“Totucci” vs “Paesani” da Cinisionline.it

Da poco tempo ho scoperto che noi palermitani in alcuni paesi della provincia veniamo soprannominati “Totucci”: non lo sapevo, l’unico appellativo che conoscevo finora è “Palermitanazzi” e la prima volta lo sentii dire da una donna anziana di un paesino della provincia di Agrigento, che scordandosi di star parlando con dei palermitani disse: “tra un po’ è estate e ora arrivano i palermitanazzi e sporcano tutta la spiaggia”…

 Dopo un momento di sussulto in cui capì che avrebbe potuto offenderci, si scusò, ma se in cuor mio ero un po’ offesa, dovetti ammettere che la nonnina aveva le sue ragioni…

Ora ho scoperto il termine “Totucci”; anche questo non è un bel termine di cui andare orgogliosi: come tutte le generalizzazioni racchiude una categoria troppo ampia per essere vera e non tutti i palermitani sono totucci, però come sempre nelle “voci di popolo” un fondo di verità c’è… CONTINUA SU WWW.CINISIONLINE.IT

 

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Porto Palo di Menfi, natura selvaggia

Visto che ancora siamo nel pieno centro dell’estate, ho voglia di raccontare di un altro luogo marittimo che amo molto. Questa località è meno nota e turistica rispetto ad esempio a San Vito Lo Capo, anche se è stata insignita anche quest’anno della Bandiera blu. […] continua

Anni ’50. TUTTI A MARE

Visto che qui siamo già in stagione balneare, vogliamo condividere questo scritto di Emila Merenda (mamma di Evelin), che ci racconta delle vacanze dei palermitani negli anni ’50.

Tra il 1950 e il 1955, i termini “vacanze o villeggiatura” erano parole sconosciute e dal significato poco chiaro. Pochissime persone potevano permettersi le vacanze, il resto della gente, non conoscendo altro, si accontentava di trascorrere, almeno qualche giornata al mare.
Il posto più bello, era presso lo stabilimento “Charleston” di Mondello: un’insenatura naturale, sita sul lato ovest di Palermo, tra il monte Gallo e il Pellegrino. Un lungo arenile di sabbia bianca e un mare azzurro e trasparente, era ciò che si notava subito, ma la cosa più spettacolare, era la magia di quello stabilimento, costruito proprio sull’acqua.
Per la sua bellezza e raffinatezza, era di contro, più costoso; per raggiungerlo occorreva prendere due autobus e una mezza giornata costava più di una intera, trascorsa in altri posti.


Gli altri stabilimenti “economici“ erano quelli di “Romagnolo” e precisamente in località “Sperone”, lungo il litorale est di Palermo, tra S. Erasmo e la Bandita.
I più frequentati erano: la Taverna del tiro, i bagni Virzì e i bagni Italia.
Le cabine erano in muratura e rispetto alla spiaggia, erano più in alto; all’interno c’era un lavabo e un sedile in muratura e le aperture si affacciavano lungo una balconata.
La spiaggia era un misto fra scogli e ciottoli a degradare e per raggiungerla, c’erano scale di legno.

foto da internet

Non tutti i bagnanti avevano il proprio costume, i bambini indossavano le mutandine e alcuni adulti lo noleggiavano sul posto. Dato ch’erano di lana, appena bagnati, incominciavano a penzolare, assumendo un aspetto, a dir poco, “indecente”. Era d’uso togliersi il costume bagnato e indossare altro: le donne mettevano il “prendisole”, un abitino con le bretelle, mentre gli uomini rimettevano i pantaloni e la canottiera.

foto da internet

Quando giungeva l’ora del pranzo, se si rimaneva solo per la mezza giornata, si mangiava il pane con la frittata, accuratamente avvolta nella carta oleata, oppure con le melanzane fritte, ma se si rimaneva anche il pomeriggio, si portava da casa la “pasta al forno”. I pasti si consumavano dentro la cabina e terminavano con un po’ di caffè, accuratamente introdotto in una bottiglietta e si finiva di consumare il marsala rimasto, che si usava sorseggiare, appena usciti dal mare. Il pomeriggio si trascorreva sulla piattaforma di legno a forma di terrazza; i bambini giocavano, i grandi chiacchieravano, giocavano a carte e fumavano e i ragazzi s’intrattenevano a guardare le ragazze sperando, che prima o poi, nascesse qualche amore.

Scopello, un luogo magico.

Si avvicina la bella stagione e finalmente “ritorna” il sole, che quest’inverno sembrava averci abbandonati del tutto. Ecco che quindi comincia a riaffiorare quel “desiderio di mare” che in realtà a noi isolani non ci lascia mai del tutto. Ma quando c’è il sole tiepido e il cielo incredibilmente azzurro, quella voglia si fa più viva.

Il luogo di cui vi racconterò è un posto meraviglioso, che oltre alla sua bellezza naturalistica, contiene in sè anche un inspiegabile senso di mistero.
Si chiama Scopello, si trova in provincia di Trapani tra Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, a circa un’ora di distanza da Palermo.

Per me è particolarmente speciale perchè è una delle mie prime mete di vacanza da bambina, in tenda con i miei genitori e mia sorella nella fine degli anni ‘70 (un po’ stile figli dei fiori) nel camping di Guidaloca che era stato appena costruito e alberato (gli alberelli erano allora alti circa mezzo metro e non creavano alcuna ombra, malgrado quello che dicevano i depliant pubblicitari dell’epoca, adesso quegli alberi sono finalmente cresciuti!).

Il baglio (dall’arabo bahal, cortile) di Scopello è adagiato su una rupe che mostra una vista mozzafiato sul mare da cui fuoriescono i faraglioni, che danno il nome a Scopello , in greco Skopelòs vuol dire appunto scoglio, e forse furono gli arabi a dare alla località l’appellativo di Iscubul (scoglio). Il piccolo cortile è costituito da poche case di pietra e da una gebbia (abbeveratoio). L’atmosfera è serena, piacevole, nell’aria aleggia un lieve odore di latte di pecora.

A dominare i faraglioni c’è la Torre bennistra del XVI secolo e un rudere di un’altra torre saracena. Più in alto il bosco di Scopello che fu una delle tenute di Ferdinando III di Borbone. Ad aggiungere altro fascino alla località è la vecchia tonnara ormai in disuso che mantiene le strutture di un tempo, e sorge dove un tempo si trovava l’antica città di Cetaria (città dei tonni) che scomparve insieme alla sua tonnara, che fu poi ricostruita dagli arabi.
Ciò che rende speciale questo luogo è il litorale roccioso, interrotto dalla baia ghiaiosa di Guidaloca dal mare color smeraldo, e poco distanti gli splendidi faraglioni che emergono dall’acqua cristallina e sembrano essere stati poggiati lì con forza dalla mano di un gigante mitologico.
Vicino Scopello c’è la riserva dello Zingaro, che è un luogo incantevole dove passeggiare nella natura con una vista bellissima e la possibilità di raggiungere delle meravigliose calette dove fare piacevoli nuotate.

Da segnalare per i golosi che in tutta questa zona si mangia molto bene, e soprattutto si può assaggiare il cus cus al pesce.

Fino ad una quindicina di anni fa, il baglio di Scopello era ancora un luogo poco visitato e abitato da poche persone, io ricordo ancora la piacevole sensazione provata, gli odori particolari e quel gusto, per me un po’ strano, che aveva la panna del mio gigante cono gelato, dovuto al latte appena munto.

Adesso il turismo è cresciuto, ci sono dei ristorantini e degli alberghetti, ma non si è trasformata quell’atmosfera di semplicità e serenità che ancora si può respirare. Il gelato non l’ho più mangiato, forse per non far svanire quel ricordo della mia infanzia, ma spero che conservi ancora quel sapore rurale di un tempo…
foto varie di Emilia Merenda