Canti e Cantilene

Nella memoria a volte si trovano conservati dei ricordi di canti e nenie che ascoltavamo da bambini, spesso cantati con ritmo lento dagli anziani per allietare o per impressionare i più piccoli in modo che stessero buoni per un po’. Oppure le così dette “conte”, quelle cantilene che si usavano per determinare chi, in un gruppo di ragazzini, doveva giocare per primo…
Oppure quei canti lamentosi che nel passato servivano a ingraziarsi Dio o i Santi, soprattutto per far piovere, in una terra come la Sicilia, dove la siccità era un vero problema per la sussistenza. Canti che raccontano di quell’evolversi dei culti pagani, in una nuova veste cattolica, un po’ superstiziosa e non proprio ortodossa, tipica delle classi popolari.
Qui ne riporto alcuni veramente antichi (con relativa traduzione e motivazione), quasi dimenticati, sempre grazie all’apporto di mia madre, Emilia Merenda, vera “memoria storica”.

Evelin


Maria lavava Giuseppi stinniva, bambinu chianciva ca’ latti vuliva. Zittuti figghiu ca ora ti pigghiu, ti rugnu la nennè, ca pani nun ci nn’è.

( “Maria lavava i panni, Giuseppe li stendeva, il bambinello piangeva poiché voleva il latte. Stai zitto figlio mio, che ora ti prendo in braccio, ti do il seno, perché non c’è pane”. E’ una ninna nanna natalizia. )

Signuruzzu chiuviti chiuviti, i campagneddu su’ morti di siti e mannatini una bona, senza lampi e senza trona.

( “Signore fate piovere, le campagne sono morte di sete, ma mandate una buona pioggia, senza lampi e tuoni”. Serviva a ingraziarsi Dio per una pioggia che però non rovinasse i campi.)

Lampi e trona vattinni a rassu, chista è a casa i santu Ignazziu, santu Ignazziu e san Simuni, chista è a casa i nostru Signori.

(“Lampi e tuoni state lontani, questa è la casa di Sant’ Ignazio, Sant’ Ignazio e San Simone, questa è la casa del Signore”. Serviva a ingraziarsi Dio, sempre a tenere lontani i pericolosi temporali, per tramite dei due santi)

Chiovi chiovi ‘a pasta chi fasoli, Ninu si vagna ‘a coppula i so’ nannu, so’ nannu muriu, e chiddu chi vosi Diu.

(“Piove piove, la pasta con i fagioli, Nino si bagna la coppola-cappello- di suo nonno, suo nonno è morto, è quello che ha voluto Dio” Cantilena sulla pioggia, con riferimento alla ineluttabilità della volontà divina, tipico del fatalismo siciliano)

Dumani è duminica, tagghiamu a testa Minicu, Minicu nun c’è, tagghiamu a testa o’ Re, ‘u Re è malatu, tagghiamu ‘a testa o’ surdatu, u’ surdatu và a la guerra e va’ runa u’ culu ‘nterra.-

(“Domani è domenica, tagliamo la testa a Minico-diminuitivo del nome Domenico-, Domenico non c’è, tagliamo la testa al Re, il Re è malato, tagliamo la testa al soldato, il soldato va in guerra e va a finire col sedere a terra- cade o muore”. Scioglilingua o conta, con critica alla guerra e alle classi nobiliari, alla fine il Re si salva e il soldato in ogni caso avrà una brutta fine)

Spignula spignula maistrina, ‘na paletta e na’ riggina, riggina e na’ palumma tiritituppi e nesci fora, fora quaranta tuttu ‘lu munnu canta, canta lu addu affacciatu alla finestra, cu tri palummi ‘ntesta, addu e addina Palermu e Missina.

(“Cuci cuci sartina, una paletta e una regina, regina e una colomba tiritituppi- suono onomatopeico- ed esci fuori, fuori quaranta e tutto il mondo canta, canta il gallo affacciato alla finestra, con tre colombe in testa, gallo e gallina, Palermo e Messina”. E’ una “conta” usata dai ragazzini per gioco)

Sutta u’ lettu da ‘za Cicca, c’è ‘na atta sicca sicca, a cu’ chianci e a cu’ riri, sa v’ha licca.

(“Sotto il letto della zia Cicca, c’è una gatta magra, magra, colui che piange o che ride andrà a leccarla”. Cantilena disgustosa che si cantava ai bambini per convincerli, con particolare tecnica psicologica, a farli rimanere in silenzio per il tempo più lungo possibile, a chi non riusciva l’impresa, l’onere della stravagante punizione, per fortuna solo immaginaria!)

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L’inizio della nostra avventura

Era il 18 Agosto del 2003 quando è cominciata la nostra avventura, l’avventura dell’Agave.
Avevamo cercato casa per mesi e finalmente a Luglio l’avevamo trovata. Un po’ “malconcia”, da “risistemare”, ma c’era. Sapevamo che con il nostro impegno, la nostra creatività e il nostro amore l’avremmo trasformata.
La ricerca era stata snervante, ma anche parecchio divertente.
Per incontrare gli agenti immobiliari, ci vestivamo quasi sempre allo stesso modo, con qualcosa che ci facesse sembrare più “affidabili”. Sapevamo che appena avremmo pronunciato la frase: “vogliamo fare bed and breakfast”, avremmo assistito alle più svariate reazioni… C’era chi cominciava a balbettare “bbbebeddbbb, cosaaaa!!! Che significa?” Chi dal sorriso smagliante passava rapidamente al ghigno, chi diventava bianco in volto e sudato diceva deciso: “ a Palermo non può attecchire”. Chi diceva : “il proprietario della casa non accetterà mai una cosa del genere”. Chi aveva addirittura un’amica baronessa che ci aveva provato e non c’era riuscita… e se non ce l’aveva fatta la baronessa! Ed infine c’era chi cominciava a domandarci come avremmo fatto ad avere in casa persone sconosciute: “dovrete disinfestare continuamente”!
In effetti nel 2003 a Palermo, in pochi conoscevano cosa fosse il b&b, e questa filosofia di vita sembrava una follia. Ora è diventata una moda e noi ci sentiamo orgogliosi perché siamo fra i precursori!

Abbiamo trascorso due caldissimi mesi estivi e dipingere, pulire, montare mobili etc, (faticoso ma bello) …e poi tutto è cominciato.

Avere un b&b è un’esperienza “forte”, si entra in contatto con il mondo, abbiamo conosciuto persone diversissime, di diversi paesi. Si mettono in discussione gli stereotipi, perché non abbiamo incontrato solo “inglesi, americani, giapponesi, francesi, italiani (continentali)” etc, ma individualità. Persone interessanti e profonde, con stili di vita diversi, ma con una umanità simile. Questo ci ha permesso di conoscere meglio anche noi stessi.

I momenti più belli sono quelli durante le colazioni. Le chiacchierate spontanee e piacevoli, sugli argomenti più svariati, a volte anche “complessi” ma trattati sempre con il sorriso sulle labbra, con intelligente leggerezza.
I momenti più emozionanti quelli legati all’accoglienza. Ti domandi chi starà per arrivare, se saranno persone simpatiche, che mentalità avranno, se il b&b piacerà loro, se si troveranno bene in casa tua. Sai che delle persone si soffermeranno nel tuo “piccolo mondo” per poco tempo, e sai che per loro quella prima impressione, quel primo approccio potrà anche essere determinante per caratterizzare la propria vacanza, l’impressione che avranno della tua terra. Nello stesso tempo aspetti di sapere con chi condividerai casa tua e alcuni momenti della tua vita (anche se ci si vede quasi sempre solo durante le colazioni).

Ci sono ospiti che ci sono rimasti nel cuore, ed elencarli ora sarebbe difficile perché non sono pochi. Ti accorgi che mentre vivi chiuso nel tuo mondo, ci sono persone che vivono a tanti chilometri di distanza che però sono così simili a te. Che quando le incontri sembra di conoscerle già da tempo. Oppure persone talmente diverse e così interessanti. E’ una scoperta costante, che a volte mette un po’ di ottimismo in un momento storico in cui l’umanità appare così in crisi. Scopri quante persone belle ci sono in giro per il mondo ed avere l’opportunità di conoscerle è una gran fortuna. Paga anche le fatiche, le difficoltà che comunque questo “lavoro” e questa scelta comportano.