Palermo: San Valentino, traffico vietato, “Molto rumore per nulla”.

Oggi a Palermo c’è il traffico vietato, pena multa salata. Motivo, lo smog.

Lungi da me l’idea di schierarmi dalla parte delle automobili, del traffico e dello smog, tutte cose che non mi piacciono molto.
Le auto, almeno così come sono pensate, inquinano molto, l’aria diventa irrespirabile, i polmoni diventano color grigio topo, come i nostri bei monumenti prima di essere restaurati. Le auto sono tante, guizzano impazzite da una parte all’altra rischiando di investire qualcuno, si bloccano nelle strade costipate creando un tappeto multicolore dentro il quale è difficile districarsi, sono rumorose, quando tutte insieme suonano i clacson non hanno di certo l’effetto di una banda popolare, non c’è più posto dove parcheggiarle, ogni angolino di marciapiede ne contiene una, creando al pedone un effetto slalom non proprio rilassante.

Certo le auto hanno dato lavoro qui in Sicilia, migliaia di famiglie a Termini Imerese hanno trovato il loro sostentamento, ma il mercato è il mercato, e quindi le auto così come sono, brutte e inquinanti continueranno ad essere prodotte, però in paesi dove gli operai possono essere maggiormente sfruttati, le città saranno ancora piene di auto e gli operai di Termini rimarranno a piedi. Forse gli incentivi potevano servire a produrre auto non inquinanti, ma io non sono un’esperta in materia e quindi passo all’argomento successivo.
Fatte tutte queste considerazioni, ripenso ad oggi: traffico vietato a Palermo. Solo oggi, 14 Febbraio, San Valentino, in pieno Carnevale.

Cosa sarà Palermo oggi senza auto?

In altri luoghi si potrebbero immaginare gruppi di persone e di famigliole che allegre si avvicineranno alla prima fermata dell’autobus (magari elettrico) e in pochi minuti andranno al centro a far passeggiare i bambini vestiti per il Carnevale, coppie che mano per la mano prenderanno il primo tram e raggiungeranno il loro ristorantino preferito per festeggiare il loro amore, oppure le metropolitane più affollate del solito per portare in giro la gente a fare compere.
Ma a Palermo gli autobus elettrici sono fermi in garage, quelli inquinanti sono pochi, sporchi, superaffollati, e se si è fortunati ne passa uno ogni mezz’ora, ma se ti trovi in periferia puoi aspettare almeno un’ora e poi cambiarne almeno tre per percorrere nemmeno 15 chilometri. Ma si sa, l’attesa fa bene alla salute, riduce lo stress, se c’è freddo è ancora meglio, si rinfrescano le idee, e se piove poi è una vera pacchia cantare tutti in coro “Singin’ in the Rain”….

Ma c’è sempre il tram, o la metro! Dimenticavo, da noi non ci sono, il tram non esiste più da decenni, la finta metropolitana ha pochissime fermate. Si può prendere il taxi? Basterà pagare 10, 15 euro per percorrere nemmeno 5 chilometri, un vero affare! Si potrà usare la bicicletta, coppiette in tandem a passeggiar…certo non ci sono piste ciclabili, le strade sono tutte rattoppate, ma meglio di niente. Si potrà comunque camminare a piedi, sempre che non si abiti in periferia, allora bisognerà allenarsi bene prima, per fare almeno un’ora di passeggiata (oggi sotto la pioggia), sperando che ci siano marciapiedi liberi e che i tombini non siano ancora esplosi facendo come al solito riempire di acqua le strade e spruzzando come funghi.

Oggi la gente rimarrà a casa. Questa è la verità. Niente passeggiate, qui siamo pure lagnusi (pigri), niente sfilate di Carnevale, e nessuna coppia andrà in bicicletta al ristorante. Tutti a casa ad aspettare l’ora x per riprendere l’auto…

Immagino la gioia di quei ristoratori che dopo un anno di crisi, attendevano questa giornata, la festa commerciale per antonomasia, per guadagnare qualcosa, per tirare avanti ancora un po’, immagino la gioia dei negozianti che speravano di vendere un cuore di cioccolatini all’ultimo momento, un mazzo di rose, o un palloncino per i bambini vestiti da gormiti e da winks. Quanto saranno felici nel vedere vuota la città!

Che ideona, che lungimiranza, non si poteva pensare a un giorno migliore, e da domani poi sarà tutto uguale, smog e traffico compresi.
Devo dire in più che le informazioni riguardanti il traffico bloccato sono state pochissime e confuse, si spera forse in qualche trasgressore involontario, così le multe riempiranno le casse del Comune.

E’ proprio vero, “tutto cambia, perchè tutto rimanga uguale”. “Molto rumore per nulla”.

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AGGIORNAMENTI ore 18:00 circa.

Fa comunque uno strano effetto vedere Palermo così, mai strade tanto vuote, solo pochi trasgressori…

Visto che ho scritto un post non proprio ottimista, ecco la foto di un nostro grande amore, il mare!

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San Valentino. Amore e business!

A San Valentino si può dissacrare su ciò che ruota intorno al sentimento dell’amore?
Io che le feste e le tradizioni amo studiarle, conoscerle, approfondirle perchè credo ci dicano molto riguardo alla storia degli esseri umani, ma per la verità un po’ meno praticarle, mi permetto di provarci con un po’ di leggerezza e di ironia.

Amore e business a Palermo:

Qualche decennio fa, a Palermo come in altri luoghi d’Italia e non solo, non sempre ci si sposava per amore. Spesso si era costretti a farlo o ci si rassegnava. Come ho scritto riguardo alla fuitina, spesso la priorità era data agli interessi economici (e non solo tra la gente ricca), un matrimonio perfetto poteva essere “sconsato” (buttato all’aria) per una coperta in più o in meno…
Un altro aspetto fondamentale era l’onore della famiglia e il giudizio della gente.

C’è un episodio che riguarda un mio parente e che mi fa sorridere (un po’ cinicamente, devo dire) che si svolse a Palermo negli anni ’40 ed è rappresentativo di quello che poteva significare l’intreccio tra onore, economia, famiglia e matrimonio.

C’era un giovanotto di circa vent’anni, di bell’aspetto, ben vestito e come si usava dire “assistimato” (in possesso di un lavoro che gli permetteva di poter metter su famiglia). Il giovanotto in questione passeggiava per le belle vie del centro ed un giorno notò una ragazza affacciata ad un balcone. Fu un colpo di fulmine, sebbene a distanza di qualche metro. Per giorni passò e ripassò sotto quel balcone sorridendo e sospirando. La signorina a sua volta lo guardava, ma si nascondeva velocemente dietro le tende per non apparire troppo spavalda. Il giovanotto, visto che a quei tempi bastavano pochi segnali per capirsi, e i tempi dell’amore erano più rapidi di oggi, mandò un bigliettino all’amata dichiarando il proprio sentimento e la ragazza ricambiò con un altro biglietto.

Per farla breve il giovanotto si recò col padre dalla famiglia della fanciulla a “spiegare il matrimonio” (fidanzarsi e accordarsi su tutti i particolari). Si accomodarono insieme ai genitori della fanciulla in un bel salottino in stile rococò e l’accordo fu subito raggiunto. Tutto era perfetto, si dissertò riguardo alla dote e all’illibatezza della futura sposina che non era mai uscita di casa da sola, e sul lavoro ben remunerativo del ragazzo. Si strinsero tutti la mano. Il fidanzamento era fatto. Ah, mancava solo un particolare, finalmente i due giovani potevano incontrarsi. La futura suocera andò in un’ altra stanza a chiamare la figliola.

Il giovanotto fremeva dall’emozione. Si aprì la porta e… quell’entusiasmo si trasformò in terrore.
E se un balcone era stato galeotto, questa volta era stato anche burlone. La ragazza vista da vicino non era “l’angelo bruno” tanto sognato, ma una signorina attempatella (per quei tempi), di almeno dieci anni più grande del giovanotto, ed era parecchio bruttina. Il suo sorriso mostrava la mancanza di qualche dente ed era così timorata da non pronunciare nemmeno una parola.
Il ragazzo rimase impietrito e frenò, per buona educazione, la voglia di fuggire.

Tornato a casa rivelò la propria sensazione al padre. Ma questi rispose, “figghiu miu un putemu fare sta malafiura, stu matrimonio oramai savi a fari” (figlio mio non possiamo fare questa cattiva figura, devi sposarti malgrado tutto!). Ed il matrimonio si fece e durò per tutta la vita, ma i sogni di quel giovane si interruppero quel giorno! Della sposina non so nulla perchè questo fu un “segreto” che lo sposino deluso rivelò solo a pochi familiari. E l’amore? Non c’entrava poi molto con il matrimonio, quello era un business.

Negli anni a seguire le cose sono cambiate. Adesso ci si sposa per amore, ma il matrimonio rimane sempre un business. Anzi direi che a Palermo, dove l’economia gira veramente poco, il matrimonio è uno dei pochi eventi che fanno aumentare il PIL.
Qui la enorme quantità di matrimoni fa aumentare la media in tutt’Italia. Ce ne sono tantissimi al giorno. Il primo rigorosamente in Chiesa, ma anche i successivi sebbene si debba rinunciare alle belle Chiese barocche, vengono festeggiati con sfarzo, per la serie che visto che è il giorno più bello della vita, perchè non ripeterlo?

Per il matrimonio si farebbe di tutto, si va in banca a fare veri e propri mutui.
La sposina si sottopone a trattamenti estetici interminabili, fino ad arrivare al trucco finale che la trasforma completamente, cerone da teatro, ciglia e sopracciglia finte, bocca disegnata, occhi allungati, insomma un’altra persona. I capelli, per un anno almeno, non si devono accorciare, per permettere poi l’effettuarsi di acconciature arrotolate o boccolute. E poi le diete estreme per stringersi in corpetti rigidi coperti di macramè che un mese dopo sono solo un lontano ricordo insieme ai lunghi boccoli (quasi tutte le sposine, non so perchè, tagliano radicalmente i capelli subito dopo il matrimonio).
Lo sposo subisce minori torture, ma il suo aspetto sarà comunque bizzarro. Sfoggerà abiti ottocenteschi con giacca lunga e setificata, gilet, cravatte grosse come foulard, capelli pieni di gel (un po’ “stile il padrino”).

La cerimonia avverrà in una delle Chiese più belle della città (Casa Professa è la più gettonata) che i preti per l’occasione “affittano” a tariffe supersalate (anche lo spirito è fatto di carne).
Il luogo adibito alla “mangiata” dipende dalla moda del periodo.
Negli anni ’80 nacquero come funghi le così dette “sale ricevimento”. Delle sale grandi addobbate in stile barocco un po’ kitch, con colonnine neoclassiche e grandi quadri che rappresentavano fontane o cascate. Gli sposi venivano posizionati su un tavolo rialzato con spesso una grossa conchiglia alle spalle, tra una portata e l’altra ci si lanciava in danze appassionate.
Negli anni a seguire divennero di moda le grandi ville gattopardesche che perdendo la loro identità vennero tutte trasformate in sale per matrimoni. Fu “abolita” ogni danza perchè ritenuta “tascia” (poco fine), e dopo i tanti milioni spesi per menù avanguardistici creati da grandi chef, gli ospiti a fine serata andavano a mangiarsi un panino con la milza perchè dicevano “sugnu riunu, ma chi manciammu? un si capiu nienti” (ho digiunato perchè non ho compreso nulla di ciò che ci hanno propinato).
Una moda degli ultimi tempi è l’agriturismo, che fa sentire più “radical chic” e poi gli ospiti possono abbuffarsi con pietanze più comprensibili.
Ora i “super chic” che dispongono di proprie ville e giardini optano per superlussuosi catering, sperando solo che non li colpisca un bell’acquazzone. A fine serata organizzano feste “tipo discoteca”, solo per giovani, dimenticando tutto annegandosi nell’alcol, dopo aver rigorosamente mandato a casa nonnini e vecchie zie.

Ma la cosa che più mi colpisce di tutto il matrimonio è il cosiddetto “filmino del matrimonio”. O meglio la successiva tortura per amici e parenti che andranno a far visita ai neosposini, trasformandosi in veri e propri gruppi d’ascolto.
Un tempo il filmino era una sorta di documentario dell’evento. Ora è un vero film.
Insomma se prima il filmino era funzionale al matrimonio, ora è il matrimonio ad essere funzionale al filmino.

Il “fotografo” con velleità da regista dirige tutti come fossero attori. E anche gli sposi entrano in quel ruolo. Forse perchè non hanno la forza per ribellarsi o forse perchè tutti sognano prima o poi di sfondare nello spettacolo, si comportano come attori navigati degni del premio oscar. Sorrisi e sguardi “alla beautiful”, pose da copertina glamour, disinvoltura incredibile. Il fotografo decide come devono muoversi, cosa fare, dove guardare, non si muove una foglia senza il suo consenso.
Gli sposi a quel punto, come fossero al “grande fratello” sono disposti a tutto, corrono, si inseguono, lui prende in braccio lei, fanno l’altalena, anche le più timide mostrano la giarrettiera, si baciano a comando, rincorrono i parenti, urlano, ridono, fanno tutto ciò che la fantasia dell’ “aspirante Spielberg” del momento gli comanda. Ho visto scene di sposini seduti sul tetto della macchina in movimento, corsette con abbracci finali e salti degni di “ballando con le stelle” ripetuti più e più volte finchè non “riuscivano bene”.

Da un po’ di anni c’è una nuova moda, quella di fare le foto in posa di sera davanti ai più bei monumenti della città. Così passeggiando per Palermo si vedono questi set improvvisati. Tutto il cast è pronto. Gli sposini stanchi, ormai spettinati, con le pance traboccanti e i piedi gonfi, ma ancora nel loro ruolo di attori, i loro amici tutti agghindati che li osservano o partecipano come comparse alle scene, lo staff di fotografi che allontanano i passanti che curiosi osservano le riprese.
A vederlo esternamente è proprio una cosa stravagante!

Il risultato finale è un vero e proprio film che dura circa un’ ora e mezza, con musiche melodiche standardizzate, dove si vede di tutto tranne che il matrimonio. Tutti coloro che li guardano fingono grande entusiasmo, ma hanno preso almeno cinque caffè per reggere la situazione!

A fine evento le famiglie hanno speso un vero capitale, per le Chiese degli avidi preti, per le ville e il cibo, per parrrucchieri, estetisti, dietologi, abiti di gran classe, gioielli etc. Per noleggio auto, addobbi floreali, foto e video, confetti e bomboniere, alberghi e crociere di nozze.
Ma alla fine si sentono soddisfatti e sono pronti a dimenticare che ancora oggi l’amore può diventare un grosso business!

Una piccola chicca sanvalentinesca: racconta il Pitrè che a Modica le “zitelle” per sapere se si sarebbero sposate, e conoscere approssimativamente le fattezze del futuro sposo, la vigilia di San Valentino, si affacciavano alla finestra mezz’ora prima che sorgesse il sole. Se in quella mezz’ora passava un uomo, le nozze erano certe e le fattezze e l’età del passante avrebbero presagito quelle del futuro marito. Se non passava nessuno… niente matrimonio!

Si diceva:
“San Valintinu
Lu zitu è vicinu”.
Ed anche:
“San Valintinu
Primavera è vicinu”.

Qusta notte sconsiglio le interessate di imitare le donne di Modica, c’è il temporale e un freddo gelido, si rischierebbe l’influenza per aspettare un povero disgraziato che all’alba correrà sotto la pioggia, tutto imbacuccato, che con aria ostile starà per immergersi nel traffico per andare a lavorare! Non sarebbe proprio di buon auspicio!