’ultimo è composto dagli identici ingredienti della più nota peperonata: melanzane, peperoni, cipolle, patate e pomodoro, la differenza sta nella cottura (da cui il piatto trae il nome) e dall’assenza dell’agrodolce. continua