Le "finte" vope con cipolla all’agro dolce

Il titolo di questo post, non ha niente a che fare con quei tipici piatti palermitani che hanno la caratteristica di essere preparati con ingredienti poveri mimetizzati per somigliare ad altri cibi di maggiore pregio, il più classico esempio le sarde a beccafico dove i beccafichi (uccelletti) non ci sono ed il loro posto è preso dalle sarde.

Le vere vope (in lingua italiana si chiamano boghe) sono dei pesci molto comuni nei nostri mari, che non da tutti vengono apprezzati perchè vanno consumati freschissimi e devono essere subito private delle viscere vista la loro caratteristica di andare subito a male, in più se non vengono pescate in mare aperto, ma vicino un porto, potrebbero assumere un sapore spiacevole visto che si tratta di pesci onnivori. A Palermo le vope però sono amatissime, sarà che il pesce qui è sempre fresco e che si cucinano con la cipolla ad agro dolce, un condimento che le rende davvero gustose.
Nel caso di questa mia ricetta, le vope sono “finte” solo “per merito mio”, che sono una palermitana doc, ma di tipo anomalo e come tale di pesci non ne capisco proprio niente.

Ma iniziamo dai motivi che mi hanno portata a fare questa ricetta.
Un gentilissimo vicino di casa che di mestiere fa il pescatore, un giorno ci chiama agitando amichevolmente uno scolapasta colmo di pesci. Il regalo è super gradito (tra l’altro i pesci sono già puliti, il che è per me motivo di grande riconoscenza verso il buonuomo che mi ha evitato un compito che non amo tanto svolgere). Tutta presa dalla gioia di questo inaspettato omaggio, ringrazio calorosamente il vicino ma non trovo nè il tempo (lui deve scappare perchè ha i suoi pesci sulla griglia), nè il coraggio (non voglio apparire ignorante in materia o diffidente di fronte ad un gesto così gentile) di domandare di che tipo di pesci si tratti. Così fingo completa consapevolezza e porto il mio bottino in cucina. Poco dopo i dubbi cominciano ad impadronirsi di me, si può proprio dire che non so che pesci pigliare! La domanda principale è: “ Come li devo cucinare?”

Ammetto che sono un tantino problematica, ma è anche causa del mio gene palermitano che mi spinge a cercare la ricetta “corretta” per preparare ogni cosa. Perchè noi palermitani siamo un pò rigidi in cucina, abbiamo delle regole tassative da seguire. Se sono sarde devono essere fatte a beccafico o con il maccheroncino e il finocchietto, se sono seppie si fanno con la pasta all’omonimo nero, se è neonata si preparano le frittelle, gli sgombri invece vanno arrostiti, il merluzzo bollito con olio, limone e prezzemolo e le vope…vanno fritte e condite con la cipolla all’agrodolce.

Io osservo bene i miei pesci e stabilisco che si tratta di vope, ne sono proprio sicura anche se crude non le ho mai viste prima, diciamo che più che cucinarle solitamente mi diletto a mangiarle.. già pronte. L’unico dubbio alla mia diagnosi è dato dal fatto che il vicino le stava cucinando alla brace, ma lui non è palermitano, sarà per questo che si permette una tale libertà.
Il mio gene palermitano mi impedisce di arrostirle e mi spinge a friggere le mie vope da brava pariddara (persona dedita alla frittura) quale di solito non amo essere…

Dopo schizzi di olio da tutte le parti che mi rendono molto simile ad una vopa, preparo il mio bel piatto ed invito i miei genitori a gustarlo. Non appena presento con orgoglio palermitano la mia opera d’arte, un coro improvviso dice: “ma queste non sono vope, sono paolotti e si fanno arrostiti!”. Ammetto che non conoscevo nemmeno l’esistenza dei paolotti, e scopro di aver involontariamente sfidato ogni canone della cucina palermitana doc, preparandoli a mo di vope…
Bé, non sempre si riesce ad essere coerentemente palermitani!
Il risultato finale era comunque ottimo, graditissime da tutti, ma ribattezzate ironicamente “finte vope con cipolla”.

Ed ora la ricetta:

Ingredienti: 1 kg di vope, tre cipolle medie, farina, mezzo bicchiere di aceto di vino; un cucchiaino di zucchero, olio di semi per friggere; sale; olio di oliva.

Preparazione: pulire i pesci, togliere le interiora, sciacquarli ed asciugarli bene, infarinarli e friggerli in abbondante olio di semi . Porli in un piatto coperto da carta assorbente, e far raffreddare. Affettare le cipolle sottilmente metterle in un tegame con abbondante olio evo e farle imbiondire a fuoco lento. Quando saranno appassite versare mezzo bicchiere di aceto, aggiungere il cucchiaino di zucchero e un pizzico di sale. Cuocere per una decina di minuti a fuoco bassissimo. Fare raffreddare le cipolle e versarle insieme al loro brodetto sul pesce fritto. Questo è un piatto che si mangia freddo.

Annunci